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Uno sguardo agli indici, ecco come potrebbe cambiare l'assetto delle piogge in Italia (prima parte)

La combinazione pluriennale dei maggiori indici oceanici del Pianeta determina lungi periodi piovosi alternati ad altri parimenti siccitosi. Ecco cosa è cambiato negli ultimi decenni e soprattutto cosa potrebbe nuovamente cambiare

Climatologia - 3 Settembre 2008, ore 11.13

Lo studio delle connessioni a distanza, ossia delle teleconnessioni, lega intimamente le vicende atmosferiche del Pianeta secondo schemi che tendono a ripetersi a scadenze piuttosto regolari. Lasciati da parte quegli indici di nicchia che non descrivono una situazione sufficientemente ampia e convalidata, cerchiamo di comprendere la cronologia degli ultimi anni analizzando i respiri provenienti dagli oceani. Questi ultimi, ricoprendo la maggior parte della superficie terrestre, risultano determinanti nello svolgimento delle vicende atmsferiche secondo complessi meccanismi noti come "coupling" tra oceani e atmosfera. E' stata ormai da tempo assodata l'importante influenza dei cicli dell'ENSO (alternanza di Nino e Nina nel Pacifico equatoriale) sul clima europeo, in particolre sull'andamento delle estati. Andando a ritroso però scopriamo che le temperature del Pacifico vengono trasposte sul clima euro-atlantico solo dopo 4-5 mesi. Ecco dunque l'ENSO invernale a influenzare l'andamento delle estati italiane. Ma l'ENSO a sua volta viaggia in fase con un altro indice pacifico, la PDO (oscuìillazione multidecennale delle temperature superficiali del Pacifico settentrionale), attualmente disceso in fase negativa. Ebbene, analizzando l'andamento cronologico dell'ultimo mezzo secolo notiamo che sarebbe proprio la PDO a guidare la staffetta degli indici. Essa infatti sarebbe in grado di modificare l'assetto di Nino e Nina. A fasi (ventennali) positive della PDO corrisponderebbero maggiori fasi di Nino sul Pacifico equatoriale ma c'è dell'altro. L'andamento dell'ENSO a sua volta sarebbe in grado di modificare l'indice delle temperature atlantiche, ossia l'AMO (altra oscillazioone multidecennale). Quest'ultimo altalena a cicli di circa venti anni tra fasi positive, scaturite in seguito ai prevalenti periodi di ENSO positivo, e fasi negative, seguite a prevalenti condizioni di ENSO negativo. La teoria trae conferma da quanto avvenuto appunto nell'ultimo mezzo secolo. Alla fase positiva della PDO, avvenuta all'inizio degli anni '70, è seguito un lungo periodo con prevalenti episodi di Nino, con aumento delle temperature complessive delle acque pacifiche. Tale situazione si è poi rispecchiata anche in Atlantico andando a modificare l'indice AMO che si è portato infatti nella sua fase positiva culminata alla fine degli anni '90 e ancora attualmente in atto seppur in via di apparente discesa. Fasi di Nino e di AMO positive sono state correlate ad una maggiore ingerenza della fascia anticiclonica subtropiacle sul bacino del Mediterraneo ed ecco dunque la diminuita piovosità sul nostro territorio. Alla fase negativa della PDO invece, iniziata nel 1945 circa, è seguito un lungo periodo con prevalenti episodi di Nina e con diminuzione complessiva delle temperature delle acque pacifiche. Tale situazione si è poi rispecchiata anche in Atlantico andando a modificare l'indice AMO che si è portato infatti nella sua fase negativa iniziata a metà degli anni '60. Fasi di Nino e di AMO negative sono state correlate ad una maggiore penetrazione delle figure depressioanrie atlantiche sul bacino del Mediterraneo ed ecco dunque la maggior piovosità sul nostro territorio negli anni '70-80. L'attuale passaggio della PDO alla fase negativa farebbe supporre la partenza del lungo trenino ventennale che orienterebbe il Pacifico equatoriale a maggiori episodi di Nina. Le ripercussioni sull'AMO atlantica andrebbero verso una lenta diminuzione dei valori (in parte già in atto) con passaggio alla fase negativa dopo il 2010. Proprio in questi anni potremmo pertanto assistere sulla nostra Penisola ad una ritrovata preziosa piovosità.

Autore : Luca Angelini

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