ho trovato questo post interessante,
http://www.laraonlus.it/index.php?optio ... &Itemid=22
A CONFRONTO IN €
(Compensi annui netti)
1. Italia 144.084,36
2. Germania 84.108,oo
3. Spagna 35.051,00
4. Austria 106.583,40
5. Gran Bretagna 81.600,00
6. Rep. Ceca 24.180,00
7. Olanda 86.125,56
8. Francia 62.779,00
9. Polonia 7.370,00
Oltre a questi stipendi assurdi hanno pensioni assurde e ogni sorta di spese pagatedalla telefonata alla visita medica, dalla mensa a 5 stelle con costi da caritas ad ogni sorta di privilegio.
Per non parlare di tutti i soldi che rimediano in ogni modo lecito ed illecito.
Come possiamo pensare che la crisi
possa finire quando è provocata
soprattutto dai costi della politica,
dalle incompiute e da tutto ciò che ruota attorno ai loro interessi.
Oggi ci derubano anche con i giochi e le lotterie istantanee legalizzate
fra poco ci faranno guardare ed ascoltare quello che vogliono
e mangiare quello che le altre nazioni producono anche se in
Italia e illecito.A proposito di incompiute perchè non destinare
tutti gli edifici incompiuti o in disuso come
ospedali, scuole, ecc, a quelle famiglie che non
hanno dove stare, diminuendo quindi la povertà ?
stipendi dei parlamentari italiani
Moderatori: erboss, MeteoLive, jackfrost
144.000 EURO NETTE equivalgono a 255.000 Euro Lorde pressapoco.
Pensate che solo riducendo gli stipendi dei nostri parlametari, a livello di quelli tedeschi ci sarebbe un risparmi incredibile.
60.000 Euro nette di meno all'anno, equivalgono a circa 100.000 Euro lorde.
Ora moltiplichiamo le 100.000 Euro per i mille parlamentari esce fuori
100.000.000 EUro, solo per equiparare gli stipendi a quelli più normali, ma sempre alti tedeschi.
pazzesco
Pensate che solo riducendo gli stipendi dei nostri parlametari, a livello di quelli tedeschi ci sarebbe un risparmi incredibile.
60.000 Euro nette di meno all'anno, equivalgono a circa 100.000 Euro lorde.
Ora moltiplichiamo le 100.000 Euro per i mille parlamentari esce fuori
100.000.000 EUro, solo per equiparare gli stipendi a quelli più normali, ma sempre alti tedeschi.
pazzesco
COSTI DELLA ‘CASTA’ A ROMA – Quali le differenze con Roma? Cominciamo dalle cifre. L’indennità parlamentare mensile di un eurodeputato è di circa 7.900 euro lordi, che netti diventano circa 6 mila. Un deputato italiano, dal 1 gennaio 2012, prende circa 5mila euro netti, mentre per un senatore siamo a circa 5.300. Fino a qui, abbastanza bene. Ma le entrate per un onorevole italiano non sono finite. Esiste una diaria, per il rimborso delle spese di soggiorno a Roma, pari a 3.503 euro mensili (ridotta di 200 euro circa per ogni giorno di assenza alle sedute di votazione). Per le spese relative a collaboratori, consulenze, gestione dell’ufficio e simili c’è poi il cosiddetto “rimborso spese per l’esercizio del mandato”: altri 3.690 euro mensili. E ancora, il capitolo viaggi: per muoversi da casa a Montecitorio è previsto un rimborso spese trimestrale pari a poco più di 3.300 euro per chi percorre fino a 100 km, e di quasi 4 mila per chi ne percorre di più. Per i Senatori le cifre cambiano di poco. La diaria è di 3.500 euro mensili, il rimborso per le spese generali (viaggi inclusi) è di 1.650 euro al mese. A conti fatti, le entrate mensili, sia per i deputati sia per i senatori italiani, si aggirano, tra i 13 e i 15 mila euro mensili.
LE INDENNITÀ A BRUXELLES – A Bruxelles, invece, il capitolo spese di viaggio, con il nuovo statuto, è stato profondamente rivisto e il sistema forfettario è stato abolito. Ora i deputati devono presentare le ricevute di viaggio per ricevere il rimborso del costo effettivo dei biglietti utilizzati per arrivare alle sedute. Esiste anche un’indennità di viaggio annuale per quegli spostamenti che non rientrano nelle sedute ufficiali: anche in questo caso bisogna però presentare le ricevute. Il forfait è rimasto solo per l’indennità di soggiorno, quella che il Parlamento versa per le spese di vitto e alloggio dei deputati nei giorni di riunioni ufficiali: sono 304 euro per ogni presenza dimostrata da firma sull’apposito registro.
I CONTRATTI DEGLI ASSISTENTI – Altre regole che Bruxelles ha voluto modificare dall’ultima legislatura sono quelle relative all’assunzione di assistenti e portaborse. I limiti per il personale che ogni deputato può selezionare sono fissati dal Parlamento che poi gestisce, in prima persona, i contratti. È cioè direttamente l’amministrazione a corrispondere i compensi, ma anche a stabilirli, sulla base delle competenze e del curriculum del candidato. I deputati non sono comunque autorizzati ad assumere parenti stretti come membri dello staff. Il meccanismo vuole evitare incarichi profumatamente retribuiti affidati a persone senza le adeguate competenze. In Italia non esiste nulla del genere.
Dopo il passo “apprezzatissimo” dei neopresidenti delle Camere Grasso e Boldrini, che hanno annunciato di voler ridurre le loro indenniità, “il Paese si aspetta un’uguale determinazione da parte di tutti i parlamentari, che non sia affidata solamente alle spontanee autoriduzioni dei singoli o alle regolamentazioni dei partiti” dichiara Pittella. In questo senso la scelta di autoregolamentazione degli europarlamentari potrebbe essere “seguita anche nel nostro Paese, per realizzare risparmi e trasparenza e combattere con la buona politica e la sobrietà dei costi e dei comportamenti la diffusa sfiducia dei cittadini verso i propri rappresentanti”.
Letizia Pascale
Categorized | Cronaca
LE INDENNITÀ A BRUXELLES – A Bruxelles, invece, il capitolo spese di viaggio, con il nuovo statuto, è stato profondamente rivisto e il sistema forfettario è stato abolito. Ora i deputati devono presentare le ricevute di viaggio per ricevere il rimborso del costo effettivo dei biglietti utilizzati per arrivare alle sedute. Esiste anche un’indennità di viaggio annuale per quegli spostamenti che non rientrano nelle sedute ufficiali: anche in questo caso bisogna però presentare le ricevute. Il forfait è rimasto solo per l’indennità di soggiorno, quella che il Parlamento versa per le spese di vitto e alloggio dei deputati nei giorni di riunioni ufficiali: sono 304 euro per ogni presenza dimostrata da firma sull’apposito registro.
I CONTRATTI DEGLI ASSISTENTI – Altre regole che Bruxelles ha voluto modificare dall’ultima legislatura sono quelle relative all’assunzione di assistenti e portaborse. I limiti per il personale che ogni deputato può selezionare sono fissati dal Parlamento che poi gestisce, in prima persona, i contratti. È cioè direttamente l’amministrazione a corrispondere i compensi, ma anche a stabilirli, sulla base delle competenze e del curriculum del candidato. I deputati non sono comunque autorizzati ad assumere parenti stretti come membri dello staff. Il meccanismo vuole evitare incarichi profumatamente retribuiti affidati a persone senza le adeguate competenze. In Italia non esiste nulla del genere.
Dopo il passo “apprezzatissimo” dei neopresidenti delle Camere Grasso e Boldrini, che hanno annunciato di voler ridurre le loro indenniità, “il Paese si aspetta un’uguale determinazione da parte di tutti i parlamentari, che non sia affidata solamente alle spontanee autoriduzioni dei singoli o alle regolamentazioni dei partiti” dichiara Pittella. In questo senso la scelta di autoregolamentazione degli europarlamentari potrebbe essere “seguita anche nel nostro Paese, per realizzare risparmi e trasparenza e combattere con la buona politica e la sobrietà dei costi e dei comportamenti la diffusa sfiducia dei cittadini verso i propri rappresentanti”.
Letizia Pascale
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