propongono ancora per diversi giorni a venire gli stessi scenari circolatori, oramai oggetto di ripetute
analisi. Segnale solido condiviso da tutti gli scenari probabili, al netto delle varie sfumature insite comunque
nel ventaglio, che vede questa profonda e marcata velocità di fase atlantica prolungarsi per molto tempo.
Circolazione dunque atlantica che a più riprese è vista interagire con il mediterraneo attraverso flussi
a volte più tesi, a volte più curvati, a volte meno accostati con relativi richiami dinamici miti o molto miti,
o più meridiani. Ventilazione classica pre e post fronti, di conseguenze le temperature oscilleranno seguendo
questo schema, con il centro sud più penalizzato dal campo isotermico positivo.
La troposfera sta cercando nuovamente di ritrovare i propri equilibri, seppur rimangano presenti quelle
peculiarità di riflessione asiatica pronta poi a cadere sul comparto nord americano con ripetuti affondi
gelidi artici. Gelo confinato ai due poli emisferici dunque, nord america e Russia/Siberia.
Quando durerà questa assenza dei caratteri invernali sulla penisola? Al momento è molto probabile che si arrivi
sin verso la fine della prima decade senza grosse novità. Questo si vedeva e questo continua a vedersi.
Ai piani più alti si continua ad assistere a questi disturbi a due onde che stanno mettendo a dura prova
la solidità del vortice polare. Nel lungo termine è presente questa stretta a tenaglia che allunga sensibilmente
la struttura con alcuni scenari che vedono anche lo split. Questo è sicuramente un aspetto d'interesse , ma che
và analizzato a 360° e non strumentalizzato come sovente avviene per qualsiasi altra peculiarità teleconnettiva.



Al momento assistiamo alla risalita di onde troposferiche che nel loro percorso verticale depositano momento
rallentando i venti zonali e sollecitando la struttura attraverso frizioni, calore e subsidenza.
È sufficiente? Ancora no. Mancano alcune condizioni necessarie per il completamento dell'opera.
Persistenza del segnale, visione ensemble consolidata, trasmissione decisa del segnale verso i piani
inferiori, escludere episodi di riflessione/assorbimento/dispersione U change, univocità dell'inversione
westerlies separando i clusters da displacement. Anche il displacement può portare a inversione.
Vero che la media scende, ma bisogna capire bene quanti di quei spaghi vanno giù per split e quanti per
displacement, tendendo presente che la media si mantiene sui 10 m/s. Non possiamo ancora escludere
che il tutto si risolva in un semplice forte disturbo fine a se stesso. I paper sono abbastanza precisi in questo senso.

Ma se succede, poi cosa accade in troposfera? In soldoni, cosa dovremmo attenderci? Gelo e neve in un lasso
temporale successivo di 10/20 giorni? Non c'è un risultato lineare, catalogato come tale, univoco.
Bisognerà poi eventualmente verificare l'intensità e i piani della propagazione e l'interazione con la troposfera
che determinerà il pattern più o meno proficuo per il mediterraneo. La discesa di onde NAM negative, seppur
condizionino la circolazione attraverso quei risvolti standardizzati, non implicano necessariamente determinati quadri deterministici esclusivamente a noi favorevoli. E poi c'è un aspetto dal quale non possiamo assolutamente
prescindere: i centri di calcolo. Questi sicuramente non hanno bisogno dei nostri suggerimenti. Quindi sono
tutti discorsi che lasciano il tempo che trovano. Le leggende che i modelli non leggono, sono barzellette,
un modo per auto-convincersi che nulla è ancora perduto. La più classica delle barzellette è quella che i modelli
non sanno stimare la resistenza del gelo a est....loro non riescono ma il panettiere si..
Tutto il resto mi fa' solo sorridere, oddio anche piangere onestamente per come viene maltrattata la materia.
In effetti c'è poco da ridere nel leggere certe cose. Quindi calma, solo i modelli potranno dircelo, e incrociamo
le dita per un finale di stagione degno di questo nome.

























