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Coronavirus COVID-19: informazione fredda e parziale, dove sono le edizioni straordinarie?

Stiamo assistendo in Italia ad un classico caso di informazione "pilotata".

In primo piano - 19 Marzo 2020, ore 08.44

 

Il servizio pubblico ha ricevuto un'ordine preciso: non diffondiamo il panico!

Per questo (purtroppo) NON si va oltre la fredda lettura dei dati nelle varie edizioni dei telegiornali; le interviste alla gente comune e agli infermieri nelle aree di maggiore sofferenza non vengono mai mandate in onda, se non a tarda sera, dopo le 22.30, quando i bambini sono a letto; ne ha avuto il coraggio e la forza per la verità solo Bianca Berlinguer nella sua "carta bianca": solo mandando in onda ciò che accade veramente si riesce a cogliere quale sia la vera portata della tragedia, che altrimenti diventa quasi un "gioco" di numeri, di "nascondini" al proprio domicilio, di "festival canori" improvvisati sui terrazzi con tanta ed inutile retorica.

Ed immancabilmente si finisce ogni edizione mandando in onda le strimpellate dai cantanti famosi dalla propria abitazione, una cosa irricevibile che stona di fronte al lutto tremendo che si sperimenta al nord, è soprattutto mancanza di rispetto! La televisione privata ha cercato di colmare la lacuna ma al servizio pubblico si chiede altro, perché a quello noi paghiamo un canone!

La Rai ha fatto edizione straordinarie per tutto, dalla notte di Vermicino ai vari terremoti, passando per le Torri Gemelle, le alluvioni, il rogo di Notre Dame, eppure qui, di fronte alla più grande tragedia che l'umanità sta affrontando dopo la guerra, la versione del telegiornale è più snella che mai e continua la programmazione normale, tra giochi registrati, raccontini idioti di amori ed amorini, fiction che sembrano essere state girate un secolo fa. 

Di fronte a questa "normalità" è normale che la gente trasgredisca, che vada a fare jogging, che si riunisca ancora con gli amici in qualche abitazione privata, che giri sui mezzi pubblici con disinvoltura uscendo di casa per commissioni spesso inutili, ma se ci fosse davvero il racconto drammatico e purtroppo reale di quanto sta accadendo nella Bergamasca e nel Bresciano forse tutti si metterebbero una mano sulla coscienza e se ne starebbero davvero chiusi in casa. Non è diffondere il panico questo, ma solo sana e coscienziosa paura di ammalarsi e sviluppo del senso civico: sto a casa mia per evitare di contagiare gli altri e di essere contagiato.

La Rai sta perdendo la più grande occasione da quando esiste di dimostrare davvero di essere servizio pubblico: ha TRE reti, sconvolga la programmazione, dia voce a tutti, informi a tappeto su tutto, senza se e senza ma, in modo che un giorno la si possa applaudire come si fa per certi medici (non tutti) ed infermieri che lottano sul campo ogni giorno per salvare vite umane, incuranti della propria. 

Forse adesso, di fronte alla prospettiva di mesi di blocco delle attività produttive, il popolo viziato che si lamenta per una giornata di neve all'anno che crea "disagio", cambierà un po' mentalità, o no?

 


Autore : Alessio Grosso

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