bè, tu avevi fatto la scuola più vicino a casa...io quella più corta in anni e dove non c'era tanta matematica, tanto la mia strada era già tracciataUomo di Langa ha scritto:E' vero,io ero,e sono,portato,per l'ambito umanistico,ma avevo fatto la Scuola Enologica perché era la più vicina a casa...kitti71 ha scritto:ciao Uomo,Uomo di Langa ha scritto:Secondo me la mancanza di personale qualificato si ha perché la combinata liceo-università batte le scuole professionali,però,poi,spesso,tanti laureati si "riciclano" a fare altro,del tutto estraneo al loro settore.
Sul calo delle nascite,concordo con airsnow,i tempi e le mentalità sono cambiati rispetto a decenni fa,basti vedere,ad esempio,anche la carenza cronica,e sempre più pronunciata di preti,suore,monaci/he...
Il mondo é in evoluzione,sempre.
è quello che non capisco: è vero che non bisogna "tarpare le ali" ai figli e bisogna lasciargli scegliere l'indirizzo che vogliono...ma bisognerebbe avere un attimo di lungimiranza e dire: ok, studio questo che mi piace...alla fine quante possibilità ho di lavorare subito e realizzarmi?? poche? tante? dopo come campo? di sussidi ? di agenzia interinale? metto la laurea nel cassetto e faccio altro? ..mi verrebbe da pensare, con l'ultima possibilità: che cavolo butto tutti sti anni a fare. Vero che non si studia mai per nulla...ma i soldi non si trovano nelle pagine dei libri dopo.![]()
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Chiarita la mia incredibile voglia di studiare,se anche ne avessi avuta,avrei fatto di sicuro studi non tecnici,e magari,oggi,lavorerei comunque in un supermercato,come faccio.
Certo,concordo con te,l'ambito scientifico dà più possibilità degli altri,questo é sicuro.
perchè non si trovano persone qualificate?
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Ottimo!airsnow ha scritto:io faccio lo scientifico, ma in realtà all’uni vorrei fare qualcosa che riguardi l’agraria/scienze naturali quindi pensa teTelecuscino ha scritto: Questo vero, ormai tutti fanno il liceo perché non sanno quello che vogliono fare.
Io ho fatto il primo anno in liceo poi ho detto ai miei o cambio e faccio quello che voglio sennó lascio perdere.
Cosí andai all'agraria, mi son laureato in Scienze Forestali ed Ambientali e ora proseguo con la Magistrale Scienze Forestali, dei Suoli e del Paesaggio!
Quello che mi piacerebbe fare sin dalle superiori è il garden designer però certamente sarà durissima.
Sicuramente proverò molti concorsi per enti regionali, anche per il tirocinio alla FAO etc.
Poi nulla vieta che una volta magari sistemato in maniera diversa (se aspettiamo il lavoro che ci piace non lavoriamo mai, nel senso che se trovo posto sempre in lavori rigiardanti queste tematiche sicuramente non lo schifo, anzi) possa iniziare nel frattempo a fare gavetta per imparare bene a fare il designer per poi un giorno mettersi in proprio. I miei obiettivipoi la realtà come sempre sarà ben diversa e piena di incognite/imprevisti
Ciao a tutti.
Ho letto i vari commenti ed ho trovato diversi spunti interessanti.
Secondo me ci sono vari motivi che si sovrappongono e portano alla scarsità di personale qualificato.
1) Manca in maniera grave la formazione. Ho frequentato una scuola tecnica e il livello di preparazione al mondo del lavoro senza cattiveria, ma è davvero disarmante. Per le altre scuole conosco diversi conoscenti e vale lo stesso. C'è troppo poco spazio per le materie tecniche e tanto per quelle generiche, "perchè non si sa mai se uno vuole cambiare indirizzo". Poca presenza nelle ditte/studi tecnici durante gli anni delle superiori e ridotta ad una proforma.
Pochissima pratica sul campo.
Inoltre si boccia sempre meno, è brutto da dire ma gli alunni sono visti come clienti e se si boccia con percentuali alte la scuola viene vista di cattivo occhio e perde clienti.
La mancanza di formazione prosegue nelle aziende: si vuole che uno sappia già fare di tutto e perdere il minor tempo possibile a formarlo, pensare di sostituire uno che va in pensione dopo 35-40 anni di esperienza in un'azienda senza affiancare nessuno in maniera seria, e pensare che il nuovo entrato sia subito in grado di fare le stesse cose. Nelle aziende odierne c'è più complessità, tanti programmi diversi, tanti modi di lavorare diversi, ed è tutto in rapida evoluzione. Questo richiederebbe quindi un aumento del tempo necessario a formare una persona e farla crescere nel contesto aziendale, invece ciò a cui si assiste è una diminuzione del tempo dedicato a fare questo, perchè è visto come un costo.
2) C'è una forte mentalità in Italia che porta a denigrare i lavori manuali e continuo a non capire perchè.
Questa mentalità già ben presente in chi ora ha sui 50-60 anni (meno negli anziani di 70-80), la percepisco molto diffusa nei miei coetanei.
Spesso non viene detto esplicitamente, ma si nota che il lavoro manuale non è visto di buon occhio e un po' sminuito o fonte di "cattivo status", poco "figo" insomma.
3) Quando le persone formate ci sono, le migliori decidono di emigrare all'estero.
Un motivo ci sarà... Ricevono offerte più interessanti?
In Italia con la scusa di fare esperienza è la festa dei tirocini fino a non so quanti anni perchè "deve imparare il mestiere".
Uno il mestiere lo può imparare anche se viene pagato dignitosamente e magari contributi compresi (in Germania e Austria funziona così...ops scusate ho nominato l'innominabile).
Un ragazzo, una ragazza, a 25 anni non può essere ancora alle prese con tirocini ed esperienze, deve aver già progetti concreti in via di realizzazione, ben avviato in un preciso ambito lavorativo e magari avere un po' di stabilità economica.
A tal proposito rifletto spesso su una cosa: guardiamo tanto ai tempi dei nostri nonni come ad un qualcosa di arretrato e superato dal progresso, intanto però loro a 25 anni ne avevano già 10-12 di lavoro ed esperienza alle spalle, molti anche di contributi versati, una famiglia in costruzione e dei progetti in fase di realizzazione concreta, pur tra mille sacrifici va detto; alla stessa età oggi siamo ancora "indecisi sul futuro", "in cerca di stabilità", " in cerca di trovare se stessi ", "intanto si fa esperienza".
Ho letto i vari commenti ed ho trovato diversi spunti interessanti.
Secondo me ci sono vari motivi che si sovrappongono e portano alla scarsità di personale qualificato.
1) Manca in maniera grave la formazione. Ho frequentato una scuola tecnica e il livello di preparazione al mondo del lavoro senza cattiveria, ma è davvero disarmante. Per le altre scuole conosco diversi conoscenti e vale lo stesso. C'è troppo poco spazio per le materie tecniche e tanto per quelle generiche, "perchè non si sa mai se uno vuole cambiare indirizzo". Poca presenza nelle ditte/studi tecnici durante gli anni delle superiori e ridotta ad una proforma.
Pochissima pratica sul campo.
Inoltre si boccia sempre meno, è brutto da dire ma gli alunni sono visti come clienti e se si boccia con percentuali alte la scuola viene vista di cattivo occhio e perde clienti.
La mancanza di formazione prosegue nelle aziende: si vuole che uno sappia già fare di tutto e perdere il minor tempo possibile a formarlo, pensare di sostituire uno che va in pensione dopo 35-40 anni di esperienza in un'azienda senza affiancare nessuno in maniera seria, e pensare che il nuovo entrato sia subito in grado di fare le stesse cose. Nelle aziende odierne c'è più complessità, tanti programmi diversi, tanti modi di lavorare diversi, ed è tutto in rapida evoluzione. Questo richiederebbe quindi un aumento del tempo necessario a formare una persona e farla crescere nel contesto aziendale, invece ciò a cui si assiste è una diminuzione del tempo dedicato a fare questo, perchè è visto come un costo.
2) C'è una forte mentalità in Italia che porta a denigrare i lavori manuali e continuo a non capire perchè.
Questa mentalità già ben presente in chi ora ha sui 50-60 anni (meno negli anziani di 70-80), la percepisco molto diffusa nei miei coetanei.
Spesso non viene detto esplicitamente, ma si nota che il lavoro manuale non è visto di buon occhio e un po' sminuito o fonte di "cattivo status", poco "figo" insomma.
3) Quando le persone formate ci sono, le migliori decidono di emigrare all'estero.
Un motivo ci sarà... Ricevono offerte più interessanti?
In Italia con la scusa di fare esperienza è la festa dei tirocini fino a non so quanti anni perchè "deve imparare il mestiere".
Uno il mestiere lo può imparare anche se viene pagato dignitosamente e magari contributi compresi (in Germania e Austria funziona così...ops scusate ho nominato l'innominabile).
Un ragazzo, una ragazza, a 25 anni non può essere ancora alle prese con tirocini ed esperienze, deve aver già progetti concreti in via di realizzazione, ben avviato in un preciso ambito lavorativo e magari avere un po' di stabilità economica.
A tal proposito rifletto spesso su una cosa: guardiamo tanto ai tempi dei nostri nonni come ad un qualcosa di arretrato e superato dal progresso, intanto però loro a 25 anni ne avevano già 10-12 di lavoro ed esperienza alle spalle, molti anche di contributi versati, una famiglia in costruzione e dei progetti in fase di realizzazione concreta, pur tra mille sacrifici va detto; alla stessa età oggi siamo ancora "indecisi sul futuro", "in cerca di stabilità", " in cerca di trovare se stessi ", "intanto si fa esperienza".