eruzione calbuco

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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monte capanne
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eruzione calbuco

Messaggio da monte capanne »

quali conseguenze potrebbe avere sul clima dato che il pennacchio arriva a 20km??Immagine
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ContessaStrega
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Re: eruzione calbuco

Messaggio da ContessaStrega »

monte capanne ha scritto:quali conseguenze potrebbe avere sul clima dato che il pennacchio arriva a 20km??Immagine
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E' uno dei vulcani più potenti al mondo capace di immettere direttamente in stratosfera abnormi quantità di cenere e gas...sicuramente se l'eruzione continuerà a questo ritmo le conseguenze climatiche sarebbero Inevitabili e planetarie....
Rio

Messaggio da Rio »

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Artic Winter
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Messaggio da Artic Winter »

beh, tutto dipende dalla durata dell'eruzione...
Se le polveri raggiungono la stratosfera e rimangono in sospensione per moltissimo tempo, possono causare l'oscuramento del sole e quindi il cambiamento del clima. le pioggie la farebbero da padrone...
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nevofilo80
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Messaggio da nevofilo80 »

Dopo una pausa durata 43 anni il vulcano Calbuco è tornato ad eruttare, un po’ a sorpresa, creando molta apprensione fra i residenti e le autorità cilene. Questa improvvisa eruzione, preceduta da un immenso boato udito a chilometri di distanza, ha scosso il Cile meridionale, mettendo in allarme anche la vicina Bariloche, in territorio argentino. Nella nota località turistica della Patagonia le autorità argentine hanno chiuso l’aeroporto e chiesto agli abitanti di non uscire nella misura del possibile dalle abitazioni.

vulcano eruzione cile (3)Il Calbuco (‘acqua azzurra’ nella lingua dei mapuches) ha un’altitudine di 2015 metri e si trova mille chilometri a sud di Santiago, tra i comuni di Puerto Montt e Puerto Varas, in una regione che i cileni chiamano la “regione dei laghi”, data la presenza di numerosi specchi lacustri. Il violento risveglio del Calbuco ha comunque sorpreso gli abitanti della zona, visto che era dal 1972 che non entrava in fase di eruzione. Subito dopo l’eruzione dal cratere si è sollevata una lunga colonna di cenere incandescente che si è propagata molto rapidamente fino ai limiti della tropopausa. In attesa di visitare l’area, la presidente cilena Michelle Bachelet ha quindi chiesto alla popolazione “di seguire le istruzioni del governo. Abbiamo preso tutte le misure necessarie”, ha assicurato, senza escludere la possibilità per le prossime ore di “un deflusso della lava”.

vulcano Calbuco 11Il governo ha tra l’altro disposto l’evacuazione di circa 4.000 persone dell’area di Ensenada, oltre a ordinare lo stato d’eccezione in tre comuni della zona minacciata dall’eruzione, mobilitando tutti i mezzi aerei indispensabili. Ora l’immenso pennacchio di cenere e detriti vulcanici sprigionato nell’atmosfera dalla violenta eruzione si sta propagando fino ai limiti della stratosfera, creando una colossale nube di cenere che raggiunti i 10-11 km di altezza tendono a ghiacciarsi, spostandosi, sotto la spinta dei fortissimi venti occidentali attivi nell’alta troposfera, fin verso il confine argentino e la Patagonia. Una parte di questa immensa nuvola di cenere ora rischia di raggiungere i vicini villaggi lungo il confine fra Cile e Argentina, determinando la caduta di materiale lavico che potrebbe accumularsi fra i boschi e le strade delle piccole città vicine al vulcano, come la stessa Bariloche. Inoltre all’interno della nuvola di cenere è stata osservata la presenza di spettacolari fulminazioni che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più lugubre.

Le spettacolari fulminazioni avvenute all'interno della nube di cenere del Calbuco
Le spettacolari fulminazioni avvenute all’interno della nube di cenere del Calbuco
Vedere fulminazioni all’interno di una spessa nuvola di cenere sprigionata da una intensa eruzione vulcanica non è poi così raro. Del resto nelle fasi più parossistiche di una eruzione, quando un pennacchio di ceneri sovrasta il vulcano, non è infrequente notare la presenza di fulmini. I fulmini associati alle eruzioni vulcaniche iniziano a manifestarsi parecchi minuti dopo che è avvenuta l’esplosione, quando la nuova nuvola di cenere si sta strutturando. I fulmini vengono innescati dalle particelle sospese di materiali vulcanici che compongono la nube, nei quali si attivano meccanismi di accumulo di carica elettrica che alla fine scatenano il lampo. Si pensa che a guidare l’accumulo di differenza di potenziale elettrostatico contribuiscano in parte le rotture delle piccole particelle che costituiscono la nube, già precedentemente squilibrate dal punto di vista elettrostatico. Il merito maggiore però viene attribuito alle frequenti collisioni fra le particelle che avvengono proprio all’interno della nuvola vulcanica. Dalle ultime immagini disponibili è stato possibile accertare come la parte sommitale della lunga colonna di cenere lavica del Calbuco abbia già raggiunto la bassa stratosfera.

vulcano Calbuco 13A contatto con temperature largamente negative il pennacchio di cenere e materiale lavico si è in parte ghiacciato, creando un esteso strato nuvolose cirriforme che viene spinto dai venti dominanti oltre la cordigliera delle Ande. Sotto la spinta degli impetuosi venti da Ovest, lungo il confine fra troposfera e stratosfera, la colonna di cenere del vulcano cileno raggiunge lo spazio aereo argentino, coprendo il cielo in località lontane un centinaio di chilometri, come Bariloche e Villa La Angostura. Nella notte, le particelle delle vulcaniche sono iniziate a cadere facendo scattare l’emergenza. Quello che si teme è che parte di questi detriti di origine vulcanica possano ora depositarsi a terra, creando ingentissimi disagi per le popolazioni locali, oltre alla chiusura di una parte dello spazio aereo fra l’Argentina meridionale e il sud Atlantico. Al momento, anche se la nube del Calbuca dopo aver raggiunto la stratosfera riesca a propagarsi fino all’Atlantico meridionale, non ci saranno alcune conseguenze a livello climatico. Prima di pronunciarsi su possibili interferenze sul clima occorrerà osservare nel medio-lungo periodo la durata e l’intensità di questa eruzione come si prolungherà nel tempo. Solo in questo caso si può cominciare a parlare di possibili ripercussioni nel campo climatico.
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Estremo Nordest
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Messaggio da Estremo Nordest »

ciao nevofilo 80 molto interessante!! sapere anche la scala vei non sarebbe male penso come dici tu e troppo presto.Buona serata davide.
ianna
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Messaggio da ianna »

Ottimo..
così non smonto le termiche
:lol:
Febbraio'56
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Speriamo

Messaggio da Febbraio'56 »

Speriamo che abbia ripercussioni sul clima farebbe una pausa al GW
bernese
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Messaggio da bernese »

Buongiorno al momento credo non si abbiano notizie certe del grado VEI, ma leggendo qua e la su internet pare potrebbe essere un'eruzione di 5 pliniana o sub-pliniana .
InvernoPerfetto
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Re: Speriamo

Messaggio da InvernoPerfetto »

Febbraio'56 ha scritto:Speriamo che abbia ripercussioni sul clima farebbe una pausa al GW
Grande! Lo speriamo tutti! Anche se molto improbabile.
Bello tornare bambini e scrivere di pancia fregandosene del raziocinio!
Possiamo permettercelo :-)
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giulys
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Messaggio da giulys »

Si dai, gelo continuo, così spenderò 5.000 € di riscaldamento all'anno,
che bello :roll: :roll: :twisted: :twisted: :oops: :oops: :wink:
ianna
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Messaggio da ianna »

Oppure ti vesti più pesante che dici! :lol:
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sdanga
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Messaggio da sdanga »

ianna ha scritto:Oppure ti vesti più pesante che dici! :lol:
:lol: :lol: :lol:
Estremo Nordest
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Messaggio da Estremo Nordest »

ciao a tutti,la eruzione del pinatubo nelle filippine nel 1991 e stata classificata con la scala VEI 6!! Ha avuto una ripercussione sul clima globale abbassando la temperatura di 0.4-0.6 gradi con una durata di circa 2-3 anni.Se quella del calbuco e un VEI 5 ci sarebbe una grossa differenza con il pinatubo. Buona serate e vino per tutti.
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nevofilo80
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Messaggio da nevofilo80 »

25-04-2015 - Salve a tutti, approfittiamo della giornata festiva per affrontare un argomento maggiormente inerente la Geologia, sebbene siano presenti alcuni agganci con meteorologia, in uno splendido esempio di interdisclipinarietà dei diversi settori della scienza. Si sta parlando, quindi, della violenta eruzione del vulcano Calbuco, nel Cile meridionale, a est della Città di Valdivia, tornato in attività dopo 42 anni di quiescenza eruttiva.

Le foto e i video dell’eruzione hanno fatto il giro del mondo, davvero spettacolari; si tratta infatti di una eruzione di tipo esplosivo, con emissione di una imponente colonna di gas e ceneri che si è probabilmente spinta fino a circa 20 km di quota, oltre la tropopausa quindi, in stratosfera, come ben visibile dalla fig.1
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Ma molte altre sono le foto spettacolari immortalate durante l’eruzione,come questa al tramonto, dove sembra di scorgere una figura umana nella colonna di ceneri
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In questa sede, saranno due gli aspetti che verranno sottolineati in relazione all’evento descritto; il primo è rappresentato dalla spettacolare sequenza di fulmini correlati alla formazione della nube vulcanica, mentre il secondo è rappresentato da una breve descrizione riguardante le dinamiche crostali alla base della genesi dei vulcani andini, altrettanto affascinante come narrazione (cercando di non lasciarsi spaventare dai pochi termini prettamente geologici).

Iniziamo dal primo aspetto; la nube vulcanica, al pari delle altre nubi che vediamo tutti i giorni nei cieli, risulta composta, almeno in una sua parte, da vapore acqueo, catturato e spinto rapidamente spinto verso l’alto dalla imponente convezione atmosferica generata dall’eruzione. Al pari dei temporali, in cui è presente aria più calda e umida alle quote inferiori che viene spinta verso l’alto dai moti convettivi legati alla presenza di instabilità atmosferica, nel caso di una potente eruzione vulcanica la fonte di calore, di tutto rispetto, è rappresentata dalla bocca eruttiva, fulcro quindi della instabilità atmosferica in atto
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I temporali e le fulminazioni correlate alle grandi eruzioni vulcaniche possono essere anche molto violenti, in virtù della enorme mole di energia in gioco per la convezione, in particolare poi se si tratta di eruzioni freato-magmatiche, in cui viene espulsa una grande quantità di vapore acqueo derivante dalla presenza di acqua di falda nell’edificio vulcanico. Le nubi così formate vengono definite Pirocumuli, ovvero cumuli generati dal fuoco e possono assumere dimensioni variabili a seconda dell’intensità della convezione atmosferica in atto.

Le dinamiche descritte valgono per qualsiasi tipo di esplosione anche quelle indotte in maniera non naturale e suoi effetti ancora più devastanti. Forse non tutti sanno infatti, che la scala Fujita, utile a descrivere l’intensità dei tornado, ha avuto una singolare e tragica nascita, in occasione dello bombardamento atomico di Hiroshima. In quel periodo infatti, nei giorni successivi allo scoppio della bomba, il ricercatore Tetsuya Theodore Fujita si recò sul posto per valutare gli effetti dei numerosi tornado generati dalla enorme convezione atmosferica causata dal fungo atomico responsabile della distruzione della città giapponese. In tal senso, la dinamica della esplosione era stata, di fatto, del tutto simile a quella di una esplosione vulcanica, con un punto centrale, almeno inizialmente, da cui parte il fenomeno (bocca eruttiva e punto di scoppio). Nello specifico, le più grandi esplosioni vulcanica, come quella del Tambora (Indonesia), sviluppano un’energia molto più elevata di quella di una bomba atomica, giungendo a influenzare il clima di tutto il globo.

Ma da cosa nasce l’enorme e spettacolare forza distruttiva di alcune tipologie di vulcano e, in particolare di quelli andini?? Le ragioni della genesi di tali vulcani vanno ricercate nella geodinamica crostale dell’area del Pacifico, legata direttamente alla teoria della tettonica delle placche. Senza entrare in dettagli che esulano dallo scopo del presente editoriale (avremo modo di approfondire in altre occasioni), lungo tutta la costa pacifica del sudamerica è in atto, da milioni di anni, uno scontro tra due zolle (placche) litosferiche, ovvero due strutture rigide ben distinte dirette l’una contro l’altra. Nel caso specifico, la placca pacifica di Nazca, composta da materiali più pesanti (rocce basaltiche) subduce, ovvero finisce “sotto” quella sudamericana, composta da crosta continentale, composta da rocce più leggere (meno dense) e, pertanto, in grado di galleggiare sopra quelle basaltiche
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Nella fig.4 è schematizzato proprio lo schema relativo alla fossa di subduzione presente lungo le coste del Cile. Come si vede in figura, la placca oceanica (in grigio) subduce la struttura continentale sudamericana (in giallo). Durante la subduzione, la temperatura delle roccia basaltica aumenta costantemente a causa del gradiente geotermico terrestre (aumento della temperatura con la profondità) fino a che, a una certa profondità, una parte della roccia, composta dai componenti più leggeri e “bassofondenti”, inizia a fondere appunto, creando delle vere e proprie bolle di magma che risalgono verso all’interno della roccia continentale, dove si creano grandi camere magmatiche. A questo punto, l’evoluzione può precipitare, il magma in risalita esercita una continua pressione nelle rocce sovrastanti, fino a generare l’eruzione. Nel caso specifico, la violenza delle eruzioni andine è funzione della viscosità del magma stesso che, nelle rocce della crosta continentale, è piuttosto elevata, In questo modo si creano i presupposti per la genesi di tappi di lava fusa di dimensioni rilevanti nella bocca vulcanica che impediscono all’eruzione di avvenire fino a che la pressione non raggiunge valori elevatissimi.

Ecco spiegata quindi, si spera in maniera comprensibile, sebbene ridotta all’osso, la genesi della catena vulcanica andina e della potenza delle grandi eruzioni vulcaniche. Come si è cercato di descrivere all’interno dell’editoriale, i vari argomenti sono correlati tra loro e hanno tutti in comune il fascino esercitato dai fenomeni atmosferici nei confronti dell’uomo che, purtroppo, a volte è davvero in grado di ricreare processi naturali in eventi che, ci si augura, non accadano mai più. Limitiamoci a osservare quello che la natura ci propone, senza devastarla con le nostre mani.
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