La piccola era glaciale e i cicli solari

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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nevofilo80
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La piccola era glaciale e i cicli solari

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In passato, almeno nel mondo occidentale, si pensava che il Sole fosse un oggetto immutabile, con un globo perfetto. Nel tempo però ci si è dovuti ricredere a questa credenza, soprattutto quando sono state individuate le prime macchie solari sulla sua superficie che l’accompagnavano nella sua rotazione. Alla prima crepa della teoria dell’immutabilità solare giunsero conferme definitive quando si riuscì a dimostrare che le macchie solari aumentavano e diminuivano nel tempo, seguendo un ciclo regolare di 11 anni, chiamato ciclo delle macchie solari o ciclo di Schwabe, dal nome del suo scopritore. La lunghezza del ciclo però comunemente a quanto si potrebbe pensare, può variare e durare 11 anni solo in media. Il più breve è stato di 8 anni, mentre il più lungo di 14 anni, ma ciò che non cambia è la progessione delle macchie, in aumento sino al massimo e poi in diminuzione successivamente. Un numero più elevato di macchie solari vuol dire un aumento dell’attività solare, che è sinonimo di eruzioni solari o esplosioni di materiale solare, noto come espulsioni di massa coronale (CME). Il maggior numero di macchie solari, in ogni dato ciclo, è denominato “massimo solare“, mentre il numero più basso è indicato come “minimo solare“. Ogni ciclo varia notevolmente di intensità, cosicchè alcuni massimi solari sono così bassi da essere quasi indistinguibili dal minimo precedente. Un tale insieme di cicli così bassi avvenuti tra il 1645 ed il 1715 è notoriamente conosciuto come il Minimo di Maunder. Coloro che hanno avuto modo di osservare il Sole in quel periodo, furono testimoni di un numero di macchie solari bassissimo. In quel periodo si contarono circa 30 macchie, ossia un millesimo di ciò che tipicamente avviene sul Sole attualmente. Furono gli anni della piccola Era Glaciale, un periodo estremamente freddo, interessato da pesanti nevicate, valori di temperatura gelidi e anni senza estate. Si verificò proprio in quegli anni il congelamento di grandi superfici liquide, come il Tamigi e il Mar Baltico. I ghiacciai polari crebbero sensibilmente, così come quelli Alpini, distruggendo molti villaggi. In Islanda cessò del tutto la coltivazione del grano, in Finlandia morì un terzo della popolazione, mentre in Svezia ci fu una forte crisi economica. Il Tamigi gelò sei volte nel XVII secolo e nell’inverno del 1607-1608 cominciò una tradizione destinata a durare per più di due secoli: la fiera del ghiaccio, ovvero l’organizzazione di spettacoli, divertimenti e piccoli commerci sul fiume gelato. Si lanciò la fiera del pattinaggio ad opera di Enrico VIII, quando ci si spostava da Londra alla vicina Greenwich. Persino Shakespeare cita quegli anni dove descrive la consegna del latte gelato nei secchi. I pittori fiamminghi hanno dipinto decine di meravigliose tele dove sono raffigurati gli inverni freddissimi del Belgio. Faceva un freddo terribile anche nell’Europa meridionale: carestie e sommosse si verificarono in gran parte dei paesi, mentre a Venezia la neve sfondò con il suo peso i tetti delle abitazioni. La gente in Scozia si sdraiava per terra e si lasciava morire per la disperazione di quella situazione. In Cina e Nord America la situazione non era migliore, con grande gelo sparso nei continenti. E’stato calcolato che la temperatura media terrestre fosse di circa 2-3°C inferiore a quella attuale, e vari dipinti mostrano le vallate alpine, oggi verdi e rigogliose, coperte dal ghiaccio perenne. Per 8 volte gelò tutta la laguna veneta e 4 volte quella del Po in soli 5 anni. Il “Morning Post“, nel 1813, parlò di un elefante che passava da riva a riva sul Tamigi nei pressi del ponte di Blackfriar. Come ben sappiamo il terribile inverno russo fermò Napoleone alle porte di Mosca. Nel 1816 poi, il Nord America e l’Europa Nord Occidentale vissero un terribile anno senza estate.


Tela di Hendrick Avercamp, esposta al Rijksmuseum di Amsterdam

Sulla Pennsylvania e sui rilievi del New England caddero ben 15 cm nel mese di Giugno, seguiti da una prima sequenza di gelate. In piena estate si girava con cappotto e guanti e si arrivò ad una pesante crisi alimentare. Fu un anno di carestia e i prezzi lievitarono alle stelle. Molti andarono in miseria e altri si tolsero la vita. Il pane era introvabile, l’uva andata distrutta. Pesanti i disagi in Inghilterra e Francia, mentre in Svizzera si macellava di tutto. Anche i racconti di Mary Shelley in villeggiatura sul lago di Ginevra in compagnia di Lord Byron e del marito, descrive interminabili settimane fredde e piovose. Epidemie interessarono il Bengala e la Russia europea, arrivando al colera. A quei tempi si rifanno le meravigliose fiabe di Andersen e i racconti di Natale di Dickens, sempre raffigurati con la neve. La Piccola era glaciale ha avuto un tempo maggiore rispetto al minimo di Maunder, forse per ulteriori variabili ancora non conosciute. Nonostante molti scienziati pensino che la prolungata attività minima del Sole abbia raffreddato la Terra ritenendola quindi la causa primaria di tale situazione, non è mai stata trovata una precisa correlazione causa-effetto che potesse dare delle certezze assolute. I dettagli della variazione solare e i suoi effetti infatti sono ancora causa di ricerche. Tuttavia, essendo il Sole il motore principale della vita, una sua minore attività per decenni basta per molti studiosi a mettere fine alle teorie alternative. Ma ci sono fotografie del 1875 che ritraggono le cascate del Niagara interamente congelate, indice che anche dopo l’avvenuta ripresa dell’attività solare, il freddo continuava a persistere. Gli studi solari hanno cominciato ad avere basi scientifiche solide dopo la prima metà del ventesimo secolo. I ricercatori hanno stabilito che le macchie solari sono un fenomeno magnetico e che il Nord ed il Sud della nostra stella fungono come una calamita. L’interno del Sole è in continua evoluzione; una situazione dinamica che in passato non si poteva certamente immaginare. Attualmente si studiano questi meccanismi attraverso un’area di ricerca che prende il nome di eliosismologia, attraverso la quale gli scienziati possono acquisire una comprensione maggiore di ciò che accade nelle sue profondità. Si è scoperto che il materiale magnetico all’interno del Sole è in costante allungamento, torsione. I movimenti nel suo interno non sono definitivamente tracciati, ma col tempo si è scoperto che portano alla completa inversione dei poli. Il campo inverte il proprio verso infatti ogni undici anni, in corrispondenza del massimo del ciclo solare. La rotazione differenziale della stella causa una forte deformazione delle linee del campo magnetico, che appaiono aggrovigliate su se stesse; Circa 11 anni più tardi, i poli si invertono nuovamente tornando sui propri passi, rendendo l’intero ciclo solare in realtà, un fenomeno di 22 anni. Il sole si comporta in modo simile nel corso di ciascun ciclo di 11 anni, non importa quale polo si trovi in cima. Il Sole si sta dirigendo verso il suo ennesimo massimo solare, ecco perchè le espulsioni di massa coronale, i brillamenti, e le sue attività sono più comuni di quanto non lo fossero qualche anno fa. Il picco è atteso verso la fine del 2013 o agli inizi del 2014, e dovrebbe successivamente raggiungere il minimo intorno al 2020, anche se le previsioni dei cicli solari sono ancora molto incerte e in via sperimentale. Si può affermare però che questo sia stato il più lento ciclo di macchie solari da quando esiste l’era spaziale, che poi è il lasso di tempo entro il quale abbiamo avuto la possibilità di osservazioni più dettagliate. Il lentissimo ciclo di cui siamo stati spettatori ha indotto alcuni ricercatori a credere che il prossimo potrebbe essere ancora più lento, con pochissime macchie solari, anche durante il massimo solare. E ‘ancora troppo presto per tracciare un quadro definitivo, ma anche se questo fosse il caso, è già accaduto in epoche passate e non è certamente un motivo di tremenda preoccupazione. Quattrocento anni di osservazioni delle macchie solari hanno dimostrato che il ciclo undecennale sarà sempre presente. Tracciando un quadro finale di quanto scritto, siamo passati da un’epoca gelida, nevosa, caratterizzata anche da pesanti disagi, ad una più mite, dove l’energia in gioco provocata dalla temperatura più elevata degli oceani tuttavia, potrebbe comportare altri problemi. E’stato il Sole la causa di tutto? O ci sono altre spiegazioni, magari anche interne alla Terra ancora da scoprire e decifrare? Il minimo di Maunder è stato un caso o è un’evoluzione destinata prima o poi a tornare? Ai posteri l’ardua sentenza.
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Fonte news piccola era glaciale: Il tempo per tutti, di Guido Caroselli
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Con il termine "Piccola Era Glaciale" si indica convenzionalmente un periodo di forte raffreddamento climatico e in particolare un avanzamento dei ghiacciai, specialmente per quanto riguarda l'area europea, avvenuto tra il 1500 e la metà del 1800.ImmagineQuesto periodo seguì al cosiddetto Optimum Medievale, un periodo in cui il clima aveva conosciuto un moderato riscaldamento, ed è stato sostituito da un nuovo periodo caldo, quello che ancora oggi caratterizza il clima globale, dalla metà del 1800 per l'appunto. Durante la "Piccola Era Glaciale" (abbreviata in PEG, in Inglese LIA, ovvero "Little Ice Age") il raffreddamento del clima caratterizzò in primo luogo l'Europa ed ebbe, invece, impatti molto variegati sul clima del resto del Mondo: in alcune zone ci furono effettivamente delle condizioni climatiche più fredde, l'espansione dei ghiaccai e un clima decisamente differente rispetto ai secoli precedenti, tuttavia i recenti studi hanno evidenziato come non sia stato, come si credeva in realtà, un periodo di raffreddamento globale generale. Questi studi recenti (Bradley and Jones, 1993; Jones et al., 1998; Mann et al., 1998, 1999) osservano come, tra il XV secolo e il XIX secolo, la temperatura abbia registrato un calo di circa 0,6°C nell'Emisfero Boreale (Settentrionale); l'impatto climatico più rilevante si registrò nelle zone in prossimità del Nord Atlantico. Come detto, gli effetti più rilevanti si ebbero in Europa e ciò è ben evidente, ad esempio, nelle illustrazioni dei ghiacciai alpini.ImmagineEffettivamente il cambiamento climatico nell'area alpina fu particolarmente rilevante. Nella valle di Chamonix, ad esempio, molti villaggi e numerose fattorie andarono perdute a seguito del rilevante avanzamento dei ghiacciai, tanto che gli abitanti si rivolsero al Vescovo di Genova perchè facesse un esorcismo contro le "forze oscure" responsabili della sciagura che stava colpendo la valle. In gran parte dell'Europa Settentrionale i danni furono altrettanto drammatici: il raffreddamento climatico, unito a una circolazione atmosferica alterata, causò un peggioramento dei raccolti e a ciò seguirono carestie, epidemie e, conseguentemente, un forte aumento della mortalità, specie di quella infantile. La PEG sembra abbia caratterizzato il clima europeo più per una variabilità molto maggiore delle condizioni, piuttosto che per un generale raffreddamento medio. In Svizzera i primi inverni particolarmente freddi si registrarono verso la metà del 1550, le prime stagioni primaverili fredde iniziarono, invece, soltanto nel 1568 e la prima Estate veramente fredda fu nel 1573, a Londra nel 1666 a un Inverno molto freddo seguì un'Estate calda, caratterizzata dal Grande Incendio di Londra e durante il 1789, anno della celebre Presa della Bastiglia, le condizioni dei contadini francesi peggiorarono criticamente non solo per un Inverno freddo, ma anche per un'Estate calda. L'espansione dei ghiacci nel Nord Atlantico creò ulteriori problemi, in quanto mise in difficoltà i pescatori dell'Islanda e della Scandinavia e gli insediamenti norvegesi in Groenlandia, in quanto la rotta commerciale tra Groenlandia e Scandinavia non fu più utilizzabile a causa dell'oceano ghiacciato. A livello globale i ghiacci non mostrano, come era avvenuto nell'Era Glaciale del Pleistocene, l'esistenza di un periodo più freddo prolungato e continuo sincrono al raffreddamento nelle zone europee (o comunque adiacenti al Nord Atlantico): le condizioni appaiono, infatti, generalmente più fredde, ma variabili da regione a regione, per quanto riguarda l'ambito temporale, e intervallate a intermittenza da periodi miti. In Nord America, ad esempio, il XVII secolo, il più freddo per l'Europa, non fu inusualmente freddo, mentre nel XIX secolo, quando l'Europa stava uscendo dal periodo freddo precedente, il Nord America sperimentò temperature tra le più fredde di sempre, tanto che sono riportate testimonianze del porto di New York congelato. Prima del XX secolo è stato accertato un avanzamento dei ghiacciai in Alaska, Nuova Zelanda e Patagonia, tuttavia le differenze temporali di avanzamento tra una zona e l'altra lasciano supporre più a variazioni climatiche locali che a un generale raffreddamento sincrono.ImmagineIl cambiamento climatico che ha colpito l'Europa e il Nord Atlantico, quindi, va letto in particolar modo come un cambiamento del modello circolatorio e in questo il cambiamento che ha riguardato la North Atlantic Oscillation (NAO) sembra farla da padrone, specialmente per quel che riguarda le temperature invernali. Se è vero che la stagione invernale del 1838, l'Inverno in assoluto più freddo del periodo in Europa, fu una tra le più fredde per tutto l'Emisfero Nord (questo fu dovuto probabilmente all'eruzione del vulcano Coseguina in Nicaragua), è altresì vero che gli inverni particolarmente freddi e secchi della fine del XVII secolo (1-2°C sotto la media) nell'Europa Centrale sono associati a temperature più calde della norma in Groenlandia, apparendo quindi evidente l'influenza della NAO (in modalità negativa).Immagine
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Messaggio da Neve_per_sempre »

Quindi in Italia è previsto un raffredamento negli anni a venire oppure il trend in atto è di t° sopra la media?

Grazie mille.

Buona domenica a tutti!
Neve_per_sempre
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Nessuno può dirmi qualcosa in parole ricche?
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