C'è chi ci crede davvero, chi se ne convince leggendo i pensieri gli altri e chi lo pensa per autoconvincersi.
Ma c'è un errore di fondo: si fanno paragoni tra eventi su scala locale o regionale ed eventi su grande scala.
Ad esempio, in occasione del possibile arrivo di un'ondata di freddo in inverno si cominciano a consultare i modelli già 10 giorni prima dell'evento alla ricerca degli spostamenti di una singola isoterma: se si muove di 50 chilometri verso sud sale l'adrenalina degli amanti del freddo, se va 50 chilometri verso nord sale - per gli stessi - la bipolarità patologica.
Se in estate i modelli numerici calcolano una possibile onda di calore in arrivo, si guarda ai colori e al gonfiore del bubbone in arrivo dall'Africa identificandoli come "la morte nera", e ... finisce lì. Basta. Se l'onda di calore quindi arriva con il suo carico di caldo più o meno intenso, allora i commenti saranno tutti sullo stesso tono: i modelli avevano calcolato bene da 7-10 giorni, a prescindere da tutto il contorno.
Bene. Ora, non so se avete seguito le vicende che hanno preceduto la prolungata e intensa ondata di calore della prima decade di agosto: dal 23-25 luglio - da quando cioè sui modelli numerici sono cominciate a balenare possibili idee su un'ondata di calore - è iniziato un balletto di numeri degno di una tombola paesana, alla ricerca delle temperature più alte che avrebbero potuto interessare il territorio italiano: massime a 40 gradi, no anzi a 43. Facciamo 47!
Ma dove saranno le punte più alte, poi? In Emilia! No, aspetta ... in Toscana! Anzi, in Sardegna!
Fino ad arrivare in certe giornate al Lazio e all'Umbria.
E il caldo in arrivo sarà umido o asciutto? ... Boh?? Dipende anche dal vento.
Ci sarà questo vento? Con il passare dei giorni si sono alternati momenti in cui venivano previste brezze robuste ad altri in cui addirittura scattavano Garbino o comunque venti caldi di caduta. Con gli effetti conseguenti sulle temperature e l'umidità dell'aria.
Ma l'onda di calore prenderà tutta l'Italia? Tra il 23 e il 26 luglio sembrava dovesse puntare solo il Centro, poi sembrava puntare il Centro per estendersi dopo al Nord, poi dopo ancora sembrava estendersi a tutta l'Italia per insistere al Centro mentre al Nord si sarebbe smorzata subito con dei gran temporali.
Eccetera, eccetera, eccetera.
Ma, aspettate un attimo: non è la stessa identica storia che accade in inverno con le ondate di freddo?
L'isoterma della -5°C prima entra bene dalla Porta della Bora, poi non entra più e rimane al di là delle Alpi, poi viene prevista la formazione di una bassa pressione che porta pioggia e risalita di aria calda su tutta l'Italia; poi questa bassa pressione non si forma più e il freddo entra diretto sul Nord. Magari anche sul Centro.
Più tardi anche al Sud.
Sì, ma entra un soffio dalla Francia che fa formare questa bassa pressione larga 54 km sul Lazio centro-medio-sud-altointerno che risucchia aria calda - ma non troppo - dal mare, così che le nuvole sono più dense ... e via dicendo.
Quelli che vi ho elencato negli ultimi 2 paragrafi sono tutti effetti LOCALI, o al massimo REGIONALI, di due figure A LARGA SCALA (alte e basse pressioni) di natura opposta ma STESSA ORIGINE.
Spiego meglio per i meno avvezzi alla materia: i raggi del sole scaldano in maniera diversa le varie latitudini terrestri, gli oceani e la terraferma.
Si crea quindi una differenza di temperatura evidente (e che tutti conosciamo) tra - ad esempio - Equatore, Tropici, medie latitudini e latitudini polari.
Questa differenza di temperatura, ad alta quota (10-15 km) è distribuita in modo tale per cui in alcune zone è molto concentrata (su strisce di poche decine di chilometri di larghezza) per varie cause fisiche.
Lungo queste strisce nascono i forti venti d'alta quota (le Correnti a Getto), che attraverso l'interazione con l'atmosfera sottostante, gli oceani e i continenti, ondeggiano formando delle creste che vanno verso nord (chiamate promontori) e degli affondi che vanno verso sud (chiamati saccature).
Dove ci sono i promontori l'aria d'alta quota è più calda, stabile, in lenta discesa verso il basso; di conseguenza qui tendono a formarsi le alte pressioni. Viceversa dove ci sono le saccature l'aria d'alta quota è più fredda, instabile, in lenta salita; di conseguenza qui tendono a formarsi le basse pressioni.
Entrambe le figure, promontorio e saccatura, sono figlie della Corrente a Getto: più questa ondeggia, più le due figure sono estese; più la Corrente è veloce, più le due figure sono forti e robuste.
Promontorio e saccatura sono strutture ampie migliaia di chilometri che - per proprietà transitiva rispetto a quanto già detto riguardo la Corrente a Getto - interagiscono con oceani e continenti.
In particolare le catene montuose deviano i venti ALMENO fino a quote medie (3-4-6 km, a seconda dell'effettiva altezza della catena), ma in certe condizioni di stabilità anche più in alto.
Gli oceani e i mari raffreddano o riscaldano o comunque caricano di umidità dal basso sia i promontori che le saccature, cambiandone fisionomia in quanto interagiscono sulla distribuzione della temperatura tra le varie latitudini.
E fin qui ci siamo.
Ora, la previsione di nascita e amplificazione di una saccatura o di un promontorio è lavoro piuttosto semplice per i modelli numerici; tanto che ci si può spingere fino a 5-7 giorni di distanza senza problemi. Questo proprio perché le zone dove le differenze di temperature tra le varie latitudini sono robuste hanno un'estensione MINIMA (poche decine di chilometri) rispetto all'ampiezza dell'Emisfero (migliaia e migliaia di chilometri).
Prevedere invece gli effetti LOCALIo REGIONALI del passaggio di una saccatura o di un promontorio su un faz zoletto di territorio è compito assai difficile, in quanto il minimo errore sul calcolo della temperatura, dell'umidità e/o della pressione su di una piccola regione a 2 giorni di distanza cambia - come ho già detto - la fisionomia della figura stessa, portandola ad estendersi un pochino meno, o un pochino di più, in un senso o nell'altro.
E pertanto anche i suoi effetti saranno - su quel fazzoletto - un pochino più evidenti o un pochino meno evidenti, in un senso o nell'altro.
In sostanza: CREDETE che i modelli siano più bravi a prevedere le alte pressioni o le ondate di calore, perché il fatto che ci sia o non ci sia la brezza, che ci sia qualche nuvola o il cielo sia completamente sereno, che l'aria sia prevista umida o asciutta, che ci siano venti di caduta o Scirocco, non lo andate a vedere nel dettaglio della previsione perché vi concentrate sui colori, sul fatto che farà caldo. Punto.
Quanto farà caldo, come, per quanto, e perché, NON interessa. Si supera una soglia psicologica per la quale si pensa solo all'effetto ultimo, sempre che arrivi.
Se invece si tratta di freddo si vanno a cercare subito le singole nuvole che solcheranno il cielo per capire se fra 5 notti farà più freddo della notte precedente e se quel fiocco di neve che si vede sul modello kazako sopra la propria testa si vede anche sugli altri modelli.
Questo perché nella sostanza vi interessa la differenza che passa tra il freddo che NON porta la NEVE e il freddo che la porta!
Vi INTERESSA un dettaglio che a livello di calcolo è molto complicato da calcolare!
E alla fine se dalle vostre parti arriva l'isoterma della -5°C che porta pioggia, invece della -5,5°C che porta neve, allora l'unico commento che viene partorito è: "il modello ha ritrattato" oppure "è farlocco".
E' autosuggestione. Niente di più.
Pensateci bene.
[/b]