Qua tutto nero di colpo e pioviccica...nevofilo80 ha scritto:ad amatrice diluvia
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M'arzo ar gelo
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Tante le storie e i volti di chi se ne è andato in modo improvviso a causa della scossa devastante di pochi giorni fa. Mi hanno colpito e commosso ciascuno di loro, ogni loro storia.
Una poi, in particolare, mi ha stimolato a tirar fuori, così appena letta, qualche verso.
Mi riferisco all'epilogo della vita degli sposi di Ostia Fabrizio Trabalza (45 anni) e Paola Rascelli (43), che si erano recati in vacanza ad Amatrice.
Descritti dagli amici come sempre solari e sorridenti, sono stati ritrovati senza vita sotto le macerie. Ancora abbracciati.
Questo loro esser rimasti così mi ha fatto pensare anche alla indissolubilità, finanche fisica e fino all'ultimo, del matrimonio. Destinato a continuare anche nell'altra vita, quella eterna.
"A FABRIZIO E PAOLA"
Un ultimo abbraccio:
insieme
lasciaste la terra
per poi ritrovarvi
di nuovo
abbracciati.
Stavolta per sempre

Una poi, in particolare, mi ha stimolato a tirar fuori, così appena letta, qualche verso.
Mi riferisco all'epilogo della vita degli sposi di Ostia Fabrizio Trabalza (45 anni) e Paola Rascelli (43), che si erano recati in vacanza ad Amatrice.
Descritti dagli amici come sempre solari e sorridenti, sono stati ritrovati senza vita sotto le macerie. Ancora abbracciati.
Questo loro esser rimasti così mi ha fatto pensare anche alla indissolubilità, finanche fisica e fino all'ultimo, del matrimonio. Destinato a continuare anche nell'altra vita, quella eterna.
"A FABRIZIO E PAOLA"
Un ultimo abbraccio:
insieme
lasciaste la terra
per poi ritrovarvi
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Ultima modifica di M'arzo ar gelo il mar ago 30, 2016 8:22 pm, modificato 1 volta in totale.
ciao michele, la dedica è tua? comunque sia... è bellissima...M'arzo ar gelo ha scritto:Tante le storie e i volti di chi se ne è andato in modo improvviso a causa della scossa devastante di pochi giorni fa. Mi hanno colpito e commosso ciascuno di loro, ogni loro storia.
Una poi, in particolare, mi ha stimolato a tirar fuori, così appena letta, qualche verso.
Mi riferisco all'epilogo della vita degli sposi di Ostia Fabrizio Trabalza (45 anni) e Paola Rascelli (43), che si erano recati in vacanza ad Amatrice.
Descritti dagli amici come sempre solari e sorridenti, sono stati ritrovati senza vita sotto le macerie. Ancora abbracciati.
Questo loro esser rimasti così mi ha fatto pensare anche alla indissolubilità, finanche fisica e fino all'ultimo, del matrimonio. Destinato a continuare anche nell'altra vita, quella eterna.
"A FABRIZIO E PAOLA"
Un ultimo abbraccio:
insieme
lasciaste la terra
per poi ritrovarvi
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abbracciati.
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M'arzo ar gelo
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bravissimo. ammiro la tua sensibilità. Tu e il popolo vicino (geograficamente e moralmente) al terremoto dovete farvi forza e coraggio. Scusami per la banalità, e non sarò ovviamente il primo a dirtelo, ma ci tengo. Stessa cosa vale per tutti gli altri che leggeranno. Un abbraccio anche da parte mia!!! <3M'arzo ar gelo ha scritto:Sì, Rodanato, l'ho scritta io, di getto qualche sera fa dopo aver letto la loro storia e come si è conclusa la loro vicenda terrena...abbracciati.
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M'arzo ar gelo
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siccome non ho seguito molto il TD per motivi personali (pur avendolo creato io), posso chiederti se hai subito danni materiali a cose o persone?M'arzo ar gelo ha scritto:Grazie mille davvero... sono soprattutto coloro che hanno perso praticamente tutto ad avere bisogno del nostro sostegno. un grande abbraccio a te
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Lui sì, al momento è tra gli sfollati, l'ho incontrato ieri. E' scritto tutto una pagina indietro...
Come ho avuto modo di scrivere anche altrove, in questi giorni comunque, in cui come qua da me si dorme magari in macchina o al massimo vestiti sul divano con un occhio aperto e uno chiuso, si ha davvero l'impressione - riprendendo i versi dell'Ungaretti soldato della Prima Guerra Mondiale - di
"stare come d'autunno sugli alberi le foglie",
dove cioè basta un colpo di vento più forte per buttarle giù. Le foglie non si possono - e non si devono - mai sentire tranquille, specie d'autunno. Per l'uomo in trincea (nelle varie trincee della sua vita) è la stessa cosa. Il terremoto con scosse continue rende bene l'idea di questa condizione. Ma che poi rappresenta in qualche modo, simbolizza direi, lo stato complessivo di fragilità estrema della vita umana, dove i "forti colpi di vento" che possono ferirla o spezzarla sono sempre incombenti.
È davvero un "perenne autunno" questo nostro viaggio terreno, dove eventi improvvisi oppure cronicamente dolorosi - o entrambi - hanno sempre la possibilità di porre fine al cammino stesso. Da questa considerazione in fondo è nata anche la mia riflessione circa la necessità - a mio avviso sì, proprio una necessità - di non trascurare e non rimandare mai le manifestazioni di affetto e di riconoscenza nei riguardi di chi amiamo, di coloro che dividono insieme a noi una parte anche molto importante di questo nostro cammino.
Per non trovarci poi a dovercene rammaricare e non dover vivere nel ricordo colmo di rimpianto successivamente per le parole buone e calde non dette, per i baci e gli sguardi non dati. Perché la nostra vita non è interamente nelle nostre mani e in un attimo può svanire.
ciao..ora devo andare
Come ho avuto modo di scrivere anche altrove, in questi giorni comunque, in cui come qua da me si dorme magari in macchina o al massimo vestiti sul divano con un occhio aperto e uno chiuso, si ha davvero l'impressione - riprendendo i versi dell'Ungaretti soldato della Prima Guerra Mondiale - di
"stare come d'autunno sugli alberi le foglie",
dove cioè basta un colpo di vento più forte per buttarle giù. Le foglie non si possono - e non si devono - mai sentire tranquille, specie d'autunno. Per l'uomo in trincea (nelle varie trincee della sua vita) è la stessa cosa. Il terremoto con scosse continue rende bene l'idea di questa condizione. Ma che poi rappresenta in qualche modo, simbolizza direi, lo stato complessivo di fragilità estrema della vita umana, dove i "forti colpi di vento" che possono ferirla o spezzarla sono sempre incombenti.
È davvero un "perenne autunno" questo nostro viaggio terreno, dove eventi improvvisi oppure cronicamente dolorosi - o entrambi - hanno sempre la possibilità di porre fine al cammino stesso. Da questa considerazione in fondo è nata anche la mia riflessione circa la necessità - a mio avviso sì, proprio una necessità - di non trascurare e non rimandare mai le manifestazioni di affetto e di riconoscenza nei riguardi di chi amiamo, di coloro che dividono insieme a noi una parte anche molto importante di questo nostro cammino.
Per non trovarci poi a dovercene rammaricare e non dover vivere nel ricordo colmo di rimpianto successivamente per le parole buone e calde non dette, per i baci e gli sguardi non dati. Perché la nostra vita non è interamente nelle nostre mani e in un attimo può svanire.
ciao..ora devo andare
Ciao robertino, grazie per l'interessamento nei miei confronti....M'arzo ar gelo ha scritto:Lui sì, al momento è tra gli sfollati, l'ho incontrato ieri. E' scritto tutto una pagina indietro...
Come ho avuto modo di scrivere anche altrove, in questi giorni comunque, in cui come qua da me si dorme magari in macchina o al massimo vestiti sul divano con un occhio aperto e uno chiuso, si ha davvero l'impressione - riprendendo i versi dell'Ungaretti soldato della Prima Guerra Mondiale - di
"stare come d'autunno sugli alberi le foglie",
dove cioè basta un colpo di vento più forte per buttarle giù. Le foglie non si possono - e non si devono - mai sentire tranquille, specie d'autunno. Per l'uomo in trincea (nelle varie trincee della sua vita) è la stessa cosa. Il terremoto con scosse continue rende bene l'idea di questa condizione. Ma che poi rappresenta in qualche modo, simbolizza direi, lo stato complessivo di fragilità estrema della vita umana, dove i "forti colpi di vento" che possono ferirla o spezzarla sono sempre incombenti.
È davvero un "perenne autunno" questo nostro viaggio terreno, dove eventi improvvisi oppure cronicamente dolorosi - o entrambi - hanno sempre la possibilità di porre fine al cammino stesso. Da questa considerazione in fondo è nata anche la mia riflessione circa la necessità - a mio avviso sì, proprio una necessità - di non trascurare e non rimandare mai le manifestazioni di affetto e di riconoscenza nei riguardi di chi amiamo, di coloro che dividono insieme a noi una parte anche molto importante di questo nostro cammino.
Per non trovarci poi a dovercene rammaricare e non dover vivere nel ricordo colmo di rimpianto successivamente per le parole buone e calde non dette, per i baci e gli sguardi non dati. Perché la nostra vita non è interamente nelle nostre mani e in un attimo può svanire.
ciao..ora devo andare
Io sto bene, purtroppo sono qua con gli sfollati e stanotte nemmeno dormo perché ha ripreso a tremare...
Però cerco di prendere il tutto con positività, pensarci il meno possibile senno "non se campa" e il terrore ti assale....
Grande michele invece, belle parole, gran cuore.....
Sperando di riuscire a chiuder occhio stanotte......
Un saluto

