MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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Rio
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Rio »

cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 12:35 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 11:58 am
cuotamare ha scritto: gio mar 12, 2026 5:10 pm


Si dice Atlantico in quanto la provenienza delle correnti viene dall'oceano atlantico.
Possono essere più o meno zonali o più o meno meridiane e provenire dunque dal centro o centro sud o centro nord atlantico ed essere polari marittime calde e/o subtropicali marittime o polari marittime fredde.
Quanto allo zero termico più alto non lo si deve tanto alla sinottica o al pattern bensì al fatto che col riscaldamento climatico, cioè superfici oceaniche che riscaldandosi evaporano maggiormente, riscaldando sempre più l'aria sovrastante alzano zero termico, Gpt e dunque la quota media ove la neve sostituisce le piogge.
A parità di origine della massa d'aria, gli effetti son diversi oggi rispetto a ieri, che non significa che non sia normale, anzi, lo è , dal momento che stiamo in un pianeta più caldo..
Il punto non è se l'aria provenga dall'Atlantico o meno, ma con quale 'efficienza' termica arrivi. Dire che è 'Atlantico' perché viene dall'oceano è una tautologia geografica che ignora la dinamica: un flusso zonale teso (Vortice Polare compatto) è un nastro trasportatore che minimizza i tempi di transito e massimizza l'avvezione di calore latente e sensibile verso le latitudini temperate, impedendo il bilanciamento termico attraverso le onde di Rossby.

Sullo zero termico, c'è un'imprecisione di fondo:
Non è solo il 'pianeta più caldo': Se avessimo avuto un'ondulazione meridiana pronunciata, avresti avuto impulsi di aria artica che, pur nel contesto di un pianeta più caldo, avrebbero contrastato localmente il rialzo dello zero termico. Il fatto che lo zero termico sia rimasto costantemente a quote estive per settimane è la prova provata che il pattern zonale ha 'piallato' ogni tentativo di scambio di calore latitudinale.
Invece la differenza tra 'normale' e 'anomalo': Dire che è 'normale' perché il pianeta è più caldo è una semplificazione pericolosa. La climatologia studia le variazioni rispetto alla media corrente. Un'anomalia di +10°C sopra la media su scala mensile non è 'normale' in un pianeta in riscaldamento, è una configurazione barica estrema che sta diventando la nostra nuova normalità a causa del forcing del Vortice Polare.

In un discorco sommario: tu stai parlando del riscaldamento dell'oceano (il serbatoio), io ti sto parlando del Vortice Polare (il rubinetto). Se il rubinetto resta aperto h24 in posizione zonale, non stupirti se il serbatoio svuota il calore sopra le nostre teste. Confondere la causa termodinamica con la dinamica sinottica significa non vedere che il pattern è ciò che decide se l'anomalia deve essere estrema o solo moderata.

.

In un pianeta più caldo non è più calda solo l'aria che viene da sud o da ovest ma anche quella che viene da nord o da est.
Tutto è più caldo.
Quanto alla variabilità meteorologica gli estremi ci stanno, son sempre esistiti.
Sia per quanto riguarda le precipitazioni, cioè alluvioni o secche forti.
Lo stesso dicasi per la temperatura.
Quanto alla prevalenza di un certa ridistribuzione del calore individuabile tramite posizioni dei centri di moto delle alte e delle basse pressioni non credo sia facilmente liquidabile le anomalie termiche con il flusso zonale teso.
Dipende sempre dalla sua provenienza e direzione.
Se più alto a generar alte pressioni in area UK ed Europa settentrionale si assiste allo scarico di aria più fredda in moto anti zonale verso il mediterraneo mentre se più basso correnti da SW si impadroniscono del Mediterraneo.
È tutto relativo.
Parlare di vortice polare e zonalita' così a livello generale rientra si questa in una semplificazione e standardizzazione della visione delle cose ..
Ciao @cuotamare :wink:

Non'è che stai confondendo, la tendenza climatica di lungo periodo con la dinamica sinottica di breve/medio termine?

Comunque stai facendo un ragionamento termodinamico corretto nel 'lungo periodo', ma stai applicando una visione macroscopica a un problema di dinamica della circolazione.

A intenderci, parli della 'globalità' del riscaldamento: È vero che l'aria che arriva da nord è più calda rispetto a 50 anni fa (l'Artico si scalda più velocemente delle medie latitudini), ma negare che la direzione e la velocità della corrente (la cinematica) determinino il risultato finale, significa ignorare l'essenza della meteorologia. Se il flusso è zonale, la distanza che l'aria percorre dall'oceano verso di noi è breve e il tempo di 'raffreddamento' lungo il percorso è ridotto al minimo. Se il flusso è meridiano, l'aria subisce una traiettoria più lunga e complessa, interagendo con orografia e superfici continentali più fredde. Non sono 'tutte uguali': la traiettoria decide l'identità termica della massa d'aria.
Invece, sulla semplificazione del Vortice Polare: Definisci 'semplificazione' il riferimento alla zonalità, ma in realtà è lo strumento standard con cui la comunità scientifica analizza l'indice AO (Arctic Oscillation). Se il Vortice è compatto (zonalità tesa), la correlazione con le anomalie termiche positive nel Mediterraneo non è una mia opinione, ma un dato di fatto osservato per gran parte dell'inverno. Negare il legame tra la stabilità del VPT e le mancate irruzioni fredde in Europa è come negare che il motore di un'auto influenzi la velocità del veicolo.
Vengo ora al succo: Dici 'è tutto relativo', ma proprio per questo esiste la deviazione standard. Un conto è un inverno con variabilità intra-stagionale, un altro è un blocco zonale che dura mesi. La 'sostituzione' di un pattern dinamico con uno statico-zonale non è 'normale variabilità meteorologica', è un cambiamento di regime.
Ti faccio un paralelismo: Se guardi la luna (il reset del pattern, come le ondate di Rossby che iniziano a vedersi ora), vedrai che la dinamica è tornata a fare la differenza. Se guardi solo il dito (l'aumento termico globale), vedrai solo una linea che sale, perdendo completamente la capacità di prevedere o spiegare i singoli eventi.

Ciao 👋👋

.
CLEMENZA
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da CLEMENZA »

Tornando un attimo alle vicissitudini stratosferiche, dopo lo split (non su tutta la colonna) di inizio mese (che non inquadrammo come Final Warming), il VPS ha avuto un "sussulto" tentando un riaccentramemto ma in forma di desplacement.
Tra ultima settimana di Marzo e inizio Aprile probabilmente si andrà definitivamente al suo collasso, un po' per fisiologica causa radiativa un po' per ultimi impulsi dinamici destabilizzanti dal basso.

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CLEMENZA
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da CLEMENZA »

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cuotamare
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da cuotamare »

Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 1:07 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 12:35 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 11:58 am

Il punto non è se l'aria provenga dall'Atlantico o meno, ma con quale 'efficienza' termica arrivi. Dire che è 'Atlantico' perché viene dall'oceano è una tautologia geografica che ignora la dinamica: un flusso zonale teso (Vortice Polare compatto) è un nastro trasportatore che minimizza i tempi di transito e massimizza l'avvezione di calore latente e sensibile verso le latitudini temperate, impedendo il bilanciamento termico attraverso le onde di Rossby.

Sullo zero termico, c'è un'imprecisione di fondo:
Non è solo il 'pianeta più caldo': Se avessimo avuto un'ondulazione meridiana pronunciata, avresti avuto impulsi di aria artica che, pur nel contesto di un pianeta più caldo, avrebbero contrastato localmente il rialzo dello zero termico. Il fatto che lo zero termico sia rimasto costantemente a quote estive per settimane è la prova provata che il pattern zonale ha 'piallato' ogni tentativo di scambio di calore latitudinale.
Invece la differenza tra 'normale' e 'anomalo': Dire che è 'normale' perché il pianeta è più caldo è una semplificazione pericolosa. La climatologia studia le variazioni rispetto alla media corrente. Un'anomalia di +10°C sopra la media su scala mensile non è 'normale' in un pianeta in riscaldamento, è una configurazione barica estrema che sta diventando la nostra nuova normalità a causa del forcing del Vortice Polare.

In un discorco sommario: tu stai parlando del riscaldamento dell'oceano (il serbatoio), io ti sto parlando del Vortice Polare (il rubinetto). Se il rubinetto resta aperto h24 in posizione zonale, non stupirti se il serbatoio svuota il calore sopra le nostre teste. Confondere la causa termodinamica con la dinamica sinottica significa non vedere che il pattern è ciò che decide se l'anomalia deve essere estrema o solo moderata.

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Tutto è più caldo.
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Lo stesso dicasi per la temperatura.
Quanto alla prevalenza di un certa ridistribuzione del calore individuabile tramite posizioni dei centri di moto delle alte e delle basse pressioni non credo sia facilmente liquidabile le anomalie termiche con il flusso zonale teso.
Dipende sempre dalla sua provenienza e direzione.
Se più alto a generar alte pressioni in area UK ed Europa settentrionale si assiste allo scarico di aria più fredda in moto anti zonale verso il mediterraneo mentre se più basso correnti da SW si impadroniscono del Mediterraneo.
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Comunque stai facendo un ragionamento termodinamico corretto nel 'lungo periodo', ma stai applicando una visione macroscopica a un problema di dinamica della circolazione.

A intenderci, parli della 'globalità' del riscaldamento: È vero che l'aria che arriva da nord è più calda rispetto a 50 anni fa (l'Artico si scalda più velocemente delle medie latitudini), ma negare che la direzione e la velocità della corrente (la cinematica) determinino il risultato finale, significa ignorare l'essenza della meteorologia. Se il flusso è zonale, la distanza che l'aria percorre dall'oceano verso di noi è breve e il tempo di 'raffreddamento' lungo il percorso è ridotto al minimo. Se il flusso è meridiano, l'aria subisce una traiettoria più lunga e complessa, interagendo con orografia e superfici continentali più fredde. Non sono 'tutte uguali': la traiettoria decide l'identità termica della massa d'aria.
Invece, sulla semplificazione del Vortice Polare: Definisci 'semplificazione' il riferimento alla zonalità, ma in realtà è lo strumento standard con cui la comunità scientifica analizza l'indice AO (Arctic Oscillation). Se il Vortice è compatto (zonalità tesa), la correlazione con le anomalie termiche positive nel Mediterraneo non è una mia opinione, ma un dato di fatto osservato per gran parte dell'inverno. Negare il legame tra la stabilità del VPT e le mancate irruzioni fredde in Europa è come negare che il motore di un'auto influenzi la velocità del veicolo.
Vengo ora al succo: Dici 'è tutto relativo', ma proprio per questo esiste la deviazione standard. Un conto è un inverno con variabilità intra-stagionale, un altro è un blocco zonale che dura mesi. La 'sostituzione' di un pattern dinamico con uno statico-zonale non è 'normale variabilità meteorologica', è un cambiamento di regime.
Ti faccio un paralelismo: Se guardi la luna (il reset del pattern, come le ondate di Rossby che iniziano a vedersi ora), vedrai che la dinamica è tornata a fare la differenza. Se guardi solo il dito (l'aumento termico globale), vedrai solo una linea che sale, perdendo completamente la capacità di prevedere o spiegare i singoli eventi.

Ciao 👋👋

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Sicuramente confondo, come confondi pure tu la zonalita' dei venti con la latitudine di provenienza e direzione delle correnti.
Qualche grado in differenza nella provenienza e direzione della zonalita' dei venti genera un tipo di tempo molto diverso, meteorologicamente parlando.
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Rio
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Rio »

cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 1:49 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 1:07 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 12:35 pm


In un pianeta più caldo non è più calda solo l'aria che viene da sud o da ovest ma anche quella che viene da nord o da est.
Tutto è più caldo.
Quanto alla variabilità meteorologica gli estremi ci stanno, son sempre esistiti.
Sia per quanto riguarda le precipitazioni, cioè alluvioni o secche forti.
Lo stesso dicasi per la temperatura.
Quanto alla prevalenza di un certa ridistribuzione del calore individuabile tramite posizioni dei centri di moto delle alte e delle basse pressioni non credo sia facilmente liquidabile le anomalie termiche con il flusso zonale teso.
Dipende sempre dalla sua provenienza e direzione.
Se più alto a generar alte pressioni in area UK ed Europa settentrionale si assiste allo scarico di aria più fredda in moto anti zonale verso il mediterraneo mentre se più basso correnti da SW si impadroniscono del Mediterraneo.
È tutto relativo.
Parlare di vortice polare e zonalita' così a livello generale rientra si questa in una semplificazione e standardizzazione della visione delle cose ..
Ciao @cuotamare :wink:

Non'è che stai confondendo, la tendenza climatica di lungo periodo con la dinamica sinottica di breve/medio termine?

Comunque stai facendo un ragionamento termodinamico corretto nel 'lungo periodo', ma stai applicando una visione macroscopica a un problema di dinamica della circolazione.

A intenderci, parli della 'globalità' del riscaldamento: È vero che l'aria che arriva da nord è più calda rispetto a 50 anni fa (l'Artico si scalda più velocemente delle medie latitudini), ma negare che la direzione e la velocità della corrente (la cinematica) determinino il risultato finale, significa ignorare l'essenza della meteorologia. Se il flusso è zonale, la distanza che l'aria percorre dall'oceano verso di noi è breve e il tempo di 'raffreddamento' lungo il percorso è ridotto al minimo. Se il flusso è meridiano, l'aria subisce una traiettoria più lunga e complessa, interagendo con orografia e superfici continentali più fredde. Non sono 'tutte uguali': la traiettoria decide l'identità termica della massa d'aria.
Invece, sulla semplificazione del Vortice Polare: Definisci 'semplificazione' il riferimento alla zonalità, ma in realtà è lo strumento standard con cui la comunità scientifica analizza l'indice AO (Arctic Oscillation). Se il Vortice è compatto (zonalità tesa), la correlazione con le anomalie termiche positive nel Mediterraneo non è una mia opinione, ma un dato di fatto osservato per gran parte dell'inverno. Negare il legame tra la stabilità del VPT e le mancate irruzioni fredde in Europa è come negare che il motore di un'auto influenzi la velocità del veicolo.
Vengo ora al succo: Dici 'è tutto relativo', ma proprio per questo esiste la deviazione standard. Un conto è un inverno con variabilità intra-stagionale, un altro è un blocco zonale che dura mesi. La 'sostituzione' di un pattern dinamico con uno statico-zonale non è 'normale variabilità meteorologica', è un cambiamento di regime.
Ti faccio un paralelismo: Se guardi la luna (il reset del pattern, come le ondate di Rossby che iniziano a vedersi ora), vedrai che la dinamica è tornata a fare la differenza. Se guardi solo il dito (l'aumento termico globale), vedrai solo una linea che sale, perdendo completamente la capacità di prevedere o spiegare i singoli eventi.

Ciao 👋👋

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Sicuramente confondo, come confondi pure tu la zonalita' dei venti con la latitudine di provenienza e direzione delle correnti.
Qualche grado in differenza nella provenienza e direzione della zonalita' dei venti genera un tipo di tempo molto diverso, meteorologicamente parlando.
Non è confusione, è una questione di scala di analisi. Quando parlo di 'zonalità tesa' mi riferisco alla configurazione del Jet Stream (il flusso portante a 300 hPa) che, in quanto tale, determina il dominio sinottico: un flusso zonale compresso non permette le ondulazioni (onde di Rossby) necessarie per una vera variabilità meridiana.
​Certo che 'qualche grado' di differenza nella traiettoria cambia il tempo locale! È proprio quello che sto dicendo: se il flusso è zonale, la variabilità è confinata in minimi spostamenti latitudinali di un nastro trasportatore che rimane comunque 'piallato'. Se invece il pattern passa a un regime a onde lunghe, la latitudine di provenienza della massa d'aria oscilla tra il Circolo Polare e le latitudini sub-tropicali.
​Il punto non è se la corrente venga da ONO o da OSO; il punto è che se la 'corda' del getto è tesa, il rubinetto dell'aria fredda polare resta bloccato a nord.

​Se invece vogliamo la specifica, la differenza è questa:
​Tu guardi il risultato finale (il tipo di tempo locale, che è influenzato da minimi scostamenti di direzione).
​Io guardo la causa motrice (il regime barico di larga scala che permette o inibisce quei flussi).
​Senza una dinamica che 'rompa' la zonalità tesa, non avremo mai quei flussi meridiani necessari per vedere l'inverno 'vero', a prescindere da quanto sia caldo il pianeta nel suo complesso. Dire che è 'tutto relativo' ignora che esistono dei regimi di circolazione dominanti che, piaccia o no, scrivono la storia meteo di una stagione.🤷

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cuotamare
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da cuotamare »

Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 2:22 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 1:49 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 1:07 pm

Ciao @cuotamare :wink:

Non'è che stai confondendo, la tendenza climatica di lungo periodo con la dinamica sinottica di breve/medio termine?

Comunque stai facendo un ragionamento termodinamico corretto nel 'lungo periodo', ma stai applicando una visione macroscopica a un problema di dinamica della circolazione.

A intenderci, parli della 'globalità' del riscaldamento: È vero che l'aria che arriva da nord è più calda rispetto a 50 anni fa (l'Artico si scalda più velocemente delle medie latitudini), ma negare che la direzione e la velocità della corrente (la cinematica) determinino il risultato finale, significa ignorare l'essenza della meteorologia. Se il flusso è zonale, la distanza che l'aria percorre dall'oceano verso di noi è breve e il tempo di 'raffreddamento' lungo il percorso è ridotto al minimo. Se il flusso è meridiano, l'aria subisce una traiettoria più lunga e complessa, interagendo con orografia e superfici continentali più fredde. Non sono 'tutte uguali': la traiettoria decide l'identità termica della massa d'aria.
Invece, sulla semplificazione del Vortice Polare: Definisci 'semplificazione' il riferimento alla zonalità, ma in realtà è lo strumento standard con cui la comunità scientifica analizza l'indice AO (Arctic Oscillation). Se il Vortice è compatto (zonalità tesa), la correlazione con le anomalie termiche positive nel Mediterraneo non è una mia opinione, ma un dato di fatto osservato per gran parte dell'inverno. Negare il legame tra la stabilità del VPT e le mancate irruzioni fredde in Europa è come negare che il motore di un'auto influenzi la velocità del veicolo.
Vengo ora al succo: Dici 'è tutto relativo', ma proprio per questo esiste la deviazione standard. Un conto è un inverno con variabilità intra-stagionale, un altro è un blocco zonale che dura mesi. La 'sostituzione' di un pattern dinamico con uno statico-zonale non è 'normale variabilità meteorologica', è un cambiamento di regime.
Ti faccio un paralelismo: Se guardi la luna (il reset del pattern, come le ondate di Rossby che iniziano a vedersi ora), vedrai che la dinamica è tornata a fare la differenza. Se guardi solo il dito (l'aumento termico globale), vedrai solo una linea che sale, perdendo completamente la capacità di prevedere o spiegare i singoli eventi.

Ciao 👋👋

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Sicuramente confondo, come confondi pure tu la zonalita' dei venti con la latitudine di provenienza e direzione delle correnti.
Qualche grado in differenza nella provenienza e direzione della zonalita' dei venti genera un tipo di tempo molto diverso, meteorologicamente parlando.
Non è confusione, è una questione di scala di analisi. Quando parlo di 'zonalità tesa' mi riferisco alla configurazione del Jet Stream (il flusso portante a 300 hPa) che, in quanto tale, determina il dominio sinottico: un flusso zonale compresso non permette le ondulazioni (onde di Rossby) necessarie per una vera variabilità meridiana.
​Certo che 'qualche grado' di differenza nella traiettoria cambia il tempo locale! È proprio quello che sto dicendo: se il flusso è zonale, la variabilità è confinata in minimi spostamenti latitudinali di un nastro trasportatore che rimane comunque 'piallato'. Se invece il pattern passa a un regime a onde lunghe, la latitudine di provenienza della massa d'aria oscilla tra il Circolo Polare e le latitudini sub-tropicali.
​Il punto non è se la corrente venga da ONO o da OSO; il punto è che se la 'corda' del getto è tesa, il rubinetto dell'aria fredda polare resta bloccato a nord.

​Se invece vogliamo la specifica, la differenza è questa:
​Tu guardi il risultato finale (il tipo di tempo locale, che è influenzato da minimi scostamenti di direzione).
​Io guardo la causa motrice (il regime barico di larga scala che permette o inibisce quei flussi).
​Senza una dinamica che 'rompa' la zonalità tesa, non avremo mai quei flussi meridiani necessari per vedere l'inverno 'vero', a prescindere da quanto sia caldo il pianeta nel suo complesso. Dire che è 'tutto relativo' ignora che esistono dei regimi di circolazione dominanti che, piaccia o no, scrivono la storia meteo di una stagione.🤷

.
Appunto, ma la latitudine del jet è determinante tra svariate possibilità di zonalita', tesa o meno sia.
Poi, sopra tutto, è la provenienza e direzione delle correnti a determinare il tempo che farà su qualsiasi zona.
Come vedi, correnti ondulate e dunque a onde più lunghe, se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto l'aria calda comunque.



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Mentre indipendentemente dalla tensione della zonalità e dunque qui più è alta meglio si integra a retrogressioni, può dar a questi risultati




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Ultima modifica di cuotamare il ven mar 13, 2026 5:51 pm, modificato 2 volte in totale.
manu73
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Messaggio da manu73 »

Aggiornamento GFS 12

confermata una fase rapida ma di FORTE maltempo (anche temporalesco) per buona parte del Nord ovest fra la prossima notte e la prima metà di domenica

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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Rio »

cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 2:22 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 1:49 pm

Sicuramente confondo, come confondi pure tu la zonalita' dei venti con la latitudine di provenienza e direzione delle correnti.
Qualche grado in differenza nella provenienza e direzione della zonalita' dei venti genera un tipo di tempo molto diverso, meteorologicamente parlando.
Non è confusione, è una questione di scala di analisi. Quando parlo di 'zonalità tesa' mi riferisco alla configurazione del Jet Stream (il flusso portante a 300 hPa) che, in quanto tale, determina il dominio sinottico: un flusso zonale compresso non permette le ondulazioni (onde di Rossby) necessarie per una vera variabilità meridiana.
​Certo che 'qualche grado' di differenza nella traiettoria cambia il tempo locale! È proprio quello che sto dicendo: se il flusso è zonale, la variabilità è confinata in minimi spostamenti latitudinali di un nastro trasportatore che rimane comunque 'piallato'. Se invece il pattern passa a un regime a onde lunghe, la latitudine di provenienza della massa d'aria oscilla tra il Circolo Polare e le latitudini sub-tropicali.
​Il punto non è se la corrente venga da ONO o da OSO; il punto è che se la 'corda' del getto è tesa, il rubinetto dell'aria fredda polare resta bloccato a nord.

​Se invece vogliamo la specifica, la differenza è questa:
​Tu guardi il risultato finale (il tipo di tempo locale, che è influenzato da minimi scostamenti di direzione).
​Io guardo la causa motrice (il regime barico di larga scala che permette o inibisce quei flussi).
​Senza una dinamica che 'rompa' la zonalità tesa, non avremo mai quei flussi meridiani necessari per vedere l'inverno 'vero', a prescindere da quanto sia caldo il pianeta nel suo complesso. Dire che è 'tutto relativo' ignora che esistono dei regimi di circolazione dominanti che, piaccia o no, scrivono la storia meteo di una stagione.🤷

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Appunto, ma la latitudine del jet è determinante tra svariate possibilità di zonalita', tesa o meno sia.
Poi, sopra tutto, è la provenienza e direzione delle correnti a determinare il tempo che farà su qualsiasi zona.
Come vedi, correnti ondulate e dunque a onde più lunghe, se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto l'aria calda comunque.



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Hai toccato il punto nodale: la posizione relativa all'onda. Hai ragione, se l'onda di Rossby si posiziona in modo che l'Europa si trovi costantemente sul lato ascendente (quello che richiama aria subtropicale), il risultato è un'anomalia termica, indipendentemente dalla 'zonalità' del getto.
​Tuttavia, c'è una distinzione fondamentale tra la variabilità di un tempo normale e il blocco di un pattern anomalo che vediamo nelle mappe che hai citato:
​La differenza tra 'Ondulazione' e 'Stazionarietà': Il problema non è che le onde esistano (sono fisiologiche), ma che le configurazioni che stiamo vedendo mostrano una persistenza preoccupante. Quando il sistema barico rimane 'bloccato' nella stessa configurazione per settimane (come mostrano le rianalisi che abbiamo), l'effetto termico cumulativo è devastante. Non è una semplice alternanza tra caldo e freddo; è una forzante che spinge aria calda in modo ripetitivo e stazionario.
​Il feedback termodinamico: Come dicevi prima, se il pianeta è più caldo, ogni corrente porta un carico di calore maggiore. Ma se la configurazione barica 'congela' una posizione (come un anticiclone sub-tropicale che si espande verso nord), quella 'provenienza' diventa l'unica possibile. Non è più 'relativo', diventa una trappola sinottica.
​L'evidenza visiva: Se guardi la mappa del getto a 300 hPa che abbiamo, vedi una struttura che non favorisce il ricambio, ma l'auto-alimentazione del blocco. Il fatto che tu dica 'se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto aria calda' è vero, ma la domanda vera è: perché l'anticiclone si piazza lì e ci resta così a lungo? È qui che la dinamica del Vortice Polare torna protagonista: un getto che non riesce a 'rompere' il blocco non permette il naturale ricambio delle masse d'aria.
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm
Mentre indipendentemente dalla tensione della zonalità e dunque qui più è alta meglio si integra a retrogressioni, può dar a questi risultati




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Stai portando un esempio perfetto per confermare ciò che sostengo: l'eccezione che conferma la regola. Nelle mappe del 2023 che citi, vediamo una zonalità tesa che si 'infrange' contro un blocco anticiclonico solido, forzando una curvatura (retrogressione). Ma noti la differenza? Quella non è una 'zonalità che lavora bene', è un sistema sotto stress barico.
​Per rispondere al tuo punto:
​La differenza tra 'dinamica naturale' e 'forzatura': Quando il getto è in regime zonale, la retrogressione è un evento forzato, spesso effimero e 'faticoso' per l'atmosfera. Quando invece il getto è in regime di onde lunghe (Rossby), la retrogressione è la conseguenza naturale della configurazione barica. Non è la stessa cosa.
​L'efficienza del trasferimento termico: In regime zonale, anche quando hai una retrogressione, il 'lavoro' del getto rimane quello di piallare le anomalie. Il risultato è che spesso l'aria fredda arriva sì, ma degradata, perché deve combattere contro la spinta cinetica del flusso principale.
​Il punto focale: Tu dici che la zonalità alta può integrare bene le retrogressioni. Io ti dico che, statisticamente, una zonalità alta è il nemico numero uno della persistenza del freddo. Il caso del 2023 è un'ottima lezione di dinamica: mostra come una zonalità tesa debba 'piegarsi' solo quando incontra un muro (l'HP) quasi insormontabile.
​In definitiva, non sto dicendo che 'zonalità = niente freddo', sto dicendo che la zonalità è un regime di conservazione dell'energia che inibisce i cambi di scenario. Se vuoi vedere il meteo cambiare sul serio, devi sperare che il Vortice Polare perda la sua energia cinetica: solo allora non avrai più bisogno di 'eccezioni' o 'retrogressioni forzate', ma avrai un sistema che respira naturalmente con le onde di Rossby. 😉


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Rio
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Rio »

Prima che vado...
Faccio una annotazione di tutto quello che ci siamo detti.



Analisi Dinamica dei Regimi di Circolazione Atmosferica e Anomalie Termiche nel Settore Euro-Atlantico
​La comprensione dell'anomalia climatica stagionale osservata non può prescindere da una distinzione netta tra forcing termodinamico (di fondo) e forcing dinamico (sinottico).
​Il contesto termodinamico: L'anomalia globale
​Il riscaldamento troposferico su scala globale, mediato dal costante incremento delle temperature superficiali oceaniche (SST - Sea Surface Temperatures), ha innalzato lo spessore geopotenziale dell'intera colonna d'aria. Ciò comporta una traslazione verso l'alto delle isoipse e, di conseguenza, un innalzamento sistematico dello zero termico. In questo senso, è corretto affermare che "tutto è più caldo"; tuttavia, attribuire esclusivamente a questo fattore la configurazione meteorologica osservata significa trascurare il ruolo cruciale della dinamica atmosferica nella ridistribuzione dei gradienti termici.
​Dinamica dei fluidi: Il regime di zonalità tesa vs. Onde di Rossby
​La circolazione atmosferica alle medie latitudini è governata dall'instabilità baroclina e dalla propagazione delle onde planetarie (Onde di Rossby).
​Regime a flusso zonale teso: Caratterizzato da un elevato numero di Rossby (o bassa lunghezza d'onda), questo regime presenta un Jet Stream con un'energia cinetica massimizzata lungo traiettorie quasi parallele ai paralleli. In tale configurazione, la velocità di gruppo delle onde è elevata e il flusso agisce come una barriera impermeabile agli scambi meridiani. Questo "nastro trasportatore" minimizza il tempo di residenza delle masse d'aria sul continente, rendendo l'avvezione di calore latente un processo continuo e ininterrotto.
​Regime ad alta ampiezza (Ondulazione): Il passaggio a onde lunghe (bassa velocità di fase) permette la formazione di figure di blocco (blocking patterns). È in questa fase che l'atmosfera "respira", permettendo il drenaggio di masse d'aria artiche verso latitudini temperate e, per compensazione barica, la risalita di aria subtropicale.

​Il paradosso della persistenza
​L'anomalia del periodo in esame risiede nella stazionarietà dei regimi. Non è la singola avvezione calda a definire l'evento, ma il tempo di persistenza del regime barico.
Quando il Jet Stream si stabilizza in una configurazione di zonalità tesa, si genera un feedback positivo: il gradiente termico tra il polo e l'equatore viene "piallato" dalla circolazione stessa, impedendo la naturale dissipazione dell'energia attraverso la formazione di onde di ampiezza maggiore.
​La divergenza di vedute sull'importanza della "provenienza delle correnti" si risolve quindi nella gerarchia delle scale:
​Scala Locale (Micro): La direzione del flusso determina il tempo meteorologico istantaneo (es. una retrogressione può portare freddo anche in un inverno mite).
​Scala Sinottica (Macro): Il regime di circolazione (zonalità vs. onde) determina la probabilità statistica che quel freddo possa persistere.

Conclusioni metodologiche
​Affermare che le configurazioni recenti siano "normali" in un pianeta più caldo è un'osservazione statisticamente corretta ma fisicamente incompleta. La scienza del clima non studia solo la variazione del set-point termico, ma la stabilità dei regimi di circolazione.
​Il fatto che il sistema tenda a configurazioni di "zonalità tesa" o a "blocchi anticiclonici persistenti" indica un'alterazione nella capacità dell'atmosfera di smaltire l'eccesso di calore attraverso i meccanismi dinamici standard. Di conseguenza, l'osservazione dell'anomalia non risiede nel singolo evento meteorologico, ma nella frequenza e nella durata degli stati di equilibrio dinamico che stiamo monitorando.
​Questa esposizione inquadra la discussione su un piano scientifico oggettivo, dove la "provenienza" di una corrente è considerata una variabile dipendente dal "regime" barico.

Si racconta sempre...
Buona notte 👋🏻

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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da cuotamare »

Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 10:55 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 2:22 pm

Non è confusione, è una questione di scala di analisi. Quando parlo di 'zonalità tesa' mi riferisco alla configurazione del Jet Stream (il flusso portante a 300 hPa) che, in quanto tale, determina il dominio sinottico: un flusso zonale compresso non permette le ondulazioni (onde di Rossby) necessarie per una vera variabilità meridiana.
​Certo che 'qualche grado' di differenza nella traiettoria cambia il tempo locale! È proprio quello che sto dicendo: se il flusso è zonale, la variabilità è confinata in minimi spostamenti latitudinali di un nastro trasportatore che rimane comunque 'piallato'. Se invece il pattern passa a un regime a onde lunghe, la latitudine di provenienza della massa d'aria oscilla tra il Circolo Polare e le latitudini sub-tropicali.
​Il punto non è se la corrente venga da ONO o da OSO; il punto è che se la 'corda' del getto è tesa, il rubinetto dell'aria fredda polare resta bloccato a nord.

​Se invece vogliamo la specifica, la differenza è questa:
​Tu guardi il risultato finale (il tipo di tempo locale, che è influenzato da minimi scostamenti di direzione).
​Io guardo la causa motrice (il regime barico di larga scala che permette o inibisce quei flussi).
​Senza una dinamica che 'rompa' la zonalità tesa, non avremo mai quei flussi meridiani necessari per vedere l'inverno 'vero', a prescindere da quanto sia caldo il pianeta nel suo complesso. Dire che è 'tutto relativo' ignora che esistono dei regimi di circolazione dominanti che, piaccia o no, scrivono la storia meteo di una stagione.🤷

.
Appunto, ma la latitudine del jet è determinante tra svariate possibilità di zonalita', tesa o meno sia.
Poi, sopra tutto, è la provenienza e direzione delle correnti a determinare il tempo che farà su qualsiasi zona.
Come vedi, correnti ondulate e dunque a onde più lunghe, se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto l'aria calda comunque.



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Hai toccato il punto nodale: la posizione relativa all'onda. Hai ragione, se l'onda di Rossby si posiziona in modo che l'Europa si trovi costantemente sul lato ascendente (quello che richiama aria subtropicale), il risultato è un'anomalia termica, indipendentemente dalla 'zonalità' del getto.
​Tuttavia, c'è una distinzione fondamentale tra la variabilità di un tempo normale e il blocco di un pattern anomalo che vediamo nelle mappe che hai citato:
​La differenza tra 'Ondulazione' e 'Stazionarietà': Il problema non è che le onde esistano (sono fisiologiche), ma che le configurazioni che stiamo vedendo mostrano una persistenza preoccupante. Quando il sistema barico rimane 'bloccato' nella stessa configurazione per settimane (come mostrano le rianalisi che abbiamo), l'effetto termico cumulativo è devastante. Non è una semplice alternanza tra caldo e freddo; è una forzante che spinge aria calda in modo ripetitivo e stazionario.
​Il feedback termodinamico: Come dicevi prima, se il pianeta è più caldo, ogni corrente porta un carico di calore maggiore. Ma se la configurazione barica 'congela' una posizione (come un anticiclone sub-tropicale che si espande verso nord), quella 'provenienza' diventa l'unica possibile. Non è più 'relativo', diventa una trappola sinottica.
​L'evidenza visiva: Se guardi la mappa del getto a 300 hPa che abbiamo, vedi una struttura che non favorisce il ricambio, ma l'auto-alimentazione del blocco. Il fatto che tu dica 'se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto aria calda' è vero, ma la domanda vera è: perché l'anticiclone si piazza lì e ci resta così a lungo? È qui che la dinamica del Vortice Polare torna protagonista: un getto che non riesce a 'rompere' il blocco non permette il naturale ricambio delle masse d'aria.
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm
Mentre indipendentemente dalla tensione della zonalità e dunque qui più è alta meglio si integra a retrogressioni, può dar a questi risultati




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Stai portando un esempio perfetto per confermare ciò che sostengo: l'eccezione che conferma la regola. Nelle mappe del 2023 che citi, vediamo una zonalità tesa che si 'infrange' contro un blocco anticiclonico solido, forzando una curvatura (retrogressione). Ma noti la differenza? Quella non è una 'zonalità che lavora bene', è un sistema sotto stress barico.
​Per rispondere al tuo punto:
​La differenza tra 'dinamica naturale' e 'forzatura': Quando il getto è in regime zonale, la retrogressione è un evento forzato, spesso effimero e 'faticoso' per l'atmosfera. Quando invece il getto è in regime di onde lunghe (Rossby), la retrogressione è la conseguenza naturale della configurazione barica. Non è la stessa cosa.
​L'efficienza del trasferimento termico: In regime zonale, anche quando hai una retrogressione, il 'lavoro' del getto rimane quello di piallare le anomalie. Il risultato è che spesso l'aria fredda arriva sì, ma degradata, perché deve combattere contro la spinta cinetica del flusso principale.
​Il punto focale: Tu dici che la zonalità alta può integrare bene le retrogressioni. Io ti dico che, statisticamente, una zonalità alta è il nemico numero uno della persistenza del freddo. Il caso del 2023 è un'ottima lezione di dinamica: mostra come una zonalità tesa debba 'piegarsi' solo quando incontra un muro (l'HP) quasi insormontabile.
​In definitiva, non sto dicendo che 'zonalità = niente freddo', sto dicendo che la zonalità è un regime di conservazione dell'energia che inibisce i cambi di scenario. Se vuoi vedere il meteo cambiare sul serio, devi sperare che il Vortice Polare perda la sua energia cinetica: solo allora non avrai più bisogno di 'eccezioni' o 'retrogressioni forzate', ma avrai un sistema che respira naturalmente con le onde di Rossby. 😉


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Perdonami ma non riesco a comprendere meteorologicamente che significa " zonalità che non lavora bene ed è un sistema sotto stress barico ".
Appaiono più come una descrizione da palestra :lol: ma che significa sotto stress barico ?? sotto stress ?? :mrgreen: ma chi ?
E poi , zonalità che non lavora bene che significa ? Lavora per fare cosa ??
A parte queste cavolate, diciamo che quello che dici tu o probabilmente intendi con un pò di fantasia è in un modo o nell'altro è l'EA++
Ogni step del riscaldamento globale visibile corrisponde poi ad uno step dell'EA

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Il fatto che persistono circolazioni che definisci bloccate ma che non lo sono in realtà, identificano una tendenza dell'EA ben precisa e coesistente con la variabilità circolatoria e che in un modo o nell'altro porta sempre anomalie termiche positive persistenti.
In tutto l'arco dell'anno.

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Dunque, dato che in natura funziona che piccoli cambiamenti all'origine generano grandi variazioni negli effetti, si può constatare che l'area Euro Mediterranea occidentale è particolarmente sensibile e subisce un riscaldamento moltiplicato rispetto al grado di origine.
Ultima modifica di cuotamare il sab mar 14, 2026 12:06 am, modificato 2 volte in totale.
cuotamare
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da cuotamare »

Analizziamo il mutamento circolatorio tra una tendenza ed un altra, visibile nella comparazione, analizzando le anomalie nella media annuale al piano isobarico a 850 hpa.
Dapprima è bene determinare l'EA che è un dipolo pressorio tra il medio alto e medio basso atlantico dalla sponda canadese a quella europea con i centri di moto in area UK e il nord atlantico posto più a sud.
Se aumenta la pressione in area UK ( ATR ) diminuisce dall'altra parte e l'indice cala di grado da positiva verso negativa con l'aumento di circolazioni a stampo settentrionale dato la prevalente rotazione dei venti in moto orario in area UK e viceversa con l'instaurazione di correnti a stampo occidentale, sud/occidentale con rotazione dei venti in moto anti orario in area UK.


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Qui sotto sempre le anomalie alle T globali ( sopra ) comparate con le anomalie del grado dell'EA ( sotto )



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La prevalenza di EA- tra il 1979 e il 1997



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Il mutamento del 98 che segna il passaggio alla fase prevalente ad EA+ e che perdura fino al 2014



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Successivamente il rialzo e l'inizio di uno step di prevalenza più alto di EA+ fino al 2022



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E poi dal 2023 ad oggi l'aumento ancor di più di grado con la quasi estinzione delle fasi negative



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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da cuotamare »

Che poi è la dinamica prevista da ECMWF per l'ultima decade marzolina.

Stay tuned

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CLEMENZA
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da CLEMENZA »

Troppo tardi per seminare inchiostro.
Potrebbe scaturire una fase piuttosto dinamica e sotto media tra fine Marzo e inizio Aprile.
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Rio
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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Rio »

cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 11:17 pm
Rio ha scritto: ven mar 13, 2026 10:55 pm
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm

Appunto, ma la latitudine del jet è determinante tra svariate possibilità di zonalita', tesa o meno sia.
Poi, sopra tutto, è la provenienza e direzione delle correnti a determinare il tempo che farà su qualsiasi zona.
Come vedi, correnti ondulate e dunque a onde più lunghe, se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto l'aria calda comunque.



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Hai toccato il punto nodale: la posizione relativa all'onda. Hai ragione, se l'onda di Rossby si posiziona in modo che l'Europa si trovi costantemente sul lato ascendente (quello che richiama aria subtropicale), il risultato è un'anomalia termica, indipendentemente dalla 'zonalità' del getto.
​Tuttavia, c'è una distinzione fondamentale tra la variabilità di un tempo normale e il blocco di un pattern anomalo che vediamo nelle mappe che hai citato:
​La differenza tra 'Ondulazione' e 'Stazionarietà': Il problema non è che le onde esistano (sono fisiologiche), ma che le configurazioni che stiamo vedendo mostrano una persistenza preoccupante. Quando il sistema barico rimane 'bloccato' nella stessa configurazione per settimane (come mostrano le rianalisi che abbiamo), l'effetto termico cumulativo è devastante. Non è una semplice alternanza tra caldo e freddo; è una forzante che spinge aria calda in modo ripetitivo e stazionario.
​Il feedback termodinamico: Come dicevi prima, se il pianeta è più caldo, ogni corrente porta un carico di calore maggiore. Ma se la configurazione barica 'congela' una posizione (come un anticiclone sub-tropicale che si espande verso nord), quella 'provenienza' diventa l'unica possibile. Non è più 'relativo', diventa una trappola sinottica.
​L'evidenza visiva: Se guardi la mappa del getto a 300 hPa che abbiamo, vedi una struttura che non favorisce il ricambio, ma l'auto-alimentazione del blocco. Il fatto che tu dica 'se stai dalla parte dell'anticiclone sarai sotto aria calda' è vero, ma la domanda vera è: perché l'anticiclone si piazza lì e ci resta così a lungo? È qui che la dinamica del Vortice Polare torna protagonista: un getto che non riesce a 'rompere' il blocco non permette il naturale ricambio delle masse d'aria.
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 3:38 pm
Mentre indipendentemente dalla tensione della zonalità e dunque qui più è alta meglio si integra a retrogressioni, può dar a questi risultati




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Stai portando un esempio perfetto per confermare ciò che sostengo: l'eccezione che conferma la regola. Nelle mappe del 2023 che citi, vediamo una zonalità tesa che si 'infrange' contro un blocco anticiclonico solido, forzando una curvatura (retrogressione). Ma noti la differenza? Quella non è una 'zonalità che lavora bene', è un sistema sotto stress barico.
​Per rispondere al tuo punto:
​La differenza tra 'dinamica naturale' e 'forzatura': Quando il getto è in regime zonale, la retrogressione è un evento forzato, spesso effimero e 'faticoso' per l'atmosfera. Quando invece il getto è in regime di onde lunghe (Rossby), la retrogressione è la conseguenza naturale della configurazione barica. Non è la stessa cosa.
​L'efficienza del trasferimento termico: In regime zonale, anche quando hai una retrogressione, il 'lavoro' del getto rimane quello di piallare le anomalie. Il risultato è che spesso l'aria fredda arriva sì, ma degradata, perché deve combattere contro la spinta cinetica del flusso principale.
​Il punto focale: Tu dici che la zonalità alta può integrare bene le retrogressioni. Io ti dico che, statisticamente, una zonalità alta è il nemico numero uno della persistenza del freddo. Il caso del 2023 è un'ottima lezione di dinamica: mostra come una zonalità tesa debba 'piegarsi' solo quando incontra un muro (l'HP) quasi insormontabile.
​In definitiva, non sto dicendo che 'zonalità = niente freddo', sto dicendo che la zonalità è un regime di conservazione dell'energia che inibisce i cambi di scenario. Se vuoi vedere il meteo cambiare sul serio, devi sperare che il Vortice Polare perda la sua energia cinetica: solo allora non avrai più bisogno di 'eccezioni' o 'retrogressioni forzate', ma avrai un sistema che respira naturalmente con le onde di Rossby. 😉


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Perdonami ma non riesco a comprendere meteorologicamente che significa " zonalità che non lavora bene ed è un sistema sotto stress barico ".
Appaiono più come una descrizione da palestra :lol: ma che significa sotto stress barico ?? sotto stress ?? :mrgreen: ma chi ?
E poi , zonalità che non lavora bene che significa ? Lavora per fare cosa ??
A parte queste cavolate, diciamo che quello che dici tu o probabilmente intendi con un pò di fantasia è in un modo o nell'altro è l'EA++
Ogni step del riscaldamento globale visibile corrisponde poi ad uno step dell'EA

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Hai ragione a voler superare le metafore: usiamo il linguaggio della dinamica atmosferica. Quando parlo di 'zonalità sotto stress' o 'inefficace', mi riferisco a una condizione di forte sbilanciamento del gradiente meridionale di temperatura.
​Sullo 'stress barico': In fluidodinamica, un flusso zonale intenso (Vortice Polare compatto) è mantenuto da un forte gradiente termico latitudinale. Quando questo gradiente viene alterato (ad esempio dal riscaldamento artico amplificato), il flusso zonale entra in una configurazione di instabilità baroclina crescente. Lo 'stress' a cui mi riferivo è l'incapacità del flusso di mantenere una configurazione rettilinea coerente a causa delle forzanti che inducono l'amplificazione delle onde di Rossby. Non è una condizione 'psicologica', è una condizione di instabilità dinamica del jet stream.
​Sulla 'zonalità che non lavora bene': Il termine 'lavoro' in fisica implica trasferimento di energia. Un flusso zonale teso è estremamente efficiente nel trasportare momento angolare lungo i paralleli, ma è inefficiente nel trasferire calore sensibile tra le latitudini. Quando dico che 'non lavora bene', intendo che il flusso è in una configurazione di confinamento energetico: sta dissipando energia cinetica in modo improduttivo rispetto alla necessità di bilanciamento termico latitudinale.
​Sull'East Atlantic Pattern (EA): Hai centrato un punto fondamentale. La correlazione tra lo step-up del riscaldamento globale (visibile nei grafici che hai allegato) e la positività dell'EA (EA++) è evidente. La fase positiva dell'EA (il centro di alta pressione centrato più a nord rispetto alla NAO) è esattamente la manifestazione dinamica di questo cambiamento di regime.
​L'EA++ agisce come un 'blocco' o una forzante che impone al flusso atlantico una traiettoria preferenziale.
​Questo conferma la tua tesi: il riscaldamento globale non è un evento uniforme, ma viene 'filtrato' da queste teleconnessioni che ne determinano l'impatto locale.
​Quindi, non è questione di 'fantasia': è questione di riconoscere che l'EA++ è la firma dinamica dell'anomalia termica che stiamo vivendo. La mia analisi sulla 'zonalità tesa' e la tua sull'EA++ descrivono lo stesso fenomeno da due angolazioni diverse: tu descrivi la configurazione barica (l'EA+), io descrivo il forcing del getto che la sostiene (la zonalità).
cuotamare ha scritto: ven mar 13, 2026 11:17 pm Il fatto che persistono circolazioni che definisci bloccate ma che non lo sono in realtà, identificano una tendenza dell'EA ben precisa e coesistente con la variabilità circolatoria e che in un modo o nell'altro porta sempre anomalie termiche positive persistenti.
In tutto l'arco dell'anno.

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Dunque, dato che in natura funziona che piccoli cambiamenti all'origine generano grandi variazioni negli effetti, si può constatare che l'area Euro Mediterranea occidentale è particolarmente sensibile e subisce un riscaldamento moltiplicato rispetto al grado di origine.
Allora mi stai dando ragione sul fatto che l'anomalia non è casuale, ma "moltiplicata" dalla particolare sensibilità dinamica della nostra regione. 👍🏻

Allora possiamo finalmente concordare su un punto fondamentale: la moltiplicazione dell'anomalia termica nel bacino del Mediterraneo.
​La tua osservazione sull'EA++ è la chiave di volta per capire perché il Mediterraneo si scalda più velocemente della media globale. Non si tratta solo di 'più calore' in entrata, ma di una configurazione dinamica preferenziale che, per gran parte dell'anno, 'pesca' aria subtropicale e la intrappola sopra le nostre latitudini.
​L'effetto amplificatore: Quando le teleconnessioni (come l'EA++) si stabilizzano in fasi positive, l'area Euro-Mediterranea occidentale viene posizionata sistematicamente sul lato discendente di una cresta d'onda (o in un regime di alta pressione bloccata), minimizzando il ricambio d'aria. Questo è il meccanismo di 'moltiplicazione' a cui ti riferisci: il forcing globale viene amplificato dalla dinamica locale.
​La natura del blocco: Hai ragione, parlare di 'blocco' in senso assoluto è limitativo. È più corretto parlare di persistenze di fase. Il sistema non è mai fermo, ma la 'traiettoria preferenziale' del getto è tale da auto-alimentare anomalie termiche positive persistenti. È un regime che, come notavi, tende a ripetersi nell'arco dell'intero anno.
​Convergenza: Dire che 'piccoli cambiamenti all'origine generano grandi variazioni negli effetti' è la definizione perfetta di sistema caotico sensibile alle condizioni iniziali. La nostra analisi concorda: la dinamica del getto (la causa) e il pattern EA++ (l'effetto strutturale) creano un'anomalia che non è un errore di misura, ma una caratteristica intrinseca del nuovo clima mediterraneo.
​In definitiva, abbiamo superato la dicotomia 'zonalità vs. onde': l'EA++ è il regime sotto il quale la nostra regione sta imparando a vivere. È un'analisi tecnica di alto livello, che definisce correttamente il problema come una degradazione della variabilità naturale in favore di una persistenza delle anomalie termiche.


Ora devo recarmi a lavoro, poi ti rispondo sull'altro.

Ciao e buona giornata 👋🏻

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Re: MARZO 2026 ANALISI MODELLI LIVE

Messaggio da Serenovariabile »

lities ha scritto: ven mar 13, 2026 11:26 am
Serenovariabile ha scritto: ven mar 13, 2026 10:49 am Domanda per i piemontesi. Secondo voi tra domani e domenica la neve arriverà a toccare i fondovalle da voi? Secondo me sì. Città come Domodossola la neve la vedranno.
Si, molto probabile domenica mattina sin verso i 500-600 metri nelle vallate interne, anche sui 300-400 metri zona Domodossola non esclusa fino in città. L'accoppiata fenomeni intensi-tracimazione dell'aria fredda dalla Francia sarà fondamentale.
Anche Aosta città secondo me rischia l'imbiancata domenica mattina.
Se vogliamo credere a queste carte, questa notte i venti girano a nord con aria fredda in discesa lungo la val d'Ossola. La neve arriverebbe quasi alle porte di Verbania e Stresa

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