Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.
L’estensione del ghiaccio marino artico è attualmente la sesta più bassa mai registrata (dati Jaxa)
• circa 30.000 km² al di sotto della media degli anni 2010
• circa 630.000 km² al di sotto della media degli anni 2000
• circa 1.150.000 km² al di sotto della media degli anni '90
• circa 1.550.000 km² al di sotto della media degli anni '80
Ma non è tutto
Se ci si limita a osservare le curve che delineano il declino del ghiaccio artico, non si coglie tutto ciò che sta accadendo in questa regione del pianeta da alcuni decenni a questa parte. Il ghiaccio artico non si sta solo restringendo, sta anche cambiando natura. In passato nell’Oceano Artico si trovava soprattutto ghiaccio pluriennale, cioè più vecchio di un anno. La formazione di ghiaccio pluriennale è un processo favorito dalla conformazione del bacino artico, un oceano quasi chiuso dalle terre dei continenti nord-americano ed euroasiatico e dalla Groenlandia. A nord dell’Alaska e del Canada si sviluppa una circolazione oceanica, chiamata Beaufort Gyre, che si muove in senso orario alimentata da un sistema anticiclonico. Con un’efficace metafora, gli scienziati definiscono questa zona una nursery del ghiaccio giovane. Il ghiaccio che nasce nel Beaufort Gyre circola per diversi anni, attraversando indenne diversi cicli stagionali e aumentando di spessore a ogni inverno. Il ghiaccio stagionale, dello spessore di non più di un metro o un metro e mezzo, si accresce di anno in anno, fino ad accumulare diversi metri. O, almeno, era ciò che accadeva fino ad alcuni decenni fa.
Oggi, a causa delle stagioni estive sempre più calde, una quantità più piccola di ghiaccio del primo anno riesce a sopravvivere alla stagione estiva e a venire promosso a ghiaccio pluriennale nell’autunno. Mentre, con il tempo, il ghiaccio pluriennale viene sospinto dalle correnti fino a uscire dall’Oceano Artico attraverso lo stretto di Fram, tra la Groenlandia e le Isole Svalbard, nel Beaufort Gyre ne viene ricostituito sempre di meno. Se nel 1985, alla sua massima estensione invernale, il ghiaccio più vecchio di quattro anni costituiva il 33 per cento della banchisa, nel 2019 era precipitato all’1.2 per cento. Secondo uno studio pubblicato nel 2018, dal 1958 lo spessore medio al termine della stagione estiva, misurato in sei regioni dell’Oceano Artico, si è ridotto di due terzi. Il ghiaccio più vecchio è ormai quasi del tutto scomparso. Quello che vediamo oggi è già un Artico molto diverso da quello di non molto tempo fa: più piccolo, più sottile, più fragile.