ricordi febbraio 2012
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ricordi febbraio 2012
5 anni fa proprio in questi momenti iniziava la piu bella nevicata che abbia mai vissuto nella mia vita (classe 1984) spero un giorno di poter rivevere quelle emozioni! qui sotto posto un video ricordo di roma! ma il post è aperto a tutti quelli che vorranno ricordare quella fantastica irruzione di burian!
https://www.youtube.com/watch?time_cont ... aTqw4SCcnc
https://www.youtube.com/watch?time_cont ... aTqw4SCcnc
Proprio in questi momenti il 3 febbraio 2012 partì per lavoro a jesi con una nevicata già iniziata al mattino ma con pochi accumuli, per tutto il pomeriggio nevicò intensamente a jesi (15 km da me) ma comunque in tutta la zona.
Alle 19 dopo 4 ore di nevicata abbondante uscì prima dal lavoro... avevo la macchina in cortile privato con oltre 20 cm di neve da spalare per uscire... ci riuscì non era ancora gelata.
Qui non essendo preparatissimi a questi eventi feci i 15 km in 1 ora fino a metà mi riuscì la seconda a 30 km/h la seconda metà fino casa mia tutta in prima con la neve che mi toccava sotto.... nessuno per strada già qualche ramo in mezzo alla strada per il peso della neve... nessun blizzard tanta neve ma tanta neve...fino al mare.
Fù solo l'inizio di quei famosi 15 giorni.

Alle 19 dopo 4 ore di nevicata abbondante uscì prima dal lavoro... avevo la macchina in cortile privato con oltre 20 cm di neve da spalare per uscire... ci riuscì non era ancora gelata.
Qui non essendo preparatissimi a questi eventi feci i 15 km in 1 ora fino a metà mi riuscì la seconda a 30 km/h la seconda metà fino casa mia tutta in prima con la neve che mi toccava sotto.... nessuno per strada già qualche ramo in mezzo alla strada per il peso della neve... nessun blizzard tanta neve ma tanta neve...fino al mare.
Fù solo l'inizio di quei famosi 15 giorni.
grazie per la testimonianza di quei giorni andryandryan ha scritto:Proprio in questi momenti il 3 febbraio 2012 partì per lavoro a jesi con una nevicata già iniziata al mattino ma con pochi accumuli, per tutto il pomeriggio nevicò intensamente a jesi (15 km da me) ma comunque in tutta la zona.
Alle 19 dopo 4 ore di nevicata abbondante uscì prima dal lavoro... avevo la macchina in cortile privato con oltre 20 cm di neve da spalare per uscire... ci riuscì non era ancora gelata.
Qui non essendo preparatissimi a questi eventi feci i 15 km in 1 ora fino a metà mi riuscì la seconda a 30 km/h la seconda metà fino casa mia tutta in prima con la neve che mi toccava sotto.... nessuno per strada già qualche ramo in mezzo alla strada per il peso della neve... nessun blizzard tanta neve ma tanta neve...fino al mare.
Fù solo l'inizio di quei famosi 15 giorni.
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InvernoPerfetto
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- Iscritto il: gio feb 06, 2014 6:35 pm
- Località: Torino
Nel febbraio del 2012 scrissi un articolo-report sull'ondata di freddo che colpì la mia città.
Eccone un estratto:
"... le prime carte interessanti erano apparse il 17/18 gennaio, ma non erano durate che lo spazio di un paio di mattine, poi puntualmente ritrattate dai modelli serali; in verità, ogni inverno, soprattutto se deludente, mostra improvvisi scenari gelidi potenziali, poi divorati e infine annientati dalle carte successive con l'avvicinarsi dell'evento. Anche l'inverno 2011-2012, estremamente mite in ¾ del continente europeo, non sembrava fare eccezione, e la solita mostruosa HP pareva intenzionata a vincere la sua guerra contro le stagioni. Dopo il 22 gennaio però, i primi, seri, indizi; non ancora prove, certo, ma sempre più modelli avevano iniziato a delineare un quadro che, col passare dei giorni, si stava facendo sempre più appetitoso.
Torino, intanto, ignara di tutto, continuava a vivacchiare nella sua non stagione, col solito disco giallo a intiepidire i pomeriggi finto-invernali e con le solite brezze asciutte che seccavano gola ed aria. Ma il 25 gennaio, la perturbazione apri-pista che avrebbe cambiato il destino della stagione era stata, infine, individuata: sospinta da aria fredda direttamente dalla Groenlandia, il nocciolo perturbato sembrava, finalmente, capace di penetrare anche nelle aride terre piemontesi, benchè ancora diversi siti meteo consideravano la nevicata a rischio. Ma c'era una novità, una di quelle novità che per tutti gli appassionati di meteorologia di ultima generazione rappresenta più un sogno che una speranza: la famigerata alta pressione azzorriana, responsabile di tanta meteonoia e stagnazione climatica, stava per formare un ponte con l'alta pressione russo-siberiana, nel frattempo spostatasi fino alla Russia europea: stava per nascere il mitico PONTE DI WEIKOFF.
Ma mentre il valzer dei modelli continuava, chi preannunciando una storica ondata di gelo chi disegnando solo una rapida passata fredda, il primo ammasso nuvoloso giunto da nord, come previsto, entrava in Francia e nell'Italia nordoccidentale, regalando, la mattina del 28 gennaio, le prime gocce gelate sulle strade di Torino. Era un sabato. Era il sabato che avrebbe cambiato volto all' inverno sabaudo.
La pioggia, a partire dalle 16, gira definitivamente in neve, benchè con temperature ancora sopra lo zero; fino alle 22, una nevicata umida e moderata si posa sulla città, ma l'intermittenza della precipitazione e le temperature non troppo basse limitano il deposito della neve; prima di mezzanotte, però, la perdita di circa 1 grado e l'infittirsi dei fiocchi comincia a mutare il paesaggio: a partire da quel momento, Torino sarà solo bianca.
La domenica, la città si desta quasi in silenzio, avvolta da almeno 12-15 cm di splendido manto; ed era solo l'antipasto. La nevicata perdurerà tutto il 29 gennaio, cessando solo in serata, lasciando la metropoli piemontese ovattata da oltre 20 cm di delizia. Più delle aspettative! Dopo due inverni di spruzzatine, finalmente la dama bianca era tornata a fare sul serio: le strade secondarie erano scomparse; la coltre di neve saldava l'asfalto coi marciapiedi; le auto parcheggiate si rendevano irriconoscibili; gli alberi si appesantivano e alcuni rami cadevano; il traffico si annullava; le orme degli stivali tracciavano sentieri. Insomma, la cartolina invernale che si riteneva smarrita in chissà quale cassetto, era ricomparsa in tutta la sua bellezza, infondendo un delicato e fascinoso lucore alla grigia e avvizzita urbe. Ma era solo l'inizio.
Alla fine avevano vinto loro; avevano vinto i modelli che, anche con una decina di giorni di anticipo, avevano visto il ritorno dell'ORSO RUSSO: il famigerato anticiclone siberiano. Ai più, soprattutto in un'annata così endemicamente calda, fino all'ultimo era sembrato quasi incredibile, ma alla fine si sono dovuti piegare anche i più scettici: il Generale Inverno stava per sferrare un attacco d'altri tempi; uno dei più violenti attacchi degli ultimi 30 anni.
A Torino, dopo la neve del 28-29 gennaio, il 30 sembra concedere una tregua, ma sarà solo un'effimera pausa: l'ultimo giorno del mese, con termiche ora scese sottozero, torna a nevicare, ma questa volta in modo diverso: i fiocchi non cadono più morbidi, suadenti e danzanti, ma piccoli, duri e infidi. La città inizia a gelare, e i cm di neve ora si fanno duri, scivolosi, luccicanti: altre quattro dita bianche si aggiungono sulle strade, sui tetti, sui corrimano delle scale, sui telai delle macchine, sui prati del centro come delle periferie: il verde e il grigio scompaiono definitivamente, e un unico colore prenderà il sopravvento: il colore della purezza.
Il primo febbraio, pur debolmente, la neve non finisce mai di sferzare la città, attaccandosi a uomini e cose; la temperatura piomba già a -8, complice una breve schiarita notturna, senza avere la forza di risalire sopra i -2.
Torino diventa San Pietroburgo, brillando con sfarzo imperiale; il 2 del mese la precipitazione, a dispetto delle previsioni iniziali, rincara la dose, impilando un'altra quindicina di cm di aghi di ghiaccio. La città sembra collassare, non più abituata a tali colpi invernali, e 40 cm di neve gelata mandano in tilt il sistema: i treni vanno in panne, i bus camminano a passo di lumaca, le auto senza catene sbandano, i passanti cadono sul ghiaccio come birilli, l'asfalto diviene una pista di pattinaggio. Nulla può il sale; nulla può la sabbia. E Torino sembra sparire, vinta dai desideri di rivalsa della natura. Meraviglioso nella sua ferocia.
Il 4 febbraio la prima alba glaciale, con minima a -11; in città, le stalattiti si fanno decorazione del salotto urbano: i denti di ghiaccio si formano ovunque, dai tetti, ai semafori ai lampioni, passando per i parabrezza e i sellini delle bici. L'atmosfera diviene definitivamente nordica. Intanto, smette di nevicare, ma dei 40 cm totali caduti in centro – saranno 60 nella prima collina e quasi 1 metro ai 700 metri del Faro della Vittoria – non se ne scioglie nemmeno un'unghia. Le notti del 5, del 6 e del 7 febbraio, complici le schiarite e il possente effetto albedo, saranno le più fredde in assoluto dal 1985: si inizia con -12, si prosegue con -14 e si chiude a -15! Sono tutte temperature registrate o a Caselle o in centro città, ma nelle periferie, soprattutto periferie sud ( le più fredde ) e alle Vallette, archiviate punte estreme di -18. La campagna torinese, poi, strabilia tutti: a soli 20 km dalla città, segnalati valori glaciali di -23!! Da quelle parti, il paragone col mitico '56 è sicuramente appropriato.
Torino entra nel freezer: le fontane diventano piste da hockey; le tubature d'acqua scoppiano; la verdura congela e il prezzo sale alle stelle; i fiumi fuori città si fermano; i laghetti divengono specchi; spuntano igloo di ghiaccio ovunque, da piazza Vittorio alla facoltà di Architettura; la metropolitana si blocca; alcuni marciapiedi vengono bloccati per pericolo di caduta di neve e ghiaccio dai tetti, tanto che spuntano cartelli di avviso che non si vedevano da quasi 30 anni. Si moltiplicano i video mandati su Youtube e i servizi dedicati al freddo mandati in onda dalle televisioni. E neanche di giorno, al sole, si sale sopra -3. La Protezione civile, intanto, si attiva affinchè possa essere garantito un rifugio ai senza tetto della città; per fortuna, a Torino non si registrerà alcuna vittima. La neve, seppur con altra intensità e durata, torna il 10 e l'11 del mese, ma questa volta sarà solo decorativa, limitandosi a velare la città di un sottile strato....
... la neve, a partire da metà mese, comincia a dileguarsi; il ghiaccio diviene fanghiglia; le stalattiti cadono; l'erba dai prati torna a mostrarsi. Dopo il 20, della zampata dell'orso russo non rimarrà più alcuna traccia, anche per via di un anticipo di primavera che prenderà corpo verso la fine del mese. Ma le tracce rimarranno per sempre scolpite nella memoria degli appassionati, considerando che un evento simile, per durata e intensità, ha tempi di ritorno medi di 25-30 anni: vedere Torino ibernata e imbiancata per oltre 15 giorni; rivedere ciaspole e sci di fondo in città; osservare snowboarder scivolare sulle scalinate; ammirare stalattitti possenti come cascate di ghiaccio di montagna; veder danzare ballerini sopra le fontane e assistere a partite di hockey; fotografare macchine bloccate da montagne di neve ghiacciata, impossibilitate ad uscire; godere del silenzio assoluto di una notte siberiana, con la città che acceca gli occhi tanto brilla. Ecco, per un'emozione così, non c'è biglietto che si possa pagare...."
Torino, 20 febbraio 2012
Eccone un estratto:
"... le prime carte interessanti erano apparse il 17/18 gennaio, ma non erano durate che lo spazio di un paio di mattine, poi puntualmente ritrattate dai modelli serali; in verità, ogni inverno, soprattutto se deludente, mostra improvvisi scenari gelidi potenziali, poi divorati e infine annientati dalle carte successive con l'avvicinarsi dell'evento. Anche l'inverno 2011-2012, estremamente mite in ¾ del continente europeo, non sembrava fare eccezione, e la solita mostruosa HP pareva intenzionata a vincere la sua guerra contro le stagioni. Dopo il 22 gennaio però, i primi, seri, indizi; non ancora prove, certo, ma sempre più modelli avevano iniziato a delineare un quadro che, col passare dei giorni, si stava facendo sempre più appetitoso.
Torino, intanto, ignara di tutto, continuava a vivacchiare nella sua non stagione, col solito disco giallo a intiepidire i pomeriggi finto-invernali e con le solite brezze asciutte che seccavano gola ed aria. Ma il 25 gennaio, la perturbazione apri-pista che avrebbe cambiato il destino della stagione era stata, infine, individuata: sospinta da aria fredda direttamente dalla Groenlandia, il nocciolo perturbato sembrava, finalmente, capace di penetrare anche nelle aride terre piemontesi, benchè ancora diversi siti meteo consideravano la nevicata a rischio. Ma c'era una novità, una di quelle novità che per tutti gli appassionati di meteorologia di ultima generazione rappresenta più un sogno che una speranza: la famigerata alta pressione azzorriana, responsabile di tanta meteonoia e stagnazione climatica, stava per formare un ponte con l'alta pressione russo-siberiana, nel frattempo spostatasi fino alla Russia europea: stava per nascere il mitico PONTE DI WEIKOFF.
Ma mentre il valzer dei modelli continuava, chi preannunciando una storica ondata di gelo chi disegnando solo una rapida passata fredda, il primo ammasso nuvoloso giunto da nord, come previsto, entrava in Francia e nell'Italia nordoccidentale, regalando, la mattina del 28 gennaio, le prime gocce gelate sulle strade di Torino. Era un sabato. Era il sabato che avrebbe cambiato volto all' inverno sabaudo.
La pioggia, a partire dalle 16, gira definitivamente in neve, benchè con temperature ancora sopra lo zero; fino alle 22, una nevicata umida e moderata si posa sulla città, ma l'intermittenza della precipitazione e le temperature non troppo basse limitano il deposito della neve; prima di mezzanotte, però, la perdita di circa 1 grado e l'infittirsi dei fiocchi comincia a mutare il paesaggio: a partire da quel momento, Torino sarà solo bianca.
La domenica, la città si desta quasi in silenzio, avvolta da almeno 12-15 cm di splendido manto; ed era solo l'antipasto. La nevicata perdurerà tutto il 29 gennaio, cessando solo in serata, lasciando la metropoli piemontese ovattata da oltre 20 cm di delizia. Più delle aspettative! Dopo due inverni di spruzzatine, finalmente la dama bianca era tornata a fare sul serio: le strade secondarie erano scomparse; la coltre di neve saldava l'asfalto coi marciapiedi; le auto parcheggiate si rendevano irriconoscibili; gli alberi si appesantivano e alcuni rami cadevano; il traffico si annullava; le orme degli stivali tracciavano sentieri. Insomma, la cartolina invernale che si riteneva smarrita in chissà quale cassetto, era ricomparsa in tutta la sua bellezza, infondendo un delicato e fascinoso lucore alla grigia e avvizzita urbe. Ma era solo l'inizio.
Alla fine avevano vinto loro; avevano vinto i modelli che, anche con una decina di giorni di anticipo, avevano visto il ritorno dell'ORSO RUSSO: il famigerato anticiclone siberiano. Ai più, soprattutto in un'annata così endemicamente calda, fino all'ultimo era sembrato quasi incredibile, ma alla fine si sono dovuti piegare anche i più scettici: il Generale Inverno stava per sferrare un attacco d'altri tempi; uno dei più violenti attacchi degli ultimi 30 anni.
A Torino, dopo la neve del 28-29 gennaio, il 30 sembra concedere una tregua, ma sarà solo un'effimera pausa: l'ultimo giorno del mese, con termiche ora scese sottozero, torna a nevicare, ma questa volta in modo diverso: i fiocchi non cadono più morbidi, suadenti e danzanti, ma piccoli, duri e infidi. La città inizia a gelare, e i cm di neve ora si fanno duri, scivolosi, luccicanti: altre quattro dita bianche si aggiungono sulle strade, sui tetti, sui corrimano delle scale, sui telai delle macchine, sui prati del centro come delle periferie: il verde e il grigio scompaiono definitivamente, e un unico colore prenderà il sopravvento: il colore della purezza.
Il primo febbraio, pur debolmente, la neve non finisce mai di sferzare la città, attaccandosi a uomini e cose; la temperatura piomba già a -8, complice una breve schiarita notturna, senza avere la forza di risalire sopra i -2.
Torino diventa San Pietroburgo, brillando con sfarzo imperiale; il 2 del mese la precipitazione, a dispetto delle previsioni iniziali, rincara la dose, impilando un'altra quindicina di cm di aghi di ghiaccio. La città sembra collassare, non più abituata a tali colpi invernali, e 40 cm di neve gelata mandano in tilt il sistema: i treni vanno in panne, i bus camminano a passo di lumaca, le auto senza catene sbandano, i passanti cadono sul ghiaccio come birilli, l'asfalto diviene una pista di pattinaggio. Nulla può il sale; nulla può la sabbia. E Torino sembra sparire, vinta dai desideri di rivalsa della natura. Meraviglioso nella sua ferocia.
Il 4 febbraio la prima alba glaciale, con minima a -11; in città, le stalattiti si fanno decorazione del salotto urbano: i denti di ghiaccio si formano ovunque, dai tetti, ai semafori ai lampioni, passando per i parabrezza e i sellini delle bici. L'atmosfera diviene definitivamente nordica. Intanto, smette di nevicare, ma dei 40 cm totali caduti in centro – saranno 60 nella prima collina e quasi 1 metro ai 700 metri del Faro della Vittoria – non se ne scioglie nemmeno un'unghia. Le notti del 5, del 6 e del 7 febbraio, complici le schiarite e il possente effetto albedo, saranno le più fredde in assoluto dal 1985: si inizia con -12, si prosegue con -14 e si chiude a -15! Sono tutte temperature registrate o a Caselle o in centro città, ma nelle periferie, soprattutto periferie sud ( le più fredde ) e alle Vallette, archiviate punte estreme di -18. La campagna torinese, poi, strabilia tutti: a soli 20 km dalla città, segnalati valori glaciali di -23!! Da quelle parti, il paragone col mitico '56 è sicuramente appropriato.
Torino entra nel freezer: le fontane diventano piste da hockey; le tubature d'acqua scoppiano; la verdura congela e il prezzo sale alle stelle; i fiumi fuori città si fermano; i laghetti divengono specchi; spuntano igloo di ghiaccio ovunque, da piazza Vittorio alla facoltà di Architettura; la metropolitana si blocca; alcuni marciapiedi vengono bloccati per pericolo di caduta di neve e ghiaccio dai tetti, tanto che spuntano cartelli di avviso che non si vedevano da quasi 30 anni. Si moltiplicano i video mandati su Youtube e i servizi dedicati al freddo mandati in onda dalle televisioni. E neanche di giorno, al sole, si sale sopra -3. La Protezione civile, intanto, si attiva affinchè possa essere garantito un rifugio ai senza tetto della città; per fortuna, a Torino non si registrerà alcuna vittima. La neve, seppur con altra intensità e durata, torna il 10 e l'11 del mese, ma questa volta sarà solo decorativa, limitandosi a velare la città di un sottile strato....
... la neve, a partire da metà mese, comincia a dileguarsi; il ghiaccio diviene fanghiglia; le stalattiti cadono; l'erba dai prati torna a mostrarsi. Dopo il 20, della zampata dell'orso russo non rimarrà più alcuna traccia, anche per via di un anticipo di primavera che prenderà corpo verso la fine del mese. Ma le tracce rimarranno per sempre scolpite nella memoria degli appassionati, considerando che un evento simile, per durata e intensità, ha tempi di ritorno medi di 25-30 anni: vedere Torino ibernata e imbiancata per oltre 15 giorni; rivedere ciaspole e sci di fondo in città; osservare snowboarder scivolare sulle scalinate; ammirare stalattitti possenti come cascate di ghiaccio di montagna; veder danzare ballerini sopra le fontane e assistere a partite di hockey; fotografare macchine bloccate da montagne di neve ghiacciata, impossibilitate ad uscire; godere del silenzio assoluto di una notte siberiana, con la città che acceca gli occhi tanto brilla. Ecco, per un'emozione così, non c'è biglietto che si possa pagare...."
Torino, 20 febbraio 2012
https://www.youtube.com/watch?v=f8zdekH5tdg
Questo è il 4 Febbraio a Mandela......alla fine 90cm di neve in paese
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freddopungente
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3 febbraio 2012 e più precisamente alle ore 14.30 quando in diverse parti di roma ancora pioveva qui a monte mario già eravamo a quasi 10 cm
eccomi insieme al mio pupazzo di neve fatto in giardino
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siete stati sfigati,ricordo benissimo quando scrivevi in quei giorni,purtroppo siete stati sotto richiamo mite per tutta la durata della nevicata,ma enza quel richiamo mite noi a roma non avremmo visto granchèVENTO DEL NORD ha scritto:Heeee, ragazzi, non posso partecipare con voi perchè non ci sono ricordi purtroppo, ma non perchè ero piccolo, solo che da noi non fece niente di che!!!!!
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Diamond_Sea
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