So io per primo che poco o nulla di scientifico c'è in questo mio lavoro, quindi non... lapidatemi! Tranquilli, lo faccio già io da solo!!!
E scusate se ai vostri eventuali interventi non rispondo presto, ma tra pochi minuti riprendo il lavoro.
Ecco il mio "studio":
Posto che è assai difficile effettuare una previsione del clima, considerate le innumerevoli e (appunto) imprevedibili variabili che intervengono a comporlo, possiamo però elaborare un metodo o sistema il quale, considerando il maggior numero possibile di queste variabili capaci di influire sul clima del pianeta, le metta a confronto, le collochi sul piatto di una bilancia, anzi su due piatti tra loro contrapposti, e verifichi poi i risultati.
Si tratterà senza dubbio di risultati sbagliati, ma più saranno le variabili considerate, maggiore sarà forse la possibilità di ridurre il margine d’errore.
Vediamo dunque quali sono le variabili che, presuntivamente, possono influire sull’evoluzione climatica terrestre (ci rifacciamo alla lezione che giunge dal passato) per le prossime 2 – 3 generazioni (una cinquantina d’anni):
1) concentrazione gas serra;
2) radiazione solare;
3) attività vulcanica;
4) correnti oceaniche;
5) variazioni orbitali;
6) albedo;
7) feedback positivi e negativi;
8 ) imponderabilità (caso).
1) la concentrazione dei gas serra, (soprattutto la CO2 o anidride carbonica, gas con blanda influenza serra ma presente in grande quantità nell’atmosfera rispetto agli altri, quindi paradossalmente più importante in confronto a gas serra fortissimi come il metano ma presenti in quantità molto più ridotte), ha elevato la t° terrestre negli ultimi 150 anni di circa 1,50 °C, in presenza però, va detto, di un’attività solare molto forte che si è clamorosamente ridotta solo negli ultimi anni.
2) la radiazione solare ha senza dubbio un importante impatto sulla temperatura terrestre. In corrispondenza (anzi, con qualche decina d’anni di ritardo) di 3 minimi importanti iniziati attorno al 1400, abbiamo avuto dal 1450 al 1800 la cosiddetta PEG, il tutto con concentrazione di gas serra pressochè costanti; ciò ci consente di dire che una bassa attività solare può abbassare la temperatura globale di un tot calcolabile estrapolando la t° dei decenni precedenti; ebbene, tra medioevo ed epoca rinascimentale e post-rinascimentale si calcola che la t° globale sia scesa di circa 2,0 °C.
3) l’attività vulcanica è in grado di influenzare fortemente ma per brevi periodi (anni) la t° terrestre; però un periodo di ripetute e forti eruzioni vulcaniche può innescare un raffreddamento in grado di durare anche qualche decennio;
4) le correnti oceaniche sono il più grande nastro traportatore di calore del pianeta. Il collasso di una grande corrente calda come la Gulf Stream può raffreddare di alcuni gradi un emisfero o parte di un emisfero, con conseguente fase più rigida in grado di riverberarsi sui destini dell’intero pianeta se non altro per un effetto albedo maggiore (vedi punto 6);
5) le variazioni orbitali della Terra, per quanto minime, sono in grado di modificare il bilancio energetico in arrivo dal Sole, ma lo fanno su periodi lunghissimi, pertanto sono quasi ininfluenti in prospettiva di qualche generazione (alcune decine d’anni);
6) l’albedo è la capacità di riflettere i raggi solari da parte di superfici glaciali o innevate; non a caso dopo una nevicata se il cielo si fa sereno possiamo avere delle minime notturne bassissime, molto più basse rispetto a un’analoga situazione meteo ma senza neve al suolo; infatti la neve riflette la luce solare (l’infrarosso, che è la porzione di luce scaldante), limita il riscaldamento diurno e amplifica quello notturno. Un mondo con più neve e più ghiaccio (anche superficiali, quindi non necessariamente profondi), come sta avvenendo in Antartide, può vedere innescato un raffreddamento globale importante;
7) i feedback (o retroazioni) positivi sono quegli effetti secondari derivanti da un’azione principale; ad esempio: la CO2 scalda la Terra, però fa aumentare le nubi che a loro volta limitano o annullano il riscaldamento; questo è un feedback negativo. Oppure: la CO2 scalda la Terra, scioglie il permafrost siberiano che libera metano che a sua volta, essendo un gas serra, scalda ancora di più la Terra; questo è un feedback positivo;
8 ) l’imponderabilità (caso) per qualcuno non esiste, ma per molti invece sì, anche nell’ambito scientifico (i “quanti” insegnano); non è ora il momento di accostare queste nostre osservazioni alla meccanica quantistica, ma per tentare di “enucleare” il possibile andamento della “casualità” in futuro; in quanto “casualità” è chiaro che non possiamo prevederla; possiamo però valutare la situazione attuale e osservare, ad esempio, che l’andamento delle correnti atmosferiche (dinamica dei Vortici Polari) in questi ultimi anni è stato così favorevole a un generale riscaldamento (per motivi non sempre spiegati scientificamente, che quindi noi qua attribuiamo a oscillazioni “casuali”) da far pensare che in futuro la situazione di queste dinamiche difficilmente possa spostarsi ulteriormente verso il caldo.
Ecco: visti i vari fattori pro e contro caldo o freddo, ora non ci resta che “pesarli” per valutare, prendendo come punto di partenza la situazione oggi, quello che potrà essere il domani, fra 20, 30 50 anni. E qui viene il difficile, perchè qua davvero ci si affida a stime “poco scientifiche”. Ma o si rinuncia in partenza o si tenta.
1) la concentrazione di gas serra, CO2 in primis, è in aumento costante e non ci sono realistiche possibilità che essa diminuisca o cessi nei prossimi decenni, dato il tipo di economia su cui si sviluppa la nostra esistenza; la graduale implementazione delle energie rinnovabili potrà limare questo aumento, ma c’è molta strada da fare e alcuni decenni non è assolutamente detto possano rappresentare un punto di svolta ecologico nello sviluppo economico dell’umanità; diciamo allora che se in un paio di secoli l’aumento di gas serra avesse portato a un incremento termico medio di circa 1,50 °C (quello registrato), in una cinquantina d’anni futuri potremmo stimare che esso possa incidere per un altro 0,40 – 0,50 °C quanto alla sola CO2 (il metano lo tratteremo al punto 7). Bisogna però ricordare che la nostra pietra di paragone (un paio di secoli addietro) si riferisce a un momento in cui il pianeta stava appena uscendo dalla fisiologica PEG, Piccola età glaciale, per cui l’aumento termico è stato senza dubbio amplificato da questo fattore; così come bisogna ricordare che questo periodo degli ultimi 200 anni è stata caratterizzato da un’attività solare molto intensa (curva positiva durata fino ai primi anni 2000, poi bruscamente invertitasi), che pure ha contribuito ad amplificare evidentemente il riscaldamento, e probabilmente a favorire l’uscita dalla PEG. Ci sono poi studi secondo i quali man mano che la concentrazione di CO2 aumenta diminuisce la sua capacità serra, altri che indicano invece un punto di non ritorno che amplificherebbe l’aumento termico in maniera indefinita, ma francamente sembrano solo ipotesi (tra l’altro la Terra, per motivi naturali, ha avuto concentrazioni di gas serra ben superiori a oggi e non c’è stato nessun punto di non ritorno, altrimenti oggi saremmo arrostiti, così come non è stata evidente finora nessuna minimizzazione degli effetti al procedere della concentrazione), pertanto la cosa più sensata è rifarsi a quanto avvenuto finora e proiettarlo nel futuro; partendo da un valore stimato in 1,50 °C di aumento complessivo della t° terrestre, considerando gli altri fattori pro-caldo sopra enumerati, possiamo stimare l’effetto-serra da CO2 a “soli” 1,20 °C? Direi che è ragionevole; considerato che esso va ora proiettato sui 50 anni futuri, l’obiettivo temporale che ci siamo dati, possiamo stimare che esso influisca con un ulteriore incremento attorno a 0,04 – 0,50 °C. Facciamo gli avvocati del diavolo e stimiamo l’influenza sui prossimi 50 anni a +0,50 °C, e con questo chiudiamo il nostro punto dedicato all’effetto serra da CO2;
2) la nostra stella, il Sole, è in una fase di pronunciata e prolungata quiescenza, dopo aver impazzato per molte decine d’anni; lo è ormai da qualche anno e promette di restarlo almeno fino al 2050; consideriamo poi che l’effetto dell’attività solare sull’atmosfera terrestre è molto ritardato, per cui in questi anni noi stiamo verosimilmente “godendo” dell’effetto riscaldante del maximum solare finito poco dopo il 2000; ora è arrivato il momento di attenderci, specie dal 2020 in poi, una brusca inversione di rotta; gli studi climatologici mostrano poi che l’effetto raffreddante di un minimo è più rapido e intenso rispetto all’effetto riscaldante di un massimo. Posto che gli esperti scommettono ormai su una modesta attività solare almeno per alcuni decenni, ma che nessuno è in grado di affermare se arriverà a minimi come quelli della PEG, diciamo che la cosa più probabile è un’attività modesta ma non ai livelli della PEG. In pochi decenni all’epoca della PEG si ebbe un tracollo termico di circa 2,00 °C, non è quindi azzardato pensare che il nuovo minimum solare abbia un’influenza verso il basso sui termometri leggermente inferiore, diciamo attorno a 1,60 °C; pensando poi che l’effetto, il cui inizio si attende al massimo dal prossimi decennio, possa avere il suo culmine proprio entro i 50 anni di nostro interesse, calcoliamo una media spalmata sui 50 anni futuri pari a un’abbondante metà, diciamo -1,00 °C, sia pure in graduale crescita verso -1,50 / -1,60 °C; ma noi prendiamo per buono il valore “medio”, o meglio, “mediano”, -1,00 °C appunto;
3) l’attività vulcanica sembra essere in costante aumento nel corso degli ultimi anni e gli esperti ritengono che il vulcanismo terrestre sarà a livelli elevati nei prossimi decenni; tutto ciò deporrebbe per un’azione di raffreddamento; tuttavia, siccome l’attività vulcanica globale è molto difficilmente prevedibile, e gli effetti di raffreddamento di forti eruzioni sono intensi ma brevi (a meno che le eruzioni non si ripetano neglki anni con costanza), io ritengo di attribuire a questa variabile il valore neutro di 0,00 °C per i prossimi decenni;
4) le correnti oceaniche possono avere grandi effetti climatici su scala locale o anche continentale, ma ragionando per logica non dovrebbero averne su scala globale, essendo alla fin fine il bilancio termico dell’idrosfera sempre il medesimo; tuttavia è stato dimostrato ampiamente che una deviazione/diminuzione correntizia importante, come quella della Gulf Stream avvenuta in epoche lontane e che sembra iniziare a riproporsi ora, può avere effetti globali; infatti il raffreddamento indotto su parte dell’emisfero boreale avrebbe condotto a una maggiore estensione dei ghiacci boreali, a maggiore albedo e quindi a riverberare il raffreddamento a tutto il pianeta; però, francamente, troppi sono i verbi al condizionale, per cui in questo momento ritengo che anche questa variabile possa incidere in modo globalmente neutro per i prossimi decenni, ovvero con un valore di 0,00 °C;
5) variazioni orbitali terrestri non sono in grado di influenzare il clima nel breve periodo; e 50 anni sono un periodo non breve ma brevissimo! Secondo gli studi di Milankovic, il massimo esperto di cicli climatici collegati all’orbita terrestre, una fase di lento e graduale raffreddamento da motivi orbitali è iniziata 23.000 anni fa e sarebbe destinata a proseguire per altri 6.000 anni; tuttavia le altre forzanti sono talmente più importanti da far impallidire e quasi scomparire questo effetto, per cui anche a proposito di questo punto io attribuirei un valore di 0,00 °C;
6) l’albedo è l’effetto di riflessione dei raggi solari esercitato dalle diverse superfici; ghiaccio e neve riflettono molto i raggi solari e quindi raffreddano il clima. In questi ultimi anni i ghiacci antartici sono segnalati in aumento, quelli artici in diminuzione, tuttavia la diminuzione dei ghiacci artici sembra superiore all’aumento di quelli antartici; l’aumento termico recente però sta anche portando a un incremento della nuvolosità bassa che ha un notevole albedo; inoltre più CO2 nell’aria favorisce un’estensione della vegetazione specie nelle fasce intertropicali, e il verde intertropicale, pur avendo un’albedo assoluta minore rispetto a quella di neve e ghiaccio, ne ha una effettiva superiore in quanto la radiazione solare in arrivo su quell’area è molto più intensa rispetto a quella in arrivo ai poli, quindi maggiore è la quantità della radiazione riflessa; sommate dunque tutte queste variabili possiamo dire che l’effetto albedo abbia anch’esso, nel prossimo futuro, un valore pari a 0,00 °C;
7) i feedback sono tanti (anche quello relativo all’albedo, sia positivo che negativo, è un feedback), ma qua io mi concentrerei sui due principali: l’aumento della nuvolosità in seguito alla maggiore evaporazione e la possibile emissione di metano in seguito al maggiore scioglimento del permafrost siberiano che ne contiene molto. Un aumento di nubi come quello indotto dall’effetto serra è stato stimato possa abbassare la t° media del pianeta di circa 0,20 °C rispetto a una Terra con nuvolosità “normale”; ma l’emissione di metano supplementare a causa dello scioglimento del permafrost siberiano (e in parte canadese) rappresenta un pericolo molto forte e potrebbe condurre a un incremento termico fino a 2,00 °C nei prossimi 50 anni. la concentrazione di metano in atmosfera è stata in forte aumento fino a metà anni ’80 del secolo scorso, poi si è praticamente stabilizzata; per i prossimi decenni è facile pensare a un nuovo aumento, a meno che la Siberia e il Canada settentrionali non cessino di scaldarsi in modo abnorme rispetto al resto del pianeta e “resistano”; il Canada è già sulla buona strada, la Siberia invece arranca; alla fin fine, stimando in un aumento termico di circa 0,30 °C quello dovuto al rilascio di metano nel corso dei decenni passati (che va a sommarsi a quello di circa 1,20 °C derivante da CO2, per un aumento termico complessivo della Terra di circa 1,50 °C), possiamo pensare che nei prossimi decenni ci sia un ulteriore aumento da rilascio di metano capace di pesare tra 0,10 e 1,00 °C in più; ci poniamo su quello che sembra essere il valore più verosimile e attribuiamo al metano in atmosfera un +0,40 °C di variazione termica nei prossimi 50 anni;
8 ) l’imponderabile non si prevede (altrimenti che “imponderabile” sarebbe?) ma conta, eccome. In questi ultimi anni, ma più in generale in questi ultimi decenni, abbiamo avuto soprattutto per l’emisfero Nord (con ricadute quindi per tutto il pianeta) una circolazione prettamente zonale, quindi con correnti da Ovest verso Est molto intense, figlie di Vortici Polari profondi e incapaci di sedimentare il freddo alle basse quote; perchè? Naturali oscillazioni, probabilmente, senza dubbio con una loro causa, ma al momento attribuite all’imponderabile, allo sconosciuto appunto. Una situazione siffatta può far oscillare verso l’alto anche di 0,50 °C la temperature del pianeta, proprio perchè evita la sedimentazione del freddo fisiologico in bassa troposfera (le t° in alta troposfera non subiscono variazioni di sorta). Francamente congiunture bariche così “sfavorevoli” al freddo in bassa troposfera è difficile che si aggravino ulteriormente (a meno che i Vortici Polari non diventino delle... lavatrici a centrifuga!), quindi per il futuro (complice anche una prevista oscillazione dell’indice AMO proprio per i prossimi decenni) possiamo attenderci solo una stazionarietà o magari un miglioramento delle congiunture stesse, con una maggior debolezza dei Vortici Polari; concediamo allora il beneficio di un valore -0,10 °C a questa probabile “inversione” dell’imponderabile? Concediamolo.
Siamo ora a fare i conti: +0,50 -1,00 +0,00 +0,00+0,00+0,00 +0,40 -0,10 = -0,20 °C.
Se i nostri ragionamenti hanno un minimo di fondamento nei prossimi 50 anni all’incirca il mondo dovrebbe interrompere il suo processo di riscaldamento, flettendo forse lievemente verso il basso la propria febbre.
Poi è chiaro che gli effetti locali saranno, come è sempre stato, molto particolari e diversissimi da luogo a luogo, ma un discorso globale è affascinante, e qui abbiamo provato a farlo, con pienissima consapevolezza dei nostri limiti!