Ci vollero cinquant’anni perchè fisici e
naturalisti trovassero un accordo sull’età della
Terra. Il disaccordo iniziò molti anni fa: verso il
1860: i fisici attribuivano alla Terra cinquanta
milioni di anni, mentre geologi e naturalisti
stimavano l’età del nostro pianeta in centinaia
di milioni di anni. La stima dei geologi era
basata sull’osservazione e sull’analisi di
differenti strati geologici, sul valore dei tassi di
sedimentazione e sullo studio dei fossili.
La teoria di Darwin, di una evoluzione per
selezione naturale, presupponeva una Terra
sufficientemente vecchia da permettere ad
organismi complessi di evolvere per variazione
e per selezione. Su queste basi, la prima
valutazione di Darwin fu di trecento milioni
di anni, rivista al rialzo in seguito. Secondo
Lord Kelvin, le leggi di Fourier sul trasporto
del calore suggerivano che l’età della Terra
(come pure quella del Sole) fosse al massimo
dell’ordine del centinaio di milioni di anni!
I geologi, che all’epoca non disponevano di
alcun metodo che permettesse di costruire una
scala temporale precisa per la stima del tempo,
si arresero di fronte alle argomentazioni di Lord
Kelvin. Lo stesso Lyell, autore di un’opera sui
principi della geologia, che aveva proposto
nella edizione stampata nel 1867 il valore di
240 milioni di anni per l’età della Terra, tolse
questa stima nelle edizioni successive della sua
opera.
Il dibattito continuò fino all’inizio del secolo
successivo fra due schieramenti rivali, con
i geologi che attribuivano alla Terra un’età
di un centinaio di milioni di anni e Kelvin
che, continuando a occuparsi del problema
proponeva un’età nell’intervallo fra 20 e 40
milioni di anni! Fu Rutherford che, sulla base
dei risultati sperimentali ottenuti dai coniugi
Pierre e Marie Curie, cui va il merito di avere
scoperto il fenomeno della radioattività,
dedusse che gli elementi radioattivi presenti
nella crosta terrestre, dovevano in effetti
riscaldare la Terra. Questa, anzichè raffreddarsi
continuamente, come riteneva Kelvin, poteva
conservare una temperatura costante per
milioni di anni. Kelvin non accettò mai la
spiegazione di Rutherford, ritenendo che
l’effetto della radioattività non fosse sufficiente
a spiegare l’assenza di un fenomeno di
raffreddamento della Terra.
A questo proposito, la frase scritta nella sua
autobiografia, da un altro grande della fisica,
Max Planck spiega come in questo e in tanti
altri casi vanno a finire le cose:
“Una nuova verità scientifica non trionfa
convincendo i suoi oppositori, mostrando
loro la luce, ma piuttosto perchè gli oppositori
finiscono per morire, una nuova generazione
cresce e acquista familiarità con la nuova
teoria!”
Il metodo scientifico per stimare l’età della
Terra fu in seguito proposto da Rurherford
mettendo in evidenza che la misura del
contenuto di elio, presente nei minerali di
uranio, e del tasso di formazione dell’elio
nel processo di decadimento dell’uranio,
permetteva di stimare l’età del minerale.
Questo metodo ha permesso di concludere
che l’età della Terra è attorno ai 4,5 miliardi di
anni.
La Recherche, 434, ottobre 2009, p. 92
L'età della Terra
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