Va da sè che può apparire una forzatura; va da sè che ci vogliono decenni di studi per potere diagnosticare nuove fasi climatiche; va da sè che magari tra cinque anni vivremo un'inversione di tendenza; e va da sè che il tutto può essere considerato una sorta di provocazione climatica.
Però... cominciano a risultare abbastanza... direi che cominciano a risultare tanti... direi persino che cominciano a risultare troppi gli indizi affinchè non si possa cominciare a parlare di nuova era climatica ( se la parola era dovesse mettere paura, possiamo parlare di ciclo), era che vede noi europei - e mediterranei in particolare - salire sul podio prima degli altri.
Proverò, con calma, a mettere in riga la serie di incredibili anomalie - non necessariamente in ordine cronologico - che hanno caratterizzato il clima del vecchio continente negli ultimi 25 anni, anomalie che tutte insieme ci aiutano a inquadrare meglio il nostro nuovo clima:
1) forse la prima grande stagione calda, la prima tra le tante che sarebbero venute e che potrebbe essere considerata l'anno 0 di questo ultimo venticinquennio, potrebbe essere rappresentata dal'incredibile inverno 88/89 ( dopo tre ottimi e freddi inverni in mezza Europa, quelli del cosidetto "triennio bianco" 85-87); la stagione dell'88/89 sorprende tutti per siccità ( oltre cento giorni di assenza di pioggia in molte zone di spagna, francia, centro-nord italia e balcani), montagne totalmente spoglie e termiche decisamente sopra la media, con il vecchio continente spaccato in due: caldo e siccitoso sotto il 48 parallelo, umido e piovoso ( ma raramente freddo) alle alte latitudini. Per molti anni, quell'inverno ( e parzialmente quello successivo, l'89/90) venne usato come pietra di paragone del non inverno. Di fatto, fu il primo vero NON INVERNO della recente storia
2) gli anni 90, gli anni che manifestato i primi chiari sintomi di un cambio circolatorio che andrà penalizzando vaste porzioni europee. Benchè non siano mancati, in quegli anni, poderose ondate di freddo ( su tutti il 91 e il 95/96), si cominciano a palesare, e sempre più spesso, i seguenti sintomi: a) persistenze dell'alta pressione in stagioni poco consone in passato, alte pressioni prevalentemente azzorriane nella prima fase; b) una maggiore invasività dell'allora quasi sconosciuto hp africano, hp che presto sarebbe diventato un fedele compagno delle nostre vite; c) tempeste dalle caratteriste semi-tropicali sulle coste occidentali europee, figlie minori di uragani che si disperdevano, ma non del tutto, fino a infrangersi sulle coste europee; d) inverni senza neve, soprattutto nelle zone alpine sottovento, con frequenti e furiose ondate di fhoen e primi 20 gradi diffusi sulle pianure del Nord;
3) il 1998, primo anno caldissimo, il più caldo di tutti a livello planetario, prima dell'arrivo del mostruoso 2014 e del probabile 2015: è l'anno in cui il riscaldamento globale, ed europeo, pare davvero imprimere una svolta imprevista, salvo poi rallentare, parzialmente, ma soltanto perchè quell'anno aveva osato troppo e troppo presto, dando l'illusione ai negazionisti che poichè non si era mai più ripetuto tale picco, allora il global warming avrebbe deciso di rallentare. Grossa ingenuità
4) la stagione rossa, l'impronunciabile 2003: fino ad allora, nessuno si aspettava che il caldo potesse osare tanto. Cinque mesi di canicola in mezza Europa, con migliaia di record internazionali, nazionali e locali sbriciolati in un solo trimestre. E migliaia di vittime. E quell'agosto 2003, un mese che si credeva non si sarebbe mai potuto ripetere. Si credeva
5) il secondo NON INVERNO della storia recente: quello del 2006/7. Ancora più caldo dell'88/89! Mosca fa 7 gradi a gennaio; Londra 13 di minima; in pianura padana praticamente non nevica ( salvo situazioni localissime); Torino tocca i 26 gradi ( superando tutto d'un colpo il suo record di gennaio di 5 gradi) e il cuneese, la zona più fredda ( o tra le più fredde) d'Italia sfiora i 30 gradi. Si credeva potesse essere irripetibile. Si credeva.
6) Russia, estate 2010: è il loro 2003. Ciò che l'europa occidentale e il mediterraneo hanno vissuto nel 2003, la Russia lo vive, con conseguenze forse perfino peggiori, sette anni dopo. Mosca tocca per la prima volta i 40/41; vicino l'ucraina sfiorati i 45. E migliaia di morti. E incendi devastanti
7) Mezzogiorno d'Italia, estate 2007: la +30 che abbraccia, a ondate, alcune zone d'Italia, piazzando frequenti over 42-44 in veste zone di sicilia, calabria, puglia e abruzzo. Toccati i 47 gradi a foggia, record italiano, benchè catenanuova, in sicilia, sfoderi qualche ufficioso 48; punte over 45 anche in Grecia
9) estate 2012: è l'estate record per il numero di ondate di caldo che hanno raggiunto il mediterraneo centro-orientale: ben otto fiammate africane, da giugno a settembre. In alcune zone del Sud Italia e dei Balcani ( 46 gradi in kosovo e montenegro) l'estate del 2012 si piazza a un soffio, a un solo soffio, dall'impronunciabile 2003.
10) terzo NON INVERNO europeo in poco più di 20 anni: è il monsonico "inverno" del 2013/14. Dopo un triennio di inverni europei interessanti ( botta gelide del dicembre 2009 e 2010 in diverse zone dell'Europa occidentale, con valori molto interessanti; poderosa ondata fredda del febbraio 2012, con termiche anni '80, dopo però 3/4 di inverno mite e siccitoso), la mitezza torna a colpire in modo impressionante il vecchio continente: un lunghissimo autunno si prende tutta la scena del trimestre freddo, regalando piogge monsoniche, termiche permanente sopra la norma da Dublino a Tirana; nevicate fradicie, benchè abbondanti, soltanto sopra i 1200 metri sulle Alpi, con incredibili episodi di pioggia natalizia anche alle soglie dei 2000m. E gennaio e febbraio terminano con anomalie inquietanti
11) autunno 2014, il più caldo di sempre! Dalla svizzera alla francia, passando per spagna, nord italia e balcani, è un autunno termicamente irriconoscibile: tra alluvioni devastanti - iniziate nei balcani in primavera - e rimonte africane, non si contano le vittime e i record di caldo infranti. E arriva il novembre più caldo di settembre. Che precederà il dicembre più caldo di sempre, quando il Nord ovest sperimenta le sue prime minime over 10 gradi. E poi un altro mitissimo inverno ( ma meno mite del precedente), quello del 14/15, che non può essere considerato un non inverno solo per la botta fredda al Sud di fine dicembre e per le nevicate al Nord di febbraio
12) il 2014, l'anno più caldo della storia meteo mondiale ( da quando si hanno i dati). Superato, "finalmente", il 1998, l'anno che aveva contemporaneamente spaventato ( cosi caldo cosi presto?) ma anche illuso ( visto che non ci siamo più arrivati? visto che il global si sta attenuando? ). Come non detto.
13) Luglio 2015: si rifa la storia. Quell'agosto 2003 sembrava irraggiungibile, sembrava una lontanissima e tremenda distopia, un incubo da ricordare solo nella galleria degli orrori. E invece: in Andalusia, in alcune zone della Francia del Sud, in vaste porzioni del Nord ovest italiano e della Svizzera del sud, superato anche quel mese "monstre". E altrove, dove non è stato il mese più caldo, è stato il secondo; e dove non è stato il secondo, quando è andata benissimo, è risultato il terzo. E dove invece è andata assai male, vissute minime a 27 gradi al 45 parallelo nord; vissute oltre 20 minime sopra i 20 gradi su 30 giorni; vissuti indici di calori prossimi ai 50. Eppure... dopo quell'agosto 2003, si pensava a tempi di ritorno decennali. Eppure....
E la mia lista potrebbe continuare; e molto ho omesso o dimenticato. E so benissimo che c'è stata anche la "fresca" estate 2014 ( per altro termicamente poi risultata perfino appena sopra la media - ma non al Nord); so benissimo che negli anni 2000 ci sono stati anche grandi nevicate padane, adriatiche e/o appenniniche, belle sciabolate artiche, nevicate pasquali in pianura o quasi, colpi di coda invernali marzolini, stagioni invernali ancora generose. Tutto nel conto.
Ma adesso, la bilancia, si sta troppo sbilanciando da una parte; lo squilibrio in atto è troppo palese, persistente ed esteso per cominciare a non credere di vivere una nuova fase climatica. Poi magari non la chiameremo PEC ( ma quella vuole essere una provocazione), ma un nome, alle cose, bisognerà pur darglielo
E non so voi, ma io comincio a essere un preoccupato ( oltre che scoraggiato)
G.

