Anche in meteorologia e climatologia spesso si possono presentare degli improvvisi colpi di scena che possono mettere in discussione una proiezione modellistica elaborata solo qualche giorno prima. Proprio in questi giorni, sul Pacifico equatoriale, si sta verificando un incredibile e clamoroso colpo di scena che potrebbe riuscire ad invalidare le ultime previsioni stagionali stilate per la futura stagione invernale. Difatti, l’intensificazione, lungo il Pacifico equatoriale, del fenomeno atmosferico di “El Niño” ora viene messo in discussione da un improvviso raffreddamento delle acque oceaniche che ha preso corpo nelle ultime due settimane nel cuore del più grande oceano del pianeta. Questo improvviso raffreddamento delle acque superficiali oceaniche ha spiazzato pure gli stessi climatologi statunitensi, specie il NOAA, che si aspettavano un ulteriore intensificazione di “El Niño” fra i mesi di Novembre e Dicembre, con l’avvento dell’inverno boreale. Ora questo improvviso raffreddamento, che nelle ultime due settimane è sorto in mezzo al Pacifico equatoriale, rischia di mettere in serio dubbio l’evoluzione di “El Niño” per la prossima stagione autunnale, con una lunga serie di ripercussioni bariche a livello planetario.
Da inizio Luglio fino alla fine di Settembre le temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale hanno mostrato delle deboli anomalie termiche positive, attestate attorno i +0.5° +0.6°, valori più che sufficienti per un debole episodio di “El Niño” in atto. Tuttavia, in meno di due settimane, tali anomalie positive, piuttosto blande, invece di aumentare sono addirittura scese al di sotto dei +0.2° +0.3° sopra la media, portandosi più su uno status di neutralità. Infatti, per catalogare un evento di “El Niño”, le temperature delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale devono presentare dei valori di almeno +0.5° +0.6° al di sopra delle medie. Al di sopra di tale soglia si riscontra un “El Niño” di debole intensità, che solitamente tende ad intensificarsi tra l’autunno e i mesi dell’inverno boreale, presentando le massime intensità proprio tra l’ultima decade di Dicembre e i primi giorni di Gennaio. Quando le temperature scendono al di sotto dei +0.5°, rispetto ai valori medi, allora non si parlerà più di “El Niño”, ma di una condizione di neutralità.
Questo improvviso raffreddamento sul Pacifico orientale fa letteralmente diminuire l’entità di questo “El Niño” versione 2012, rischiando di mettere in discussione, o magari di sopprimere sul nascere, lo stesso fenomeno atmosferico, che finora non è stato in grado di prendere il sopravvento sull’intero bacino dell’oceano Pacifico, determinando il tipico pattern climatico caratteristico ad esso associato, con consistente incremento della nuvolosità e delle precipitazioni tra Pacifico centrale e orientale, inversione del campo barico tra l’area indo-australiana e le isole del Pacifico centrale, con conseguente netto indebolimento dei venti Alisei, spesso accompagnato da un autentico cambio di regime della ventilazione nei bassi strati che assumerà una componente più occidentale. Non per caso, nel corso degli ultimi tre mesi, venti, pressioni e copertura nuvolosa sopra il Pacifico non hanno risposto al tipico schema configurativo associato a un “El Niño”. Salvo che per un eccezione riscontrata nell‘ultimo mese.
Tra il mar Cinese Meridionale, i mari a nord delle isole indonesiane e sulle coste poco a nord di Papua Nuova Guinea si è sviluppata una debole-moderata, a tratti anche sostenuta, ventilazione dai quadranti occidentali, che ha agito spingendo masse d’acqua piuttosto calde verso il Pacifico centrale e il Pacifico orientale, in direzione dell’America centrale e delle coste sud-americane. In genere l’instaurazione di questa ventilazione occidentale, nei bassi strati, va intensa come un preludio per l’avvento e l’intensificazione del fenomeno di “El Niño” sull’intera area del Pacifico. Bisogna anche mettere in evidenza che in queste settimana, fra l’oceano Indiano orientale, l’area indonesiana e i mari attorno a Papua Nuova Guinea, sta transitando anche la famosa “Madden–Julian oscillation“ (“MJO”), con un sensibile incremento dell’attività convettiva che ha anche intensificato l’attività dei cicloni tropicali sul caldo mare delle Filippine, dove nelle ultime settimane sono nati diversi super tifoni, del calibro di “Sanba” e Jelawat” (entrambi hanno raggiunto la 5^ categoria della Saffir-Simpson, divenendo i cicloni più potenti del 2012).
"MJO" tra oceano Indiano orientale, mari indonesiani e Papua Nuova Guinea
Il transito della “Madden–Julian oscillation“, con l’associato rafforzamento dell’attività convettiva, ha inciso profondamente sulla variazione della ventilazione alle basse latitudini, con un inversione del campo barico che ha attivato i venti dai quadranti occidentali nei bassi strati, che dal mar Cinese Meridionale, nel tratto a nord del Borneo e Celebes, si sono estesi fino alle coste settentrionali di Papua Nuova Guinea. Intanto, l’improvviso raffreddamento delle acque del Pacifico orientale, hanno spinto al ribasso le possibilità di un intensificazione di “El Niño” per i prossimi mesi e per il futuro inverno 2012/2013. Il centro studi del NOAA, nella sua ultima analisi pubblicata lo scorso 4 Ottobre, ha ridotto al 55 % le probabilità per un ulteriore intensificazione di “El Niño” in vista della stagione invernale, prevedendo un mantenimento delle condizioni di debole “El Niño” fino a Novembre. Si tratta di una notevole riduzione se si raffronta al secco 82% della penultima previsione. Molti modelli prefigurano un mantenimento di un debole “El Niño” anche per il prossimo inverno 2012/2013, con una possibilità medio-bassa di vedere un ulteriore intensificazione del fenomeno atmosferico negli ultimi 3 mesi successivi.
La mancanza di una progressione verso “El Niño” finora avrà come prima conseguenza un estensione della stagione degli uragani e cicloni atlantici fino a Novembre. “El Niño”, difatti, tende ad aumentare il “Wind Shear” sull’Atlantico tropicale, sopprimendo la formazione di molte depressioni o tempeste tropicali, pronte ad evolversi in uragani. Il “Wind Shear” sull’area dell’Atlantico tropicale dovrebbe mantenersi intorno i valori medi, favorendo la formazione di qualche altra depressione tropicale o tempesta tropicale sull’Atlantico tropicale. Ma altre ripercussioni si dovrebbero riscontrare anche lungo le medio-alte latitudini atlantiche, con un aumento dell’azione di “forcing” troposferici sull’Atlantico occidentale, li dove si concentra un’area con anomalie termiche positive delle acque oceaniche (SSA+), che andranno ad ondulare il ramo principale della “Jet Stream” che esce a gran velocità dal continente nord-americano. Una situazione che deporrà a favore di diverse “erezioni” meridiane dell’alta pressione delle Azzorre verso le latitudini sub-polari e il Plateau groenlandese, con robusti “blocking” che avranno il merito di arrestare, temporaneamente, l’umido flusso zonale, aprendo la strada a più proficui scambi meridiani.DANIELE INGEMI
Colpo di scena sul Pacifico orientale
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Re: Colpo di scena sul Pacifico orientale
Perfetto...se si confermerà quanto previsto in base all'andamento delle SSTA-che peraltro non sono però oro colato-si potranno avere retrogressioni e discese "freddo-umide"(leggi rodanate)di un certo livello.nevofilo80 ha scritto:Anche in meteorologia e climatologia spesso si possono presentare degli improvvisi colpi di scena che possono mettere in discussione una proiezione modellistica elaborata solo qualche giorno prima. Proprio in questi giorni, sul Pacifico equatoriale, si sta verificando un incredibile e clamoroso colpo di scena che potrebbe riuscire ad invalidare le ultime previsioni stagionali stilate per la futura stagione invernale. Difatti, l’intensificazione, lungo il Pacifico equatoriale, del fenomeno atmosferico di “El Niño” ora viene messo in discussione da un improvviso raffreddamento delle acque oceaniche che ha preso corpo nelle ultime due settimane nel cuore del più grande oceano del pianeta. Questo improvviso raffreddamento delle acque superficiali oceaniche ha spiazzato pure gli stessi climatologi statunitensi, specie il NOAA, che si aspettavano un ulteriore intensificazione di “El Niño” fra i mesi di Novembre e Dicembre, con l’avvento dell’inverno boreale. Ora questo improvviso raffreddamento, che nelle ultime due settimane è sorto in mezzo al Pacifico equatoriale, rischia di mettere in serio dubbio l’evoluzione di “El Niño” per la prossima stagione autunnale, con una lunga serie di ripercussioni bariche a livello planetario.
Da inizio Luglio fino alla fine di Settembre le temperature delle acque superficiali del Pacifico orientale hanno mostrato delle deboli anomalie termiche positive, attestate attorno i +0.5° +0.6°, valori più che sufficienti per un debole episodio di “El Niño” in atto. Tuttavia, in meno di due settimane, tali anomalie positive, piuttosto blande, invece di aumentare sono addirittura scese al di sotto dei +0.2° +0.3° sopra la media, portandosi più su uno status di neutralità. Infatti, per catalogare un evento di “El Niño”, le temperature delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale devono presentare dei valori di almeno +0.5° +0.6° al di sopra delle medie. Al di sopra di tale soglia si riscontra un “El Niño” di debole intensità, che solitamente tende ad intensificarsi tra l’autunno e i mesi dell’inverno boreale, presentando le massime intensità proprio tra l’ultima decade di Dicembre e i primi giorni di Gennaio. Quando le temperature scendono al di sotto dei +0.5°, rispetto ai valori medi, allora non si parlerà più di “El Niño”, ma di una condizione di neutralità.
Questo improvviso raffreddamento sul Pacifico orientale fa letteralmente diminuire l’entità di questo “El Niño” versione 2012, rischiando di mettere in discussione, o magari di sopprimere sul nascere, lo stesso fenomeno atmosferico, che finora non è stato in grado di prendere il sopravvento sull’intero bacino dell’oceano Pacifico, determinando il tipico pattern climatico caratteristico ad esso associato, con consistente incremento della nuvolosità e delle precipitazioni tra Pacifico centrale e orientale, inversione del campo barico tra l’area indo-australiana e le isole del Pacifico centrale, con conseguente netto indebolimento dei venti Alisei, spesso accompagnato da un autentico cambio di regime della ventilazione nei bassi strati che assumerà una componente più occidentale. Non per caso, nel corso degli ultimi tre mesi, venti, pressioni e copertura nuvolosa sopra il Pacifico non hanno risposto al tipico schema configurativo associato a un “El Niño”. Salvo che per un eccezione riscontrata nell‘ultimo mese.
Tra il mar Cinese Meridionale, i mari a nord delle isole indonesiane e sulle coste poco a nord di Papua Nuova Guinea si è sviluppata una debole-moderata, a tratti anche sostenuta, ventilazione dai quadranti occidentali, che ha agito spingendo masse d’acqua piuttosto calde verso il Pacifico centrale e il Pacifico orientale, in direzione dell’America centrale e delle coste sud-americane. In genere l’instaurazione di questa ventilazione occidentale, nei bassi strati, va intensa come un preludio per l’avvento e l’intensificazione del fenomeno di “El Niño” sull’intera area del Pacifico. Bisogna anche mettere in evidenza che in queste settimana, fra l’oceano Indiano orientale, l’area indonesiana e i mari attorno a Papua Nuova Guinea, sta transitando anche la famosa “Madden–Julian oscillation“ (“MJO”), con un sensibile incremento dell’attività convettiva che ha anche intensificato l’attività dei cicloni tropicali sul caldo mare delle Filippine, dove nelle ultime settimane sono nati diversi super tifoni, del calibro di “Sanba” e Jelawat” (entrambi hanno raggiunto la 5^ categoria della Saffir-Simpson, divenendo i cicloni più potenti del 2012).
"MJO" tra oceano Indiano orientale, mari indonesiani e Papua Nuova Guinea
Il transito della “Madden–Julian oscillation“, con l’associato rafforzamento dell’attività convettiva, ha inciso profondamente sulla variazione della ventilazione alle basse latitudini, con un inversione del campo barico che ha attivato i venti dai quadranti occidentali nei bassi strati, che dal mar Cinese Meridionale, nel tratto a nord del Borneo e Celebes, si sono estesi fino alle coste settentrionali di Papua Nuova Guinea. Intanto, l’improvviso raffreddamento delle acque del Pacifico orientale, hanno spinto al ribasso le possibilità di un intensificazione di “El Niño” per i prossimi mesi e per il futuro inverno 2012/2013. Il centro studi del NOAA, nella sua ultima analisi pubblicata lo scorso 4 Ottobre, ha ridotto al 55 % le probabilità per un ulteriore intensificazione di “El Niño” in vista della stagione invernale, prevedendo un mantenimento delle condizioni di debole “El Niño” fino a Novembre. Si tratta di una notevole riduzione se si raffronta al secco 82% della penultima previsione. Molti modelli prefigurano un mantenimento di un debole “El Niño” anche per il prossimo inverno 2012/2013, con una possibilità medio-bassa di vedere un ulteriore intensificazione del fenomeno atmosferico negli ultimi 3 mesi successivi.
La mancanza di una progressione verso “El Niño” finora avrà come prima conseguenza un estensione della stagione degli uragani e cicloni atlantici fino a Novembre. “El Niño”, difatti, tende ad aumentare il “Wind Shear” sull’Atlantico tropicale, sopprimendo la formazione di molte depressioni o tempeste tropicali, pronte ad evolversi in uragani. Il “Wind Shear” sull’area dell’Atlantico tropicale dovrebbe mantenersi intorno i valori medi, favorendo la formazione di qualche altra depressione tropicale o tempesta tropicale sull’Atlantico tropicale. Ma altre ripercussioni si dovrebbero riscontrare anche lungo le medio-alte latitudini atlantiche, con un aumento dell’azione di “forcing” troposferici sull’Atlantico occidentale, li dove si concentra un’area con anomalie termiche positive delle acque oceaniche (SSA+), che andranno ad ondulare il ramo principale della “Jet Stream” che esce a gran velocità dal continente nord-americano. Una situazione che deporrà a favore di diverse “erezioni” meridiane dell’alta pressione delle Azzorre verso le latitudini sub-polari e il Plateau groenlandese, con robusti “blocking” che avranno il merito di arrestare, temporaneamente, l’umido flusso zonale, aprendo la strada a più proficui scambi meridiani.DANIELE INGEMI
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