Si @Gabry, però se iniziamo a parlare della seconda decade di marzo per avere una risposta troposferica, rischiamo di finire a commentare le primule invece della neve. Un mese di 'diluizione' dopo un dislocamento è una finestra talmente ampia che ci puoi far rientrare tutto e il contrario di tutto.Gabriele_2021 ha scritto: ↑lun feb 16, 2026 8:37 pmIl mio era un discorso più generale, non riferito alla situazione attuale. Per quanto riguarda l’accoppiamento, come dicevi anche tu, essendo stato un evento di dislocamento gli effetti risultano meno eclatanti a livello emisferico e più diluiti nel tempo.Rio ha scritto: ↑lun feb 16, 2026 8:22 pmAnalisi impeccabile sulla carta, ma il problema è che la teoria dell'East Atlantic e dei Rex Block spesso si scontra con la realtà dei run che stiamo vedendo. Va bene la didattica, ma se poi GFS e ECMWF continuano a mostrare un lobo del VP troppo invadente o un getto sparato che pialla tutto, la falla iberica diventa l'ultimo dei nostri problemi.Gabriele_2021 ha scritto: ↑lun feb 16, 2026 8:01 pm
Bravo. Siamo qui per la stessa passione verso la meteorologia, e non certo per fare una gara a chi ne sa di più. Questo spazio serve per crescere tutti insieme: c’è chi preferisce la sinottica a larga scala e chi invece ama concentrarsi sulla micro‑scala. Ognuno contribuisce secondo ciò che gli interessa e arricchisce la discussione.
Tornando al tema del pattern ormai ricorrente negli ultimi inverni – ma in realtà presente durante tutto l’anno – in area euro‑atlantica, parliamo del cosiddetto east‑Atlantic positivo. Sappiamo che questo schema barico nasce dalla modulazione della corrente a getto, che tende ad amplificarsi fino alla rottura. Tale configurazione è spesso associata a una NAO fortemente negativa e alla presenza di un blocco groenlandese, dinamiche osservate anche in diverse ondate di calore estive sul Mediterraneo.
La NAO negativa è collegata a una rottura d’onda ciclonica, fenomeno che negli ultimi anni sembra aumentare di frequenza, probabilmente in risposta all’incremento di calore proveniente dalle latitudini subtropicali. Il surplus termico delle superfici marine viene trasferito all’atmosfera sovrastante e, quando il getto diverge e si instaura un Rex block, si favorisce la formazione della classica falla iberica, dovuta all’inversione del gradiente di vorticità potenziale sull’oceano.
La circolazione che spesso manca – come ha sottolineato anche cuotamare– è quella con un promontorio atlantico ben strutturato e geopotenziali elevati sul Regno Unito. In condizioni normali, questo assetto porta correnti dal primo quadrante sulla nostra penisola e genera onde lunghe che si amplificano senza rompersi, mantenendo lo schema per più giorni.
Negli ultimi anni, invece, ciò che manca è proprio un Atlantico solido, perché la base del pattern viene continuamente disturbata da piccoli cicloni di mesoscala. Questi sistemi, difficili da intercettare per i modelli, alterano la struttura generale e oi individuano quando ci si avvicina alla scadenza. Era stato mostrato anche come tutto ciò potesse essere correlato a un riscaldamento delle acque del Pacifico alle medie latitudini, che a sua volta modula il pattern
È vero che mancano i geopotenziali alti sul Regno Unito, ma attribuire tutto a 'piccoli cicloni di mesoscala' mi sembra un modo un po' comodo per giustificare il fatto che le tendenze long range che seguivamo non stiano andando come previsto. Alla fine, possiamo discutere di gradiente di vorticità potenziale finché vogliamo, ma se il coupling non avviene e l'est-shift ci punisce ancora, resta solo fanta-meteo. Vediamo se i flussi di calore decidono di lavorare seriamente o se continueremo a fare accademia mentre la neve finisce sempre altrove.
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Credo che l’Oscillazione Artica possa tornare negativa verso la seconda decade di marzo, perché solitamente la risposta troposferica si manifesta a circa un mese dall’evento conclamato. Vedremo: un aumento di geopotenziali in sede polare può significare tutto e niente per le nostre latitudini.
Avevo accennato qualche giorno fa a una possibile configurazione con promontorio tra Regno Unito e Scandinavia e corrente diretta verso il Mediterraneo, che spesso si osserva dopo un evento di dislocamento. Per ora, però, non se ne vedono tracce.
Il punto è che tra AO che dovrebbe virare e promontori scandinavi che per ora esistono solo sulla carta, la realtà è che il getto atlantico continua a comandare la scena e il VPT non sembra aver nessuna voglia di mollare la presa in modo efficace per noi. Va bene la teoria del ritardo nel coupling, ma se ogni volta dobbiamo spostare l'asticella di altri 15-20 giorni per trovare un appiglio, allora vale tutto. Vediamo se entro fine mese si vede almeno un segnale concreto nei flussi, perché per ora, oltre la didattica, c'è un deserto modellistico che parla chiaro.
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