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SCI e COVID: che stagione sarà in montagna?

Gli operatori turistici guardano con preoccupazione alla stagione invernale ormai imminente e funestata dal covid 19.

Editoriali - 16 Ottobre 2020, ore 09.47

"Io ho la seconda casa in montagna, la neve la vedrò sicuramente". Me lo diceva ieri sera con soddisfazione sulla porta il mio vicino di casa. Il punto è che, molti la casa in montagna non ce l'hanno, le strutture alberghiere tremano e gli impianti sciistici funzioneranno a rilento, con lunghe code previste alle funivie, alle cabinovie, forse un po' meno a seggiovie e skilift (dove ancora ci sono).

Senza contare che gli assembramenti in baita non potranno più esserci: tutti quegli scarponi che battevano i pavimenti dei bar come fossero zoccoli per assicurarsi una birra e un panino al banco nell'euforia generale del dopo sci saranno solo un ricordo.

Molti si porteranno il pranzo al sacco, per evitare file chilometriche e torneranno a casa per fare pipì prima di pranzo, pur di evitare contatti ravvicinati in ambienti chiusi.

Negli alberghi di montagna durante la scorsa estate è andato tutto bene, contrariamente a quanti pensavano in molti, eppure in montagna in estate non fa necessariamente caldo.

Ora però il numero di contagi in pianura è sensibilmente aumentato e già dal Ponte dell'Immacolata (sempre che nel frattempo non si arrivi ad un nuovo lockdown anticipato) si riverseranno nelle località alpine milioni di turisti, alcuni positivi asintomatici senza nemmeno saperlo, con il rischio di mettere in seria crisi tutta l'attività alberghiera, senza contare l'indotto: negozi di sport, souvenir, bar, pub, cinema, discoteche, supermercati. 

Insomma il turismo invernale non è meno importante di quello marino estivo e sarà certamente soggetto a regole ferree, che però sicuramente qualcuno, come sempre, non riuscirà o si rifiuterà di rispettare.  

E poi se si busco il covid in settimana bianca? Devo stare in quarantena in albergo? Posso tornarmene a casa e trascorrerla tra le mie 4 mura? Se si verificano più casi, tutto l'albergo viene posto in isolamento? E tutti i clienti successivi rinunceranno alla vacanza? E quanti migliaia di euro perderanno cosi gli albergatori?

Certo, chi ha la seconda casa potrà comunque godersi natura e neve, ma quanto a trovare negozi aperti e sfruttare gli impianti da sci, la cosa è tutta da dimostrare.

Come al mare l'estate scorsa abbiamo trovato strutture alberghiere che non hanno avuto convenienza ad aprire, così potrebbe succedere anche nelle Alpi. Non è detto però che le località che richiamano più folla quest'anno facciano il pieno, schiacciando quelle più piccole e meno rinomate.

Anzi, proprio la paura del covid potrebbe farci riscoprire le tante e piccole graziose località alpine con i loro agriturismi, meublé e garni, lontani dalle concentrazioni di folla.

Insomma cerchiamo di guardare al semestre freddo cercando di non fare facile terrorismo, anche se in queste ore sembrano allontanarsi le certezze e la strada che ci separa dal Natale appare sdrucciolevole e pericolosa.
 


Autore : Alessio Grosso

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