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COVID-19: tutti in pista? Chi muore tace, chi vive si dà pace…

La politica, la finanza e la scienza stanno portando il Paese nel caos.

Editoriali - 29 Aprile 2020, ore 09.29

 

Ve lo avevamo anticipato. Con le previste riaperture sarebbe stato il caos. C'è fame di normalità. Chi non vorrebbe tornare ad affollare bar, gelaterie, ristoranti, alla consuetudine dell'happy hour, alla pizzata post cinema, alla partitella al parco, a quelle belle grigliate tra amici, a salutare i figli quando entrano a scuola?

La scienza ci dice che questo non è possibile e tira per la giacca il Presidente del Consiglio, lo frena, lo catechizza: "se apri tutto, nei pronto soccorso cadranno a terra come mosche e torneremo esattamente al punto di partenza, se non peggio, con una botta psicologica che molti non sapranno più sostenere".

La finanza ci dice che in fondo i morti sono quasi tutti anziani delle RSA, che moriremo comunque di disoccupazione, recessione, miseria, rischiando tensioni sociali inimmaginabili se non riapriremo e tira per l'altro lembo della giacca un sempre più disorientato Giuseppe Conte.

La politica approfitta del caos e gioca d'astuzia: c'è chi sostiene i preti (che reclamano il diritto di celebrare Messa con le chiese aperte) solo per fini elettorali e per non mostrare all'Islam quanto sia debole il nostro senso religioso comune.

C'è qualcuno che accusa la Chiesa di voler accogliere i fedeli solo per far soldi con le offerte. Altri che difendono l'operato del Governo e ne mettono in evidenza solo i risvolti positivi: mascherine calmierate, ospedali che si svuotano, emergenza contenuta al centro e al sud, salvo poi criticare le amministrazioni dell'altro colore laddove l'emergenza è scivolata nel dramma.

Sulla questione dei fondi "salva Stato" e/o "salva sanità" addirittura siamo arrivati alla storica telefonata conciliante pro MES tra Silvio Berlusconi e Bianca Berlinguer, con la benedizione di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo.

La Tv cerca di non calcare troppo la mano sulla situazione per non generare il panico, ma ottiene l'effetto contrario: molta gente ha capito che il lockdown è già finito e le passeggiate di "massa" in alcuni centri cittadini lo dimostrano, specie laddove il contagio non è quasi mai arrivato e il nemico sembra non solo invisibile ma inesistente.

Le mamme sono preoccupate per i loro figli nel caso dovessero tornare al lavoro: con chi resteranno e premono almeno per l'apertura razionale dei centri estivi (oratori e camp) con distanziamento e giochi individuali, ma anche su questo punto i rappresentati del Governo e l'Istituto Superiore di Sanità stanno litigando. 

C'è anche del sadismo: chi odia il calcio sarebbe quasi contento che non ripartisse per far capire anche a tutti quei milionari del mondo del pallone cosa si prova a vedersi ridimensionati e non più al centro del mondo. Cosi però paga tutto l'indotto che dà lavoro a milioni di persone che faticosamente si sono ritagliati un posto e sostengono cosi le loro famiglie. Meglio dunque non infierire. 

Tutti poi aspettano che il grande caldo uccida il virus: il punto è che il caldo non arriva in automatico e oltretutto (sempre ammesso ma non concesso che funzioni) quello stabile ed intenso ancora non si vede.

E poi c'è la questione turismo: dalla spiaggia al rifugio alpino tutti vorrebbero che l'estate portasse clienti, a tutti i costi e studiano stratagemmi di ogni tipo, mentre per cinema, teatro e concerti si pensa al ritorno del drive-in, tra mille critiche. Senza parlare di estetisti, parrucchieri, tatuatori, tutti sul piede di guerra.

Il primo vero problema però sarà però un altro: l'assalto ai mezzi pubblici previsto nel corso del mese di maggio provocherà sicuramente disagi inimmaginabili, l'ATM milanese ha già detto che sarà impossibile garantire il margine di sicurezza richiesto, pena la formazione di file interminabili, figuratevi i treni dei pendolari, abituati a viaggiare schiacciati come sardine. 

Insomma per ripartire bisognerà rischiare, l'alternativa è chiuderci in casa per altri mesi con conseguenze drammatiche, non solo a livello psicologico; la ripartenza scaglionata per regioni in fase 3 sembra la più saggia, ma è ancora tutta da scrivere e questa dipenderà molto dai contagi e dal calo del numero delle vittime. 

Mi torna allora sempre in mente la massima consolatoria e fatalista di mia nonna di fronte ad un lutto: "bambino, chi muore tace, chi vive si dà pace". 



  


Autore : Alessio Grosso

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