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E' tutto finito? L'estate, il sole e il caldo come TERAPIA anti-covid!

Altro che "sindrome della capanna", in casa non c'è quasi più nessuno.

Editoriali - 19 Maggio 2020, ore 10.45

Molti si erano ormai quasi abituati a stare in casa per sfuggire da una vita che non a tutti piace in modo particolare, da qui la definizione di "sindrome della capanna": un luogo sicuro in cui vivere, senza fare brutti incontri, senza prendersi la pioggia, senza prendersi il covid, senza fare code in tangenziale, senza incontrare il capo rompiscatole, senza incrociare gli sguardi o condividere tempi e spazi con colleghi di lavoro o amici antipatici, senza calcio (di cui ci siamo finalmente disintossicati) ed è arrivato il "liberi tutti o quasi".

Atteso da molti, quasi più dagli adulti che dai bambini (contrariamente a quanto si possa credere), più che altro necessario a far ripartire un'economia altrimenti condannata alla paralisi. Ed' è comprensibile, giusto cosi, ma senza quella frenesia che stiamo osservando!

E' vero, molti non sono ancora partiti, molti si stanno riorganizzando, sfruttando le contromisure adottate dal governo per fronteggiare la crisi, ma tanti altri sono partiti all'attacco, assaltando con lunghe file i centri commerciali, i negozi di elettronica, quelli del fai da te, giardinaggio, etc. 

Da lì capisci che la "sindrome della capanna" (ammesso ma non concesso che per molti sia stata davvero vissuta come tale)  è finita e tutti sperano che non torni, e lo fanno cercando di tornare alla normalità, l'unica cosa che aiuta davvero a cancellare gli ultimi 60 giorni di "prigionia" forzata.

Ma c'è un'altra cosa che porta a pensare che l'emergenza sia dietro le spalle e che sconvolge i virologi: l'estate! Il sole, la luce, il caldo, il cielo azzurro, le urla dei bambini che sono tornati a giocare all'aperto nei parchi (e lì altro che distanziamento, favole da mass-media), le centinaia di famiglie che si muovono in bici. 

Lo farà ancora di più il "rumore di fondo" della spiaggia, la musica trasmessa dai vari locali, che ci porterà ad allentare la guardia. La mascherina si abbasserà sempre più, già molti giovani anche a stretto contatto la tengono al collo e se la portano dietro per far contenta mamma.

In questo momento forse, per favorire un ulteriore calo dei contagi (un azzeramento almeno in Lombardia sembra difficile) sarebbe servita una settimana di pioggia per tutti, ma pioggia vera, dalla mattina alla sera e un po' di freddo.

In pratica una dilazione delle uscite avrebbe aiutato molto di più, invece cosi sembra proprio un nuovo "25 aprile", dove in pochi giorni si tornerà a fare ciò che si faceva prima, perché le abitudini di una vita non si cancellano in due mesi di lockdown, costi quel che costi.

Le file clamorose ai centri commerciali, i Navigli affollati, gli assembramenti in città alta a Bergamo, fanno credere che il nostro popolo dimentichi tutto molto in fretta, come si dimenticano i nubifragi, le nevicate e le grandinate. 

Sarebbe bello poter dire: "ti ricordi del covid?", speriamo però di poterlo dire davvero e di non essere punto e a capo tra 15 giorni, pagando a caro prezzo questo voglia pazza di assembramento.
 


Autore : Alessio Grosso

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