Il tempo tra business e scienza
è battaglia tra i guru delle previsioni
Dai programmi tv al boom delle pagine web: un mercato in espansione tra dati discordanti e polemiche. Servizi sempre più mirati per nuovi clienti: singoli cittadini ma anche industrie, agricoltori e albergatori
IL SINDACO di Roma che scivola sulle polemiche del ghiaccio non previsto. La Lega che non si fida dei meteorologi meridionali e li vuole disciplinati e federalisti. Lo share dei bollettini sul tempo in tivù che raggiunge picchi del 30 per cento. La guerra commerciale per far viaggiare sul cellulare le informazioni sulla neve e sul vento. Oltre 10 milioni di euro di pubblicità ai siti italiani dedicati alla ****.
Il tempo non è più un fenomeno marginale da relegare accanto all'oroscopo, nell'area che confina con l'esoterico. Prevedere il sole e le intemperie è diventata una scienza sempre più importante: sbagliare può significare perdere un raccolto o un'elezione, una stagione turistica (perché è arrivato un allarme eccessivo) o la vita di chi si avventura in un luogo pericoloso senza cautele (perché l'allarme non è arrivato). Dire cosa succederà in uno specifico luogo in uno specifico momento può comunque essere ancora difficile quando la previsione supera i 3 giorni: ci si basa sull'affidabilità di numeri che variano molto da fonte a fonte. Ad esempio ieri le previsioni di minima per la temperatura di giovedì prossimo a Roma nei tre principali siti dedicati al meteo avevano differenze che arrivavano a 8 gradi. Possibile?
PREVISIONI SBAGLIATE
"Possibilissimo per tre motivi", risponde Massimo Bettinelli, uno dei dirigenti di uno dei tanti siti meteo della rete. it. "Il primo è che i dati possono
essere intercettati gratis dalla rete oppure presi dal centro europeo di Reading, che è la fonte più affidabile, ma in questo caso costano. Noi compriamo da Reading previsioni con un dettaglio che arriva a un quadrato di 15 chilometri di lato, c'è chi si accontenta di una precisione inferiore. Poi bisogna costruire un modello per acquisire maggiore finezza di analisi restringendo lo zoom a un quadrato di 3 chilometri di lato, in modo da poter dire cosa succede in un luogo preciso. Infine bisogna adattare queste informazioni al territorio, tenendo conto dell'altitudine e della morfologia. Cioè occorre tradurre le indicazioni generali sull'umidità e sulla temperatura alle varie quote in un linguaggio semplice e comprensibile: piove, nevica, c'è il sole a Palermo o a Firenze".
LA GUERRA COMMERCIALE
Nell'arco delle 72 ore, se i dati di base e il modello di interpretazione sono corretti, le probabilità di errore risultano molto basse; poi, con il passare dei giorni crescono. Ma, investendo metodo e intelligenze si può riuscire a restringere il margine di errore. Ed è uno sforzo che rende: le quotazioni della precisione salgono perché il mercato del meteo vale sempre di più.
"Siamo di fronte a una guerra commerciale in cui si gioca pesante: chi fino a qualche anno fa controllava in maniera quasi esclusiva il settore non accetta di perdere terreno", aggiunge Antonino, direttore di quel sito bombarolo che le spara grosse. it. "Eppure le nuove realtà continuano a crescere. Noi in tre anni siamo passati da 1 a 5 milioni di euro di fatturato pubblicitario. Poi c'è la vendita dei servizi: dati di dettaglio per attività industriali e agricole, per testate giornalistiche, per società telefoniche. È un incremento continuo di richieste che si basa su un interesse sempre più diffuso: venerdì scorso, quando si sono cominciate a evidenziare le dimensioni dei problemi meteo, siamo arrivati a un picco di 5 milioni di utenti unici, più del doppio della media".
L'INCOGNITA COMUNICAZIONE
Per vincere la battaglia del meteo servono dunque dati precisi ma anche un linguaggio comprensibile e una visione equilibrata del rischio reale. "L'ultimo caso, quello di Roma, mostra i pericoli legati a una gestione poco chiara dell'informazione scientifica", ricorda Vincenzo Ferrara, il climatologo dell'Enea. "Nella comunicazione tecnica tutte le precipitazioni vengono indicate in termini di millimetri, ma un millimetro di pioggia equivale a circa un centimetro di neve. Dunque l'effetto della stessa precipitazione cambia significativamente a seconda della temperatura. Confondere i millimetri di pioggia con i centimetri di neve può significare omettere interventi essenziali portando una città al collasso. È una materia che non possiamo più permetterci di trascurare anche perché, con il cambiamento climatico, gli estremi meteo diventeranno sempre più frequenti e pericolosi".
(06 febbraio 2012) © RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo l'articolo pubblicato oggi su ''La Repubblica''. Leggendolo mi sono venute in mente le tante discussioni dei giorni scorsi su questo tema ed ancor più la certezza che molti di voi come Ulisse ,Tifone ,Nevofilo,Masterg tanto per citarne alcuni dei più esperti e preparati sarebbero da ''incorniciare'' per chi come me vive la Meteo come pura passione e null'altro. Quanto vale ''un consiglio'' o come in questo caso esperienza e capacità messe a disposizione gratis e senza alcun secondo fine? In una parola Grazie a tutti voi.