Global Warming: sara vero?

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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Graywolf
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Messaggio da Graywolf »

Freddofilonato ha scritto:Vorrei leggere quell' articolo che ti hanno dedicato.Per quanto riguarda il periodo caldo medioevale la Groenlandia verde non era un mito infatti delle persone tramite carotaggi hanno evidenziato come ha detto sopra Freddofilo 19 che la temperatura del aria era 2 gradi più alta.Mentre per quanto riguarda l innalzamento dei mari ho grossi dubbi sui dati.Se vuoi saperlo l innalzamento dei mari è una bufala bella e cotta infatti un albero(che ra dentro al mare praticamente da 50 anni) e stato misurato e si è notato che il livello del acqua e cresciuto di qualche mm.Invece secondo alcuni studi le Maldive fra 50 anni saranno scomparse
Con 2 gradi in più in Groenlandia il paesaggio non è che cambi molto, l'aggettivo verde probabilmente è stato utilizzato per scopi "promozionali", per spingere più persone a colonizzare quell'area.
L'innalzamento del mare una bufala? ma per piacere! :lol: Non dimenticare che magari anche la crosta terrestre si è alzata, in Scandinavia in seguito alla fusione dei ghiacciai (12000 anni fa, al termine della glaciazione) era, ed è in atto un sollevamento di tutta quell'area.
Comunque dove si trova questo albero?
Freddofilonato
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Messaggio da Freddofilonato »

Maldive[/i]
Graywolf
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Messaggio da Graywolf »

Freddofilonato ha scritto:Maldive[/i]
L'innalzamento del mare non è avvenuto e non avverà in modo uniforme.
Le Maldive sono in una zona dove non si è registrato un aumento apprezzabile.

http://i2.cdn.turner.com/cnnnext/dam/as ... ry-top.jpg

http://3.bp.blogspot.com/-UeXhvuLeQKg/V ... trends.png

http://www.skepticalscience.com/pics/2_ ... balmap.gif
Luca99
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Messaggio da Luca99 »

Freddofilo16 ha scritto:Scusate ma adesso vi spiego cosa davvero sto cercando di negare perché temo non abbiate capito. Non sto cercando di negare che negli anni precedenti il 2000 facesse meno caldo di adesso (questo è un fatto ampiamente dimostrato) e non sto cercando di negare che le temperature siano aumentate rispetto ad allora. Io sto cercando di negare che la causa sia solo ed esclusivamente la CO2, che sono aumentati di numero certi eventi estremi di cui tanto si parla. Sto cercando di negare certe previsioni catastrofista che troppo spesso sono messe in evidenza dai media e anche da alcuni scienziati (quest'anno un certo scienziato ha detto che l'arrivo sarebbe stato libero dai ghiaccio entro adesso; ipotesi che meteolive stesso ha contestato considerandola davvero esagerata).
E inoltre se nel medioevo vi fossero coltivazioni di viti anche a latitudini più settentrionali rispetto alle attuali mi pare plausibile pensare che allora facesse più caldo.
Qualcuno qui mi sta dando un po del fanfarone, che mi invento i dati e quello che dico ma io queste cose non le faccio; sto solo cercando di capire cosa realmente sta succedendo e se davvero siamo messi cosi male come si dice.[/img][/list]
Il problema secondo me risiede proprio in questa affermazione: la diffusione e lo sviluppo di coltivazioni non necessariamente è indicante un aumento/diminuzione delle temperature.
Inoltre la pressoché totalità di ricostruzioni climatiche per il periodo medievale evidenzia come la portata di tale fenomeno sia inferiore al riscaldamento attuale.
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Freddofilo16
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Messaggio da Freddofilo16 »

Luca99 ha scritto:
Freddofilo16 ha scritto:Scusate ma adesso vi spiego cosa davvero sto cercando di negare perché temo non abbiate capito. Non sto cercando di negare che negli anni precedenti il 2000 facesse meno caldo di adesso (questo è un fatto ampiamente dimostrato) e non sto cercando di negare che le temperature siano aumentate rispetto ad allora. Io sto cercando di negare che la causa sia solo ed esclusivamente la CO2, che sono aumentati di numero certi eventi estremi di cui tanto si parla. Sto cercando di negare certe previsioni catastrofista che troppo spesso sono messe in evidenza dai media e anche da alcuni scienziati (quest'anno un certo scienziato ha detto che l'arrivo sarebbe stato libero dai ghiaccio entro adesso; ipotesi che meteolive stesso ha contestato considerandola davvero esagerata).
E inoltre se nel medioevo vi fossero coltivazioni di viti anche a latitudini più settentrionali rispetto alle attuali mi pare plausibile pensare che allora facesse più caldo.
Qualcuno qui mi sta dando un po del fanfarone, che mi invento i dati e quello che dico ma io queste cose non le faccio; sto solo cercando di capire cosa realmente sta succedendo e se davvero siamo messi cosi male come si dice.[/img][/list]
Il problema secondo me risiede proprio in questa affermazione: la diffusione e lo sviluppo di coltivazioni non necessariamente è indicante un aumento/diminuzione delle temperature.
Inoltre la pressoché totalità di ricostruzioni climatiche per il periodo medievale evidenzia come la portata di tale fenomeno sia inferiore al riscaldamento attuale.
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Potrai anche avere ragione ma se le coltivazioni li si sono sviluppate vuol dire che il clima lo permetteva e di conseguenza esso era più caldo perche le coltivazioni di questo tipo necessitano di alte temperature.
BrixiaFidelis
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Messaggio da BrixiaFidelis »

Freddofilo16 ha scritto:Scusate ma adesso vi spiego cosa davvero sto cercando di negare perché temo non abbiate capito. Non sto cercando di negare che negli anni precedenti il 2000 facesse meno caldo di adesso (questo è un fatto ampiamente dimostrato) e non sto cercando di negare che le temperature siano aumentate rispetto ad allora. Io sto cercando di negare che la causa sia solo ed esclusivamente la CO2, che sono aumentati di numero certi eventi estremi di cui tanto si parla. Sto cercando di negare certe previsioni catastrofista che troppo spesso sono messe in evidenza dai media e anche da alcuni scienziati (quest'anno un certo scienziato ha detto che l'arrivo sarebbe stato libero dai ghiaccio entro adesso; ipotesi che meteolive stesso ha contestato considerandola davvero esagerata).
E inoltre se nel medioevo vi fossero coltivazioni di viti anche a latitudini più settentrionali rispetto alle attuali mi pare plausibile pensare che allora facesse più caldo.
Qualcuno qui mi sta dando un po del fanfarone, che mi invento i dati e quello che dico ma io queste cose non le faccio; sto solo cercando di capire cosa realmente sta succedendo e se davvero siamo messi cosi male come si dice.[/img][/list]
pota allora è più o meno quello che dicono tutti qua dentro, che adesso fa più caldo è innegabile, se è colpa solamente della CO2 e quindi implicitamente dell'uomo oppure se ci sono altri fattori è quello che si cerca di capire per bene :wink:
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the hurricane
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Messaggio da the hurricane »

Graywolf ha scritto:
Freddofilonato ha scritto:Vorrei leggere quell' articolo che ti hanno dedicato.Per quanto riguarda il periodo caldo medioevale la Groenlandia verde non era un mito infatti delle persone tramite carotaggi hanno evidenziato come ha detto sopra Freddofilo 19 che la temperatura del aria era 2 gradi più alta.Mentre per quanto riguarda l innalzamento dei mari ho grossi dubbi sui dati.Se vuoi saperlo l innalzamento dei mari è una bufala bella e cotta infatti un albero(che ra dentro al mare praticamente da 50 anni) e stato misurato e si è notato che il livello del acqua e cresciuto di qualche mm.Invece secondo alcuni studi le Maldive fra 50 anni saranno scomparse
Con 2 gradi in più in Groenlandia il paesaggio non è che cambi molto, l'aggettivo verde probabilmente è stato utilizzato per scopi "promozionali", per spingere più persone a colonizzare quell'area.
L'innalzamento del mare una bufala? ma per piacere! :lol: Non dimenticare che magari anche la crosta terrestre si è alzata, in Scandinavia in seguito alla fusione dei ghiacciai (12000 anni fa, al termine della glaciazione) era, ed è in atto un sollevamento di tutta quell'area.
Comunque dove si trova questo albero?
poi tra l' altro bisogna stare attenti perchè i grafici con i dati ricavati dai carotaggi hanno come ultimo dato il 1855 ovvero ancora in piena PEG, completando il grafico con i dati misurati dai termometri si ottine un grafico simile a questo che conferma quello che avevo detto in precedenza

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robert
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Messaggio da robert »

the hurricane ha scritto:
Graywolf ha scritto:
Freddofilonato ha scritto:Vorrei leggere quell' articolo che ti hanno dedicato.Per quanto riguarda il periodo caldo medioevale la Groenlandia verde non era un mito infatti delle persone tramite carotaggi hanno evidenziato come ha detto sopra Freddofilo 19 che la temperatura del aria era 2 gradi più alta.Mentre per quanto riguarda l innalzamento dei mari ho grossi dubbi sui dati.Se vuoi saperlo l innalzamento dei mari è una bufala bella e cotta infatti un albero(che ra dentro al mare praticamente da 50 anni) e stato misurato e si è notato che il livello del acqua e cresciuto di qualche mm.Invece secondo alcuni studi le Maldive fra 50 anni saranno scomparse
Con 2 gradi in più in Groenlandia il paesaggio non è che cambi molto, l'aggettivo verde probabilmente è stato utilizzato per scopi "promozionali", per spingere più persone a colonizzare quell'area.
L'innalzamento del mare una bufala? ma per piacere! :lol: Non dimenticare che magari anche la crosta terrestre si è alzata, in Scandinavia in seguito alla fusione dei ghiacciai (12000 anni fa, al termine della glaciazione) era, ed è in atto un sollevamento di tutta quell'area.
Comunque dove si trova questo albero?
poi tra l' altro bisogna stare attenti perchè i grafici con i dati ricavati dai carotaggi hanno come ultimo dato il 1855 ovvero ancora in piena PEG, completando il grafico con i dati misurati dai termometri si ottine un grafico simile a questo che conferma quello che avevo detto in precedenza

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Scepticism is an occupation for individuals , things being as they are in the Climate Change " arena " .

In any event , most individual scientists have a conscience ,

and are reluctant to put their head above the public parapet in order to propound a view of things that is highly uncertain and may indeed be inherently unprovable.

Maybe the problem is that Climate Research necessarily involves enormous resources , and is a game for Institutions e Organizations.
Luca99
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Messaggio da Luca99 »

Che poi, per inciso, anche qualora si giungesse a dimostrare che su scala globale durante il MWP la temperatura media globale sia stata superiore alla temperatura media annuale degli anni GW, questo non toglie e aggiunge nulla in merito alle conoscenze attuali del Global Warming e tantomeno nega l'elevata influenza di forzanti antropogeniche come causa di tale riscaldamento: oltre ai GCMs ( global climate models) sono stati creati e utilizzati modelli alternativi, quali i modelli a rete neurale ( si vedano ad esempio alcuni studi di Pasini et al. ), grazie ai quali si è potuto avere un'ulteriore riprova di come, qualora vengano utilizzati solamente input naturali ( appositamente scelti ), la temperatura che si ottiene si discosta sensibilmente dalla temperatura effettivamente rilevata, mentre qualora si prendano in considerazioni forzanti antropogeniche alle quali si aggiunge l'ENSO ( uno dei principali responsabili della variabilità interannuale ), i valori ottenti sono notevolmente più vicini a quelli effettivamente rilevati.
Rio

Messaggio da Rio »

Penso che un piccolo contributo ci vuole.... sicuramente con questo articolo si comprenda meglio .... oggi cosa si registra un calo del GW oppure dell'AGW????



IL DATASET DELLE ANOMALIE DELLE TEMPERATURE MEDIE EUROPEE PER IL PERIODO 1655-2015

Il dataset di partenza

L’Europa è la zona del mondo con le più lunghe serie di dati strumentali e ciò in virtù del fatto che l’invenzione dei primi strumenti meteorologici (termometro, pluviometro, evaporimetro e barometro è stata effettuata dai membri della scuola di Galileo e che in tale contesto scientifico originalissimo fiorì per la prima volta l’idea di diffondere gli strumenti meteorologici a livello europeo per promuovere una rete osservativa che operasse in modo coordinato (Iafrate, 2008) . la disponibilità di serie di tempo molto lungo è molto interessante per scopi storici e climatologiche anche se spesso si rivela un’arma a doppio taglio a causa della estrema variabilità nella qualità dei dati strumentali raccolti in passato a causa di problemi come unità di standard di misurazione e rilevamento. Con l’obiettivo di organizzare un dataset semplice, facilmente aggiornabile e che consenta di avere una visione d’insieme per l’areale europeo sull’intero periodo strumentale, sono stati raccolti i dati delle stazioni mostrate nella cartina in figura 1 (in tabella 1 si trova l’anagrafica con il significato degli acronimi).

Il dataset, che è riportato nel file dei dati EUROPA_TD_da_1659_DATI e RISULTATI.xls (scaricabile qui >>>> www.climatemonitor.it/wp-content/uploa ... ULTATI.xls), inizia nel 1655 e all’inizio si tratta solo dei dati della serie galileiana fiorentina (Camuffo e Bertolin, 2012). A questa dal 1659 si aggiunge la serie storica delle temperature dell’Inghilterra centrale – Central England Temperature – CET (Metoffice – Hadley Centre, 2015) e via via altre stazioni, dapprima afferenti ad osservatori storici (Camuffo and Jones, 2002) e poi a reti operative attuali. I dati più recenti provengono sia sito dal Rimfrost (2015) sia dai siti di Meteofrance, di ECAD, dell’UK Metoffice e di Meteosvizzera . In ogni caso nel file dei dati sono sempre indicate le fonti, evidenziate dal diverso colore dei dati.

Elaborazioni eseguite e prodotto finale

Al fine di poter ottenere medie areali rappresentative, i dati di ogni singola stazione sono stati omogeneizzati convertendoli in anomalia rispetto alla temperatura media annua del trentennio 1961-1990 della stazione stessa. Il prodotto finale è costituito dal diagramma della temperatura media annua europea espressa come anomalia rispetto alla media 1961-90. I dati con cui è stato prodotto il diagramma sono anch’essi reperibili nel file EUROPA_TD_da_1655_DATI e RISULTATI.xls e sono aggiornati al 2015.

Qualità dei dati

Un rischio costante che si pone a chi utilizza i dati europei di serie secolari è quello costituito dall’influenza delle isole di calore urbano (Urban Heat Island – UHI), il che è tutt’altro che improbabile in un’area densamente popolata come l’Europa ed in cui le misure meteorologiche sono iniziate in osservatori geofisici il più delle volte posti al centro di grandi aree urbane.

Onde ragionare sul peso che l’UHI ha in rapporto alle serie storiche considerate, può essere utile osservare il diagramma della devianza (figura 4) delle anomalie termiche. La devianza è infatti la sommatoria degli scarti dalla media elevati al quadrato e il suo andamento:

manifesta un debole incremento dalla metà dal 1850 ad oggi, portandosi da valori medi di 4.7 per il periodo 1851-1900 a valori medi di 6.15 per il periodo 1951-2015. Si noti che il periodo dal 1851 ad oggi è segnato da un incremento nel numero di stazioni che rende la rete più rappresentativa del territorio indagato, il che potrebbe spiegare l’incremento della devianza
è pressoché stazionaria a decorrere dagli anni 50 del XX secolo, anni in cui il numero delle stazioni si stabilizza a livelli superiori alle 25. Il mancato incremento della devianza dal 1951 ad oggi porterebbe a propendere per il mancato incremento dell’effetto UHI per la rete considerata. Occorre tuttavia precisare che questa valutazione presenta alcuni limiti fra cui il fatto che l’UHI non è l’unico fattore ad agire sulla devianza registrata. In proposito ricordo che ad esempio che per un regime circolatorio di tipo zonale (correnti atlantiche accentuate con anticiclone ben assestato sul Mediterraneo e cintura di basse pressioni sul mare del Nord) la devianza potrebbe essere più accentuata che non per regimi circolatori più favorevoli agli scambi latitudinali. Inoltre i diversi fattori agenti sulla devianza potrebbero almeno in alcuni casi agire compensandosi fra loro.

Segnalo anche che le stazioni spagnole di Salamanca, Navaracerrada e Cadice presentano una correlazione con la serie dell’Inghilterra Centrale ridottissima, fatto invece che non si evidenzia per le altre stazioni. In un prossimo futuro pertanto si renderà necessaria una riflessione più approfondita sulle stazioni di riferimento spagnole.

Risultati

Il diagramma delle anomalie termiche annue europee (figura 3) evidenzia un comportamento peculiare e si giustifica a mio avviso con il fatto che le stesse sono da ritenere frutto di tre tipi di fenomeni convergenti:

Un trend al riscaldamento legato all’uscita dalla Piccola Era Glaciale (PEG). Il diagramma in figura 3 evidenzia che siamo passati da valori fino a -2.5°C al di sotto della media 1961-90 (dato raggiunto nel gelido 1740, anno più freddo di tutta la serie) a valori attuali di 2°C al di sopra della media stessa (dato del 2014, anno più caldo di tutta la serie).
Una variabilità interannuale molto forte che è una delle caratteristiche più peculiari del clima europeo. La grande variabilità interannuale deriva in sostanza dal fatto che da un anno all’altro cambia in modo sensibile la frequenza la persistenza dei diversi tipi circolatori a macro e mesoscala che interessano il nostro continente. Di tale variabilità il cittadino europeo non può in alcun caso prescindere quando affronta scelte influenzate dal clima.
Una ciclicità pluridecennale e della durata media di 38 anni su tutta la serie che è frutto delle ciclicità manifestata dalle temperature oceaniche e descritta all’indice Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO – https://it.wikipedia.org/wiki/Indice_AMO). Quando AMO è in fase positiva e l’oceano è caldo anche le temperature europee sono più elevate mentre quando AMO passa in fase negativa e l’oceano diventa freddo le temperature europee si riducono di conseguenza. Si noti che dalle osservazioni sulla transizione di AMO da negativo a positivo avvenuta nel 1994, il fenomeno è spinto da un periodo a correnti atmosferiche atlantiche (grandi correnti occidentali o westerlies) molto intense, il che è segnalato da valori molto positivi dell’indice circolatorio atmosferico North Atlantic Oscillation Invernale (NAOI – https://it.wikipedia.org/wiki/Oscillazi ... _Atlantica). La potenza dell’indice AMO è molto rilevante. Si osservi ad esempio che nella fase fredda che và da fine anni ’50 al 1987 le temperature europee sono ridiscese a valori prossimi a quelli che presentavano fra il 1900 e il 1930.

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Ringraziamenti

Ringrazio l’amico Costantino Sigismondi per la revisione critica del testo.

Riferimenti bibliografici

Camuffo D. and Bartolin C., 2012. The earliest temperature observations in the world: The Medici Network (1654-1670), Climatic Change 111(2):335-363 · July 2012.
Camuffo D. and Jones P.D. 2002. Improved Understanding of Past Climatic Variability from Early Daily European Instrumental Sources. Kluwer Academic Publisher, http://www.wkap.nl/prod/b/1-4020-0556-3 (sito visitato il 7 gennaio 2016).
Metoffice – Hadley Centre, 2015. Hadley Centre Central England Temperature (HadCET) dataset, http://www.metoffice.gov.uk/hadobs/hadcet/ (sito visitato il 7 gennaio 2016).
Rimfrost – Data on global weather stations, http://www.rimfrost.no/ (sito visitato il 7 gennaio 2016).


Fonte http://www.climatemonitor.it/
Rio

Messaggio da Rio »

opss!!!! cancellato :roll:
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Messaggio da franconeve »

Rio ha scritto:opss!!!! cancellato :roll:
Cancellato cosa, Rio?
Rio

Messaggio da Rio »

franconeve ha scritto:
Rio ha scritto:opss!!!! cancellato :roll:
Cancellato cosa, Rio?
Ciao @franconeve :wink:

Niente di che ... avevo postato la carta del run 12 :roll:






N.b I moderatori se vogliono possono eliminare le ultime 3 risposte :wink:
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Messaggio da IMadeYouReadThis »

Rio ha scritto: Penso che un piccolo contributo ci vuole.... sicuramente con questo articolo si comprenda meglio .... oggi cosa si registra un calo del GW oppure dell'AGW????



IL DATASET DELLE ANOMALIE DELLE TEMPERATURE MEDIE EUROPEE PER IL PERIODO 1655-2015

Il dataset di partenza

L’Europa è la zona del mondo con le più lunghe serie di dati strumentali e ciò in virtù del fatto che l’invenzione dei primi strumenti meteorologici (termometro, pluviometro, evaporimetro e barometro è stata effettuata dai membri della scuola di Galileo e che in tale contesto scientifico originalissimo fiorì per la prima volta l’idea di diffondere gli strumenti meteorologici a livello europeo per promuovere una rete osservativa che operasse in modo coordinato (Iafrate, 2008) . la disponibilità di serie di tempo molto lungo è molto interessante per scopi storici e climatologiche anche se spesso si rivela un’arma a doppio taglio a causa della estrema variabilità nella qualità dei dati strumentali raccolti in passato a causa di problemi come unità di standard di misurazione e rilevamento. Con l’obiettivo di organizzare un dataset semplice, facilmente aggiornabile e che consenta di avere una visione d’insieme per l’areale europeo sull’intero periodo strumentale, sono stati raccolti i dati delle stazioni mostrate nella cartina in figura 1 (in tabella 1 si trova l’anagrafica con il significato degli acronimi).

Il dataset, che è riportato nel file dei dati EUROPA_TD_da_1659_DATI e RISULTATI.xls (scaricabile qui >>>> www.climatemonitor.it/wp-content/uploa ... ULTATI.xls), inizia nel 1655 e all’inizio si tratta solo dei dati della serie galileiana fiorentina (Camuffo e Bertolin, 2012). A questa dal 1659 si aggiunge la serie storica delle temperature dell’Inghilterra centrale – Central England Temperature – CET (Metoffice – Hadley Centre, 2015) e via via altre stazioni, dapprima afferenti ad osservatori storici (Camuffo and Jones, 2002) e poi a reti operative attuali. I dati più recenti provengono sia sito dal Rimfrost (2015) sia dai siti di Meteofrance, di ECAD, dell’UK Metoffice e di Meteosvizzera . In ogni caso nel file dei dati sono sempre indicate le fonti, evidenziate dal diverso colore dei dati.

Elaborazioni eseguite e prodotto finale

Al fine di poter ottenere medie areali rappresentative, i dati di ogni singola stazione sono stati omogeneizzati convertendoli in anomalia rispetto alla temperatura media annua del trentennio 1961-1990 della stazione stessa. Il prodotto finale è costituito dal diagramma della temperatura media annua europea espressa come anomalia rispetto alla media 1961-90. I dati con cui è stato prodotto il diagramma sono anch’essi reperibili nel file EUROPA_TD_da_1655_DATI e RISULTATI.xls e sono aggiornati al 2015.

Qualità dei dati

Un rischio costante che si pone a chi utilizza i dati europei di serie secolari è quello costituito dall’influenza delle isole di calore urbano (Urban Heat Island – UHI), il che è tutt’altro che improbabile in un’area densamente popolata come l’Europa ed in cui le misure meteorologiche sono iniziate in osservatori geofisici il più delle volte posti al centro di grandi aree urbane.

Onde ragionare sul peso che l’UHI ha in rapporto alle serie storiche considerate, può essere utile osservare il diagramma della devianza (figura 4) delle anomalie termiche. La devianza è infatti la sommatoria degli scarti dalla media elevati al quadrato e il suo andamento:

manifesta un debole incremento dalla metà dal 1850 ad oggi, portandosi da valori medi di 4.7 per il periodo 1851-1900 a valori medi di 6.15 per il periodo 1951-2015. Si noti che il periodo dal 1851 ad oggi è segnato da un incremento nel numero di stazioni che rende la rete più rappresentativa del territorio indagato, il che potrebbe spiegare l’incremento della devianza
è pressoché stazionaria a decorrere dagli anni 50 del XX secolo, anni in cui il numero delle stazioni si stabilizza a livelli superiori alle 25. Il mancato incremento della devianza dal 1951 ad oggi porterebbe a propendere per il mancato incremento dell’effetto UHI per la rete considerata. Occorre tuttavia precisare che questa valutazione presenta alcuni limiti fra cui il fatto che l’UHI non è l’unico fattore ad agire sulla devianza registrata. In proposito ricordo che ad esempio che per un regime circolatorio di tipo zonale (correnti atlantiche accentuate con anticiclone ben assestato sul Mediterraneo e cintura di basse pressioni sul mare del Nord) la devianza potrebbe essere più accentuata che non per regimi circolatori più favorevoli agli scambi latitudinali. Inoltre i diversi fattori agenti sulla devianza potrebbero almeno in alcuni casi agire compensandosi fra loro.

Segnalo anche che le stazioni spagnole di Salamanca, Navaracerrada e Cadice presentano una correlazione con la serie dell’Inghilterra Centrale ridottissima, fatto invece che non si evidenzia per le altre stazioni. In un prossimo futuro pertanto si renderà necessaria una riflessione più approfondita sulle stazioni di riferimento spagnole.

Risultati

Il diagramma delle anomalie termiche annue europee (figura 3) evidenzia un comportamento peculiare e si giustifica a mio avviso con il fatto che le stesse sono da ritenere frutto di tre tipi di fenomeni convergenti:

Un trend al riscaldamento legato all’uscita dalla Piccola Era Glaciale (PEG). Il diagramma in figura 3 evidenzia che siamo passati da valori fino a -2.5°C al di sotto della media 1961-90 (dato raggiunto nel gelido 1740, anno più freddo di tutta la serie) a valori attuali di 2°C al di sopra della media stessa (dato del 2014, anno più caldo di tutta la serie).
Una variabilità interannuale molto forte che è una delle caratteristiche più peculiari del clima europeo. La grande variabilità interannuale deriva in sostanza dal fatto che da un anno all’altro cambia in modo sensibile la frequenza la persistenza dei diversi tipi circolatori a macro e mesoscala che interessano il nostro continente. Di tale variabilità il cittadino europeo non può in alcun caso prescindere quando affronta scelte influenzate dal clima.
Una ciclicità pluridecennale e della durata media di 38 anni su tutta la serie che è frutto delle ciclicità manifestata dalle temperature oceaniche e descritta all’indice Atlantic Multidecadal Oscillation (AMO – https://it.wikipedia.org/wiki/Indice_AMO). Quando AMO è in fase positiva e l’oceano è caldo anche le temperature europee sono più elevate mentre quando AMO passa in fase negativa e l’oceano diventa freddo le temperature europee si riducono di conseguenza. Si noti che dalle osservazioni sulla transizione di AMO da negativo a positivo avvenuta nel 1994, il fenomeno è spinto da un periodo a correnti atmosferiche atlantiche (grandi correnti occidentali o westerlies) molto intense, il che è segnalato da valori molto positivi dell’indice circolatorio atmosferico North Atlantic Oscillation Invernale (NAOI – https://it.wikipedia.org/wiki/Oscillazi ... _Atlantica). La potenza dell’indice AMO è molto rilevante. Si osservi ad esempio che nella fase fredda che và da fine anni ’50 al 1987 le temperature europee sono ridiscese a valori prossimi a quelli che presentavano fra il 1900 e il 1930.

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Ringraziamenti

Ringrazio l’amico Costantino Sigismondi per la revisione critica del testo.

Riferimenti bibliografici

Camuffo D. and Bartolin C., 2012. The earliest temperature observations in the world: The Medici Network (1654-1670), Climatic Change 111(2):335-363 · July 2012.
Camuffo D. and Jones P.D. 2002. Improved Understanding of Past Climatic Variability from Early Daily European Instrumental Sources. Kluwer Academic Publisher, http://www.wkap.nl/prod/b/1-4020-0556-3 (sito visitato il 7 gennaio 2016).
Metoffice – Hadley Centre, 2015. Hadley Centre Central England Temperature (HadCET) dataset, http://www.metoffice.gov.uk/hadobs/hadcet/ (sito visitato il 7 gennaio 2016).
Rimfrost – Data on global weather stations, http://www.rimfrost.no/ (sito visitato il 7 gennaio 2016).


Fonte http://www.climatemonitor.it/
Latitudine e longitudine sono invertite o sbaglio?
Rio

Messaggio da Rio »

IMadeYouReadThis ha scritto:
Rio ha scritto:


Fonte http://www.climatemonitor.it/


Latitudine e longitudine sono invertite o sbaglio?



Bisogna riferirlo al Guidi :roll: :wink:
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