Don Dario Zanini, MARZABOTTO E DINTORNI
Ponte Nuovo Editrice - Bologna. Pag. 719
ISBD: Marzabotto e dintorni , 1944 / Dario Zanini - Bologna : Ponte nuovo, 1996 - 721 p., [22] c. di tav. : ill. ; 24 cm + 1 c. topogr.
Livello bibliografico: Monografia
Tipo documento: Testo a stampa
Nomi: Zanini, Dario
Soggetti: GUERRA MONDIALE 1939-1945 - Eccidio di
Marzabotto
Paese di Pubblicazione: IT
Lingua di Pubblicazione: ita
Localizzazioni:
BO0098 - Biblioteca universitaria di Bologna - Bologna - BO
BO0220 - Biblioteca comunale Giulio Cesare Croce - San Giovanni in Persiceto - BO
BO0304 - Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna - BO
FI0098 - Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI
MI0162 - Biblioteca comunale - Palazzo Sormani - Milano - MI
MI0185 - Biblioteca nazionale Braidense - Milano - MI
MI0339 - Biblioteca delle Civiche raccolte storiche. Museo del Risorgimento - Milano - MI
PV0144 - Biblioteca della Facolta' di scienze politiche dell'Universita' degli studi di Pavia - Pavia - PV
RA0016 - Biblioteca comunale Manfrediana - Faenza - RA
RA0030 - Biblioteca di storia contemporanea - Ravenna - RA
RM0267 - Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II - Roma - RM
Codice identificativo: IT\ICCU\MIL\0310130
Don Dario Zanini è il Parroco di Sasso Marconi ed ha vissuto e sofferto in prima persona la tragedia di Marzabotto sempre sfruttata per fini politici proprio da chi ha tenacemente auspicato tale conclusione.
La narrazione dei fatti accaduti è imperniata sulla cronaca giornaliera della vita parrocchiale che s'intreccia con le vicende territoriali di una vasta zona montuosa compresa fra Rioveggio, Grizzana, Vergato, il fiume Reno, Sasso Marconi, Vado e la valle del Setta, con epicentro Monte Sole.
L'otto settembre 1943 l'armistizio apre speranze di pace subito ricacciate dalla realtà della guerra che non rispetta opinioni o desideri.
Inizia la stagione delle scelte di campo e lo stillicidio delle uccisioni proditorie dettate da meschine rivalse, da odio politico e dalle azioni predatorie poste in essere da un'accozzaglia di personaggi che si era data alla macchia.
Mario Musolesi, detto Lupo, inquadrò nella formazione partigiana "Stella Rossa" gli sbandati che cercavano rifugio sulla montagna ed iniziò una sistematica azione di brigantaggio nei confronti della popolazione locale costretta a mantenere, in tutto e per tutto, circa ottocento persone, dislocate nelle montagne e nei boschi e alloggiate nei casali e nei fienili.
Le azioni principali furono quelle di presentarsi nei paesi limitrofi saccheggiando viveri e denaro, uccidendo chi protestava.
I problemi iniziarono con l'avvicinarsi del fronte che determinò l'esigenza, da parte dei Tedeschi, di avere libertà di movimento e di attestarsi nell'area in quel momento occupata dai partigiani.
Fu inviata una delegazione di quattro Ufficiali per trattare una tregua (come sperimentato in altre zone) ma la Commissione fu sterminata dai briganti della Stella Rossa.
Continuò l'uccisione di singoli militari germanici e fu fatta opera di feroce persuasione presso la popolazione civile di recarsi in montagna sia per sfuggire ai bombardamenti, sia per evitare rastrellamenti e ritorsioni.
Fu l'inizio della fine.
Spinti dalla necessità di porre termine ad una situazione intollerabile, in prossimità del fronte, il Comando tedesco diede il via ad una vasta operazione di guerra che si trasformò in una barbara carneficina di innocenti indifesi ed abbandonati proprio da quei partigiani che dovevano difenderli.
Sorpresi nel sonno dopo una notte di gozzoviglie e di baldoria, la Stella Rossa abbandonò le armi fuggendo nei boschi per fermarsi oltre le linee dei fronte e in aree più defilate.
Vecchi, donne e bambini pagarono per la sete di sangue e di rapina di loschi figuri che si fecero scudo di loro abbandonandoli alla rappresaglia.
Il 29 settembre 1944 fu la data d'inizio del martirio che vide i Sacerdoti delle Parrocchie al fianco dei fedeli condividendone la sorte, cercando sempre l'intervento salvatore, offrendosi come capro espiatorio, proprio al contrario del "difensore" armato, sempre pronto al dileggio della Fede e dei suoi simboli.
Con l'apporto di precise Testimonianze, documenti ed informazioni, Dario Zanini offre un grande contributo alla verità storica sulle proporzioni dell'eccidio, sulla compilazione delle liste, ove furono inclusi molti nominativi non coinvolti nell'eccidio, falsando la verità per fini di sfruttanìento politico.
Il testo termina con la narrazione delle operazioni militari che condussero allo sfondamento del fronte, con la descrizione dei comportamenti dei nuovi occupanti "liberatori " e con il riferimento al comportamento di molti partigiani che continuarono la loro attività banditesca ben oltre la fine della guerra, fiduciosi nell'affermazione del comunismo.
L'opera è molto interessante ed ha visto la luce per la caparbietà ed il desiderio di verità dell'Autore sottoposto a dure minaccie, perché tutto rimanga nel mistero.
Ancora oggi le salme di molte persone uccise sia dai tedeschi che dai partigiani giacciono sepolte in luoghi sconosciuti senza che la proterva ostinazione dei seppellitori venga scalfitta dalla pietà per restituire le spoglie ai familiari.
Il perdono e la riconciliazione debbono chiudere i fatti di mezzo secolo fa, onorando i morti, tutti i morti, senza servirsene affinché l'odio venga sconfitto per sempre.
Le ricerche di Don Zanini hanno permesso la compilazione degli elenchi delle vittime della guerra nelle zone considerate nel testo.
A tale opera di umana pietà non hanno aderito i Comuni di Grizzana, Monzuno e Marzabotto.
a cura di M.Bruno.
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danielerossi50
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ciao albert...purteoppo i fatti da tè citati ,sono avvenuti,in proporzione forse minore anche nella mia zona ...messi sotto silenzio in maniera sistematica,dalle nuove gerarchie politiche..formatesi alla fine della guerra..una cosa comunque è storicamente certa,che gli italiani dovrebbero essere grati in eterno alle migliaia di ragazzi delle forze alleate,morti per darci la libertà è la democrazia....pensa.16.mila morirono soltanto nello sbarco in normandia....se avessimo dovuto aspettare,i cosidetti partigiani,saremmo ancora qui à sparare ai tedeschi.....