Le 'rodanate' dimenticate...una risposta...

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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monte capanne
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Messaggio da monte capanne »

iniestas ha scritto:Ma io non sono molto d'accordo, secondo me non c'è nessuna crisi del rodano e poi perchè dovrebbe esserci ,la geografia è sempre quella, le Alpi sono sempre quelle, etc
Qualcuno ha giustamente ricordato il 2013 quando appunto molte discese artiche entrarono dal rodano portanto la neve al nord e Genova.
Quindi che crisi è se due inverni fa avvenzioni artiche sono passate da qualla direzione?
Il problema a livello sinottico è un altro oevvero se si vuole l'ondata di gelo e neve che entra dal rodano è necessario o il giro largo di aria pellicolare che dalla siberia transita anche sulla francia aggirando le alpi oppure una irruzione artica classica da rodano carassona seguita da ciclogenesi medietterane con risucchio di aria continentale gelida da est, ma serve comunque una posizione a nord est dell'Hp, quindi un UK a gpt più elevati oppure uno scand + con HP termico e soprattutto un lago gelido sull'europa centrorientali di tutto rispetto (sioeterme di due cifre negative a 1400 metri)

Sono queste ultime due sinottiche ad essersi "rarefatte" non il il minimo che dal Golgo Ligure trasla, quella è una sinottica che non è in crisi e porterà pioggia nel semestre caldo e neve in collina monti semestre freddo.
La possibilità della neve in punuara in questo acso Nord e fino alla Toscana ( con possibilis sonfinamenti alto Lazio, Viterbo, Civitavecchia) dipende dall'entità di ferddo della amssa artica e dal gradi di intrsusività dell'onda 2
in ogni caso questo tipo di irruzione è inidonea a portare neve al livello del mare sotto l'alto lazio e quindi sulle coste del medio tirreno, per quello servirebbe cmq l'intervento del gelo sul basso strato dalla Russia, merce ormai rara in concomitanza con una ciclogenesi seria

ciao
analisi che condivido in pieno,se non c'è vero gelo ad est'c'è poco da fare
monte capanne
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Messaggio da monte capanne »

comunque qui da me per avere la neve a quote basse ci vuole quello che noi chimiamo la provenza che viene da ONO e non il maestrale che viene da NO
iniestas
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Messaggio da iniestas »

monte capanne ha scritto:
iniestas ha scritto:Ma io non sono molto d'accordo, secondo me non c'è nessuna crisi del rodano e poi perchè dovrebbe esserci ,la geografia è sempre quella, le Alpi sono sempre quelle, etc
Qualcuno ha giustamente ricordato il 2013 quando appunto molte discese artiche entrarono dal rodano portanto la neve al nord e Genova.
Quindi che crisi è se due inverni fa avvenzioni artiche sono passate da qualla direzione?
Il problema a livello sinottico è un altro oevvero se si vuole l'ondata di gelo e neve che entra dal rodano è necessario o il giro largo di aria pellicolare che dalla siberia transita anche sulla francia aggirando le alpi oppure una irruzione artica classica da rodano carassona seguita da ciclogenesi medietterane con risucchio di aria continentale gelida da est, ma serve comunque una posizione a nord est dell'Hp, quindi un UK a gpt più elevati oppure uno scand + con HP termico e soprattutto un lago gelido sull'europa centrorientali di tutto rispetto (sioeterme di due cifre negative a 1400 metri)

Sono queste ultime due sinottiche ad essersi "rarefatte" non il il minimo che dal Golgo Ligure trasla, quella è una sinottica che non è in crisi e porterà pioggia nel semestre caldo e neve in collina monti semestre freddo.
La possibilità della neve in punuara in questo acso Nord e fino alla Toscana ( con possibilis sonfinamenti alto Lazio, Viterbo, Civitavecchia) dipende dall'entità di ferddo della amssa artica e dal gradi di intrsusività dell'onda 2
in ogni caso questo tipo di irruzione è inidonea a portare neve al livello del mare sotto l'alto lazio e quindi sulle coste del medio tirreno, per quello servirebbe cmq l'intervento del gelo sul basso strato dalla Russia, merce ormai rara in concomitanza con una ciclogenesi seria

ciao
analisi che condivido in pieno,se non c'è vero gelo ad est'c'è poco da fare

esatto
poi davvero non capisco di che crisi si parla visto che poche settimane fa proprio un ingresso dal rodano ha portato pioggia a secchi sul tirreno in pianura

secondo em si confondono le cose: è in crisi l'irruzione artrica dal rodano con ciclogenesi med e rsucchio di aria gelida pellicolare grazie ad Hp termico scandinavo russo, non la pertubazione polare o artico marittima che si getta sul med dal rodano.
ciao
Diamond_Sea
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Messaggio da Diamond_Sea »

Nemmeno io vedo tutta sta crisi del rodano, il problema non sarà forse che ci aspetta troppo da questo tipo di circolazione? Che solo raramente riesce a portare irruzioni fredde consistenti a cause dei giri larghi e delle barriere orografiche che deve incontrare?
manu73
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Messaggio da manu73 »

Il problema è la qualità dell'aria che circola in Europa...indipendentemente dall'ingresso negli ultimi inverni è circolata aria dalle caratteristiche fredde mediocri (salvo alcuni casi seri sull'Europa Sud Orientale.
Se sull'Est Europa non c'è vero freddo non ci può essere quel pescaggio tosto che fa piombare la nostra penisola nel freddo diffuso
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ulisse55
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Messaggio da ulisse55 »

Stranamente si dimentica qual'è la differenza tra
il tipo di aria che di norma entra dal rodano-Carcassona
e quella cosiddetta 'siberiana' ...
(nb: la prima è di tipo artico/polare-marittima mentre l'altra continentale).
Con l'aiuto di wikipedia ecco le differenze....

ARIA ARTICA MARITTIMA:

Caratteristiche
A differenza dell'aria artica continentale, l'aria artica marittima tende ad avere uno spessore compreso tra i 3.000 e i 4.000 metri dal suolo, risultando capace pertanto di produrre effetti in media troposfera, anche dopo aver valicato catene montuose molto alte e organizzate, come le Alpi e i Pirenei.

Tale caratteristica, fa sì che le isoterme a 850 hPa e a 500 hPa, con afflusso di aria artica marittima presentino valori inferiori rispetto a quelli che si registrano durante le avvezioni di aria artica continentale.

La massa d'aria artico-marittima è altresì associata a bassi valori di altezza geopotenziale, visti i caratteri depressionari e le basse temperature associate.


Effetti sul clima
Le discese di aria artica marittima vengono pilotate verso sud dalla presenza di un forte anticiclone groenlandese e di una solida espansione in pieno Oceano Atlantico verso latitudini polari dell'anticiclone delle Azzorre.

La suddetta configurazione determina la discesa di aria umida dai mari artici verso sud, oltre il bordo orientale delle potenti cellule di alta pressione. L'aria fredda e umida, dopo aver attraversato l'Oceano Atlantico nord-orientale e le isole britanniche, giunge sul continente europeo e, dalla Francia centrale, si incanala lungo la valle del rodano, associata a forti venti di maestrale.

Giunta sul Mediterraneo attraverso la foce del fiume francese presso la Camargue, prosegue il suo cammino verso sud/sud-est, impattando generalmente sulle alte montagne della Corsica nord-occidentale, dalle quali viene deviata attraverso un flusso secondario in direzione nord-est, verso il Mar Ligure, ove è altamente probabile la formazione di una depressione secondaria, il Genoa low.

La medesima massa d'aria può generare anche la depressione del Golfo del Leone se, uscendo dalla valle del rodano, tende a deviare verso l'omonimo golfo. Quest'ultima depressione si forma, tuttavia, con maggiori probabilità in caso di afflusso di aria polare fredda marittima, che tende a scendere attraverso un lungo corridoio che ha origine dalle latitudini polari a nord del Canada, pur avendo, di fatto, caratteristiche molto simili all'aria artica marittima. L'aria polare fredda marittima è responsabile anche della formazione del minimo secondario, noto come depressione tirrenica.

Sia l'aria artica marittima che l'aria polare fredda marittima apportano una sensibile diminuzione delle temperature sull'intero bacino centrale e occidentale del Mar Mediterraneo, risultando associate anche a precipitazioni sotto forma di rovescio o temporale, che possono risultare nevose, in inverno, anche a quote molto basse e localmente in pianura, nelle aree sottoposte all'azione dello stau.

Lungo la costa tirrenica dell'Italia, l'effetto dell'irruzione di aria artica marittima viene chiamato anche rodanata; proprio questo versante risulta quello in cui si verificano i maggiori effetti durante la discesa di questa massa d'aria.

*

ARIA ARTICA CONTINENTALE:

Caratteristiche
Rispetto all'aria artica marittima, le masse di aria artica continentale presentano uno spessore più limitato dal suolo, tendendo ad influenzare in modo minore le condizioni in quota, se non per effetto stau in prossimità dei rilievi montuosi, oltre che in prossimità di aree di bassa pressione da essa alimentate.

Per la minore azione in quota, l'aria artica continentale è associata a valori di isoterme a 850 hPa e a 500 hPa che risultano meno rigidi rispetto a quelli che si associano all'avvezione di aria artica marittima.


Effetti sul clima
L'aria artica continentale origina dalla parte settentrionale della Siberia e viene convogliata verso sud-ovest attraverso l'espansione dell'alta pressione termica dell'anticiclone russo-siberiano che, nella stagione invernale, tende ad espandersi fino all'Europa orientale balcanica.

Quando l'anticiclone russo-siberiano riesce ad estendersi fino all'Europa centrale, si hanno anche avvezioni di aria polare fredda continentale, dalle caratteristiche pressoché identiche a quelle dell'aria artica continentale.

Le masse d'aria fredda continentali tendono ad entrare nel bacino del Mediterraneo, attraverso una serie di porte naturali che si aprono lungo le pendici occidentali dei Balcani e all'estremità sud-orientale dell'arco alpino dove, nei pressi di Postumia, si apre la porta della Bora.

I venti di bora tendono a soffiare con elevata intensità sul Golfo di Trieste e sull'Adriatico settentrionale, a causa dell'elevata differenza di pressione che si registra tra l'anticiclone russo-siberiano e la depressione mediterranea che si forma più a sud, che può essere sia la depressione tirrenica che quella adriatica.

Anche i venti di grecale tendono a soffiare con forte intensità lungo le regioni del versante adriatico, nella Liguria centrale dove sfruttano la porta del Passo dei Giovi, lungo le coste orientali della Sardegna e settentrionali della Sicilia e localmente anche lungo il versante tirrenico, dove la maggiore intensità si registra tra la Toscana meridionale e il Lazio settentrionale a causa della lontananza della dorsale appenninica.

Le condizioni atmosferiche associate si caratterizzano per il cielo sereno e particolarmente terso sull'Italia settentrionale e sulle regioni del medio-alto versante tirrenico, mentre lungo l'intero versante orientale della penisola si verifica l'effetto stau che può determinare fenomeni nevosi anche a quote molto basse e localmente in pianura e lungo le coste. Anche la Sardegna vede clima asciutto, ad eccezione delle sue parti orientali, mentre la Sicilia e le regioni joniche e del basso versante tirrenico sono generalmente interessate dagli effetti perturbati di una delle due depressioni (depressione tirrenica o adriatica) che generalmente si formano sui bacini meridionali italiani con questo tipo di configurazioni meteorologiche.

La diminuzione delle temperature interessa praticamente tutta la penisola italiana, in modo più sensibile le regioni settentrionali ed adriatiche, in modo leggermente più attenuato la Sardegna, soprattutto per quanto riguarda le coste occidentali e meridionali.


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Mi pare chiaro che la 'confusione' sia nelle termiche
in quota, ma anche negli effetti....
E da tempo, è il settore (tirrenico) occidentale ad
essere penalizzato dalla 'crisi' di cui il TD...
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