Effettivamente proprio questo è balzato agli occhi soprattutto questo inverno ossia la limitatissima estensione del VP che per lunghi tratti è apparso rimpicciolito, striminzito ed impotente.cuotamare ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 7:30 pmReply.picchio70 ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 5:46 pmCiao, beh adesso non commettere lo stesso errore al rovescio.
Le questioni non si trattano con l'accetta, se il vpt oggi è meno esteso
un motivo ci sarà, e ne abbiamo discusso più volte .
Però sono d'accordo con te sulle TLC , rimanere ancorati a numeretti
perdendo di vista il bilancio energetico ed un primis le ssta , non serve a nulla,
come i fatti dimostrano .
L'errore con l'accetta lo stai facendo tu.
Semplicemente la fascia intertropicale è in perenne surplus energetico e l'area artica in perenne deficit per natura di inclinazione e successiva quantità di radiazione ricevuta.
Se insiste un surplus energetico il sistema redistributivo muove in modo da portar più calore a chi ne ha di meno, ovvero l'area artica che in tale modo subisce le anomalie positive maggiori, mentre l'area intertropicale le anomalie positive minori.
Il rovescio se insisite un deficit energetico.
Il riscaldamento globale in corso non fa altro che riscaldare maggiormente l'area artica colmando di fatto il VPT ( vortice circumpolare/fronte polare/linea di scontro tra l'aria delle medie latitudinie e quella polare/artica ) il quale viene a trovarsi sempre più a prender posizioni più settentrionali.
STORIE DI UN CLIMA PASSATO
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SOLESPOTLESS
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Ma guarda che io dico e penso la stessa cosa , forse hai capito male .
Sottolineavo il fatto che comunque ogni cosa se contestualizzata ha il suo senso .
Non ci sono nella meteorologia " cose inutili " , semmai è inutile l'utilizzo che se ne fa'.
Sottolineavo il fatto che comunque ogni cosa se contestualizzata ha il suo senso .
Non ci sono nella meteorologia " cose inutili " , semmai è inutile l'utilizzo che se ne fa'.
Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
La contrazione del VPT ha radici antiche, apprezzabili dal 1979 ad oggi tramite le rilevazioni satellitari.SOLESPOTLESS ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 7:34 pmEffettivamente proprio questo è balzato agli occhi soprattutto questo inverno ossia la limitatissima estensione del VP che per lunghi tratti è apparso rimpicciolito, striminzito ed impotente.cuotamare ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 7:30 pmReply.picchio70 ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 5:46 pm
Ciao, beh adesso non commettere lo stesso errore al rovescio.
Le questioni non si trattano con l'accetta, se il vpt oggi è meno esteso
un motivo ci sarà, e ne abbiamo discusso più volte .
Però sono d'accordo con te sulle TLC , rimanere ancorati a numeretti
perdendo di vista il bilancio energetico ed un primis le ssta , non serve a nulla,
come i fatti dimostrano .
L'errore con l'accetta lo stai facendo tu.
Semplicemente la fascia intertropicale è in perenne surplus energetico e l'area artica in perenne deficit per natura di inclinazione e successiva quantità di radiazione ricevuta.
Se insiste un surplus energetico il sistema redistributivo muove in modo da portar più calore a chi ne ha di meno, ovvero l'area artica che in tale modo subisce le anomalie positive maggiori, mentre l'area intertropicale le anomalie positive minori.
Il rovescio se insisite un deficit energetico.
Il riscaldamento globale in corso non fa altro che riscaldare maggiormente l'area artica colmando di fatto il VPT ( vortice circumpolare/fronte polare/linea di scontro tra l'aria delle medie latitudinie e quella polare/artica ) il quale viene a trovarsi sempre più a prender posizioni più settentrionali.
Qui in una gif decennale dal 1979 ad oggi

Qui invece la gif col salto diretto nell'estensione media del VPT nel decennio 1979/89 e quella del decennio 2012/22

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vignaiolo
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Fa male vedere queste cosecuotamare ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 8:07 pmLa contrazione del VPT ha radici antiche, apprezzabili dal 1979 ad oggi tramite le rilevazioni satellitari.SOLESPOTLESS ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 7:34 pmEffettivamente proprio questo è balzato agli occhi soprattutto questo inverno ossia la limitatissima estensione del VP che per lunghi tratti è apparso rimpicciolito, striminzito ed impotente.cuotamare ha scritto: ↑gio feb 22, 2024 7:30 pm
Reply.
L'errore con l'accetta lo stai facendo tu.
Semplicemente la fascia intertropicale è in perenne surplus energetico e l'area artica in perenne deficit per natura di inclinazione e successiva quantità di radiazione ricevuta.
Se insiste un surplus energetico il sistema redistributivo muove in modo da portar più calore a chi ne ha di meno, ovvero l'area artica che in tale modo subisce le anomalie positive maggiori, mentre l'area intertropicale le anomalie positive minori.
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Qui in una gif decennale dal 1979 ad oggi
Qui invece la gif col salto diretto nell'estensione media del VPT nel decennio 1979/89 e quella del decennio 2012/22
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Stazione meteorologica e scientifica svedese a Capo Thordsen, nelle isole Svalbard, nel 1882.
La stazione dell'Accademia Svedese delle Scienze operò per tredici mesi dal 1° Agosto 1882 al 31 Agosto 1883 nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale, siamo sul 78°parallelo nord.
In questo periodo la temperatura più bassa fu di -32,6°il 2 Gennaio 1883.
La pressione atmosferica raggiunse un minimo di 968,3 hPa il 22 Febbraio 1883, mentre il massimo valore fu di 1033,6 hPa il 29 Aprile dello stesso anno.

La stazione dell'Accademia Svedese delle Scienze operò per tredici mesi dal 1° Agosto 1882 al 31 Agosto 1883 nell'ambito dell'Anno Polare Internazionale, siamo sul 78°parallelo nord.
In questo periodo la temperatura più bassa fu di -32,6°il 2 Gennaio 1883.
La pressione atmosferica raggiunse un minimo di 968,3 hPa il 22 Febbraio 1883, mentre il massimo valore fu di 1033,6 hPa il 29 Aprile dello stesso anno.

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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
CONDIZIONI METEOROLOGICHE IN ALCUNE CITTÀ ITALIANE IL 24 FEBBRAIO 1840.
MILANO
Minima -3,1°/ massima +3,4°
BOLOGNA
Minima -2,9°/massima +2,1°
PARMA
Ore 15,00 +2,8°
FIRENZE
Ore 9,00 0,0°
Ore 12,00 +2,5°
Ore 15,00 +2,5°
Ore 18,00 +1,7°
Ore 21,00 +1,2°
Sereno vento da Nordest
SIENA
Ore 7,00 -1,8°
Ore 13,00 +1,1°
Ore 21,00 -0,6°
PERUGIA
Ore7,00 -3,1° vento gelido da nordest
Ore12,00 +1,2° vento forte e gelido da nordest.
ROMA
Ore 15,00 +9,3°
Nuvoloso , vento da Nord

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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
IL MITE INVERNO 1850/1851 A FIRENZE .
Anche durante i secoli passati, nei quali gli inverni erano decisamente più freddi, era possibile che si verificassero invernate abbastanza miti .
Un esempio di inverno mite, o poco freddo, fu quello del 1850/ 1851 a Firenze quando la dolce temperatura provocò una fioritura anticipata delle piante:
Ce lo racconta Filippo Parlatore, un medico e botanico originario di Palermo, che Il Granduca di Toscana Leopoldo II aveva nominato nel 1842 direttore del Giardino dei Semplici annesso a Museo Botanico, e professore di Botanica dell' Università di Firenze, successivamente, nel 1868 Parlatore fu nominato direttore del Museo di Storia Naturale, incarico che svolse fino alla morte avvenuta il 9 Settembre 1877.
Così descrive Filippo Parlatore quel mite inverno di metà 800:
" L' inverno 1850 / 1851 era in corso in Firenze bello e mite più dell' usato.
Non era caduta punta neve questa si vedeva da lungi sulle alte cime dei monti di Pistoia, biancheggianti sempre in tempo d' inverno, le piogge erano state scarse e molto rare e le piante avevano incominciato a muovere molto per tempo ".
Parlatore scrive che la temperatura media di quell' inverno a Firenze fu di + 7,4°,un valore superiore al normale, e che non solo non nevicò e piovve poco , ma furono poche anche le volte che la temperatura in città scese sotto zero, citando il 23 Dicembre 1850 e il 12 Febbraio 1851 quando furono misurati - 1,3°.
Continuando a descrivere la mitezza di quella stagione invernale Filippo Parlatore descrive le fioriture anticipate di molte piante :
" Sin dai primi dell' anno 1851 i fiori erano apparsi in mezzo al verde dei nostri campi, e poco di poi il mandorlo e il pesco avevano fiorito, annunziando vicino il ritorno della bella stagione ".
I primi fiori di Piè di Gallo apparvero il 5 Gennaio, con circa due settimane di anticipo, mentre il mandorlo del giardino botanico annesso al Museo di Fisica e di Storia Naturale incominciò a fiorire il 23 Gennaio, però in luoghi più riparati anche cinque o sei giorni prima.
I primi fiori di pesco furono segnalati dal botanico Caruel il giorno 24 Febbraio.
Filippo Parlatore così continua a narrare quell' anticipo di primavera :
" Più presto del solito gli olivi mettevano le foglie e le viti gemmavano abbondantemente frutti cristallini, verdeggiavano i prati e i colli e si schiudevano nei campi i fiori degli anemoli, delle giunchiglie, della brettagne e dei tulipani venuti dall' Oriente ad avverare sempre più il tuo nome di Fiorenza ".
Il tono diventa quasi poetico quando descrive l' esplosione anticipata della natura che avvenne già a fine Febbraio e si completò a Marzo :
" Il gaggiolo sporgendo dalle rupi e dalle mura mostrava il bianco fiore onde fu tratto lo stemma della nostra città .
Da climi più beati ritornava la rondine peregrina, il rusignolo ed il merlo, festeggiavano cantando gli amori loro, ed apparivano nei campi le fiammelle della prime lucciole foriere di quegli spettacoli che in sere più tiepide la natura presenta nelle nostre campagne "
Queste ultime descrizioni parlano già di primavera avanzata, Parlatore infatti trascorse la prima parte della primavera a Firenze, e il 3 Maggio partì per in lungo viaggio nei paesi scandinavi.
Nei suoi scritti Filippo Parlatore parla della mitezza di questo inverno fiorentino di metà ottocento, sottolineando che in altri anni la stagione era stata cruda, e non erano mancate le nevicate e intense gelate, proprio nell' inverno precedente, quello del 1849/ 1850 un intensa ondata di freddo aveva fatto scendere in città la temperatura vicino a - 13° negli ultimi giorni di Dicembre, quando furono raggiunti - 12,9° allo storico Osservatorio Ximeniano, e - 12,5° al Real Museo di Fisica e Storia Naturale del quale sarebbe diventato direttore 17 anni dopo , nel 1868.
Parlatore sottolinea che il gran freddo di fine Dicembre 1849 il gelo aveva bruciato i rami di molti olivi, e alcune piante si seccarono, ricordando che l' olivo era coltivato con difficoltà nella zona di Firenze, perchè non riusciva resistere a gli inverni più rigidi.
Parlatore ricorda anche l' ondata di freddo del 18 Dicembre 1846 in contrasto con l' inverno 1850/ 1851 che fu così mite e gradevole, inconsueto in quell' epoca nel quale gli inverni miti erano poco frequenti.

Anche durante i secoli passati, nei quali gli inverni erano decisamente più freddi, era possibile che si verificassero invernate abbastanza miti .
Un esempio di inverno mite, o poco freddo, fu quello del 1850/ 1851 a Firenze quando la dolce temperatura provocò una fioritura anticipata delle piante:
Ce lo racconta Filippo Parlatore, un medico e botanico originario di Palermo, che Il Granduca di Toscana Leopoldo II aveva nominato nel 1842 direttore del Giardino dei Semplici annesso a Museo Botanico, e professore di Botanica dell' Università di Firenze, successivamente, nel 1868 Parlatore fu nominato direttore del Museo di Storia Naturale, incarico che svolse fino alla morte avvenuta il 9 Settembre 1877.
Così descrive Filippo Parlatore quel mite inverno di metà 800:
" L' inverno 1850 / 1851 era in corso in Firenze bello e mite più dell' usato.
Non era caduta punta neve questa si vedeva da lungi sulle alte cime dei monti di Pistoia, biancheggianti sempre in tempo d' inverno, le piogge erano state scarse e molto rare e le piante avevano incominciato a muovere molto per tempo ".
Parlatore scrive che la temperatura media di quell' inverno a Firenze fu di + 7,4°,un valore superiore al normale, e che non solo non nevicò e piovve poco , ma furono poche anche le volte che la temperatura in città scese sotto zero, citando il 23 Dicembre 1850 e il 12 Febbraio 1851 quando furono misurati - 1,3°.
Continuando a descrivere la mitezza di quella stagione invernale Filippo Parlatore descrive le fioriture anticipate di molte piante :
" Sin dai primi dell' anno 1851 i fiori erano apparsi in mezzo al verde dei nostri campi, e poco di poi il mandorlo e il pesco avevano fiorito, annunziando vicino il ritorno della bella stagione ".
I primi fiori di Piè di Gallo apparvero il 5 Gennaio, con circa due settimane di anticipo, mentre il mandorlo del giardino botanico annesso al Museo di Fisica e di Storia Naturale incominciò a fiorire il 23 Gennaio, però in luoghi più riparati anche cinque o sei giorni prima.
I primi fiori di pesco furono segnalati dal botanico Caruel il giorno 24 Febbraio.
Filippo Parlatore così continua a narrare quell' anticipo di primavera :
" Più presto del solito gli olivi mettevano le foglie e le viti gemmavano abbondantemente frutti cristallini, verdeggiavano i prati e i colli e si schiudevano nei campi i fiori degli anemoli, delle giunchiglie, della brettagne e dei tulipani venuti dall' Oriente ad avverare sempre più il tuo nome di Fiorenza ".
Il tono diventa quasi poetico quando descrive l' esplosione anticipata della natura che avvenne già a fine Febbraio e si completò a Marzo :
" Il gaggiolo sporgendo dalle rupi e dalle mura mostrava il bianco fiore onde fu tratto lo stemma della nostra città .
Da climi più beati ritornava la rondine peregrina, il rusignolo ed il merlo, festeggiavano cantando gli amori loro, ed apparivano nei campi le fiammelle della prime lucciole foriere di quegli spettacoli che in sere più tiepide la natura presenta nelle nostre campagne "
Queste ultime descrizioni parlano già di primavera avanzata, Parlatore infatti trascorse la prima parte della primavera a Firenze, e il 3 Maggio partì per in lungo viaggio nei paesi scandinavi.
Nei suoi scritti Filippo Parlatore parla della mitezza di questo inverno fiorentino di metà ottocento, sottolineando che in altri anni la stagione era stata cruda, e non erano mancate le nevicate e intense gelate, proprio nell' inverno precedente, quello del 1849/ 1850 un intensa ondata di freddo aveva fatto scendere in città la temperatura vicino a - 13° negli ultimi giorni di Dicembre, quando furono raggiunti - 12,9° allo storico Osservatorio Ximeniano, e - 12,5° al Real Museo di Fisica e Storia Naturale del quale sarebbe diventato direttore 17 anni dopo , nel 1868.
Parlatore sottolinea che il gran freddo di fine Dicembre 1849 il gelo aveva bruciato i rami di molti olivi, e alcune piante si seccarono, ricordando che l' olivo era coltivato con difficoltà nella zona di Firenze, perchè non riusciva resistere a gli inverni più rigidi.
Parlatore ricorda anche l' ondata di freddo del 18 Dicembre 1846 in contrasto con l' inverno 1850/ 1851 che fu così mite e gradevole, inconsueto in quell' epoca nel quale gli inverni miti erano poco frequenti.

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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Ciao Picchio, mappe del 1840? come è possibile?picchio70 ha scritto: ↑dom feb 25, 2024 9:29 am CONDIZIONI METEOROLOGICHE IN ALCUNE CITTÀ ITALIANE IL 24 FEBBRAIO 1840.
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Sono ricostruzioni dei gm, partono dal 1836
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
Certo, ovvio che ci sia un certo grado di approssimazione in quanto la rete dati
era carente .
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO
LE NEVICATE DI INIZIO MARZO 1877 IN SICILIA.
L'inverno 1876/1877 fu piuttosto mite in Sicilia, e non si verificarono particolari ondate di freddo, ma l'inizio della primavera meteorologica portò sull'isola condizioni invernali, con neve che scese fin sulle coste.
La burrasca che interessò gran parte dell'Italia nei primissimi giorni di Marzo fu seguita da una forte diminuzione della temperatura, che durante tutta la prima decade a livello nazionale si mantenne di circa 5/6 gradi sotto il normale, e localmente anche di più.
La Sicilia vide intense nevicate sulle zone interne, con accumuli notevoli, ma la neve imbiancò anche le città costiere.
Secondo il libro "Notizie e studi sull'agricoltura" (Bologna 1879) a Palermo caddero circa 4 centimetri di neve, mentre a Messina si accumularono quasi 6 centimetri.
La neve cadde anche sulla costa ionica, a Taormina, a Riposto dove accumulò 3 centimetri, a Catania, a Siracusa, a Modica, nel ragusano, però di queste ultime località non si conosce l'accumulo preciso.
Dopo il 3 Marzo il tempo andò migliorando, ma le temperature si mantennero piuttosto basse per il periodo.
Nella foto una nevicata ad Acireale (Catania) nel Febbraio 1905.

L'inverno 1876/1877 fu piuttosto mite in Sicilia, e non si verificarono particolari ondate di freddo, ma l'inizio della primavera meteorologica portò sull'isola condizioni invernali, con neve che scese fin sulle coste.
La burrasca che interessò gran parte dell'Italia nei primissimi giorni di Marzo fu seguita da una forte diminuzione della temperatura, che durante tutta la prima decade a livello nazionale si mantenne di circa 5/6 gradi sotto il normale, e localmente anche di più.
La Sicilia vide intense nevicate sulle zone interne, con accumuli notevoli, ma la neve imbiancò anche le città costiere.
Secondo il libro "Notizie e studi sull'agricoltura" (Bologna 1879) a Palermo caddero circa 4 centimetri di neve, mentre a Messina si accumularono quasi 6 centimetri.
La neve cadde anche sulla costa ionica, a Taormina, a Riposto dove accumulò 3 centimetri, a Catania, a Siracusa, a Modica, nel ragusano, però di queste ultime località non si conosce l'accumulo preciso.
Dopo il 3 Marzo il tempo andò migliorando, ma le temperature si mantennero piuttosto basse per il periodo.
Nella foto una nevicata ad Acireale (Catania) nel Febbraio 1905.


