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Clima e salute: il nostro è un POPOLO refrattario alle regole! Scene incredibili!

Il virus ha messo a nudo tutti i difetti della popolazione del nostro Paese e anche qualche virtù.

Editoriali - 9 Marzo 2020, ore 10.53

"Maltempo in arrivo: forti nevicate in Appennino e mareggiate, sconsigliati gli spostamenti". Ma è Pasqua, obietta il cittadino medio, io vado lo stesso, sono allarmi esagerati, si commenta, e poi si resta puntualmente bloccati in autostrada per la neve, o si finisce tra i flutti salvati miracolosamente dalla guardia costiera.

C'è il Coronavirus o meglio il COVID-19, o malattia respiratoria acuta da SARS-CoV-2, che dir si voglia, si chiede alla popolazione qualche sacrificio, soprattutto si chiede di LIMITARE gli spostamenti, di NON uscire di casa se strettamente necessario, di evitare gli assembramenti, addirittura il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dovuto spiegare alle famiglie di NON fare le festicciole in casa dei compagni con 10 bambini assiepati in 70 metri di mura domestiche, perché equivale ad andare a scuola.

Appelli caduti nel vuoto: molti lombardi nel fine settimana, specie milanesi, sono andati a godersi il sole della Liguria, ammassando le spiagge di diverse località, qui sopra vediamo la famosa spiaggetta di Boccadasse in quel di Genova: come fossimo ad agosto, tutti assiepati in fazzoletto, con code anche di un'ora per prendere un gelato.

E che dire di quelli che affollavano le piste da sci del Trentino e del Veneto, a stento si trovava parcheggio nelle aree soste nei pressi delle cabinovie, mentre pochi km più ad ovest a Livigno in Lombardia gli impianti erano chiusi.

E infine i giovani che sono rimasti a casa si sono "stretti" in un abbraccio nei parchi, come testimoniano queste immagini scattate nel Milanese:  

Poi sono arrivati Amadeus, Fiorello, Jovanotti e tutta una serie di personaggi pubblici a spiegarci che forse è il caso di stare a casa, che non era proprio necessario andare sui Navigli a Milano o a farsi l'happy hour, che fare il pic-nic al parco gli uni addossati agli altri poteva essere altrettanto pericoloso, ma nessuno o quasi "se li è filati".

Molti giovani (ma anche meno giovani) la tv non la guardano neanche, non l'accendono nemmeno, leggono distrattamente qualche titolo giornalistico sugli smartphone snobbandolo quasi completamente e pensano che la vita sia esattamente quella di prima.

Fa niente se con il loro comportamento poi si prendono il COVID e lo attaccano agli anziani, magari i loro stessi nonni. E' un atteggiamento egoista, menefreghista, ignorante; qualcuno lo legge anche come una sfida ad un'autorità, ad uno Stato che non li rappresenta, che li ha delusi, emarginati, una disubbidienza civile non violenta ma autolesionista e se per qualcuno questo atteggiamento si può anche giustificare, per molti altri, la stragrande maggioranza, assolutamente no.

Senza alcun ritegno, appena si è sparsa la voce della zona rossa estesa a tutta la Lombardia, c'è stata la grande fuga del sabato sera verso il sud, con ogni mezzo, soprattutto treni, ma chissà quanti hanno abbandonato la regione in auto e non lo sappiamo, chissà quanti si nasconderanno in casa di parenti ed amici senza rivelare alle autorità di essere partiti.

Avevo scritto un paio d'anni un editoriale sul rischio che un solo virus, molto più subdolo di tante altre minacce, avrebbe potuto distruggere l'intero genere umano; naturalmente era un titolo un po' forti, frutto di numerose letture incrociate sull'argomento, ma in fondo il pericolo più grave per l'umanità è proprio questo, ancor più grave della "peste silenziosa" che rappresenta già di per se il cancro, dell'inquinamento atmosferico che sempre al cancro porta, all'impatto di un meteorite che ci appare al momento lontanissimo, eppure supportato da un'ampia letteratura cinematografica.

Il catastrofismo attira molto perché rivoluziona le scale sociali, perché ci pone tutti su uno stesso livello, ma anche perché molti si sentono annoiati dalla routine e cercano qualcosa che nobiliti la loro vita, per poi scoprire che se una minaccia è davvero seria, ci si può restare anche secchi o vivere momenti di ansia ed angoscia che cambieranno per sempre il nostro modo di vivere e pensare.

Molti di noi sono certamente preoccupati per quello che si ascolta e si legge ogni ora sui media, si teme che i provvedimenti restrittivi siano insufficienti, qualcuno evoca persino il rischio della paralisi totale e del coprifuoco, di fronte all'incoscienza della popolazione, e alle profezie di qualche virologo (un milione di morti in Italia) ma in un Paese dove si fatica a far rispettare le regole di buon senso, come ci si potrebbe organizzare per un'emergenza 100 volte più grande, ne saremmo capaci?

Si loda l'encomiabile lavoro dei medici, in qualche caso eroico (questi sono comportamenti virtuosi) ma c'è sempre qualcuno che pensa alla cospirazione per far secchi gli anziani e alleggerire l'INPS, salvo poi annunciare che è stato trovato il vaccino, qualcun altro sostiene che stiamo già vivendo sotto un "colpo di stato mediatico", dalle conseguenze del tutto imprevedibili. 

Non c'è più nessuno che rassicuri nell'ambiente scientifico: "è poco più di un'influenza" si diceva fino a qualche giorno fa, ora qualcun altro dice il contrario: l'influenza è come un petardo, questa è una bomba a mano". "Si guarisce se non si hanno altre patologie" e l'altro: "mica detto, non abbiamo difese per questo virus, è nuovo".

Insomma il clima che si respira non è dei migliori e il caldo potrebbe non risolvere un bel niente, perché è vero che il sole è un disinfettante naturale, ma se partono le aree condizionate, da cui si originano anche in estate molte polmoniti, lo scenario potrebbe anche peggiorare.

E la scuola, finirà? E le vacanze? E la vita di tutti i giorni? Chissà, stiamo vivendo un incubo, speriamo di svegliarci presto.





 

 


Autore : Alessio Grosso

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