Interazione tra fronti perturbati e orografia del golfo del leone

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

Moderatori: erboss, MeteoLive, jackfrost

Rispondi
Avatar utente
nevofilo80
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 35905
Iscritto il: dom dic 21, 2008 9:30 am
Località: molara

Interazione tra fronti perturbati e orografia del golfo del leone

Messaggio da nevofilo80 »

Spesso, in particolar modo in quest’ultimo periodo, le zone Tirreniche centro-settentrionali si ritrovano ad essere letteralmente saltate dalle perturbazioni nord-Atlantiche e sebbene l’aria fredda riesce ad entrare e riesce a dar luogo a qualche scroscio nelle zone interne ed Appenniniche per forzante orografica, i fronti non riescono a colpire questi settori perché vengono spezzati. Vaste perturbazioni nord Atlantiche con vasti fronti infatti, dopo aver colpito l’Europa settentrionali raggiungono il Mediterraneo, ma qui avviene spesso un’improvvisa divisione del fronte a nord-ovest della Corsica, con una parte del fronte che procede nell’area delle isole Baleari mentre un’altra procede sul resto del continente(nord Italia, regioni Adriatiche, Baleari e spesso regioni meridionali). Abbiamo così deciso di investigare sul perché di questo fenomeno e l’ipotesi più accreditata è quella del fronte che viene “rotto” dall’orografia della Francia meridionale ed in particolar modo del Golfo del Leone. Ma vediamo cos’ha di così particolare questo golfo:
Immagine
(figura 1) è riportato il tratto di mare tra Liguria, Francia meridionale, Isole Baleari, Sardegna e Corsica. Il golfo del Leone è una rientranza marittima nella Francia meridionale ma ciò che ci interessa di più è la particolarità che si ha nel primo entroterra e fin sulla costa di questo golfo, in particolar modo l’area orientale(quella di Marsiglia) dove infatti sorgono importanti formazioni montuose, si ok ma questo cosa c’entra con le “mancate perturbazioni” per i Tirrenici? Piano piano ci arriviamo, ci sono infatti diversi concetti fisici da spiegare, uno dei principali è l’effetto foehn(conosciuto anche come favonio o garbino), si tratta di un vento caldo di ricaduta dai monti ma cerchiamo di spiegarlo da un punto di vista più scientifico: Prendiamo di esempio una montagna qualsiasi, questa avrà un versante sopravvento(quello esposto alla ventilazione) e un versante sottovento(quello nella parte opposta alla direzione del vento), masse d’aria generalmente fredde impattano contro la parte sopravvento di questo rilievo montuoso e sono così costrette a salire rapidamente(ascesa per forzante orografica) fino a condensare e ad apportare precipitazioni generalmente più abbondanti dei settori limitrofi, questo fenomeno è detto “effetto stau”, la massa d’aria tuttavia, dopo aver raggiunto la vetta della montagna, cade sul versante opposto(quello sottovento) si ha così una repentina accelerazione dei venti e un riscaldamento adiabetico notevole della massa d’aria(la temperatura può aumentare anche di oltre 1°c ogni 100 metri di discesa e una forte riduzione dell’umidità, questo è il vento di foehn, conosciuto bene sulle pianure in prossimità delle Alpi dove in inverno grazie a questo vento la temperature può superare anche i +20°c in piena notte con valori di umidità relativa anche sotto il 10%.
Immagine
Trasliamo ora il concetto poc’anzi spiegato al golfo del Leone e che risultato abbiamo? Come ci mostra l’immagine qui di fianco(figura 2) della ventilazione al suolo, è ben visibile come vi sia una significativa accelerazione dei venti proprio in corrispondenza del golfo del Leone in particolar modo il settore orientale(quello di Marsiglia) come già detto in precedenza. Tale situazione oltre che a rendere l’aria molto secca nei bassi strati tende ad avere significativi effetti sul mare, direttamente sul moto ondoso e indirettamente sulle SST(Sea Surface Temperature – temperature superficiali del mare) che come sappiamo giocano un ruolo fondamentale per la genesi di nuvolosità(maggiore è la temperatura maggiore è la probabilità che si formi nuvolosità, temperature generalmente superiori i +27°c infatti sono sufficienti per supportare nei nostri territori sistemi depressionari evoluti quali TLC/simil-tropicali).
Questi gli effetti appena descritti sul moto ondoso, l’immagine qui di fianco(figura 3) riguarda il moto ondoso previsto nella stessa data della figura 2, nettamente visibile dunque come il moto ondoso abbia una significativa accentuazione proprio in uscita dal golfo stesso(il rosso più chiaro indica onde di 4 metri). Questa ventilazione è conosciuta bene in Sardegna dove il vento di maestrale in uscita dal golfo può soffiare anche oltre i 100km/h che in estate crea una delle situazioni più pericolose per gli incendi, ma non divaghiamo su altri argomenti.
Immagine
Ma questi venti come influenzano la temperatura del mare? Come detto il moto ondoso risulta essere molto accentuato su questi settori e il moto ondoso può in alcuni casi superare anche i 5 metri, si ha così un rimescolamento delle acque superficiali con quelle in uno strato più profondo e di conseguenza più freddo, tale rimescolamento provoca una diminuzione delle temperature superficiali come si può osservare dalla figura 4 dove vengono riportate le SST, gran parte dei settori del mediterraneo centro-occidentale fanno registrare valori termici delle acque superficiali di circa +24/+25°c con punte localmente anche oltre i +27°c mentre sul golfo del Leone e in uscita dal golfo stesso ritroviamo temperature inferiori ai +23°c con valori addirittura di +19/+20°c sulla costa sud-francese, questo cosa significa? Significa che le temperature sono eccessivamente basse per far si che l’aria fredda in sovrascorrimento faccia “reagire” il mare, o meglio detto: i contrasti termici sono insufficienti alla genesi di nuvolosità. Inoltre, come spiegato all’inizio questi venti forti di ricaduta sono anche molto secchi e si viene così a creare una differenza di potenziale igrometrico tra la superficie dell’acqua e lo strato più basso dell’atmosfera, la natura tende tuttavia a bilanciare questa differenza di umidità e l’acqua tende così a evaporare, sappiamo che l’acqua per passare dallo stato liquido a quello gassoso deve aumentare la sua temepratura assorbendo calore latente, calore che prende dall’atmosfera circostante così oltre ad un raffreddamento delle acque abbiamo anche un raffreddamento dell’atmosfera più bassa, altro fattore che si oppone alla formazione di nuvolosità inquanto riduce ulteriormente il gradiente termico verticale.
Immagine
Questi appena descritti sono i principali parametri sulla quale si basa l’ipotesi che particolari configurazioni con interazione della massa d’aria con l’orografia del territorio vadano a modificare significativamente le condizioni atmosferiche su settori limitrofi al punto di interferenza orografica. Adesso però passiamo a guardare altri parametri termodinamici, andiamo ad esaminare quei parametri che ci indicano principalmente il livello di instabilità dell’atmosfera.

figura 5 - Delta Theta-e 850HPa/500HPaIniziamo con il Delta Theta-e, prima di spiegare come il golfo vada a modificare questo parametro è bene spiegare cosa indica questo parametro, il Delta Theta-e è un indice che indica la differenza di un altro parametro registrato a due differenti quote, il Theta-e che non è altro che la temperatura potenziale ad una determinata quota, generalmente si prende in considerazione la quota di 500HPa e 850HPa, la differenza dei valori a queste due quota ci danno il Delta Theta-e. Quando l’indici è negativo l’atmosfera è considerata stabile, quando negativo è considerato “relativamente instabile” ovvero bisogna tenere conto anche di altri parametri. Nella figura 5 è visibile la saccatura depressionaria, i settori con colori “caldi” indicano valori negativi e quindi atmosfera stabile tuttavia indicano in questo caso anche una fase di “transizione” ed in poche parole ci indicano l’area in cui è presente il fronte, mentre con la colorazione fredda più a nord è indicata l’area “relativamente instabile” o in questo caso conosciuta come aria post-frontale, è ben visibile dunque come questa massa d’aria post frontale venga improvvisamente accelerata verso sud sul golfo del Leone tagliando letteralmente l’area interessata dal fronte.
Immagine
Passiamo adesso alla temperatura potenziale del wet bulb, prima di tutto cos’è il wet bulb? Il wet bulb è, detto in parole povere, la temperatura che deve raggiungere l’acqua per solidificarsi, la temperatura potenziale del wet bulb è invece la temperatura raggiuta dalla massa d’aria portata adiabeticamente a saturazione e trasportato a 1000HPa lungo l’adiabetica umida. E’ abbastanza complesso das piegare come indici ma a noi interessa in quanto ci mostra proprio come i valori più bassi(post-frontali) vengano “iniettati” con forza sul Mediterraneo dal golfo del Leone, questo sta semre a significare che avremo nell’area del fronte o addirittura pre-frontale aria post-frontale, una situazione dunque significativamente anomala.
Immagine
Passiamo adesso al “mixing ratio” o rapporto di miscelazione, un parametro che ci indica il rapporto tra il vapore acqueo e la massa d’aria che lo contiene, più si va verso il verde/azzurro/blu/viola e più l’aria più considerarsi “secca”, più si va invece verso il giallo/arancio/rosso/rosso scuro e più l’aria può considerarsi umida. Nettamente visibile dalla figura 7 come questa massa d’aria più secca si insinui con forza nel Mediterraneo dal golfo del Leone andando così ad inibire la nuvolosità mentre sui settori adiacenti(est ed ovest) si notano valori più alti segno proprio della presenza del fronte perturbato.
Immagine
In figura 8 ritroviamo invece la “Temperatura lapse rate suolo-500m” questo parametro ci indica il gradiente termico verticale(differenza di temperatura tra 2 punti sulla stessa colonna d’aria) in questo caso tra il suolo e i 500 metri. Più la colorazione è arancio/rossa/grigia più il gradiente termico verticale è forte e quindi ci troviamo in presenza di aria instabile, viceversa, più si va su una colorazione gialla/verde/azzurra/blu/viola e più il gradiente è basso e quindi aria via via meno instabile. Nell’immagine è visibile come domini una colorazione rossa e dunque un forte gradiente termico verticale e di conseguenza aria instabile, tuttavia nel golfo del Leone e settori meridionali ad esso troviamo un gradiente nettamente più basso, sappiamo che per la genesi di nuvolosità e di precipitazioni i contrasti termici sono essenziali, ebbene in questo caso sono eccessivamente ridotti e quindi incapaci di produrre questa nuvolosità o addirittura di inibirla.
Immagine
La vorticità indica la variazione dell’intensità e della direzione del vento tra due punti, in breve valori positivi(colorazione sul rosso) indicano un rafforzamento dei fronti perturbati, valori negativi(colorazione sul blu) indicano un indebolimento dei fronti perturbati. In figura 9 forse la prova schiacciante di questa ipotesi. Proprio sul golfo del Leone troviamo un’area di vorticità fortemente negativa che avvalora proprio il fatto del perché il fronte perturbato si sia spezzato proprio in quel punto.
Immagine
utto quello descritto fino ad ora è dunque strettamente legato alla ventilazione come già detto all’inizio, ventilazione che per la particolare conformazione delle coste sud-Francesi e per la particolare forma del golfo associate a particolari(seppur frequenti) configurazioni barometriche danno origine a questo fenomeno. In figura 10, in ultimo, vediamo il vento e l’umidità ad 850HPa, colorazioni fredde ci indicano aria umida, colorazioni calde aria secca. Visibile dunque come i venti in uscita dal golfo del Leone risultino molto secchi, inoltre deviano sulla Corsica/Sardegna fin sulle regioni centrali, questa curvatura non fa altro che confermare quanto detto. Infatti proprio in questi settori buona parte dei fronti vengono interrotti.


E dopo aver accuratamente analizzato tutti questi parametri vediamo come si comporta il fronte in discesa dalla Francia in queste condizioni, come tutte le immagini in precedenza riportiamo sempre l’esempio del 10 agosto 2016. Dall’animazione è ben visibile come il vasto fronte(dal Portogallo alla Russia) rimanga compatto sull’area continentale ma, una volta raggiunto il mar Mediterraneo, trova un improvvisa interruzione proprio sul golfo del Leone e, visto che il fronte ha un moto nuvoloso da ovest/sud-ovest verso est/nord-est, questa interruzione si ripresenta sulle arre orientali all’area interessata da questi forti venti ovvero le regioni Tirreniche centro-settentrionali.

Per il momento si tratta comunque solo di un ipotesi nonostante, come avete potuto vedere, gli innumerevoli fattori a favore nonché abbiamo studiato anche situazioni analoghe in cui il tutto viene perfettamente confermato. Vedremo ora nelle prossime perturbazioni se vi sarà la conferma “definitiva” applicando rigorosamente il metodo scientifico.
SUPER UBERS
Avatar utente
ulisse55
*Forumista TOP*
Messaggi: 29661
Iscritto il: mar mar 09, 2010 12:18 pm
Località: ROMA SUD

Messaggio da ulisse55 »

Ipotesi affascinante e soprattutto molto didattica.
Bravo nevo per averla riportata in questo TD.
Aggiornaci!

Uli. :wink:
Rodanato
Messaggi: 2241
Iscritto il: mar apr 02, 2013 12:37 pm
Località: Carbonate CO 267 m.s.l.m.

Messaggio da Rodanato »

articolo estremamente interessante, argomento che può riguardare da vicino anche me, soprattutto d'inverno. Depressioni sul Golfo del Leone provocano sovente minimi sul medio Tirreno che interessano con precipitazioni anche le mie zone, con nevicate talvolta copiose.
BrixiaFidelis
Messaggi: 2530
Iscritto il: lun lug 20, 2015 3:33 pm
Località: Brescia

Messaggio da BrixiaFidelis »

bravo Nevo, articolo veramente didattico, nel post sulle temperature dei mari ho chiesto, forse addirittura per errore due volte, del perchè nel Golfo del Leone le temperature fossero parecchio più basse, inoltre ho un conoscente di Prato che giusto alcuni giorni fa mi parlava della siccità nella zona e non si trovava una spiegazione "scientifica"
Lupo Silano
Forumista senior
Messaggi: 7793
Iscritto il: gio gen 14, 2016 6:37 pm
Località: cosenza, 250 mt

Messaggio da Lupo Silano »

nevo sei un grande.interessante perchè fondata su solide basi.
rik5
Messaggi: 571
Iscritto il: sab nov 08, 2014 10:15 pm
Località: roma 00139 v. gentiloni

Interazione fronti atlantici con catene montuose/Golfo del Leone

Messaggio da rik5 »

Bravo e complimenti a Nevofilo 80!Mi ero posto piu' volte la domanda su che fine facessero perturbazioni atlantiche,piu' volte annunciate e seguite fino a ridosso del duo Sardegna / Corsica,poi praticamente scomparse per ricomparire e proseguire magari indebolite sul basso Tirreno ed il Meridione d'Italia.Fenomeno realmente accaduto e evidenziato piu' volte sul Tirreno Settentrionale e Centrale. La Nota di Nevofilo appare molto bene argomentata e convincente soprattutto in relazione alle aree tirreniche centrosettentrionali.Urgono conferme ,anche solo teoriche,da parte di colleghi esperti. Saluti.
Avatar utente
nevofilo80
***SUPER FORUMISTA TOP***
Messaggi: 35905
Iscritto il: dom dic 21, 2008 9:30 am
Località: molara

Messaggio da nevofilo80 »

premetto a tutti che non è stato scritto da me ,ogni tanto dove scrivo cè un amico di roma a cui piace approfondire le anomalie :wink:
Avatar utente
adry023
Messaggi: 2759
Iscritto il: mer ott 31, 2007 9:59 am
Località: Anzio (60 mt) roma (40mt)

Messaggio da adry023 »

molto molto interessante nevofilo, teoria secondo me con basi solide, chiedo a tutti una cosa banale, quanto ammonta la piovosità del golfo del leone credo sia una delle zone con meno piovosità della francia vero? per quella zona le maggiori precipitazioni le ricevono con lo scirocco come avviene in liguria? grazie per le risposte!
Rispondi