Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
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Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
E’ un titolo impegnativo, ma è proprio questo che alcuni studiosi hanno ipotizzato in una recente conferenza telefonica ospitata su Climate Nexus. Del minimo storico di estensione dei ghiacci artici ne abbiamo già diffusamente parlato in diversi articoli (Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici; Nuovi dati da minimo storico dei ghiacci artici; Minimo storico nell'artico: verso un polo senza ghiacci?), ma non ci siamo soffermati sulle conseguenze alle quali questa “catastrofe climatica” può condurre. La conferenza sopraccitata trattava proprio questo argomento, ossia delle potenziali conseguenze della perdita dei ghiacci all’esterno della regione artica. Secondo alcune recenti ricerche infatti la ridotta estensione artica determina un incremento delle condizioni climatiche estreme anche durante l’inverno nell’emisfero nord.
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
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Tesi interessante,anche se-a mio modesto parere-bisogna vedere all'atto pratico quanto una corrente d'aria di quelle dimensioni(il jet stream)riesce a modificare il suo corso a causa della mancata presenza dei ghiacci.Di certo c'é che la letargia di tante stagioni é stata causata(oltrte a tanti altri fattori) da onde di Rossby poco pronunciate,il che potrebbe essere spia di cambiamenti climatici veri o presunti tali(cris non arrabbiarti!
)o semplicemente una fase compresa nei famosi cicli dei quali si parlava nei giorni scorsi.
Re: Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
saluti nevofilo80nevofilo80 ha scritto:E’ un titolo impegnativo, ma è proprio questo che alcuni studiosi hanno ipotizzato in una recente conferenza telefonica ospitata su Climate Nexus. Del minimo storico di estensione dei ghiacci artici ne abbiamo già diffusamente parlato in diversi articoli (Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici; Nuovi dati da minimo storico dei ghiacci artici; Minimo storico nell'artico: verso un polo senza ghiacci?), ma non ci siamo soffermati sulle conseguenze alle quali questa “catastrofe climatica” può condurre. La conferenza sopraccitata trattava proprio questo argomento, ossia delle potenziali conseguenze della perdita dei ghiacci all’esterno della regione artica. Secondo alcune recenti ricerche infatti la ridotta estensione artica determina un incremento delle condizioni climatiche estreme anche durante l’inverno nell’emisfero nord.
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
il tutto questo sempre se hai letto l'articolo su meteolive,della teoria lanciata dallo scienziato russo che dal 2014 con picco 2050 e prosseguimento fino al 2100 dell'era glaciale in europa,puo' essere collegato sempre alla corrente a getto ,oppure sono due cose opposte ,come' il tempo in svezia saluti
Re: Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
saluti nevofilo80nevofilo80 ha scritto:E’ un titolo impegnativo, ma è proprio questo che alcuni studiosi hanno ipotizzato in una recente conferenza telefonica ospitata su Climate Nexus. Del minimo storico di estensione dei ghiacci artici ne abbiamo già diffusamente parlato in diversi articoli (Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici; Nuovi dati da minimo storico dei ghiacci artici; Minimo storico nell'artico: verso un polo senza ghiacci?), ma non ci siamo soffermati sulle conseguenze alle quali questa “catastrofe climatica” può condurre. La conferenza sopraccitata trattava proprio questo argomento, ossia delle potenziali conseguenze della perdita dei ghiacci all’esterno della regione artica. Secondo alcune recenti ricerche infatti la ridotta estensione artica determina un incremento delle condizioni climatiche estreme anche durante l’inverno nell’emisfero nord.
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
il tutto questo sempre se hai letto l'articolo su meteolive,della teoria lanciata dallo scienziato russo che dal 2014 con picco 2050 e prosseguimento fino al 2100 dell'era glaciale in europa,puo' essere collegato sempre alla corrente a getto ,oppure sono due cose opposte ,come' il tempo in svezia saluti
- nevofilo80
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Re: Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
Qui ad Oslo il tempo non e malaccio comincia a fare freschetto al momento ci sono 9 gradi domani dovrebbe piovere e nevicare sopra i 1200 metri .la mia permanenza da incubo in ambito lavorativo sta finendo e anche personale .a fine ottobre torno mi scade il contratto e molto probabilmente facendo le corna per il contrario sono in contatto con una societa di vigilanza privata che mi dovrebbe prendere a lavorare per i primi di novembre ..un saluto a prestoburano-20 ha scritto:saluti nevofilo80nevofilo80 ha scritto:E’ un titolo impegnativo, ma è proprio questo che alcuni studiosi hanno ipotizzato in una recente conferenza telefonica ospitata su Climate Nexus. Del minimo storico di estensione dei ghiacci artici ne abbiamo già diffusamente parlato in diversi articoli (Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici; Nuovi dati da minimo storico dei ghiacci artici; Minimo storico nell'artico: verso un polo senza ghiacci?), ma non ci siamo soffermati sulle conseguenze alle quali questa “catastrofe climatica” può condurre. La conferenza sopraccitata trattava proprio questo argomento, ossia delle potenziali conseguenze della perdita dei ghiacci all’esterno della regione artica. Secondo alcune recenti ricerche infatti la ridotta estensione artica determina un incremento delle condizioni climatiche estreme anche durante l’inverno nell’emisfero nord.
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
il tutto questo sempre se hai letto l'articolo su meteolive,della teoria lanciata dallo scienziato russo che dal 2014 con picco 2050 e prosseguimento fino al 2100 dell'era glaciale in europa,puo' essere collegato sempre alla corrente a getto ,oppure sono due cose opposte ,come' il tempo in svezia saluti![]()
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Re: Inverno gelido a causa del minimo dei ghiacci artici?
Sono dispiaciuto per il fatto che tu ti sia trovato male.nevofilo80 ha scritto:Qui ad Oslo il tempo non e malaccio comincia a fare freschetto al momento ci sono 9 gradi domani dovrebbe piovere e nevicare sopra i 1200 metri .la mia permanenza da incubo in ambito lavorativo sta finendo e anche personale .a fine ottobre torno mi scade il contratto e molto probabilmente facendo le corna per il contrario sono in contatto con una societa di vigilanza privata che mi dovrebbe prendere a lavorare per i primi di novembre ..un saluto a prestoburano-20 ha scritto:saluti nevofilo80nevofilo80 ha scritto:E’ un titolo impegnativo, ma è proprio questo che alcuni studiosi hanno ipotizzato in una recente conferenza telefonica ospitata su Climate Nexus. Del minimo storico di estensione dei ghiacci artici ne abbiamo già diffusamente parlato in diversi articoli (Primi rilevamenti da minimo storico dei ghiacci artici; Nuovi dati da minimo storico dei ghiacci artici; Minimo storico nell'artico: verso un polo senza ghiacci?), ma non ci siamo soffermati sulle conseguenze alle quali questa “catastrofe climatica” può condurre. La conferenza sopraccitata trattava proprio questo argomento, ossia delle potenziali conseguenze della perdita dei ghiacci all’esterno della regione artica. Secondo alcune recenti ricerche infatti la ridotta estensione artica determina un incremento delle condizioni climatiche estreme anche durante l’inverno nell’emisfero nord.
Ma in che modo la perdita dei ghiacci potrà influenzare l’andamento atmosferico della prossima stagione invernale? Tutta colpa della corrente a getto, così affermano i ricercatori. Jennifer Francis dell’Università di Rutgers, in un suo recente studio, da lei citato nella conferenza di mercoledì, afferma che tutto è dovuto alla cosiddetta amplificazione artica: il ghiaccio marino sciogliendosi, espone le acque alla radiazione solare (la quale in presenza di ghiacci viene in gran parte riflessa per l’appunto), facendo si che l'oceano assorba molta più energia in termini di calore, “è come avere una nuova fonte di energia per l’atmosfera” dice la studiosa.
La progressiva riduzione dell’estensione, ben visibile dal video che segue, secondo stime NSIDC, è quantificabile in un - 45% rispetto agli anni ’80 e ’90. Una tale perdita, specie quest’anno, apporterà un riscaldamento pari a 20 anni di emissioni di anidride carbonica ha detto Peter Wadhams dell’Università di Cambridge alla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19496674).E come questo possente riscaldamento come agisce sulla corrente a getto? Prima di spiegarlo acceniamo brevemente al fenomeno stesso della corrente a getto, per capire quanto sia fondamentale per l’andamento atmosferico del nostro emisfero. La corrente a getto (o jet stream) è costituita da venti molto intensi che circumnavigano tutto il pianeta Terra in senso longitudinale, raggiungendo una velocità di 150-250 Km/h, una larghezza di 150-500 Km e uno spessore verticale di 3,5 Km. Questa corrente non segue una traiettoria rettilinea ma è costretta a deviare nelle cosiddette Onde di Rossby. In questo modo avvengono continui sconfinamenti delle masse d’aria polari e sub-tropicali, con conseguenti irruzioni fredde verso Sud e calde verso Nord, con tutti gli eventi meteorologici che ne derivano. Tale corrente trae la sua origine dalle discontinuità termiche sul piano orizzontale, una intorno ai 30° di latitudine e una intorno ai 60°, in quanto lungo tali fasce si fronteggiano masse d’aria con temperature sensibilmente diverse.
Tornando a noi, in autunno tutto il calore accumulato viene rilasciato nell'atmosfera. Come abbiamo visto, essendo che la corrente a getto è alimentata dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle temperate, qualsiasi modifica di tale differenza è destinata a modificare la corrente a getto stessa. La dottoressa Francis dell’Università di Rutgers, e il dottor Stephen Vavrus dell’Università del Wisconsin-Madison, come accennato sopra, all’inizio di quest’anno hanno pubblicato uno studio congiunto intitolato “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes”, il quale ha appunto dimostrato il che rapido riscaldamento dell'Artico sta alterando il corso della corrente a getto, infatti in un passaggio dello studio si afferma:
“Two effects are identified that each contribute to a slower eastward progression of Rossby waves in the upper-level flow: 1) weakened zonal winds, and 2) increased wave amplitude. These effects are particularly evident in autumn and winter consistent with sea-ice loss, but are also apparent in summer, possibly related to earlier snow melt on high-latitude land. Slower progression of upper-level waves would cause associated weather patterns in mid-latitudes to be more persistent, which may lead to an increased probability of extreme weather events that result from prolonged conditions, such as drought, flooding, cold spells, and heat waves.”
Quindi si è di fronte ad un rallentamento della corrente, con un “inasprimento” dell’ampiezza e della profondità delle onde di Rossby,e tutto ciò aumenta le probabilità di eventi estremi di lunga durata, come siccità, inondazioni e ondate di calore, specialmente in autunno e in inverno.
Il cambiamento degli equilibri nell’artico può incidere notevolmente nella modifica dei patterns meteorologici, sempre lo studio in questione infatti cita degli esempi di eventi estremi che sembrano avere molta attinenza con le vicende artiche: l’ondata di calore del 2011 in Texas con la conseguente disastrosa siccità, oppure alcune configurazioni che hanno portato a pesanti nevicate del nord-est degli States e in Europa durante gli ultimi inverni.
Concludendo: si può dire che vi sarà un inverno particolarmente rigido a causa della riduzione dei ghiacci? In base a quanto detto si è possibile, ma è soprattutto probabile che assisteremo ad eventi estremi di lunga durata siano essi gelidi e nevosi, oppure caldi e siccitosi. Ma da quanto detto emerge soprattutto che ciò che accade al Polo Nord ha effetti rilevanti anche a casa nostra.pubblicato da CAMBIAMENTI CLIMATICI
il tutto questo sempre se hai letto l'articolo su meteolive,della teoria lanciata dallo scienziato russo che dal 2014 con picco 2050 e prosseguimento fino al 2100 dell'era glaciale in europa,puo' essere collegato sempre alla corrente a getto ,oppure sono due cose opposte ,come' il tempo in svezia saluti![]()
Tanti auguri per la nuova prospettiva lavorativa!
- nevofilo80
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il posto è anche bello buon stipendio ,ma secondo me qui è una vita molto diversa dalla nostra abituato a roma il traffico negozi aperti fino a tardi qui non mi sono affiatato con nessuno ,qui sono persone poco dialettiche fredde .qui il pomeriggio massimo le 5 chiudono i negozi e se ne vanno nei cantri commerciali di fronte il porto .poi sono venuto qua di corsa ,anche perchè sto uscendo da un brutto matrimonio ,il mio amico tifone sa qualcosa della mia vita .purtroppo quando ti ritrovi a scappare rimanere senza niente senza un euro ho preso la palla al balzo ma mi sono accorto che questi mesi qua non mi hanno alleviato il male dentro che ho subito .poi mi manca mia madre mi è rimasta lei e mia sorella .gli amici sono tutti spariti forse perchè avevano paura che gli chiedevo aiuto .mi è rimasta la casa a tor vergata e non vedo l.ora di tornare anche perchè il lavoro in aereoporto non ha fatto mai parte delle mie esperienze lavorative .qui ci puoi stare 2 mesi ma in vacanza perchè per viverci significa ricominciare la tua vita da zeroburano-20 ha scritto:tanti auguri per il nuovo lavoro tu che puoi,un'ultima cosa solo il lavoro o anche il posto non ti andava saluti
ma tu non stavi a campo felice o sbaglio,se cosi fosse e meglio che torni alla base e stai con la tua famiglia,il paese d'origine alla fine e sempre meglio salutinevofilo80 ha scritto:il posto è anche bello buon stipendio ,ma secondo me qui è una vita molto diversa dalla nostra abituato a roma il traffico negozi aperti fino a tardi qui non mi sono affiatato con nessuno ,qui sono persone poco dialettiche fredde .qui il pomeriggio massimo le 5 chiudono i negozi e se ne vanno nei cantri commerciali di fronte il porto .poi sono venuto qua di corsa ,anche perchè sto uscendo da un brutto matrimonio ,il mio amico tifone sa qualcosa della mia vita .purtroppo quando ti ritrovi a scappare rimanere senza niente senza un euro ho preso la palla al balzo ma mi sono accorto che questi mesi qua non mi hanno alleviato il male dentro che ho subito .poi mi manca mia madre mi è rimasta lei e mia sorella .gli amici sono tutti spariti forse perchè avevano paura che gli chiedevo aiuto .mi è rimasta la casa a tor vergata e non vedo l.ora di tornare anche perchè il lavoro in aereoporto non ha fatto mai parte delle mie esperienze lavorative .qui ci puoi stare 2 mesi ma in vacanza perchè per viverci significa ricominciare la tua vita da zeroburano-20 ha scritto:tanti auguri per il nuovo lavoro tu che puoi,un'ultima cosa solo il lavoro o anche il posto non ti andava saluti
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Si certo amico mio ho una piccola casina lasciata da mio padre prima che volasse in cielo.indubbiamente la famiglia viene prima di tutto ,ma mi mette allegria come arrivi alla valle del salto che vedi gli Appennini e quella strada che sale da tornir parte e poi ad un certo punto arrivi sulla piana e senti aria buona ..nascere tra le montagne e fare peter e una bella sensazioneburano-20 ha scritto:ma tu non stavi a campo felice o sbaglio,se cosi fosse e meglio che torni alla base e stai con la tua famiglia,il paese d'origine alla fine e sempre meglio salutinevofilo80 ha scritto:il posto è anche bello buon stipendio ,ma secondo me qui è una vita molto diversa dalla nostra abituato a roma il traffico negozi aperti fino a tardi qui non mi sono affiatato con nessuno ,qui sono persone poco dialettiche fredde .qui il pomeriggio massimo le 5 chiudono i negozi e se ne vanno nei cantri commerciali di fronte il porto .poi sono venuto qua di corsa ,anche perchè sto uscendo da un brutto matrimonio ,il mio amico tifone sa qualcosa della mia vita .purtroppo quando ti ritrovi a scappare rimanere senza niente senza un euro ho preso la palla al balzo ma mi sono accorto che questi mesi qua non mi hanno alleviato il male dentro che ho subito .poi mi manca mia madre mi è rimasta lei e mia sorella .gli amici sono tutti spariti forse perchè avevano paura che gli chiedevo aiuto .mi è rimasta la casa a tor vergata e non vedo l.ora di tornare anche perchè il lavoro in aereoporto non ha fatto mai parte delle mie esperienze lavorative .qui ci puoi stare 2 mesi ma in vacanza perchè per viverci significa ricominciare la tua vita da zeroburano-20 ha scritto:tanti auguri per il nuovo lavoro tu che puoi,un'ultima cosa solo il lavoro o anche il posto non ti andava saluti
- LINO LAKI ZANETTI
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E' lontano dalla terra natia che apprezzi i suoi caratteri più tradizionali, quelli che hai sempre davanti agli occhi quando sei a casa ma ti mancano quando sei altrove... un piatto di pasta al pomodoro, amatriciana o carbonara... un disco di musica napoletana... una foto che ti aveva stancato e ora non più... paesaggi vecchi e scontati che confrontati alle nuove scoperte acquistano luminosità e colore! è bello viaggiare... around the world!! 
Parole da incorniciare...Io vivo a Firenze da due anni o poco più, ma quando torno nella "mia Marsica", sono la persona + felice del mondo...il profumo dell'aria fina di montagna, i colori, le montagne, il paesaggio...quando nn ce l'hai a "portata di mano" le apprezzi di più!!LINO LAKI ZANETTI ha scritto:E' lontano dalla terra natia che apprezzi i suoi caratteri più tradizionali, quelli che hai sempre davanti agli occhi quando sei a casa ma ti mancano quando sei altrove... un piatto di pasta al pomodoro, amatriciana o carbonara... un disco di musica napoletana... una foto che ti aveva stancato e ora non più... paesaggi vecchi e scontati che confrontati alle nuove scoperte acquistano luminosità e colore! è bello viaggiare... around the world!!