E se questa fosse la normalità..
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nocerameteo
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E se questa fosse la normalità..
Nocera Inferiore si trova dislocata nel centro della valle del sarno a 17 km da Salerno ed a 37 da Napoli ed a 12 dal mare (Vietri sul mare). Ricordo la befana di molti anni fa /di anni ne ho quasi 58): la neve era sempre la protagonista tanto che qualche anno dovevo per forze di cose stare in casa a giocare; qualche anno ancora, quando si rappresentavano i re magi, mi chiedevo come facessero le comparse romane a stare mezzi nudi con la neve che cadeva per non parlare quello che successe qualche anno prima (56). Ma penso che seriamente dobbiamo iniziare a chiederci se quegli anni fino al 1970 costituivono una eccezione per l'inverno italico o l'iverno italico è quello che stiamo vivendo nell'ultimo quarantennio con le dovute eccezioni, appunto eccezioni, come '85 e lo stesso febbraio 2012(almeno per una parte del territorio). Se guardiamo alla storia, cosi' come riportata a noi nel senso del costume, erano un'eccezione come lo è stato il periodo della piccola era glaciale. I giovani che frequentano questo sito, molto bravi, bene fanno a cercare l'evento straordinario perchè solo questo può fare assomigliare l'inverno italico a quello dei paesi del Nord altrimenti la normalità è che nevichi sulle Alpi e qualche volta in Pianura Padana e pare che questo sia già avvenuto; la normalità è che una pertubazione atlantica attraversi lo stivale e dietro di se porta un pò d'aria fredda etc. L'eccezionalità è la neve a Roma o a Napoli e se qualche anno questo non avviene non possiamo parlare di non inverno, perchè amici miei siamo in Italia ed seppure a malinquore devo dire che questo è l'iverno italico.
EDIT MODERAZIONE: ho corretto il titolo (non inserire titoli in maiuscolo) ciao
EDIT MODERAZIONE: ho corretto il titolo (non inserire titoli in maiuscolo) ciao
Re: E SE QUESTA FOSSE LA NORMALITA'............
Sono d'accordo con te la neve a Roma e ancor di piu' a Napoli rappresentano l'nocerameteo ha scritto:Nocera Inferiore si trova dislocata nel centro della valle del sarno a 17 km da Salerno ed a 37 da Napoli ed a 12 dal mare (Vietri sul mare). Ricordo la befana di molti anni fa /di anni ne ho quasi 58): la neve era sempre la protagonista tanto che qualche anno dovevo per forze di cose stare in casa a giocare; qualche anno ancora, quando si rappresentavano i re magi, mi chiedevo come facessero le comparse romane a stare mezzi nudi con la neve che cadeva per non parlare quello che successe qualche anno prima (56). Ma penso che seriamente dobbiamo iniziare a chiederci se quegli anni fino al 1970 costituivono una eccezione per l'inverno italico o l'iverno italico è quello che stiamo vivendo nell'ultimo quarantennio con le dovute eccezioni, appunto eccezioni, come '85 e lo stesso febbraio 2012(almeno per una parte del territorio). Se guardiamo alla storia, cosi' come riportata a noi nel senso del costume, erano un'eccezione come lo è stato il periodo della piccola era glaciale. I giovani che frequentano questo sito, molto bravi, bene fanno a cercare l'evento straordinario perchè solo questo può fare assomigliare l'inverno italico a quello dei paesi del Nord altrimenti la normalità è che nevichi sulle Alpi e qualche volta in Pianura Padana e pare che questo sia già avvenuto; la normalità è che una pertubazione atlantica attraversi lo stivale e dietro di se porta un pò d'aria fredda etc. L'eccezionalità è la neve a Roma o a Napoli e se qualche anno questo non avviene non possiamo parlare di non inverno, perchè amici miei siamo in Italia ed seppure a malinquore devo dire che questo è l'iverno italico.
ecczionalita' sicuramente..........
e la normalita' e' la neve su alpi appennini e qualche nevicata in pianura padana e anche in adriatico fino in pianura............
Ma aldilà della neve a Roma, a napoli ecc...quella che si è vista sinora in maniera svogliata è la neve in montagna e nei posti in cui dovrebbe essere di casa in questo periodo....poi, la cosa più anomala, sono le temperature primaverili a tutte le quote...e nn se ne esce almeno sino a i primi di gennaio!
- Precipitofilo
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Faccio propria la riflessione di Nocerameteo sul concetto di normalità climatica (mio vecchio cavallo di battaglia che mi permise anche qualche scambio di idee con gente come Koko [a proposito, che fine ha fatto?]) e mi chiedo anch'io se a questo punto, la cosiddetta normalità degli anni 50/60/70 non fosse invece un'eccezione, per quanto trentennale e vistosa, mentre invece la normalità sono queste annate dominate per il 60% dagli anticicloni (delle azzorre, africano...) con precipitazioni discontinue, violente, concentrate in pochi spazi e pochi giorni, alternate a situazioni apparentemente anomale come i netti sottomedia piovosi in estate (luglio 2011), mostri africani fuori stagione (seconda metà degli agosto 2009, 2010, 2011, 2012), primavere anticicloniche e miti (marzo 2012, aprile-maggio 2011), autunni secchi (2008, prima parte, 2009, 2011, in parte 2012) ma con bombe d'acqua pessimamente distribuite ed eventi alluvionali (2008, 2010, 2012) e purtroppo inverni come questo che rassomiglia sempre più ad una brutta fotocopia del precedente (3 mesi di HP, Alpi ed Appennini a nudo, ma con UN grande Evento freddo (peraltro dagli effetti pesantissimi) come il febbraio 2012.
Sia chiaro: le mie sono solo opinioni e riflessioni. Forse dettate da un certo scoramento per come stanno andando le cose a sud delle Alpi da troppi anni in qua.
Sia chiaro: le mie sono solo opinioni e riflessioni. Forse dettate da un certo scoramento per come stanno andando le cose a sud delle Alpi da troppi anni in qua.
Ma quest'anno la neve su alpi e appennini c'e' e siamo all'inizio dell'inverno...Precipitofilo ha scritto:Faccio propria la riflessione di Nocerameteo sul concetto di normalità climatica (mio vecchio cavallo di battaglia che mi permise anche qualche scambio di idee con gente come Koko [a proposito, che fine ha fatto?]) e mi chiedo anch'io se a questo punto, la cosiddetta normalità degli anni 50/60/70 non fosse invece un'eccezione, per quanto trentennale e vistosa, mentre invece la normalità sono queste annate dominate per il 60% dagli anticicloni (delle azzorre, africano...) con precipitazioni discontinue, violente, concentrate in pochi spazi e pochi giorni, alternate a situazioni apparentemente anomale come i netti sottomedia piovosi in estate (luglio 2011), mostri africani fuori stagione (seconda metà degli agosto 2009, 2010, 2011, 2012), primavere anticicloniche e miti (marzo 2012, aprile-maggio 2011), autunni secchi (2008, prima parte, 2009, 2011, in parte 2012) ma con bombe d'acqua pessimamente distribuite ed eventi alluvionali (2008, 2010, 2012) e purtroppo inverni come questo che rassomiglia sempre più ad una brutta fotocopia del precedente (3 mesi di HP, Alpi ed Appennini a nudo, ma con UN grande Evento freddo (peraltro dagli effetti pesantissimi) come il febbraio 2012.
Sia chiaro: le mie sono solo opinioni e riflessioni. Forse dettate da un certo scoramento per come stanno andando le cose a sud delle Alpi da troppi anni in qua.
- Precipitofilo
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Quest'anno abbiamo avuto una quindicina di giorni a Dicembre sicuramente più movimentati e prettamente invernali rispetto al 2011, ma la scaldata di questi ultimi DIECI giorni ha sciolto molta della neve caduta nei giorni precedenti e il prosieguo (fino al 10 gennaio) non promette nulla di buono. Qui da me le Prealpi sono brulle fino a 1500 metri. Per dire: nelle annate "normali" la neve c'era fin dai 400/600 metri.
E' vero...ma da agosto l'Hp vero si è rifatto vivo a dicembre, con un autunno nel complesso mite, ma molto piovoso!gemi65 ha scritto:Demasi in home ML nell'articolo "Invadente presenza anticiclonica..." ci spiega perchè questa è diventata la normalità. Una normalità indotta da una grande anomalia.
Non mi sorprende che si riveda adesso...ora è il suo turno, dopodiché si tolga di mezzo!
eb717 ha scritto:E' vero...ma da agosto l'Hp vero si è rifatto vivo a dicembre, con un autunno nel complesso mite, ma molto piovoso!gemi65 ha scritto:Demasi in home ML nell'articolo "Invadente presenza anticiclonica..." ci spiega perchè questa è diventata la normalità. Una normalità indotta da una grande anomalia.
Non mi sorprende che si riveda adesso...ora è il suo turno, dopodiché si tolga di mezzo!![]()
Eb... preferiresti vivere un'estate fresca che un inverno gelido e nevoso... in effetti un'estate con 30/40 gradi fissi tutti i giorni è un'inferno, per me soprattutto che il caldo proprio non lo sopporto.
No, a parte gli scherzi... se qualcuno ci confermerebbe che il periodo anticiclonico sarà di breve/media durata, uno potrebbe anche dargli "semaforo verde". Ma se ha intenzione anche di rovinarci la seconda metà di gennaio e febbraio allora no. Però al tempo non si comanda, dobbiamo prenderci quello che arriva... sono sicuro che qualcosa vedremo anche noi tirrenici...
fabiogelo ha scritto:Ma quest'anno la neve su alpi e appennini c'e' e siamo all'inizio dell'inverno...Precipitofilo ha scritto:Faccio propria la riflessione di Nocerameteo sul concetto di normalità climatica (mio vecchio cavallo di battaglia che mi permise anche qualche scambio di idee con gente come Koko [a proposito, che fine ha fatto?]) e mi chiedo anch'io se a questo punto, la cosiddetta normalità degli anni 50/60/70 non fosse invece un'eccezione, per quanto trentennale e vistosa, mentre invece la normalità sono queste annate dominate per il 60% dagli anticicloni (delle azzorre, africano...) con precipitazioni discontinue, violente, concentrate in pochi spazi e pochi giorni, alternate a situazioni apparentemente anomale come i netti sottomedia piovosi in estate (luglio 2011), mostri africani fuori stagione (seconda metà degli agosto 2009, 2010, 2011, 2012), primavere anticicloniche e miti (marzo 2012, aprile-maggio 2011), autunni secchi (2008, prima parte, 2009, 2011, in parte 2012) ma con bombe d'acqua pessimamente distribuite ed eventi alluvionali (2008, 2010, 2012) e purtroppo inverni come questo che rassomiglia sempre più ad una brutta fotocopia del precedente (3 mesi di HP, Alpi ed Appennini a nudo, ma con UN grande Evento freddo (peraltro dagli effetti pesantissimi) come il febbraio 2012.
Sia chiaro: le mie sono solo opinioni e riflessioni. Forse dettate da un certo scoramento per come stanno andando le cose a sud delle Alpi da troppi anni in qua.
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gemi65
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Direi di prestare attenzione a questi passaggi che offrono , a mio avviso, una chiave di lettura condivisibile sia per quanto accade in estate che per quanto avviene in inverno:
"Con l'arrivo del nuovo millennio abbiamo assistito ad una graduale perdita di importanza del flusso zonale atlantico, cioè di quel "fiume", sorta di nastro umido e strutturato a tutte le quote che forniva la spinta necessaria alle perturbazioni atlantiche per entrare di gran carriera sul nostro Paese. La crisi della zonalità viaggia di pari passo con il graduale ritiro dei ghiacci artici. Il periodo di maggiore crisi della banchisa polare ricade durante la stagione estiva (specie dalla seconda metà) segnando di anno in anno record sempre più drammatici di ritiro.La zonalità atlantica deriva dalla differenza di temperatura esistente tra le estese superfici ghiacciate della banchisa polare nei confronti dell'aria sensibilmente più calda presente alle medie e basse latitudini.Durante le stagioni invernali il Vortice Polare risulta spesso indebolito, se da una parte questo processo favorisce lo scambio meridiano di masse d'aria rendendo i nostri inverni più interessanti, dall'altro impedisce una strutturazione convinta della banchisa ghiacciata al Polo Nord. In buona sostanza i ghiacci artici durante l'inverno guadagnano in estensione come nel passato, risultando però di spessore molto più sottile.
Al sopraggiungere della stagione estiva lo scioglimento del back artico risulta più rapido facendo segnare record di ritiro. La crisi della zonalità nel periodo estivo è la manifestazione diretta di questo forte ritiro. Il mantenimento del flusso zonale durante il periodo estivo risulta compromesso dalla mancanza di una adeguata differenza di temperatura tre le zone polari e quelle delle medie e basse latitudini.
Venendo a mancare la spinta zonale, l'aria più temperata atlantica attraverso la distensione dell'anticiclone delle Azzorre non riesce più a fare ingresso franco sull'Europa centrale ed orientale. Ne derivano stagioni estive influenzate dalla presenza sempre più pressante dell'anticiclone africano come sostituto del vecchio collega azzorriano. La nuova logica seguita dall'atmosfera prevede pochi movimenti di masse d'aria ovest-est a favore di scambi meridiani più esasperati".
"Con l'arrivo del nuovo millennio abbiamo assistito ad una graduale perdita di importanza del flusso zonale atlantico, cioè di quel "fiume", sorta di nastro umido e strutturato a tutte le quote che forniva la spinta necessaria alle perturbazioni atlantiche per entrare di gran carriera sul nostro Paese. La crisi della zonalità viaggia di pari passo con il graduale ritiro dei ghiacci artici. Il periodo di maggiore crisi della banchisa polare ricade durante la stagione estiva (specie dalla seconda metà) segnando di anno in anno record sempre più drammatici di ritiro.La zonalità atlantica deriva dalla differenza di temperatura esistente tra le estese superfici ghiacciate della banchisa polare nei confronti dell'aria sensibilmente più calda presente alle medie e basse latitudini.Durante le stagioni invernali il Vortice Polare risulta spesso indebolito, se da una parte questo processo favorisce lo scambio meridiano di masse d'aria rendendo i nostri inverni più interessanti, dall'altro impedisce una strutturazione convinta della banchisa ghiacciata al Polo Nord. In buona sostanza i ghiacci artici durante l'inverno guadagnano in estensione come nel passato, risultando però di spessore molto più sottile.
Al sopraggiungere della stagione estiva lo scioglimento del back artico risulta più rapido facendo segnare record di ritiro. La crisi della zonalità nel periodo estivo è la manifestazione diretta di questo forte ritiro. Il mantenimento del flusso zonale durante il periodo estivo risulta compromesso dalla mancanza di una adeguata differenza di temperatura tre le zone polari e quelle delle medie e basse latitudini.
Venendo a mancare la spinta zonale, l'aria più temperata atlantica attraverso la distensione dell'anticiclone delle Azzorre non riesce più a fare ingresso franco sull'Europa centrale ed orientale. Ne derivano stagioni estive influenzate dalla presenza sempre più pressante dell'anticiclone africano come sostituto del vecchio collega azzorriano. La nuova logica seguita dall'atmosfera prevede pochi movimenti di masse d'aria ovest-est a favore di scambi meridiani più esasperati".