Cesare Battisti (Sermoneta, 18 dicembre 1954) è un terrorista e scrittore italiano. È stato condannato in contumacia all'ergastolo, con sentenze passate in giudicato, per aver commesso quattro omicidi in concorso durante gli anni di piombo. La prima fase della sua latitanza venne trascorsa in Francia, dove beneficiò a lungo della dottrina Mitterrand. Arrestato in Brasile nel 2007, Battisti è detenuto in carcere a Brasilia. Il 31 dicembre 2010 il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva annuncia il rifiuto all'estradizione in Italia. Della questione viene investita la Corte costituzionale brasiliana.
L'adolescenza nell'illegalità [modifica]
Nel 1968, Cesare Battisti si iscrisse al liceo classico, ma già nel 1971 abbandonò la scuola. Protagonista di una fase giovanile piuttosto burrascosa, punteggiata da atti di teppismo che lo segnalarono più volte all'attenzione delle forze dell'ordine, Battisti fu per la prima volta arrestato nel 1972, per una rapina compiuta a Frascati. Nel 1974 venne nuovamente tratto in arresto per una rapina con sequestro di persona compiuta a Sabaudia e, successivamente, denunciato (ma non condannato) per aver commesso atti di libidine su una persona che i verbali definiscono "incapace". Dopo aver raggiunta la maggiore età, nel 1977 fu arrestato, sempre per rapina, e rinchiuso nel carcere di Udine dove entrò in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, che lo accolse nell'organizzazione[1].
Gli anni dell'eversione [modifica]
Trasferitosi a Milano, iniziò a partecipare alle azioni del gruppo eversivo, responsabile prima di varie rapine a banche[2] e supermercati nel quadro di quelli che venivano definiti "espropri proletari"[3] (come ammise anche lo stesso Battisti in una lettera del 2009 indirizzata ai giudici della Corte suprema del Brasile)[4], e successivamente anche di alcuni omicidi di commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine[5][6] (Battisti tuttavia, pur riconoscendo la sua militanza nei PAC all'epoca di tali omicidi, nel 2009 dichiarò la sua estraneità ad essi).[7]
Le condanne per omicidio [modifica]
In Italia Cesare Battisti è stato condannato come responsabile di quattro omicidi - tre come concorrente nell'esecuzione, uno co-ideato ed eseguito da altri:
6 giugno 1978 a Udine, Antonino, maresciallo della Polizia penitenziaria[8]; il delitto viene rivendicato il giorno dopo dai PAC con una telefonata al Messaggero Veneto[9]. A sparare furono Battisti e una complice[10][11]. Santoro era accusato dai PAC di maltrattamenti ai danni di detenuti[12].
16 febbraio 1979 alle ore 15 circa a Milano, Pierluigi Torregiani, gioielliere[13]; questo e il successivo delitto Sabbadin vengono rivendicati dai Nuclei Comunisti per la Guerriglia Proletaria con un volantino lasciato in una cabina telefonica di piazza Cavour a Milano[14]. Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore. Nel corso dell'assassinio di Pierluigi Torregiani venne coinvolto anche suo figlio Alberto, che da quel giorno vive paralizzato su una sedia a rotelle per un colpo sparato dal padre durante il conflitto a fuoco con gli attentatori.[15] Torregiani, il 22 gennaio precedente, aveva ucciso un rapinatore durante una tentata rapina in una pizzeria in cui si trovava con i gioielli che aveva mostrato ad una vendita televisiva.
16 febbraio 1979 alle ore 18 circa a Santa Maria di Sala, Lino Sabbadin, macellaio di Mestre[16]; Battisti fu complice facendo da "copertura armata" all'esecutore materiale Diego Giacomin. Sabbadin si era opposto con le armi al tentativo di rapina del suo esercizio commerciale.
19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna, agente della DIGOS[17]. Il delitto fu subito rivendicato dai PAC e poi da altri gruppi terroristici, per cui i PAC intervennero con una seconda telefonata di rivendicazione[18]. Omicidio eseguito con diversi colpi d'arma da fuoco al volto, di cui fu riconosciuto come l'esecutore materiale. Campagna aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani.
Sia Andrea Campagna che Antonino furono in seguito insigniti della medaglia d'oro al merito civile "alla memoria".
Arresto in Italia e fuga [modifica]
1981 Cesare Battisti nel carcere di FrosinoneNel 1979 Battisti venne arrestato nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di vaste proporzioni e detenuto nel carcere di Frosinone, a seguito di un'istruttoria che si basava, in parte[19], sulle dichiarazioni di alcuni pentiti.
Il 4 ottobre 1981 Battisti riuscì ad evadere e a fuggire in Francia.
Per circa un anno visse da clandestino a Parigi, dove conobbe la sua compagna e futura moglie, con la quale poi si trasferì in Messico, dove nacque la sua prima figlia. Lì iniziò a scrivere, essendo uno dei fondatori della rivista culturale "Via Libre". Terminò il primo romanzo, pubblicato, a sua insaputa, da un suo amico che si spacciò per l'autore — o almeno questo sostiene lo stesso Battisti in un articolo apparso su Paris Match il 22 luglio 2004 in cui comunque non fece il nome né del romanzo, né della persona che se ne sarebbe attribuita la paternità.[20]
Durante la sua latitanza messicana, i giudici italiani lo condannarono in contumacia all'ergastolo perché giudicato responsabile dei quattro omicidi e di varie rapine.......................................................................................................................................................
e ci sarebbe ancora TANTISSIMO da scrivere...........
ed il Presidente lula ha avuto il gran coraggio di negare a questo "P O R C O" (senza offese per i suini...) l'estradizione ?!?!?!?!?!?!?!?!?
deve crepare soffrendo questo squallido criminale!!!