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"APOCALISSE BIANCA" in Parlamento...Grosso: "la cultura ambientale di un popolo deve passare anche attraverso la letteratura"

E' sbarcato anche in Parlamento il meteo thriller "Apocalisse bianca".

In primo piano - 16 Aprile 2010, ore 08.58

Durante il dibattito relativo ad un decreto legge sulla sicurezza delle dighe nel nostro Paese, l'onorevole Egidio Banti ha citato a più riprese il nostro meteo thriller "Apocalisse bianca". Vi proponiamo il passaggio e una necessaria puntualizzazione di Grosso. "PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, nei mesi scorsi è stato dato alle stampe, in Italia, un romanzo intitolato APOCALISSE BIANCA, presentato dalla casa editrice Mursia con l'accattivante definizione di «primo meteo thriller italiano». Invero, il romanzo affronta - in chiave romanzata, appunto - il tema delle trasformazioni climatiche e la possibilità che le tesi a tale riguardo ricorrenti possano essere messe in discussione. Nel libro viene descritta, tra l'altro, una nevicata a Roma in pieno mese di luglio, quasi a contrastare la tesi secondo la quale l'effetto serra dovrebbe portare estati più calde e non, invece, più fredde. Cosa c'entra tutto ciò con la discussione in atto e con il tema delle dighe? C'entra, signor Presidente, perché uno degli argomenti affrontati (in chiave romanzata) nel testo di questo meteo thriller riguarda la crisi di una grande diga sita (in realtà, si tratta di un'ipotesi di fantasia) nelle Alpi Apuane e, quindi, a ridosso del territorio dal quale provengo: la Lunigiana.

Ma non è un motivo scaramantico che mi induce a citare il volume di Alessio Grosso. È singolare, invece - ed anche curioso, ma non necessariamente negativo -, che il testo di un romanzo sicuramente ispirato a posizioni culturali non lontane da quelle dell'attuale Governo e dell'attuale Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio (ad esempio, le tesi che contrastano la validità dell'effetto serra, per come emergono dal romanzo, sono molto simili a quelle che Paolo Togni ha sostenuto, ancora di recente, sul quotidiano Il Sole 24 Ore ed anche altrove) si inserisca in un clima volto ad affrontare le questioni dell'ambiente in una certa maniera, nel quale nasce l'esigenza di intervenire sulle dighe per evitare sconvolgimenti e pericoli molto gravi per le popolazioni (come sono, appunto, quelli descritti nel romanzo di Grosso).

Ciò potrebbe giustificare il ricorso al decreto-legge, come ha affermato poco fa, nel suo breve intervento, il sottosegretario Ventucci. Non lo contrasteremo, così come non l'abbiamo contrastato in Commissione: come ricordava il relatore, l'atteggiamento delle forze di opposizione è costruttivo. Certo, ci chiediamo - è giusto farlo per argomentare compiutamente - se il ricorso al decreto-legge fosse effettivamente necessario. Ebbene, debbo dire che, nel corso dell'esame in Commissione, non è emersa fortunatamente la presenza di pericoli imminenti e definiti - che, peraltro, richiederebbero ben altri interventi rispetto a quelli previsti dal decreto-legge - per quanto concerne la situazione delle dighe non più in esercizio. È altresì vero, come hanno ricordato sia il relatore sia il sottosegretario, che alcune di queste dighe non più in esercizio sono state costruite in anni molto lontani (per la verità, poche, perché la maggior parte di quelle fuori esercizio è collocabile all'indomani dell'ultima guerra e, quindi, negli anni Cinquanta e Sessanta; tuttavia, alcune effettivamente risalgono all'Ottocento od all'inizio del secolo scorso). In ogni caso, a fronte dell'istituzione, avvenuta poco più di un anno fa, del Registro italiano dighe, si è ritenuto di prendere atto che il lavoro iniziale di tale organismo ha indotto all'adozione di un decreto-legge. Ne prendiamo atto, sia pure sottolineando che, a questo punto, il testo meriterebbe, probabilmente, di essere esaminato con attenzione e, ove possibile, anche di essere migliorato. (...)

GROSSO: intanto ringrazio pubblicamente l'onorevole Banti per aver citato il libro; questo aiuterà maggiormente a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tematiche ambientali e sull'argomento dighe, di cui purtroppo ricordiamo solo l'episodio del Vajont, senza citare mai i disastri del Gleno e di Molare. Vorrei però aggiungere che la nostra opinione non vuole avvicinarsi ai principi di alcuno schieramento politico. Esprimiamo dubbi a 360° senza emettere sentenze e tantomeno senza pretendere che quanto scriviamo venga accettato acriticamente come verità assoluta. Siamo divulgatori, cerchiamo di mettere nel calderone tutti gli elementi possibili affinchè ogni cittadino italiano si faccia la sua opinione sull'argomento. Nel seguito di Apocalisse bianca ho affrontato altre tematiche legate alla sicurezza del territorio, problemi di scottante attualità che non pretendiamo certo di risolvere con un romanzo. La cultura e l'educazione ambientale di un popolo riteniamo però possa passare anche attraverso la letteratura. Grazie ancora.


Autore : Redazione

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