lavoro davvero fatto cn tanta precisione e passione soprattutto..la cosa che mi colpisce è la completezza!! voelvo chiederti una cosa Franco..contattami sulla mail o msn raiostics@yahoo.it b seratafranconeve ha scritto:E ve ne anticipo un'altra! Sto mettendo a punto le statistiche che faranno da gran finale a questo mio lavoro "bestiale", e vi annuncio già che ci sono delle grosse sorprese quanto al rapporto GW - neve, e al fanbtomatico "Annus mirabilis" della neve (almeno qui al Nordest); quale sarà? Ancora qualche puntata e vel lo svelerò.Franco
Neve a Nordest - Super amarcord
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Re: un'altra!
- franconeve
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Periodo 2004 - 2006
Semestre freddo 2004-2005
Dicembre terrificante quello con cui si apre quest’invernata, uno dei più caldi da sempre; ma gennaio, febbraio e marzo si rifaranno alla grande.
Dopo l’Atlantico, e addirittura l’Africa, di dicembre, ecco l’hp di gennaio, con un VP attivissimo e tirato come una corda di violino sull’Europa del Nord; non sembra dunque esserci via d’uscita, ma ecco che dopo la prima decade le evoluzioni dell’hp, capace di spingersi a tratti verso Nord e Nordest, complici i primi sintomi di debolezza del VP, avvettano un po’ d’aria fredda dall’Ungheria verso le nostre regioni, con sensibile calo termico intorno al 15; il 18 è addirittura una giornata di gelo e nebbia, con formazioni impressionanti di galaverna sul territorio, e intanto... intanto da Nordovest spinge, figlia dello sbrindellamento del VP, una classica perturbazione dalle Isole britanniche, un classico fronte atlantico promessa non certo di gelo ma neppure di quell’ariaccia subtropicale che accompagna le perturbazioni quando arrivano dall’Iberia o dal Marocco. In più questa è una perturbazione collegata a un minimo in rapido rotolamento verso Sudest e accompagnata da una bella massa d’aria polare fredda marittima. Già in giornata a Milano nevica, addirittura con qualche lampo e tuono; nel veneziano avverrà il miracolo? Difficile, perchè è molto raro che durante e dopo un gran nebbione nevichi, l’umidità altissima infatti aderisce ai cristalli nevosi in caduta molto intensamente, sciogliendoli anche con temperature basse, vicine allo zero. Durante i nebbioni degli anni ’80 ho visto piovere con nebbia, galaverna a terra e temperature quasi di –1 °C! Nel tardo pomeriggio del 18, all’arrivo del fronte, la temperatura è intorno a +1 °C, la nebbia è quasi scomparsa, la galaverna continua a sciogliersi copiosamente, sembra insomma che si prepari una bella pioggia; e infatti, verso le 18.00, inizia a piovere misto a fioccacci bagnati che però, entro una mezz’oretta, divengono neve e basta, neve asciutta, schietta, bella, moderata, e così continua a cadere fin quasi alle 23.00, quando l’avvezione di aria un po’ più mite in quota la trasforma in pioggia, nonostante la temperatura sia sempre rimasta ancorata ai +1 °C di partenza. La precipitazione ha lasciato quasi 4 cm. di manto, presto sciolto.
Il VP è sempre più a pezzi, e lancia flussi freddi anche intensi verso Sud – Sudovest per molte settimane, ma sono flussi spesso favonici, con un pronunciato Est-shift, fino a quando, tra il 18 e il 20, un ennesimo blocco freddo, questa volta di diretta provenienza artica, non si inserisce sul bordo di un lobo del VP che dalla Scandinavia parte alla conquista dell’Europa centro-meridionale: la pressione crolla su tutto il comparto italico e, in questi casi, lo shift diviene spesso e volentieri West, da Est che era prima. Attenzione: a questa invasione gelida fa da spalla, causa e conseguenza insieme, un pronunciato sviluppo verso Nordest dell’hp azzorriano, con direttrice Portogallo – Danimarca, e, udite udite!, va a mostrare segni di grande amore con un russo sempre più attivo in zona finnica; l’ideale per un’ondata coi “fiocchi”, sia come entità che come lunghezza. Il 20 il cielo è coperto, bigio, carico, l’aria fredda, secca e un po’ mossa per Bora, nonostante valori termici anche superiore ai +5 °C; a sera siamo intorno ai +4 °C, poi all’arrivo della notte puntiamo ai +3 °C, ma non scende nulla dal cielo sempre più carico; nel frattempo la Bora si è intensificata parecchio. Ecco che all’1 di notte inizia la nevicata, la temperatura cala puntando verso gli zero, uno sfarfallio di bianche faville scende nella Bora e posando un primo manto di alcuni cm.; intorno alle 6.00 quasi smette, ma ormai la depressione mediterraneo – padana si è scavata e i rari fiocchi lanciati qua e là dalla Bora montano sempre più d’intensità fino a che, tra le 8.00 e le 8.30 dal mare, da Trieste, sopraggiunge la bufera, intensa, abbondante, destinata a durare fino alle 14.00 – 14.30, con temperature scese anche a –1 °C. Quando tutto cessa il paesaggio è sotto 11 cm. di manto! La Bora, talvolta girante a Tramontana, continua furiosa per tutto il pomeriggio e, quasi magicamente, quando a sera si placa, ecco che riprende la nevicata, prima debole, poi moderata, placida, a fiocchi larghi, con temperatura intorno allo zero, poi un po’ sotto; dalle 23.00 diviene quasi forte, un’abbondante nevicata senza vento, e tale dura fin dopo le 5 di mattino del 22; l’apporto è di altri 11 cm.!
Il collegamento azzorriano – russo ormai operatosi bene a livello centro-nordeuropeo continua ad avvettare aria fredda da est, e il 25 si segnala un’altra modesta precipitazione di neve mista a pioggia, stante una risalita depressionaria dallo Jonio: ma qui amici, confesso con vergogna, non ho alcun ricordo !!! Vengo a sapere di questa precipitazione solo dai miei appunti e dai dati ufficiali per Venezia. Comunque non dev’essersi trattato di nulla di eclatante.
Intanto il cordone anticiclonico nordeuropeo viene tagliato come farebbe un coltello col burro da una nuova, imponente discesa fredda direttamente dal polo, disturbatissimo il VP!, che già da alcuni giorni punta verso Sud – Sudest: è una colata gelida impressionante, il cui fronte d’irruzione, al seguito del quale l’azzorriano si è di nuovo ben insediato sull’Europa nordoccidentale, irrompe sulla regione la sera del 27, con brevi bufere di neve nell’entroterra (trevigiano, bassa bellunese) ma da noi si verifica solo qualche brevissima fioccata e poi irrompe la Bora che, complice la sopravvenuta serenità dei cieli, fa scendere molto le temperature: gelo sul Nordest, gelo e sole fino al 2, con valori che puntano addirittura verso i –10 °C, mentre dal fecondo rapporto tra l’azzorriano ben saldo all’estremo nordovest europeo e un lobo del VP molto attivo appena più ad Est, ecco che un nuovo blocco di aria artica marittima scende verso Sud – Sudovest con pronunciato West-shift puntando il Mediterraneo occidentale: sono i prodromi della fine di questa lunga ondata di freddo, ma anche i preparativi per la formazione di un ciclone mediterraneo che, spostandosi rapidamente verso levante, il giorno 3 investe con una bufera di neve tutta la pianura padana; al mattino su di noi il tempo è ancora buono, fa freddo, -5 °C, leggera bava di Bora, ma le nubi avanzano rapide da Sudovest, a metà giornata il cielo è ormai coperto, temperature di pochi gradi sopra lo zero, e verso le 14.00 inizia la nevicata, dapprima debole, intermittente, quasi bagnata, poi più moderata e asciutta, fino a che verso le 16.00 non diviene una vera bufera con Bora intensa e temperature tornate attorno allo zero; lo spettacolo, talvolta imponente, continua fino all’1 di notte del 4 quando la dama bianca ci saluta dopo aver lasciato un manto di circa 15 cm.
Semestre freddo 2005-2006
Inizio scoppiettante con un novembre che, a una prima parte molto calda, fa seguire una seconda metà gelida; lo sviluppo verso Nord dell’azzorriano è all’origine della discesa di più blocchi freddi già dopo il 15, e le temperature si abbassano gradualmente. Il cordone di hp che è ormai ben sviluppato fin verso la vicina Russia, viene spezzato dall’avanzare di una depressione nordatlantica, una dinamica simile a quella del 18 gennaio 2005 (vedi sopra), ma con aria di partenza molto più secca ed evoluzione barica più severa con importante ciclogenesi successive sul Mediterraneo; comunque il risultato è che, dopo qualche fiocchetto portato dalla Bora la mattina el 24 con cielo variabile e temperature intorno ai +3 °C, il 25 entra il fronte oceanico, il cielo si copre e scende una bella nevicata da addolcimento, tra debole e moderata, dalle 11.00 alle 17.00, con valori termici di poco superiori allo zero e un avvertibile venticello di Bora; alla fine si contano circa 2 cm. di manto.
Prima di Natale forte decompattazione del VP con discesa di più nuclei freddi dal Nordeuropa verso il Mediterraneo il quale diviene poi sede di varie ciclogenesi; esse sono all’origine di alcuni rovesci nevosi molto sparsi e localizzati la sera del 27 e la mattina del 28, con valori termici intorno allo zero e un po’ di Bora, ma ovviamente senza accumulo. Più serio invece il fenomeno che si verifica la mattina del 29, limitato comunque a poche zone verso la costa che guarda la Venezia Giulia, ma pittoresco e significativo: verso le 11.00 iniziano a mulinare nell’aria mossa dalla Bora dei bei fiocconi che in breve tempo divengono quasi una buferetta che dura fino alle 12.30, lasciando a terra un bel cm. di neve, nonostante la temperatura di un paio di gradi superiore allo zero. A fine anno riprende la giostra occidentale atlantica e nella serata del 31, nonostante la temperatura di poco inferiore allo zero, uno strato d’aria mite alle quote superiori rende pioggia appena un po’ ghiacciata la precipitazione iniziata verso le 19.00.
Presto la pressione aumenta di nuovo sull’Europa, ma nella prima parte di gennaio spesso i massimi barici si collocano tra Europa centrale e alti Balcani, cosicchè noi ci troviamo talvolta sotto l’influsso della ritornante fredda destrorsa dell’hp, il che abbassa a tratti in modo apprezzabile le temperature, come ad esempio tra il 14 e il 16, giornate belle ma rigide. Intanto si stanno svolgendo grandissime manovre sul comparto russo, ma per ora non ci interessano. Ci interessa invece l’entrata da Ovest – Nordovest di una bella, classica perturbazione atlantica che già il 16 inizia a rendere più nuvolosi i nostri cieli e il 17 ci regala una gradevole nevicata da addolcimento, iniziata debole o appena moderata intorno alle 11.00, a fiocchi piccoli, sottili, con temperature intorno allo zero, e poi intensificatasi fino a moderata dalle 19.00 e fino a dopo l’1 di notte del 18 quando cessa avendo lasciato circa 4 cm. di manto. Il 19 è una giornata di nebbia e gelo con carambole pazzesche sulle strade per il manto nevoso prima scioltosi parzialmente e poi ricompattatosi e implementato dall’abbondante galaverna!
Si diceva delle grandi manovre russe: un’ondata di gelo artico si abbatte sull’Est Europa grazie al franco espandersi dell’orso siberiano e, dopo il passaggio quasi indolore per noi di un nuovo fronte da Ovest-Nordovest, ecco che una importante spinta verso Nordest dell’azzorriano, destinato a sposarsi per un po’ con l’orso, funge da spalla ideale per l’enorme blocco gelido orientale in grado ora di defluire, come un lago liberato dalla diga di contenimento, verso il Mediterraneo: importante il calo termico con valori che sfiorano i –10 °C; ma poi, quando la ciclogenesi originata da uno spiccato West-shift dell’ennesimo blocco gelido siberiano promette neve su di noi, ecco dapprima che il blocco anticiclonico mantiene le precipitazioni ad Ovest, longitudine medio Veneto con qualche puntata fino al mestrino, poi la risalita sciroccale fa schizzare i valori termici a livelli quasi primaverili. Così io ho visto solo qualche fiocco mulinare nell’aria il 26, dalle 13.30 e fino alla nottata del 27, a intervalli, sempre in modo debole, quasi senza accumulo, solo delle bianche strisciate che facevano perfino malinconia e rabbia
, anche perchè altrove nevicava moltissimo e anche nelle nostre zone soffiava comunque un fortissimo vento di Bora e le temperature si mantenevano intorno o perfino sotto lo zero: ma da quel cielaccio coperto ma spesso troppo bianco cadeva poca roba, troppo poca!
Appena dopo l’inizio di febbraio nuova, più modesta irruzione fredda da Nordest con nuovo calo termico; l’entrata di una debolissima perturbazione da Ovest-Nordovest che scavalca la parte settentrionale dell’hp azzorriano ritiratosi verso l’Iberia dopo le pazze evoluzioni settentrionali dei giorni precedenti, provoca nel tardo pomeriggio dell’8 una debole nevicata a fiocchi finissimi, quasi farina, che dura tra le 18.00 e le 19.00 all’incirca, con temperatura che dai +3 °C scende di uno – due gradi, e con lievissimo strato accumulatosi qua e là grazie anche all’aria molto secca.
Dopo una fase tipicamente occidentale mite e umida, le simpatie settentrionali, britanniche e islandesi dell’azzorriano, danno il via a nuovi ripetuti flussi di aria polare fredda marittima. Aria molto instabile, oltre che fredda, scender a più riprese nel seno di numerosi piccoli lobi del VP piuttosto malconcio, e il 2 marzo, nel pomeriggio, in occasione di un passaggio simil-temporalesco, su alcune zone della regione si abbatte una brevissima minibufera di neve sottilissima, quasi polvere, con valori termici anche di 4 – 5 gradi sopra lo zero. Altri fiocchi deboli e sparsi in serata. Pressochè inesistenti gli accumuli
Nuovo ciclone freddo lanciato dal VP in piena crisi, e ben supportato dalle simpatie nordiche dell’azzorriano, il giorno 5; un’acuta saccatura con direttrice Nordest – Sudovest, trasla verso il mediterraneo dall’Europa centrale, provocando maltempo moderato e mite; ma quando sulla nostra regione giunge la parte settentrionale del minimo, con circolazione schiettamente da Nordest, improvvisa intensificazione del maltempo con vento impetuoso di Bora che nel primo pomeriggio del 5 irrompe abbassando le temperature in poche ore dai +12 °C ai +3 °C e lanciando qua e là anche ei brevi rovesci nevosi, senza accumulo.
Situazione sinottica pressochè a fotocopia il 12 quando l’entrata di un attivissimo nucleo freddo dall’Europa centrale provoca una fase di maltempo nella mattinata, con pioggia che inizia nelle prime ore quando la temperatura è di +9 °C; poi si alza violenta la Bora e l’acqua, verso le 9.00 si trasforma in neve, una piccola bufera che però, a causa della temperatura che scende sì, ma solo fino a +2 °C, non accumula nulla al suolo. Il tutto cessa poco prima di mezzogiorno.
Mi raccomando, l’appuntamento è, credo, fra 15 giorni, per due invernate davvero tremende
, quasi da incubo, in attesa però del gran finale... Simpatia, e a presto.
Franco
Dicembre terrificante quello con cui si apre quest’invernata, uno dei più caldi da sempre; ma gennaio, febbraio e marzo si rifaranno alla grande.
Dopo l’Atlantico, e addirittura l’Africa, di dicembre, ecco l’hp di gennaio, con un VP attivissimo e tirato come una corda di violino sull’Europa del Nord; non sembra dunque esserci via d’uscita, ma ecco che dopo la prima decade le evoluzioni dell’hp, capace di spingersi a tratti verso Nord e Nordest, complici i primi sintomi di debolezza del VP, avvettano un po’ d’aria fredda dall’Ungheria verso le nostre regioni, con sensibile calo termico intorno al 15; il 18 è addirittura una giornata di gelo e nebbia, con formazioni impressionanti di galaverna sul territorio, e intanto... intanto da Nordovest spinge, figlia dello sbrindellamento del VP, una classica perturbazione dalle Isole britanniche, un classico fronte atlantico promessa non certo di gelo ma neppure di quell’ariaccia subtropicale che accompagna le perturbazioni quando arrivano dall’Iberia o dal Marocco. In più questa è una perturbazione collegata a un minimo in rapido rotolamento verso Sudest e accompagnata da una bella massa d’aria polare fredda marittima. Già in giornata a Milano nevica, addirittura con qualche lampo e tuono; nel veneziano avverrà il miracolo? Difficile, perchè è molto raro che durante e dopo un gran nebbione nevichi, l’umidità altissima infatti aderisce ai cristalli nevosi in caduta molto intensamente, sciogliendoli anche con temperature basse, vicine allo zero. Durante i nebbioni degli anni ’80 ho visto piovere con nebbia, galaverna a terra e temperature quasi di –1 °C! Nel tardo pomeriggio del 18, all’arrivo del fronte, la temperatura è intorno a +1 °C, la nebbia è quasi scomparsa, la galaverna continua a sciogliersi copiosamente, sembra insomma che si prepari una bella pioggia; e infatti, verso le 18.00, inizia a piovere misto a fioccacci bagnati che però, entro una mezz’oretta, divengono neve e basta, neve asciutta, schietta, bella, moderata, e così continua a cadere fin quasi alle 23.00, quando l’avvezione di aria un po’ più mite in quota la trasforma in pioggia, nonostante la temperatura sia sempre rimasta ancorata ai +1 °C di partenza. La precipitazione ha lasciato quasi 4 cm. di manto, presto sciolto.
Il VP è sempre più a pezzi, e lancia flussi freddi anche intensi verso Sud – Sudovest per molte settimane, ma sono flussi spesso favonici, con un pronunciato Est-shift, fino a quando, tra il 18 e il 20, un ennesimo blocco freddo, questa volta di diretta provenienza artica, non si inserisce sul bordo di un lobo del VP che dalla Scandinavia parte alla conquista dell’Europa centro-meridionale: la pressione crolla su tutto il comparto italico e, in questi casi, lo shift diviene spesso e volentieri West, da Est che era prima. Attenzione: a questa invasione gelida fa da spalla, causa e conseguenza insieme, un pronunciato sviluppo verso Nordest dell’hp azzorriano, con direttrice Portogallo – Danimarca, e, udite udite!, va a mostrare segni di grande amore con un russo sempre più attivo in zona finnica; l’ideale per un’ondata coi “fiocchi”, sia come entità che come lunghezza. Il 20 il cielo è coperto, bigio, carico, l’aria fredda, secca e un po’ mossa per Bora, nonostante valori termici anche superiore ai +5 °C; a sera siamo intorno ai +4 °C, poi all’arrivo della notte puntiamo ai +3 °C, ma non scende nulla dal cielo sempre più carico; nel frattempo la Bora si è intensificata parecchio. Ecco che all’1 di notte inizia la nevicata, la temperatura cala puntando verso gli zero, uno sfarfallio di bianche faville scende nella Bora e posando un primo manto di alcuni cm.; intorno alle 6.00 quasi smette, ma ormai la depressione mediterraneo – padana si è scavata e i rari fiocchi lanciati qua e là dalla Bora montano sempre più d’intensità fino a che, tra le 8.00 e le 8.30 dal mare, da Trieste, sopraggiunge la bufera, intensa, abbondante, destinata a durare fino alle 14.00 – 14.30, con temperature scese anche a –1 °C. Quando tutto cessa il paesaggio è sotto 11 cm. di manto! La Bora, talvolta girante a Tramontana, continua furiosa per tutto il pomeriggio e, quasi magicamente, quando a sera si placa, ecco che riprende la nevicata, prima debole, poi moderata, placida, a fiocchi larghi, con temperatura intorno allo zero, poi un po’ sotto; dalle 23.00 diviene quasi forte, un’abbondante nevicata senza vento, e tale dura fin dopo le 5 di mattino del 22; l’apporto è di altri 11 cm.!
Il collegamento azzorriano – russo ormai operatosi bene a livello centro-nordeuropeo continua ad avvettare aria fredda da est, e il 25 si segnala un’altra modesta precipitazione di neve mista a pioggia, stante una risalita depressionaria dallo Jonio: ma qui amici, confesso con vergogna, non ho alcun ricordo !!! Vengo a sapere di questa precipitazione solo dai miei appunti e dai dati ufficiali per Venezia. Comunque non dev’essersi trattato di nulla di eclatante.
Intanto il cordone anticiclonico nordeuropeo viene tagliato come farebbe un coltello col burro da una nuova, imponente discesa fredda direttamente dal polo, disturbatissimo il VP!, che già da alcuni giorni punta verso Sud – Sudest: è una colata gelida impressionante, il cui fronte d’irruzione, al seguito del quale l’azzorriano si è di nuovo ben insediato sull’Europa nordoccidentale, irrompe sulla regione la sera del 27, con brevi bufere di neve nell’entroterra (trevigiano, bassa bellunese) ma da noi si verifica solo qualche brevissima fioccata e poi irrompe la Bora che, complice la sopravvenuta serenità dei cieli, fa scendere molto le temperature: gelo sul Nordest, gelo e sole fino al 2, con valori che puntano addirittura verso i –10 °C, mentre dal fecondo rapporto tra l’azzorriano ben saldo all’estremo nordovest europeo e un lobo del VP molto attivo appena più ad Est, ecco che un nuovo blocco di aria artica marittima scende verso Sud – Sudovest con pronunciato West-shift puntando il Mediterraneo occidentale: sono i prodromi della fine di questa lunga ondata di freddo, ma anche i preparativi per la formazione di un ciclone mediterraneo che, spostandosi rapidamente verso levante, il giorno 3 investe con una bufera di neve tutta la pianura padana; al mattino su di noi il tempo è ancora buono, fa freddo, -5 °C, leggera bava di Bora, ma le nubi avanzano rapide da Sudovest, a metà giornata il cielo è ormai coperto, temperature di pochi gradi sopra lo zero, e verso le 14.00 inizia la nevicata, dapprima debole, intermittente, quasi bagnata, poi più moderata e asciutta, fino a che verso le 16.00 non diviene una vera bufera con Bora intensa e temperature tornate attorno allo zero; lo spettacolo, talvolta imponente, continua fino all’1 di notte del 4 quando la dama bianca ci saluta dopo aver lasciato un manto di circa 15 cm.
Semestre freddo 2005-2006
Inizio scoppiettante con un novembre che, a una prima parte molto calda, fa seguire una seconda metà gelida; lo sviluppo verso Nord dell’azzorriano è all’origine della discesa di più blocchi freddi già dopo il 15, e le temperature si abbassano gradualmente. Il cordone di hp che è ormai ben sviluppato fin verso la vicina Russia, viene spezzato dall’avanzare di una depressione nordatlantica, una dinamica simile a quella del 18 gennaio 2005 (vedi sopra), ma con aria di partenza molto più secca ed evoluzione barica più severa con importante ciclogenesi successive sul Mediterraneo; comunque il risultato è che, dopo qualche fiocchetto portato dalla Bora la mattina el 24 con cielo variabile e temperature intorno ai +3 °C, il 25 entra il fronte oceanico, il cielo si copre e scende una bella nevicata da addolcimento, tra debole e moderata, dalle 11.00 alle 17.00, con valori termici di poco superiori allo zero e un avvertibile venticello di Bora; alla fine si contano circa 2 cm. di manto.
Prima di Natale forte decompattazione del VP con discesa di più nuclei freddi dal Nordeuropa verso il Mediterraneo il quale diviene poi sede di varie ciclogenesi; esse sono all’origine di alcuni rovesci nevosi molto sparsi e localizzati la sera del 27 e la mattina del 28, con valori termici intorno allo zero e un po’ di Bora, ma ovviamente senza accumulo. Più serio invece il fenomeno che si verifica la mattina del 29, limitato comunque a poche zone verso la costa che guarda la Venezia Giulia, ma pittoresco e significativo: verso le 11.00 iniziano a mulinare nell’aria mossa dalla Bora dei bei fiocconi che in breve tempo divengono quasi una buferetta che dura fino alle 12.30, lasciando a terra un bel cm. di neve, nonostante la temperatura di un paio di gradi superiore allo zero. A fine anno riprende la giostra occidentale atlantica e nella serata del 31, nonostante la temperatura di poco inferiore allo zero, uno strato d’aria mite alle quote superiori rende pioggia appena un po’ ghiacciata la precipitazione iniziata verso le 19.00.
Presto la pressione aumenta di nuovo sull’Europa, ma nella prima parte di gennaio spesso i massimi barici si collocano tra Europa centrale e alti Balcani, cosicchè noi ci troviamo talvolta sotto l’influsso della ritornante fredda destrorsa dell’hp, il che abbassa a tratti in modo apprezzabile le temperature, come ad esempio tra il 14 e il 16, giornate belle ma rigide. Intanto si stanno svolgendo grandissime manovre sul comparto russo, ma per ora non ci interessano. Ci interessa invece l’entrata da Ovest – Nordovest di una bella, classica perturbazione atlantica che già il 16 inizia a rendere più nuvolosi i nostri cieli e il 17 ci regala una gradevole nevicata da addolcimento, iniziata debole o appena moderata intorno alle 11.00, a fiocchi piccoli, sottili, con temperature intorno allo zero, e poi intensificatasi fino a moderata dalle 19.00 e fino a dopo l’1 di notte del 18 quando cessa avendo lasciato circa 4 cm. di manto. Il 19 è una giornata di nebbia e gelo con carambole pazzesche sulle strade per il manto nevoso prima scioltosi parzialmente e poi ricompattatosi e implementato dall’abbondante galaverna!
Si diceva delle grandi manovre russe: un’ondata di gelo artico si abbatte sull’Est Europa grazie al franco espandersi dell’orso siberiano e, dopo il passaggio quasi indolore per noi di un nuovo fronte da Ovest-Nordovest, ecco che una importante spinta verso Nordest dell’azzorriano, destinato a sposarsi per un po’ con l’orso, funge da spalla ideale per l’enorme blocco gelido orientale in grado ora di defluire, come un lago liberato dalla diga di contenimento, verso il Mediterraneo: importante il calo termico con valori che sfiorano i –10 °C; ma poi, quando la ciclogenesi originata da uno spiccato West-shift dell’ennesimo blocco gelido siberiano promette neve su di noi, ecco dapprima che il blocco anticiclonico mantiene le precipitazioni ad Ovest, longitudine medio Veneto con qualche puntata fino al mestrino, poi la risalita sciroccale fa schizzare i valori termici a livelli quasi primaverili. Così io ho visto solo qualche fiocco mulinare nell’aria il 26, dalle 13.30 e fino alla nottata del 27, a intervalli, sempre in modo debole, quasi senza accumulo, solo delle bianche strisciate che facevano perfino malinconia e rabbia
Appena dopo l’inizio di febbraio nuova, più modesta irruzione fredda da Nordest con nuovo calo termico; l’entrata di una debolissima perturbazione da Ovest-Nordovest che scavalca la parte settentrionale dell’hp azzorriano ritiratosi verso l’Iberia dopo le pazze evoluzioni settentrionali dei giorni precedenti, provoca nel tardo pomeriggio dell’8 una debole nevicata a fiocchi finissimi, quasi farina, che dura tra le 18.00 e le 19.00 all’incirca, con temperatura che dai +3 °C scende di uno – due gradi, e con lievissimo strato accumulatosi qua e là grazie anche all’aria molto secca.
Dopo una fase tipicamente occidentale mite e umida, le simpatie settentrionali, britanniche e islandesi dell’azzorriano, danno il via a nuovi ripetuti flussi di aria polare fredda marittima. Aria molto instabile, oltre che fredda, scender a più riprese nel seno di numerosi piccoli lobi del VP piuttosto malconcio, e il 2 marzo, nel pomeriggio, in occasione di un passaggio simil-temporalesco, su alcune zone della regione si abbatte una brevissima minibufera di neve sottilissima, quasi polvere, con valori termici anche di 4 – 5 gradi sopra lo zero. Altri fiocchi deboli e sparsi in serata. Pressochè inesistenti gli accumuli
Nuovo ciclone freddo lanciato dal VP in piena crisi, e ben supportato dalle simpatie nordiche dell’azzorriano, il giorno 5; un’acuta saccatura con direttrice Nordest – Sudovest, trasla verso il mediterraneo dall’Europa centrale, provocando maltempo moderato e mite; ma quando sulla nostra regione giunge la parte settentrionale del minimo, con circolazione schiettamente da Nordest, improvvisa intensificazione del maltempo con vento impetuoso di Bora che nel primo pomeriggio del 5 irrompe abbassando le temperature in poche ore dai +12 °C ai +3 °C e lanciando qua e là anche ei brevi rovesci nevosi, senza accumulo.
Situazione sinottica pressochè a fotocopia il 12 quando l’entrata di un attivissimo nucleo freddo dall’Europa centrale provoca una fase di maltempo nella mattinata, con pioggia che inizia nelle prime ore quando la temperatura è di +9 °C; poi si alza violenta la Bora e l’acqua, verso le 9.00 si trasforma in neve, una piccola bufera che però, a causa della temperatura che scende sì, ma solo fino a +2 °C, non accumula nulla al suolo. Il tutto cessa poco prima di mezzogiorno.
Mi raccomando, l’appuntamento è, credo, fra 15 giorni, per due invernate davvero tremende
- franconeve
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- Iscritto il: dom gen 10, 2010 12:59 pm
- Località: T. Mosto (VE)-Vintl (BZ)
Periodo 2006-2008
Semestre freddo 2006-2007
Tempi tristi, tristissimi, i più tristi da decenni, forse da secoli (e non è un’esagerazione!!!
) per i freddofili italici! Appena meglio, ma solo appena, per i nivofili che, nonostante 2 inverni da autentico incubo hanno comunque visto qualche fuggevole apparizione della bianca visitatrice.
Dopo settimane caratterizzate da configurazioni assolutamente sfavorevoli, con un VP attivissimo e continue, ripetute incursioni anticicloniche di matrice subtropicale, ecco che finalmente dopo il 20 gennaio si manifesta la tendenza a una forte perturbazione del VP, con corrispondente risalita dell’azzorriano verso l’Islanda. Un acuto, pronunciato rampo del VP si spinge verso l’Europa meridionale e tra il 23 e il 24 insedia una forte depressione secondaria, ma sempre ben alimentata dalla corrente fredda principale, presso il Golfo del Lione. Essa inizialmente attiva un richiamo meridionale davvero intenso, tanto che il 24 mattina spira uno scirocco marcio e appiccicoso, intenso, a volte ruggente, con valori termici ben oltre i +10 °C; ma ecco che, come ben previsto, con la traslazione verso levante della depressione, entra prepotente l’aria artica marittima, con una subitanea rotazione dei venti da settentrione, Bora sulle coste, e un deciso calo termico; in serata siamo già intorno ai +5 °C, il mattino del 25, sotto l’acqua e la Bora, intorno ai +3 °C, e si inizia a vedere qualche bel fioccone misto alla pioggia; poi la pioggia prevale di nuovo fino alle ore centrali della mattinata quando invece, con circa +2 °C e Bora furiosa
, l’abbondante precipitazione riassume magicamente i bianchi connotati: per quasi un’ora, tra le 11.00 e le 12.00, una specie di bufera a fiocchi belli grossi avvolge le coste del Nordest, senza però imbiancare, sia per i valori termici sempre superiori allo zero, sia per l’abbondante acqua caduta in precedenza. Poi tutto smette, e un po’ di nevischio quasi inavvertibile ricade nelle prime ore della mattinata successiva, il 26.
Situazione barica molto simile, quasi una fotocopia, anche se con termiche ovviamente più moderate, quella che ci fa vedere qualche fiocco misto alla pioggia nella tarda serata e nottata del 19 marzo, dopo un brusco cambiamento della direzione del vento, da scirocco o libeccio a Bora, avvenuto nel pomeriggio: le temperature crollano da +15 °C a +3 °C e nella burrascata da tregenda, con Bora davvero fortissima, sibilano alcuni fiocchi grossi e bagnati in mezzo al diluvio.
Tutto qui, nell’inverno più caldo sicuramente da almeno 110 anni! Che tristezza...
Semestre freddo 2007-2008
Appena meglio le termiche di questa invernata da dimenticare, più o meno analoga la presenza denunciata dalla dama bianca: una debole comparsa a gennaio e una visita quasi inavvertibile marzaiola.
Dicembre 2007 si chiude con una pronunciata azione dell’hp russo, che avvetta aria abbastanza fredda dai quadranti orientali verso il Mediterraneo; ma non basta: proprio a cavallo del capodanno si inserisce una irruzione artico marittima pilotata da un bel ramo del VP in rapido sfondamento verso Sud – Sudest direttamente dal Circolo Polare, zona islandese-scandinava, irruzione al cui seguito, come spesso accade, si crea un corridoio di alta sull’Europa occidentale in subitanea alleanza con l’hp russo; il risultato? Accentuazione della corrente nordorientale e freddo in intensificazione. Ma da Ovest spinge con incredibile vigore il treno perturbato atlantico, figlio di un VP ben ricompattatosi e per giunta piuttosto basso, stante la latitanza dell’azzorriano; in sostanza, già il 2 una depressione importante è sull’Iberia, e muove a grandi passi verso Est-Nordest, il flusso nordorientale su di noi diviene orientale, e poi addirittura sudorientale, vista la spinta depressionaria da Ovest e il ritiro verso Est, con rotazione oraria, dell’hp russa. Insomma, pernoi il peggio del pegio, infatti il mese sarà un disastro. Però, prima della tragedia, il 3 c’è il tempo di gioire brevemente; la giornata si apre con cielo precocemente coperto, temperatura leggermente al di sotto deello zero e una fredda bava da Nordest; verso le 10.00 scendono per una mezzoretta delle faville di neve deboli o al più moderate, con valori termici ora poco superiori allo zero, e prima che si crei un po’ di manto il fenomeno cessa, per riprendere poi intorno alle 19.00, un po’ più intenso, con valori termici di circa +2 °C in calo a +1 °C, e divenire pioggia in nottata, dopo aver attecchito 1 cm. scarso.
Ai primi di marzo il VP, piuttosto disturbato già a fine febbraio, lancia un blocco di aria artica maritima verso il Mediterraneo centro-occidentale, blocco che origina una depressione sui nostri mari occidentali il 3; intanto una moderata risalitas dell’azzorriano verso il Centroeuropa chiude l’alimentazione fredda, ma quando la depressione trasla verso Est-Sudest, ecco che insorge una forte Bora la quale spazza la nostra zona per tuto il giorno 4, con maltempo e abbondante pioggia; la temperatura scende tosta dai +10 °C della nottata ai +3 °C del pomeriggio – sera quando, verso le 18.00, un po’ di fiocchi iniziano a scendere misti all’acqua, per una mezzoretta all’incirca. Poi il maltempo si attenua e con esso anche l’accenno nevoso.
Ragazzi, grande tristezza in questi due anni
, ma mi raccomando, non mancate all’appuntamento con gli inverni successivi, il 2008 - 2009 e soprattutto il mitico 2009 – 2010, inverni su cui proporrò l’aggiornamento credo già l’1 o al massimo il 2 giugno. In attesa, poi, del gran finale a sorpresa. A prestissimo, quindi!!! Non mancate!!! Ciao a tutti!
Franco
Tempi tristi, tristissimi, i più tristi da decenni, forse da secoli (e non è un’esagerazione!!!
Dopo settimane caratterizzate da configurazioni assolutamente sfavorevoli, con un VP attivissimo e continue, ripetute incursioni anticicloniche di matrice subtropicale, ecco che finalmente dopo il 20 gennaio si manifesta la tendenza a una forte perturbazione del VP, con corrispondente risalita dell’azzorriano verso l’Islanda. Un acuto, pronunciato rampo del VP si spinge verso l’Europa meridionale e tra il 23 e il 24 insedia una forte depressione secondaria, ma sempre ben alimentata dalla corrente fredda principale, presso il Golfo del Lione. Essa inizialmente attiva un richiamo meridionale davvero intenso, tanto che il 24 mattina spira uno scirocco marcio e appiccicoso, intenso, a volte ruggente, con valori termici ben oltre i +10 °C; ma ecco che, come ben previsto, con la traslazione verso levante della depressione, entra prepotente l’aria artica marittima, con una subitanea rotazione dei venti da settentrione, Bora sulle coste, e un deciso calo termico; in serata siamo già intorno ai +5 °C, il mattino del 25, sotto l’acqua e la Bora, intorno ai +3 °C, e si inizia a vedere qualche bel fioccone misto alla pioggia; poi la pioggia prevale di nuovo fino alle ore centrali della mattinata quando invece, con circa +2 °C e Bora furiosa
Situazione barica molto simile, quasi una fotocopia, anche se con termiche ovviamente più moderate, quella che ci fa vedere qualche fiocco misto alla pioggia nella tarda serata e nottata del 19 marzo, dopo un brusco cambiamento della direzione del vento, da scirocco o libeccio a Bora, avvenuto nel pomeriggio: le temperature crollano da +15 °C a +3 °C e nella burrascata da tregenda, con Bora davvero fortissima, sibilano alcuni fiocchi grossi e bagnati in mezzo al diluvio.
Tutto qui, nell’inverno più caldo sicuramente da almeno 110 anni! Che tristezza...
Semestre freddo 2007-2008
Appena meglio le termiche di questa invernata da dimenticare, più o meno analoga la presenza denunciata dalla dama bianca: una debole comparsa a gennaio e una visita quasi inavvertibile marzaiola.
Dicembre 2007 si chiude con una pronunciata azione dell’hp russo, che avvetta aria abbastanza fredda dai quadranti orientali verso il Mediterraneo; ma non basta: proprio a cavallo del capodanno si inserisce una irruzione artico marittima pilotata da un bel ramo del VP in rapido sfondamento verso Sud – Sudest direttamente dal Circolo Polare, zona islandese-scandinava, irruzione al cui seguito, come spesso accade, si crea un corridoio di alta sull’Europa occidentale in subitanea alleanza con l’hp russo; il risultato? Accentuazione della corrente nordorientale e freddo in intensificazione. Ma da Ovest spinge con incredibile vigore il treno perturbato atlantico, figlio di un VP ben ricompattatosi e per giunta piuttosto basso, stante la latitanza dell’azzorriano; in sostanza, già il 2 una depressione importante è sull’Iberia, e muove a grandi passi verso Est-Nordest, il flusso nordorientale su di noi diviene orientale, e poi addirittura sudorientale, vista la spinta depressionaria da Ovest e il ritiro verso Est, con rotazione oraria, dell’hp russa. Insomma, pernoi il peggio del pegio, infatti il mese sarà un disastro. Però, prima della tragedia, il 3 c’è il tempo di gioire brevemente; la giornata si apre con cielo precocemente coperto, temperatura leggermente al di sotto deello zero e una fredda bava da Nordest; verso le 10.00 scendono per una mezzoretta delle faville di neve deboli o al più moderate, con valori termici ora poco superiori allo zero, e prima che si crei un po’ di manto il fenomeno cessa, per riprendere poi intorno alle 19.00, un po’ più intenso, con valori termici di circa +2 °C in calo a +1 °C, e divenire pioggia in nottata, dopo aver attecchito 1 cm. scarso.
Ai primi di marzo il VP, piuttosto disturbato già a fine febbraio, lancia un blocco di aria artica maritima verso il Mediterraneo centro-occidentale, blocco che origina una depressione sui nostri mari occidentali il 3; intanto una moderata risalitas dell’azzorriano verso il Centroeuropa chiude l’alimentazione fredda, ma quando la depressione trasla verso Est-Sudest, ecco che insorge una forte Bora la quale spazza la nostra zona per tuto il giorno 4, con maltempo e abbondante pioggia; la temperatura scende tosta dai +10 °C della nottata ai +3 °C del pomeriggio – sera quando, verso le 18.00, un po’ di fiocchi iniziano a scendere misti all’acqua, per una mezzoretta all’incirca. Poi il maltempo si attenua e con esso anche l’accenno nevoso.
Ragazzi, grande tristezza in questi due anni
- franconeve
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Semestre freddo 2008-2009
Dopo due stagioni da incubo
, ecco che si torna in quota
, e che quota! E pensare che il semestre 2008 – 2009 era iniziato all’insegna della tristezza! Però... però intorno alla metà di novembre qualcosa inizia a muoversi: il VP si perturba e l’azzorriano dà segno di flirtare non poco con le alte latitudini oceaniche. Già prima del 20 un bel lobo del VP si isola sulla Scandinavia e inizia a lanciare fronti perturbati, seguiti da masse d’aria artica marittima, verso Sud – Sudest: le temperature scendono rapidamente e i cieli si fanno spesso tersi per ondate di favonio piuttosto freddo, almeno durante le ore notturne quando l’aria si tranquillizza. Tersa e soleggiata è la giornata del 23, con la regione sotto l’influenza di una massa artico-marittima giunta il 22, ma una nuova piccola e attiva depressione, generata da un moderato West-shift dell’ennesimo impulso freddo, è pronta a rotolare dalla Francia meridionale verso la pianura padana già nella notte sul 24; e proprio nella notte i cieli si coprono, limitando la discesa termica che già prometteva di farsi interessante, cosicchè nel primo mattino del 24 siamo poco sopra lo zero, ma i cieli sono coperti e spira un vento settentrionale abbastanza vivace. L’aria si è fatta più umida e già alle 7.30 cadono le prime faville di neve un po’ bagnate. La nevicata, inizialmente alternata a qualche momento di nevischio bagnato, si intensifica, fino quasi a moderata, e dura sin alle 12.00, con valori termici portatisi intorno ai +2 °C. Poi il fenomeno smette, dopo aver lasciato un leggero strato di meno di 1 cm.
I ripetuti affondi di un VP piuttosto sbrindellato sono causa più spesso di richiami sciroccali che di altro durante il mese di dicembre, fino a che, intorno al 20, la configurazione barica sullo scacchiere europeo dà l’idea di un rinforzo pressorio generalizzato e marcato su tutto il comparto centrale e poi orientale, ma con evidenti ripercussioni fino al Mediterraneo. Infatti un moderato ma efficace gioco di sponda da parte dell’azzorriano chiude la porta atlantica limitando l’efficacia delle sortite zonali del VP che si dimostra, a livello sinottico, quasi inesistente sull’area europea. Sempre più, col passare dei giorni, le correnti sul Mediterraneo si orientano da Est, trasportando masse secche e relativamente fredde in attesa dell’arrivo di un nocciolo siberiano, che scorre sul bordo meridionale dell’alta ormai ben distesa dalla Russia asiatica all’Iberia, e che irrompe nella giornata di Natale; natale che trascorre per gran parte delle sue ore con sole intenso e temperature miti fino a che nel tardo pomeriggio non si leva un vento di Bora sempre più intenso, i cieli si coprono irregolarmente ma verso Trieste al tramonto già si intravedono minacciosi cumulonembi, degni della miglior tradizion estiva, con tanto di panna montata alle sommità e bordo nero violaceo in basso. Nella prima serata giunge il fronte freddo, rovesci anche intensi di pioggia si uniscono alla Bora sempre più intensa, la temperatura ovviamente inizia una graduale discesa fino a portarsi intorno ai +2 °C nella tarda serata; e di sera, con la Bora sibilante e il cielo che non accenna a schiarire, arriva il regalo di Babbo Natale, una graduale trasformazione della pioggia in neve attorno alle 21.00, fino a situazioni di neve moderata, a tratti forte, neve che dura fino alle 22.30 lasciando rare tracce d’accumulo nelle zone più interne, accumulo molto contrastato però dalla temperatura sempre al di sopra dello zero e dalla precedente precipitazione liquida. fatto è che i nivofili passano davvero una bella serata di Natale, nulla di eclatante, sia chiaro, ma comunque una bella sorpresa anche perchè l’entrata molto orientale del fronte prometteva precipitazioni solo per effetti stau, dunque solo verso i rilievi. Per fortuna non sempre la meteorologia è una scienza esatta...
La più bella nevicata dell’inverno, quella della notte di San Silvestro, me la sono persa, perchè ero in montagna, mannaggia!
Comunque tranquilli, ho informazioni abbastanza precise lo stesso. Allora: nei giorni successivi al Natale la massa polare fredda continentale si distende bene sulle nostre regioni regalandoci belle giornate di sole e freddo, con qualche annuvolamento sparso e occasionali rinforzi di una rigida Bora. Intanto una nuova goccia fredda, lanciata dalla continua attività dell’hp russo – siberiano, va a interessare l’Europa centrale e, giunta sulla Francia, viene a inserirsi in una corrente più settentrionale, addirittura nordoccidentale prima e occidentale poi attivata da un temporaneo e modesto collasso barico sulla direttrice Provenza - Istria: tutto congiura per la neve sulla pianura padana; infatti la goccia fredda, carica di instabilità, si mette in moto dalle pianure francesi verso Est-Sudest e, nella serata del 31, giunge sul Nord Italia. Sulla nostra zona le temperature sono state basse per l’intera giornata, non superiori ai +5 °C, partendo a un sontuoso –5 °C notturno; dopo il tramonto i valori si riportano verso lo zero e quando stanno per scendere al di sotto ecco che appaiono i primi banchi di nubi medio-alte. rapidamente il cielo viene invaso da una nuvolosità sempre più compatta, la temperatura si assesta un po’ verso l’alto, intorno a +1 °C, e magicamente, poco prima della mezzanotte, da Ovest verso Est, tutta la regione viene imbiancata dalla neve, con esclusione quasi totale delle zone alpine (mannaggia, dove ero io!!!
). E’ una neve placida, senza vento, ad ampie falde che scendono per l’intera nottata, quando la temperatura scende anche un po’ al di sotto dello zero, e proseguono anche nelle prime ore della mattinata di Capodanno quando i valori termici si alzano un po’ al di sopra dello zero, i cieli iniziano a schiarirsi, i fiocchi più radi si mescolano a qualche goccia di pioggia e, intorno alle 10.00, il fenomeno cessa. Il passaggio dal 2008 al 2009 ci ha regalato un bel manto soffice di circa 8 cm.
Poi, nei giorni successivi, il lavoro di sponda tra il sempre vivace hp russo e l’azzorriano che flirta molto ben col Polo, apporta una nuova avvezione fredda, aria artica marittima prima e continentale poi che scava addirittura una ampia ma blanda depressione sul Mediterraneo tra il 6 e l’8, quando da un cielo spesso coperto o almeno nuvoloso cadono a tratti brevi precipitazioni nevose che comunque non lasciano traccia e spesso possono anche passare inosservate.
Si rivede qualche fiocco bagnato schiantarsi misto a pioggia sui vetri delle auto nella serata del 23, durante il transito di una perturbazione in un letto di ondulazioni nordoccidentali abbastanza fresche e instabili, con temperature intorno ai +3 °C. Poca roba, comunque.
Ed eccoci all’ultima nevicata della serie: siamo a fine gennaio. Un abbondantemente annunciato Stratwarming
minaccia di partorire una montagna di freddo, ma poi, come spesso accade, alla fine partorisce un misero topolino: intorno al 28 il transito di un’ultima perturbazione oceanica da occidente è seguito da una bella e franca rimonta dell’azzorriano che va a congiungersi con l’alta russa, resa un po’ vivace dal simulacro di SW di cui si accennava; il risultato è un richiamo di aria polare fredda continentale che ha il suo apice il 31, con una certa Bora e un moderato calo termico. Ma intanto... intanto l’Atlantico spinge forte, molto forte, e prepara una bella penetrazione depressionaria iberica che promette tanto scirocco per gran parte del paese; e ciò in effetti avviene, a partire dal 2 febbraio, però prima, il giorno 1, c’è tutto il tempo per una accentuata confluenza tra un nuovo impulso freddo continentale in arrivo dall’Ungheria e le correnti calde e umide che preparano il terreno alla depressione spagnola. Già il 31 era stata una giornata bigia, con cieli coperti, vento abbastanza sostenuto dal quadrante di Bora, e temperature relativamente basse; l’1 si apre, in nottata, allo stesso modo, e verso le 5 del mattino inizia a nevicare in modo debole – moderato; il fenomeno dura fino alle 7, le temperature sono intorno ai +2 °C, la Bora soffia appena sostenuta; dopo un intervallo di un paio d’ore, ecco che intorno alle 9 arriva il nucleo freddo e riprende la precipitazione, dapprima debole, poi moderata, con una Bora pure moderata e valori termici sempre superiori allo zero di qualche grado; per questo non attecchisce alcun manto, almeno fino a dopo l’ora di pranzo quando una discreta, ulteriore intensificazione della nevicata causa un calo termico di un paio di gradi e l’imbiancata tanto attesa; nevica in modo moderato, a tratti quasi forte, le faville, abbastanza sottili, vengono sospinte a folate dalla Bora e accumulano un manto di circa 1 cm., prima che, attorno alle 19.30, il fenomeno cessi per lasciare spazio alla pioggia stante il leggero aumento termico.
Qualche fioccastro bagnato cade poi in qualche zona della regione il 24 pomeriggio, durante una fase temporalesca causata dal transito di un classico fronte freddo da Nordovest, con tanto di rimonta azzorriana al seguito e ciclogenesi al Centro – Sud; ma è davvero poca roba, da passare spesso inosservata, per giunta con valori termici intorno ai cinque – sei gradi sopra lo zero.
Questa volta vi do appuntamento molto a breve, esattamente a domani mattina, 2 giugno, intorno all’ora di pranzo, forse prima, per la magica stagione della neve a getto continuo, l’inverno 2009 – 2010. Nell’auspicio che questo indimenticabile inverno non sia destinato a rimanere una perla isolata. E poi, fra un po' di tempo, ci sarà il gran finale, una sorpresa che nessun nivofilo potrà perdersi!!!
A prestissimo, allora, amici, non mancate, e non fate mancare i vostri interventi, se desiderate! Franco
I ripetuti affondi di un VP piuttosto sbrindellato sono causa più spesso di richiami sciroccali che di altro durante il mese di dicembre, fino a che, intorno al 20, la configurazione barica sullo scacchiere europeo dà l’idea di un rinforzo pressorio generalizzato e marcato su tutto il comparto centrale e poi orientale, ma con evidenti ripercussioni fino al Mediterraneo. Infatti un moderato ma efficace gioco di sponda da parte dell’azzorriano chiude la porta atlantica limitando l’efficacia delle sortite zonali del VP che si dimostra, a livello sinottico, quasi inesistente sull’area europea. Sempre più, col passare dei giorni, le correnti sul Mediterraneo si orientano da Est, trasportando masse secche e relativamente fredde in attesa dell’arrivo di un nocciolo siberiano, che scorre sul bordo meridionale dell’alta ormai ben distesa dalla Russia asiatica all’Iberia, e che irrompe nella giornata di Natale; natale che trascorre per gran parte delle sue ore con sole intenso e temperature miti fino a che nel tardo pomeriggio non si leva un vento di Bora sempre più intenso, i cieli si coprono irregolarmente ma verso Trieste al tramonto già si intravedono minacciosi cumulonembi, degni della miglior tradizion estiva, con tanto di panna montata alle sommità e bordo nero violaceo in basso. Nella prima serata giunge il fronte freddo, rovesci anche intensi di pioggia si uniscono alla Bora sempre più intensa, la temperatura ovviamente inizia una graduale discesa fino a portarsi intorno ai +2 °C nella tarda serata; e di sera, con la Bora sibilante e il cielo che non accenna a schiarire, arriva il regalo di Babbo Natale, una graduale trasformazione della pioggia in neve attorno alle 21.00, fino a situazioni di neve moderata, a tratti forte, neve che dura fino alle 22.30 lasciando rare tracce d’accumulo nelle zone più interne, accumulo molto contrastato però dalla temperatura sempre al di sopra dello zero e dalla precedente precipitazione liquida. fatto è che i nivofili passano davvero una bella serata di Natale, nulla di eclatante, sia chiaro, ma comunque una bella sorpresa anche perchè l’entrata molto orientale del fronte prometteva precipitazioni solo per effetti stau, dunque solo verso i rilievi. Per fortuna non sempre la meteorologia è una scienza esatta...
La più bella nevicata dell’inverno, quella della notte di San Silvestro, me la sono persa, perchè ero in montagna, mannaggia!
Poi, nei giorni successivi, il lavoro di sponda tra il sempre vivace hp russo e l’azzorriano che flirta molto ben col Polo, apporta una nuova avvezione fredda, aria artica marittima prima e continentale poi che scava addirittura una ampia ma blanda depressione sul Mediterraneo tra il 6 e l’8, quando da un cielo spesso coperto o almeno nuvoloso cadono a tratti brevi precipitazioni nevose che comunque non lasciano traccia e spesso possono anche passare inosservate.
Si rivede qualche fiocco bagnato schiantarsi misto a pioggia sui vetri delle auto nella serata del 23, durante il transito di una perturbazione in un letto di ondulazioni nordoccidentali abbastanza fresche e instabili, con temperature intorno ai +3 °C. Poca roba, comunque.
Ed eccoci all’ultima nevicata della serie: siamo a fine gennaio. Un abbondantemente annunciato Stratwarming
Qualche fioccastro bagnato cade poi in qualche zona della regione il 24 pomeriggio, durante una fase temporalesca causata dal transito di un classico fronte freddo da Nordovest, con tanto di rimonta azzorriana al seguito e ciclogenesi al Centro – Sud; ma è davvero poca roba, da passare spesso inosservata, per giunta con valori termici intorno ai cinque – sei gradi sopra lo zero.
Questa volta vi do appuntamento molto a breve, esattamente a domani mattina, 2 giugno, intorno all’ora di pranzo, forse prima, per la magica stagione della neve a getto continuo, l’inverno 2009 – 2010. Nell’auspicio che questo indimenticabile inverno non sia destinato a rimanere una perla isolata. E poi, fra un po' di tempo, ci sarà il gran finale, una sorpresa che nessun nivofilo potrà perdersi!!!
- franconeve
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Semestre freddo 2009-2010
Semestre freddo 2009-2010
Apoteosi della neve, se non del freddo! Almeno per noi del settentrione, mentre mi sembra che gli amici del Sud, e in parte anche del Centro, abbiano sofferto non poco... La mia più sincera vicinanza morale.
Comunque anche da noi, al Nord, fino a quasi metà dicembre non è che si sia cantato a festa: un autunno orrido e un inizio d’inverno meteorologico schifoso fanno da prologo a quella potente incursione dell’orso siberiano che aprirà sontuosamente le danze, danze destinate a non chiudersi praticamente più fino a marzo inoltrato!
E cominciamo allora con la sarabanda: l’Atlantico, un Atlantico mite e appiccicoso spinge sempre da Ovest, addirittura da Sudovest, ma tra l’8 e il 9, mentre le proiezioni di tutti i centri promettono sfracelli sul medio – lungo termine, un primo accenno di cambiamento è dato dalla parziale rimonta azzorriana al seguito di una delle tante perturbazioni sfornate da un attivissimo VP: per la prima volta da settimane, oserei dire mesi, si assiste a qualche folata di vento “non troppo caldo” da settentrione. Intanto la rimonta dell’azzorriano inizia a fare l’occhiolino a un orso russo che appare davvero in gran forma e sembra quasi voler dire: “Ma chi se ne f...tte del Nino?” Si crea un massiccio comparto anticiclonico dall’Iberia fino a oltre gli Urali, molto forte a oriente, che entro il 12 inizia a lanciare una bella corrente di aria polare fredda continentale verso la penisola; ma contemporaneamente il blocco altopressorio, che inizia a mostrarsi molto forte anche in pieno Atlantico settentrionale, distrugge le velleità del VP costringendo le spinte cicloniche oceaniche a prendere l’unica strada possibile, a meno di non voler morire sul posto, come potenti ma via via sempre più bolse depressioni al largo delle Canarie, delle Azzorre, o ancora più in là; ma l’Atlantico, lo sappiamo, di morire ha sempre ben poca voglia. E quindi si apre una corrente depressionaria bassa, chiamata appunto “Atlantico basso”, la quale, con la complicità di frequenti e moderati West-shift dell’aria gelida, impegnerà in modo più o meno costante la scena mediterranea sfornando depressioni e depressioncine in serie con direttrice Gibilterra – Balcani meridionali e con diverse occasioni di confluenza con le fredde masse anticicloniche in azione più a Nord. Ecco, praticamente, il leit-motiv dell’intera stagione. Ma ora apriamo davvero le danze, episodio per episodio, godendoci quelli grandiosi ma non tralasciando quelli più modesti:
1) La prima puntata va in scena il 14: residuo flusso freddo da Est-Nordest, depressione in movimento dalle Baleari verso i Balcani, nella nottata il cielo si copre rapidamente, le temperature, scese già intorno allo zero, aumentano lievemente, si portano intorno a +1 °C e verso le 9.00 inizia la precipitazione, dapprima debolissima, a minuscole faville, poi più spavalda, fino a moderata; ma verso le 11.30 la temperatura, nel frattempo risalita ulteriormente un pochino, si porta verso i +3 °C e oltre in quanto il cielo, sempre coperto, diviene però più chiaro e i fiocchi si fanno più radi, fino a cessare intorno alle 12.00, con valori termici ancora alzatisi intorno ai +4 °C. Non ha attecchito alcuno strato. Il fenomeno è stato concentrato prevalentemente verso il sandonatese.
2) Nei giorni di metà dicembre si rinforza la pressione sull’Europa centrale e orientale, e con essa il flusso freddo da Est, ora di provenienza artica continentale. Le temperature scendono e il tempo è variabile. Il 18, in concomitanza con un’ulteriore intensificazione della corrente gelida da Est, si annuncia l’arrivo a grandi passi di una veloce e insidiosissima depressione sempre inserita nel gioco sudoccidentale dell’Atlantico basso; essa il 18 in giornata è sulla Sardegna, in serata sulla Toscana, in nottata abborda l’Emilia Romagna, il 19 pomeriggio andrà a morire sulla Serbia non prima di aver scaricato sul Triveneto la nevicata del secolo, nevicata che merita una cronaca circostanziata. Eccola: giorno 18, ore 16.00, +0,5 °C, quasi sereno, calma di vento; giorno 18, ore 19.00, -3 °C, nuvoloso per banchi da Sudovest, calma di vento; giorno 18, ore 21.30, -3 °C, bava da Bora, cielo coperto; giorno 18, ore 24.00, -1,5 °C, Bora moderata, cielo coperto, la pressione atmosferica crolla continuamente; giorno 19, ore 2.30, -1 °C, inizia una nevicata nervosa, a fiocchi minuti e taglienti, Bora moderata; giorno 19, ore 4.00, -3 °C, Bora intensa e neve intensa, fitta, fina, ha già attecchito un discreto manto, la temperatura costantemente sotto lo zero e l’atmosfera secca fanno in modo che, quanto all’accumulo, “non si perda nemmeno un fiocco”, come ama ricordare il sottoscritto; giorno 19, ore 6.00, -4 °C, neve intensa, bufera, Bora a raffiche furiose, la pressione atmosferica continua a calare; giorno 19, intera mattinata, blizzard, neve a folate parossistiche, Bora furibonda, -5 °C; giorno 19, ora di pranzo, il cielo si schiarisce ma la neve continua a scendere moderata, sembra nulla in confronto a prima, la temperatura si alza fino a sfiorare faticosamente lo zero, la Bora cala, il paesaggio inizia a far vedere i risultati del blizzard: interi tratti di borghi e paesi isolati, cumuli di neve ammassati presso le zone esposte, usci sommersi, “accessi inaccessibili”; la precipitazione finisce del tutto intorno alle 14.00, quando brani di cielo azzurro e terso si fanno strada fra le nubi in rapida fuga verso l’Istria, e al suolo, presso le zone non esposte, si contano 24 cm. di accumulo! Vi lascio immaginare la meraviglia della pianura veneta sotto un manto del genere e ornata poi da tutte le formazioni di ghiaccio sopravvenute nella successiva giornata serena e freddissima da mattina a sera. Mitico.
3) breve intervallo, l’orso russo si ritira rapidamente verso le proprie terre d’origine, una saccatura nordica con spiccato West-shift fa affluire già il 20 sera aria mite e umida al di sopra del cuscinetto gelido, mentre intanto l’Atlantico basso, approfittando del fatto che l’orso è in temporanea ritirata, dà tutta l’idea di voler divenire per un po’ di giorni, fino a fine anno, un po’ meno basso; sono i prodromi a una fase di iperattività del redivivo VP, fase che inizia il 21 con una classica nevicata da addolcimento; il 20 sera i cieli si erano coperti con temperature intorno ai –10 °C, e aveva avuto inizio un lento aumento termico destinato ad avere il suo culmine attorno all’ora di pranzo del 21 con il termometro attorno ai +1 °C; ma contemporaneamente avevano iniziato a scendere dal cielo bianco uniforme le prime minuscole faville, destinate a intensificarsi nel primo pomeriggio, fino a divenire una nevicata moderata capace di resistere stoicamente agli attacchi delle masse d’aria marittime fino alle 20.30 circa, quando con oltre +1 °C di temperatura si fa strada la pioggia. La nevicata comunque, che aveva avuto una fase di stanca tra le 17.00 e le 18.30, era riuscita a lasciare un manto di 1 cm. abbondante, con valori termici temporaneamente riportatisi intorno allo zero durante le fasi di gloria della precipitazione.
4) dopo la sfuriata del VP, capace di lanciare durante il periodo natalizio vari cicloni anche molto attivi e accompagnati da intensi incrementi termici, ecco che a fine anno si affaccia sulla scena europea l’ultimo della serie, il quale però si mostra assai veloce e seguito da una importante rimonta pressoria sia dal comparto azzorriano verso Nord, sia di nuovo presso l’area russo-finnica: è il subitaneo risveglio dell’orso; giocoforza, quando il ciclone trasla veloce da Ovest verso Est, ovverosia tra l’1 e il 2 gennaio 2010, ecco che si inserisce impetuosa una corrente prima da Nord e poi da Nordest che fa chiudere l’episodio di maltempo con una sfuriata quasi temporalesca associata il 2 a Bora intensa, pioggia a dirotto e financo una mezzoretta di neve moderata o quasi forte nel pomeriggio, tra le 16.00 e le 16.30, con accenno anche a formazione di un lieve manto; il fenomeno si esaurisce in serata, ma intanto ha fatto calare la temperatura dai +7 °C della mattinata fino a poco più di un grado sopra lo zero. Questa breve sfuriata nevosa è stata più avvertita verso il comparto sandonatese.
5) L’aria fredda da Nordest affluita a chiusira dell’evoluzione ciclonica di inizio anno fa scendere molto bene le temperature, complice il temporaneo rasserenamento dei cieli, ma intanto una nuova depressione sfornata dalla corrente dell’Atlantico basso è pronta a impegnare la regione dall’Iberia. Il giorno 4 si apre con una nottata inizialmente serena e valori termici che scendono fino a –3 °C, poi sopraggiunge la copertura nuvolosa da occidente, tanto che in prima mattinata la temperatura è salita a –1 °C; intorno alle 9.00 si alza anche una leggera bava di vento dal quadrante di Bora e comincia la nevicata da addolcimento che dura tra moderata e quasi forte fino al tardo pomeriggio, lasciando un manto di quasi 6 - 8 cm. I valori termici oscillano sempre intorno allo zero e in certe fasi la Bora si fa quasi moderata.
6) La fase centrale di gennaio è la meno fredda di questo freddo mese e una ritrovata attività del VP veicola perturbazioni verso l’Europa stante il parziale ritiro verso le terre russe dell’orso. Una goccia fredda nordoccidentale si stacca dalla corrente principale che punta dall’oceano verso il centroeuropa e poi la vicina Russia e viene a instabilizzare temporaneamente il tempo nella mattinata del 17, con nuvolosità medio-alta e qualche breve episodio di neve debole e senza accumulo, con valori termici attorno ai +3 °C; questo episodio, o insieme di piccoli episodi, ha interessato di più il comparto sandonatese e limitrofi.
7) L’orso si rimette a ruggire verso Ovest e poi verso Sudovest, quindi i massimi pressori si riorganizzano molto bene tra Europa orientale e centrale, subito a Nord delle Alpi; ne deriva una nuova intensificazione della corrente gelida orientale che spinge folate di Bora a partire dal 24 verso l’Alto Adriatico, con sensibile calo termico e un vivace contrasto con l’ennesima depressione di origine mediterranea che spinge da occidente contro il muro anticiclonico; questa volta la spinta ha effetti solo parziali, soprattutto una notevole intensificazione della Bora, a causa del notevole gradiente barico, e una moderata nevicata il 26; essa si ferma però alle porte del mestrino e del veneziano, mostrandosi tra debole e moderata da metà mattina fino all’ora del caffè e lasciando un leggero manto destinato presto a sciogliersi; la precipitazione, accompagnata da folate di Bora, è scesa con valori termici sempre intorno allo zero, in successivo lieve aumento.
Verso fine mese si riaffaccia l’immancabile Stratwarming di metà inverno: anche questa volta promette sfracelli e partorisce poi molto meno. Comunque fin dal 27 una discesa di aria artica marittima dal Polo mostra di voler affondare come un coltello nel burro tagliando letteralmente in due il corridoio anticiclonico che congiunge l’Atlantico alla Russia. Questo lungo e profondo ramo del VP, avente il suo centro motore in una profonda saccatura che dalla Scandinavia spinge fin verso il Mediterraneo centrale, abborda con il fronte caldo l’Italia settentrionale nel pomeriggio del 29: pressione in deciso calo, aumento della nuvolosità sempre più compatta e poi, con un grado abbondante di temperatura sopra lo zero, intorno alle 21.00, inizia placida la nevicata da addolcimento; essa presto diviene moderata, a tratti quasi forte, accompagnata da una bava appena avvertibile di vento settentrionale, e mentre la temperatura scende introno allo zero, il paesaggio si imbianca fino a notte inoltrata, quando smette avendo depositato 3 cm. di manto.
9) Ma non è finita: se il ramo freddo del fronte artico, come spesso capita, transita nella mattinata del 30 quasi inavvertito, un piccola ma attivo bolide polare continentale in rotolamento dalla Polonia, nel seno della circolazione depressionaria ora centrata sui Balcani, minaccia di dilagare sull’Alto Adriatico tra la sera e la notte. Infatti, verso le 20.00, con temperature intorno ai 3 gradi sopra lo zero, inizia a piovere leggermente, e quando si alza un po’ di vento dal quadrante di Bora le temperature cominciano a calare lentamente, verso i 2 e poi verso 1 grado; la pioggia diviene mista a nevischio verso le 22.00, la Bora si intensifica progressivamente e il cielo è solcato da nubi quasi temporalesche, il nevischio ancora debole o moderato prevale verso le 23.00, la Bora è forte, la temperatura punta verso lo zero e verso le 24.00 la precipitazione è neve autentica, moderata, agitata da una Bora sempre più impetuosa; poco dopo la mezzanotte ecco la tregenda: si abbatte un’autentica bufera, fiocchi grossissimi oscurano la visuale già a poche decine di metri, la Bora scuote alberi e imposte, la temperatura si attesta intorno allo zero, e fino alle 4.30, quando il fenomeno cessa, si accumula un manto intorno ai 5 cm.
10) L’attività dell’orso russo, bruscamente interrotta dalla discesa della saccatura artica di fine gennaio, riprende poi a febbraio andando a far affluire l’ennesimo blocco di aria fredda che si invortica intorno alla consueta depressione sfornata dall’Atlantico basso tra il 9 e l’11; tuttavia questa volta la disposizione barica nel seno del grande ciclone mediterraneo è tale per cui sulla nostra zona affluisce sotto forma di Bora intensa aria sì fredda, ma con contaminazioni di diretta estrazione basso-balcanica, quindi i valori termici non scendono gran che e le precipitazioni, per altro non eclatanti, sono prevalentemente piovose con qualche episodio misto a neve o nevischio il 10 e l’11, ma si tratta di ben poca roba, e con valori termici attorno ai tre, quattro gradi sopra lo zero. Nel compenso durante questo episodio gode l’Italia entrale, se non ricordo male.
11) Dopo una fase zonale oceanica, ecco che con i primi di marzo l’alta azzorriana dà segnali importanti di volersi estendere franca verso latitudini settentrionali; ciò avviene molto bene dal 3, e il tempo si fa variabile, ventoso e via via più freddo; il 5 sera, verso le 20.00, con 4 gradi sopra lo zero, il passaggio di una banda nuvolosa da Est lascia cadere per 15 minuti circa una debole nevicata molto bagnata sul comparto che dà verso il sandonatese.
12) Intanto il vistoso aumento pressorio sull’Europa occidentale prima e centrale poi è all’origina di un nuovo abbraccio con l’ancora potentissimo orso russo, che si ridistende franco su gran parte del continente appena a Nord delle Alpi: ne deriva l’ennesima intensificazione del flusso freddo orientale che porta su di noi il 7 e l’8 due belle giornate, fredde e assai battute dalla Bora. Ma il solito Atlantico basso sta per lanciare una profondissima depressione che, come un bolide, punta da Gibilterra verso il Mediterraneo centrale. Al suo avvicinarsi il gradiente barico si fa davvero impressionante, quindi il vento orientale rinforza a livelli quasi da uragano delle zone temperate, il 9 il cielo si copre completamente, la Bora è fortissima, la temperatura è arroccata tra il 3 e i 4 gradi sopra lo zero, ogni tanto, specie verso sera, qualche rada favilla sembra viaggiare velocissima nel vento furibondo; un episodio nevoso appena meno insignificante si manifesta tra le 21.00 e le 21.30 e subito la temperatura accenna a puntare verso i 2 gradi, ma poi tutto torna come prima: vento scatenato, quasi 4 gradi, cielo copertissimo; ma la gioia è in agguato: verso le 5 del mattino del 10 i primi fiocchi iniziano a sibilare nella Bora intensissima, verso le 6 si intensificano e in breve è bufera, quasi un altro blizzard; la temperatura si è rapidamente portata verso lo zero, e la precipitazione, moderata, forte, a tratti molto forte, con un cielo che sembra talvolta voler rovesciare giù di tutto, dura sino alle 22.00, con una pausa limitata alla zona del sandonatese tra le 11.00 e le 12.00. La Bora, inizialmente fortissima, si attenua un po’ per poi quasi placarsi verso sera, quando, a fine fenomeno, si contano tra i 10 e i 15 cm. di manto, a seconda delle zone e dell’esposizione: pianura veneta e relative città con aspetto scandinavo, ancora una volta, anche per merito della pericolosa gelata sopravvenuta con la serentià della notte, la quale ci ha elargito una gamma di bellissime ma pericolose formazioni di ghiaccio su auto, balconi, cornicioni e, purtroppo, strade. Un altro degno “nevone” a chiudere degnamente quest’invernata indimenticabile, con ben 12 fenomeni nevosi da citare! Io vi aspetto il 12 o 13 giugno, credo, per il gran finale, un momento in cui cercherò di tirare le fila di questo mio immenso e, mi auguro, gradito lavoro. E ci saranno senza dubbio delle sorprese! Grosse sorprese, che potranno rendere felici quelli che non credono al Global Warming. Io non sono sempre d'accordo con le loro posizioni, mi considero un po' un cane sciolto sull'argomento, ma per onestà intellettuale dovrò citare dati che si sposano benissimo con le loro tesi. A presto, allora, mi raccomando. Franco
Apoteosi della neve, se non del freddo! Almeno per noi del settentrione, mentre mi sembra che gli amici del Sud, e in parte anche del Centro, abbiano sofferto non poco... La mia più sincera vicinanza morale.
Comunque anche da noi, al Nord, fino a quasi metà dicembre non è che si sia cantato a festa: un autunno orrido e un inizio d’inverno meteorologico schifoso fanno da prologo a quella potente incursione dell’orso siberiano che aprirà sontuosamente le danze, danze destinate a non chiudersi praticamente più fino a marzo inoltrato!
E cominciamo allora con la sarabanda: l’Atlantico, un Atlantico mite e appiccicoso spinge sempre da Ovest, addirittura da Sudovest, ma tra l’8 e il 9, mentre le proiezioni di tutti i centri promettono sfracelli sul medio – lungo termine, un primo accenno di cambiamento è dato dalla parziale rimonta azzorriana al seguito di una delle tante perturbazioni sfornate da un attivissimo VP: per la prima volta da settimane, oserei dire mesi, si assiste a qualche folata di vento “non troppo caldo” da settentrione. Intanto la rimonta dell’azzorriano inizia a fare l’occhiolino a un orso russo che appare davvero in gran forma e sembra quasi voler dire: “Ma chi se ne f...tte del Nino?” Si crea un massiccio comparto anticiclonico dall’Iberia fino a oltre gli Urali, molto forte a oriente, che entro il 12 inizia a lanciare una bella corrente di aria polare fredda continentale verso la penisola; ma contemporaneamente il blocco altopressorio, che inizia a mostrarsi molto forte anche in pieno Atlantico settentrionale, distrugge le velleità del VP costringendo le spinte cicloniche oceaniche a prendere l’unica strada possibile, a meno di non voler morire sul posto, come potenti ma via via sempre più bolse depressioni al largo delle Canarie, delle Azzorre, o ancora più in là; ma l’Atlantico, lo sappiamo, di morire ha sempre ben poca voglia. E quindi si apre una corrente depressionaria bassa, chiamata appunto “Atlantico basso”, la quale, con la complicità di frequenti e moderati West-shift dell’aria gelida, impegnerà in modo più o meno costante la scena mediterranea sfornando depressioni e depressioncine in serie con direttrice Gibilterra – Balcani meridionali e con diverse occasioni di confluenza con le fredde masse anticicloniche in azione più a Nord. Ecco, praticamente, il leit-motiv dell’intera stagione. Ma ora apriamo davvero le danze, episodio per episodio, godendoci quelli grandiosi ma non tralasciando quelli più modesti:
1) La prima puntata va in scena il 14: residuo flusso freddo da Est-Nordest, depressione in movimento dalle Baleari verso i Balcani, nella nottata il cielo si copre rapidamente, le temperature, scese già intorno allo zero, aumentano lievemente, si portano intorno a +1 °C e verso le 9.00 inizia la precipitazione, dapprima debolissima, a minuscole faville, poi più spavalda, fino a moderata; ma verso le 11.30 la temperatura, nel frattempo risalita ulteriormente un pochino, si porta verso i +3 °C e oltre in quanto il cielo, sempre coperto, diviene però più chiaro e i fiocchi si fanno più radi, fino a cessare intorno alle 12.00, con valori termici ancora alzatisi intorno ai +4 °C. Non ha attecchito alcuno strato. Il fenomeno è stato concentrato prevalentemente verso il sandonatese.
2) Nei giorni di metà dicembre si rinforza la pressione sull’Europa centrale e orientale, e con essa il flusso freddo da Est, ora di provenienza artica continentale. Le temperature scendono e il tempo è variabile. Il 18, in concomitanza con un’ulteriore intensificazione della corrente gelida da Est, si annuncia l’arrivo a grandi passi di una veloce e insidiosissima depressione sempre inserita nel gioco sudoccidentale dell’Atlantico basso; essa il 18 in giornata è sulla Sardegna, in serata sulla Toscana, in nottata abborda l’Emilia Romagna, il 19 pomeriggio andrà a morire sulla Serbia non prima di aver scaricato sul Triveneto la nevicata del secolo, nevicata che merita una cronaca circostanziata. Eccola: giorno 18, ore 16.00, +0,5 °C, quasi sereno, calma di vento; giorno 18, ore 19.00, -3 °C, nuvoloso per banchi da Sudovest, calma di vento; giorno 18, ore 21.30, -3 °C, bava da Bora, cielo coperto; giorno 18, ore 24.00, -1,5 °C, Bora moderata, cielo coperto, la pressione atmosferica crolla continuamente; giorno 19, ore 2.30, -1 °C, inizia una nevicata nervosa, a fiocchi minuti e taglienti, Bora moderata; giorno 19, ore 4.00, -3 °C, Bora intensa e neve intensa, fitta, fina, ha già attecchito un discreto manto, la temperatura costantemente sotto lo zero e l’atmosfera secca fanno in modo che, quanto all’accumulo, “non si perda nemmeno un fiocco”, come ama ricordare il sottoscritto; giorno 19, ore 6.00, -4 °C, neve intensa, bufera, Bora a raffiche furiose, la pressione atmosferica continua a calare; giorno 19, intera mattinata, blizzard, neve a folate parossistiche, Bora furibonda, -5 °C; giorno 19, ora di pranzo, il cielo si schiarisce ma la neve continua a scendere moderata, sembra nulla in confronto a prima, la temperatura si alza fino a sfiorare faticosamente lo zero, la Bora cala, il paesaggio inizia a far vedere i risultati del blizzard: interi tratti di borghi e paesi isolati, cumuli di neve ammassati presso le zone esposte, usci sommersi, “accessi inaccessibili”; la precipitazione finisce del tutto intorno alle 14.00, quando brani di cielo azzurro e terso si fanno strada fra le nubi in rapida fuga verso l’Istria, e al suolo, presso le zone non esposte, si contano 24 cm. di accumulo! Vi lascio immaginare la meraviglia della pianura veneta sotto un manto del genere e ornata poi da tutte le formazioni di ghiaccio sopravvenute nella successiva giornata serena e freddissima da mattina a sera. Mitico.
3) breve intervallo, l’orso russo si ritira rapidamente verso le proprie terre d’origine, una saccatura nordica con spiccato West-shift fa affluire già il 20 sera aria mite e umida al di sopra del cuscinetto gelido, mentre intanto l’Atlantico basso, approfittando del fatto che l’orso è in temporanea ritirata, dà tutta l’idea di voler divenire per un po’ di giorni, fino a fine anno, un po’ meno basso; sono i prodromi a una fase di iperattività del redivivo VP, fase che inizia il 21 con una classica nevicata da addolcimento; il 20 sera i cieli si erano coperti con temperature intorno ai –10 °C, e aveva avuto inizio un lento aumento termico destinato ad avere il suo culmine attorno all’ora di pranzo del 21 con il termometro attorno ai +1 °C; ma contemporaneamente avevano iniziato a scendere dal cielo bianco uniforme le prime minuscole faville, destinate a intensificarsi nel primo pomeriggio, fino a divenire una nevicata moderata capace di resistere stoicamente agli attacchi delle masse d’aria marittime fino alle 20.30 circa, quando con oltre +1 °C di temperatura si fa strada la pioggia. La nevicata comunque, che aveva avuto una fase di stanca tra le 17.00 e le 18.30, era riuscita a lasciare un manto di 1 cm. abbondante, con valori termici temporaneamente riportatisi intorno allo zero durante le fasi di gloria della precipitazione.
4) dopo la sfuriata del VP, capace di lanciare durante il periodo natalizio vari cicloni anche molto attivi e accompagnati da intensi incrementi termici, ecco che a fine anno si affaccia sulla scena europea l’ultimo della serie, il quale però si mostra assai veloce e seguito da una importante rimonta pressoria sia dal comparto azzorriano verso Nord, sia di nuovo presso l’area russo-finnica: è il subitaneo risveglio dell’orso; giocoforza, quando il ciclone trasla veloce da Ovest verso Est, ovverosia tra l’1 e il 2 gennaio 2010, ecco che si inserisce impetuosa una corrente prima da Nord e poi da Nordest che fa chiudere l’episodio di maltempo con una sfuriata quasi temporalesca associata il 2 a Bora intensa, pioggia a dirotto e financo una mezzoretta di neve moderata o quasi forte nel pomeriggio, tra le 16.00 e le 16.30, con accenno anche a formazione di un lieve manto; il fenomeno si esaurisce in serata, ma intanto ha fatto calare la temperatura dai +7 °C della mattinata fino a poco più di un grado sopra lo zero. Questa breve sfuriata nevosa è stata più avvertita verso il comparto sandonatese.
5) L’aria fredda da Nordest affluita a chiusira dell’evoluzione ciclonica di inizio anno fa scendere molto bene le temperature, complice il temporaneo rasserenamento dei cieli, ma intanto una nuova depressione sfornata dalla corrente dell’Atlantico basso è pronta a impegnare la regione dall’Iberia. Il giorno 4 si apre con una nottata inizialmente serena e valori termici che scendono fino a –3 °C, poi sopraggiunge la copertura nuvolosa da occidente, tanto che in prima mattinata la temperatura è salita a –1 °C; intorno alle 9.00 si alza anche una leggera bava di vento dal quadrante di Bora e comincia la nevicata da addolcimento che dura tra moderata e quasi forte fino al tardo pomeriggio, lasciando un manto di quasi 6 - 8 cm. I valori termici oscillano sempre intorno allo zero e in certe fasi la Bora si fa quasi moderata.
6) La fase centrale di gennaio è la meno fredda di questo freddo mese e una ritrovata attività del VP veicola perturbazioni verso l’Europa stante il parziale ritiro verso le terre russe dell’orso. Una goccia fredda nordoccidentale si stacca dalla corrente principale che punta dall’oceano verso il centroeuropa e poi la vicina Russia e viene a instabilizzare temporaneamente il tempo nella mattinata del 17, con nuvolosità medio-alta e qualche breve episodio di neve debole e senza accumulo, con valori termici attorno ai +3 °C; questo episodio, o insieme di piccoli episodi, ha interessato di più il comparto sandonatese e limitrofi.
7) L’orso si rimette a ruggire verso Ovest e poi verso Sudovest, quindi i massimi pressori si riorganizzano molto bene tra Europa orientale e centrale, subito a Nord delle Alpi; ne deriva una nuova intensificazione della corrente gelida orientale che spinge folate di Bora a partire dal 24 verso l’Alto Adriatico, con sensibile calo termico e un vivace contrasto con l’ennesima depressione di origine mediterranea che spinge da occidente contro il muro anticiclonico; questa volta la spinta ha effetti solo parziali, soprattutto una notevole intensificazione della Bora, a causa del notevole gradiente barico, e una moderata nevicata il 26; essa si ferma però alle porte del mestrino e del veneziano, mostrandosi tra debole e moderata da metà mattina fino all’ora del caffè e lasciando un leggero manto destinato presto a sciogliersi; la precipitazione, accompagnata da folate di Bora, è scesa con valori termici sempre intorno allo zero, in successivo lieve aumento.
9) Ma non è finita: se il ramo freddo del fronte artico, come spesso capita, transita nella mattinata del 30 quasi inavvertito, un piccola ma attivo bolide polare continentale in rotolamento dalla Polonia, nel seno della circolazione depressionaria ora centrata sui Balcani, minaccia di dilagare sull’Alto Adriatico tra la sera e la notte. Infatti, verso le 20.00, con temperature intorno ai 3 gradi sopra lo zero, inizia a piovere leggermente, e quando si alza un po’ di vento dal quadrante di Bora le temperature cominciano a calare lentamente, verso i 2 e poi verso 1 grado; la pioggia diviene mista a nevischio verso le 22.00, la Bora si intensifica progressivamente e il cielo è solcato da nubi quasi temporalesche, il nevischio ancora debole o moderato prevale verso le 23.00, la Bora è forte, la temperatura punta verso lo zero e verso le 24.00 la precipitazione è neve autentica, moderata, agitata da una Bora sempre più impetuosa; poco dopo la mezzanotte ecco la tregenda: si abbatte un’autentica bufera, fiocchi grossissimi oscurano la visuale già a poche decine di metri, la Bora scuote alberi e imposte, la temperatura si attesta intorno allo zero, e fino alle 4.30, quando il fenomeno cessa, si accumula un manto intorno ai 5 cm.
10) L’attività dell’orso russo, bruscamente interrotta dalla discesa della saccatura artica di fine gennaio, riprende poi a febbraio andando a far affluire l’ennesimo blocco di aria fredda che si invortica intorno alla consueta depressione sfornata dall’Atlantico basso tra il 9 e l’11; tuttavia questa volta la disposizione barica nel seno del grande ciclone mediterraneo è tale per cui sulla nostra zona affluisce sotto forma di Bora intensa aria sì fredda, ma con contaminazioni di diretta estrazione basso-balcanica, quindi i valori termici non scendono gran che e le precipitazioni, per altro non eclatanti, sono prevalentemente piovose con qualche episodio misto a neve o nevischio il 10 e l’11, ma si tratta di ben poca roba, e con valori termici attorno ai tre, quattro gradi sopra lo zero. Nel compenso durante questo episodio gode l’Italia entrale, se non ricordo male.
11) Dopo una fase zonale oceanica, ecco che con i primi di marzo l’alta azzorriana dà segnali importanti di volersi estendere franca verso latitudini settentrionali; ciò avviene molto bene dal 3, e il tempo si fa variabile, ventoso e via via più freddo; il 5 sera, verso le 20.00, con 4 gradi sopra lo zero, il passaggio di una banda nuvolosa da Est lascia cadere per 15 minuti circa una debole nevicata molto bagnata sul comparto che dà verso il sandonatese.
12) Intanto il vistoso aumento pressorio sull’Europa occidentale prima e centrale poi è all’origina di un nuovo abbraccio con l’ancora potentissimo orso russo, che si ridistende franco su gran parte del continente appena a Nord delle Alpi: ne deriva l’ennesima intensificazione del flusso freddo orientale che porta su di noi il 7 e l’8 due belle giornate, fredde e assai battute dalla Bora. Ma il solito Atlantico basso sta per lanciare una profondissima depressione che, come un bolide, punta da Gibilterra verso il Mediterraneo centrale. Al suo avvicinarsi il gradiente barico si fa davvero impressionante, quindi il vento orientale rinforza a livelli quasi da uragano delle zone temperate, il 9 il cielo si copre completamente, la Bora è fortissima, la temperatura è arroccata tra il 3 e i 4 gradi sopra lo zero, ogni tanto, specie verso sera, qualche rada favilla sembra viaggiare velocissima nel vento furibondo; un episodio nevoso appena meno insignificante si manifesta tra le 21.00 e le 21.30 e subito la temperatura accenna a puntare verso i 2 gradi, ma poi tutto torna come prima: vento scatenato, quasi 4 gradi, cielo copertissimo; ma la gioia è in agguato: verso le 5 del mattino del 10 i primi fiocchi iniziano a sibilare nella Bora intensissima, verso le 6 si intensificano e in breve è bufera, quasi un altro blizzard; la temperatura si è rapidamente portata verso lo zero, e la precipitazione, moderata, forte, a tratti molto forte, con un cielo che sembra talvolta voler rovesciare giù di tutto, dura sino alle 22.00, con una pausa limitata alla zona del sandonatese tra le 11.00 e le 12.00. La Bora, inizialmente fortissima, si attenua un po’ per poi quasi placarsi verso sera, quando, a fine fenomeno, si contano tra i 10 e i 15 cm. di manto, a seconda delle zone e dell’esposizione: pianura veneta e relative città con aspetto scandinavo, ancora una volta, anche per merito della pericolosa gelata sopravvenuta con la serentià della notte, la quale ci ha elargito una gamma di bellissime ma pericolose formazioni di ghiaccio su auto, balconi, cornicioni e, purtroppo, strade. Un altro degno “nevone” a chiudere degnamente quest’invernata indimenticabile, con ben 12 fenomeni nevosi da citare! Io vi aspetto il 12 o 13 giugno, credo, per il gran finale, un momento in cui cercherò di tirare le fila di questo mio immenso e, mi auguro, gradito lavoro. E ci saranno senza dubbio delle sorprese! Grosse sorprese, che potranno rendere felici quelli che non credono al Global Warming. Io non sono sempre d'accordo con le loro posizioni, mi considero un po' un cane sciolto sull'argomento, ma per onestà intellettuale dovrò citare dati che si sposano benissimo con le loro tesi. A presto, allora, mi raccomando. Franco
Ultima modifica di franconeve il dom giu 13, 2010 11:24 am, modificato 1 volta in totale.
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Un promemoria sensazionale franco!!! E io che sono vicentino mi ritrovo in molte delle tue memorie, ma altre sono completamente diverse, questo sta a dimostrare come cambia il tempo a neanche 100 km di distanza!!! Comunque qui la nevicata più pesante di questo decennio è stata quella del 24-26 gennaio 2006 credo, quella che tu dici di non ricordare come significativa: beh, qui ha mollato giù dai 35 ai 40 cm di dama, ma eravamo al limite termicamente parlando, tanto che poi il richiamo sciroccale ha portato piogge per 2 giorni e tempo bagnaticcio per quasi una settimana. Poi quella mitica del 3 marzo 2005 e l'indimenticabile blizzard del 13 dicembre 2001 (sono uno tra quelli che tra qualche decennio, quando i nostri figli ce lo chiederanno, potremo rispondere: IO C'ERO!!!)

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A Jacky e a tutti gli altri amici: scusatemi tantissimo per il modo bestiale in cui mi è venuto impostato l'ultimo aggiornamento, proprio quello sull'inverno 2009 - 2010; praticamente l'ho ripetuto quasi 2 volte, non riesco a capire cosa sia successo, forse incollando sono andato a patrasso; comunque meglio un post doppio che uno a metà...; scusate ancora, e se volete che ci scambiamo impressioni, in attesa del GRAN FINALE, scrivetemi pure al mio indirizzo mail: tempofranco@inwind.itjacky_style90 ha scritto:Un promemoria sensazionale franco!!! E io che sono vicentino mi ritrovo in molte delle tue memorie, ma altre sono completamente diverse, questo sta a dimostrare come cambia il tempo a neanche 100 km di distanza!!! Comunque qui la nevicata più pesante di questo decennio è stata quella del 24-26 gennaio 2006 credo, quella che tu dici di non ricordare come significativa: beh, qui ha mollato giù dai 35 ai 40 cm di dama, ma eravamo al limite termicamente parlando, tanto che poi il richiamo sciroccale ha portato piogge per 2 giorni e tempo bagnaticcio per quasi una settimana. Poi quella mitica del 3 marzo 2005 e l'indimenticabile blizzard del 13 dicembre 2001 (sono uno tra quelli che tra qualche decennio, quando i nostri figli ce lo chiederanno, potremo rispondere: IO C'ERO!!!)![]()
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- franconeve
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tiriamo le fila
Carissimi amici, tra questa sera, sabato, e domani mattina al massimo, chiuderò la parte espositiva del mio immane lavoro sulla neve a Nordest tirando le fila di tutto il materiale che ho raccolto e pazientemente citato. Come accennavo ci sono delle sorprese, soprattutto in tema "Global Warming", delle conclusioni che assolutamente non ci si aspetterebbe. Dunque, pazientate ancora qualche ora, fino a stasera o al massimo fino a domattina, e poi venite a leggere le conclusioni del lavoro, mi raccomando! Poi magari inserirò qualche altro contributo, soprattutto se qualche amico vorrà inserire ancora qualcosa di suo, prima di chiudere l'esposizione sul post. Ma ho già delle idee per un nuovo argomento. A presto, allora, e simpatia! Franco 
- franconeve
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e poi
E poi, carissimi amici, una volta esaurita la bellissima esperienza di questo post sulla neve, ho in mente un'idea davvero particolare che lancerò prossimamente, ma mi servirà la collaborazione di molti, e allora ci sarà davvero da divertirsi. Allora, preparatevi, forza. Un'ultima cosa: l'ho scritto anche su un altro post: Tifone, che fine hai fatto? Aspetto sempre il tuo contatto sulla mia mail tempofranco@inwind.it
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Neve a Nordest: consuntivo. Parte 1^
1972-73 1 1 1 0
1973-74 2 2 2 0
1974-75 0 0 0 0
1975-76 6 7 46 24
1976-77 4 5 42 25
1977-78 5 5 23 6
1978-79 5 8 45 23
1979-80 3 3 11 6
1980-81 5 6 38 10
1981-82 3 5 35 20
1982-83 3 3 11 6
1983-84 6 6 30 27
1984-85 9 11 46 28
1985-86 9 10 56 22
1986-87 4 5 38 34
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1989-90 1 1 3 1
1990-91 7 7 43 26
1991-92 1 1 5 2
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1993-94 3 3 8 3
1994-95 2 2 2 0
1995-96 7 9 47 16
1996-97 2 1 6 1
1997-98 2 2 3 0
1998-99 4 3 18 8
1999-00 5 5 22 9
2000-01 1 1 6 4
2001-02 4 4 14 7
2002-03 5 6 35 14
2003-04 8 9 42 21
2004-05 5 6 41 38
2005-06 8 11 28 7
2006-07 1 1 2 0
2007-08 1 1 1 0
2008-09 6 7 25 9
2009-10 10 10 57 48
MEDIE 3,95 4,45 22 11,76
Ragazzi, ecco il consuntivo che tenta di schematizzare il lavoro che ho svolto in questi mesi: purtroppo è da molto che faccio a pugni con tabelle, incolonnamenti e cose varie, uscendone sempre sconfitto, allora mi limito a offrirvi lo schema in modo molto spartano, spiegando che, partendo da sinistra, abbiamo 5 numeri che si riferiscono a:
1) annate di riferimento 2) episodi nevosi 3) giornate con neve 4) ore di precipitazione nevosa 5) accumulo in cm.
Infine, in basso, per ogni categoria di valori, c’è il valore medio dal 1972-73 a oggi per ogni grandezza considerata.
ISTRUZIONI: prendiamo ad esempio un'annata a caso, mettiamo il 1978-79; essa ha avuto:
5 episodi nevosi - 8 giornate con neve - 45 ore di precipitazione nevosa - 23 cm. di accumulo.
Spero di aver dato a tutti una spiegazione sufficientemente chiara su come leggere i valori dello schema che sul mio file Word è una bellissima tabella, chiara e leggibile, ma che purtroppo non sono riuscito a trasferire tale e quale sul Forum.
Una precisazione: spesso, con un apparente paradosso, vedete che le “giornate con neve” sono di più dei “singoli episodi nevosi”; la spiegazione è presto data: sono molti i singoli episodi nevosi collocati di notte, a cavallo fra due giornate di calendario, i quali dunque valgono 1 nella seconda colonna ma 2 nella terza.
Bene, nivolfili del Nordest e non: osservate bene lo schema e rifletteteci. Adesso ci rifletto anch’io, vado a nanna, poi domattina cercherò di proporre le osservazioni conclusive, alcune delle quali, lo starete intuendo già voi, davvero... scoppiettanti! A domani. Franco 
1973-74 2 2 2 0
1974-75 0 0 0 0
1975-76 6 7 46 24
1976-77 4 5 42 25
1977-78 5 5 23 6
1978-79 5 8 45 23
1979-80 3 3 11 6
1980-81 5 6 38 10
1981-82 3 5 35 20
1982-83 3 3 11 6
1983-84 6 6 30 27
1984-85 9 11 46 28
1985-86 9 10 56 22
1986-87 4 5 38 34
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1994-95 2 2 2 0
1995-96 7 9 47 16
1996-97 2 1 6 1
1997-98 2 2 3 0
1998-99 4 3 18 8
1999-00 5 5 22 9
2000-01 1 1 6 4
2001-02 4 4 14 7
2002-03 5 6 35 14
2003-04 8 9 42 21
2004-05 5 6 41 38
2005-06 8 11 28 7
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Ragazzi, ecco il consuntivo che tenta di schematizzare il lavoro che ho svolto in questi mesi: purtroppo è da molto che faccio a pugni con tabelle, incolonnamenti e cose varie, uscendone sempre sconfitto, allora mi limito a offrirvi lo schema in modo molto spartano, spiegando che, partendo da sinistra, abbiamo 5 numeri che si riferiscono a:
1) annate di riferimento 2) episodi nevosi 3) giornate con neve 4) ore di precipitazione nevosa 5) accumulo in cm.
Infine, in basso, per ogni categoria di valori, c’è il valore medio dal 1972-73 a oggi per ogni grandezza considerata.
ISTRUZIONI: prendiamo ad esempio un'annata a caso, mettiamo il 1978-79; essa ha avuto:
5 episodi nevosi - 8 giornate con neve - 45 ore di precipitazione nevosa - 23 cm. di accumulo.
Spero di aver dato a tutti una spiegazione sufficientemente chiara su come leggere i valori dello schema che sul mio file Word è una bellissima tabella, chiara e leggibile, ma che purtroppo non sono riuscito a trasferire tale e quale sul Forum.
Una precisazione: spesso, con un apparente paradosso, vedete che le “giornate con neve” sono di più dei “singoli episodi nevosi”; la spiegazione è presto data: sono molti i singoli episodi nevosi collocati di notte, a cavallo fra due giornate di calendario, i quali dunque valgono 1 nella seconda colonna ma 2 nella terza.
- franconeve
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grazie!
Grazie, Ste! Troppo buono. Fra pochi quarti d'ora inserisco il nuovo aggiiornamento, quello conclusivo davvero. Poi via al dibattito, speriamo. Ma soprattutto spero di suscitare l'interesse e la collaborazione di tanti amici con la prossima proposta che farò attraverso il Forum.ste87 ha scritto:![]()
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PAZZESCO!!!! COmplimenti davvero per l'enorme lavoro che hai fatto!!! Interessantissimo e utilissimo!!! GRAZIE!!
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- franconeve
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grafica più decente
Ragazzi, come promesso vi ripropongo il consuntivo del lavoro sulla neve a Nordest dal 1972-73 a oggi, in una maniera graficamente forse un po’ più comprensibile, anche se non mi riesce, maledizione, di inserire nel Forum le griglie. Comunque credo che chi è interessato potrà consultarsi lo schema con una certa comodità. Accanto alle annate (semestri freddi) ci sono 4 numeri; il PRIMO corrisponde ai singoli episodi nevosi della durata di almeno 15 minuti; il SECONDO alle giornate contenenti episodi nevosi; il TERZO alle ore di precipitazione nevosa; il QUARTO ai centimetri di accumulo registrati. Infine vengono riportati i valori MEDI calcolati sul periodo considerato i quali ci consentono di apprezzare le annate con neve sopramedia e quelle con neve sottomedia. Prossimamente, se avrò tempo, magari proporrò un ulteriore valore che non mi è venuto in mente di valutare in questo lavoro: il numero di giorni di permanenza al suolo del manto nevoso, sia come manto continuo che come tracce.
1972-73: 1 - 1 - 1 - 0
1973-74: 2 - 2 - 2 - 0
1974-75: 0 - 0 - 0 - 0
1975-76: 6 - 7 - 46 - 24
1976-77: 4 - 5 - 42 - 25
1977-78: 5 - 5 - 23 - 6
1978-79: 5 - 8 - 45 - 23
1979-80: 3 - 3 - 11 - 6
1980-81: 5 - 6 - 38 - 10
1981-82: 3 - 5 - 35 - 20
1982-83: 3 - 3 - 11 - 6
1983-84: 6 - 6 - 30 - 27
1984-85: 9 - 11 - 46 - 28
1985-86: 9 - 10 - 56 - 22
1986-87: 4 - 5 - 38 - 34
1987-88: 0 - 0 - 0 - 0
1988-89: 1 - 1 - 2 - 0
1989-90: 1 - 1 - 3 - 1
1990-91: 7 - 7 - 43 - 26
1991-92: 1 - 1 - 5 - 2
1992-93: 1 - 1 - 2 - 2
1993-94: 3 - 3 - 8 - 3
1994-95: 2 - 2 - 2 - 0
1995-96: 7 - 9 - 47 - 16
1996-97: 2 - 1 - 6 - 1
1997-98: 2 - 2 - 3 - 0
1998-99: 4 - 3 - 18 - 8
1999-00: 5 - 5 - 22 - 9
2000-01: 1 - 1 - 6 - 4
2001-02: 4 - 4 - 14 - 7
2002-03: 5 - 6 - 35 - 14
2003-04: 8 - 9 - 42 - 21
2004-05: 5 - 6 - 41 - 38
2005-06: 8 - 11 - 28 - 7
2006-07: 1 - 1 - 2 - 0
2007-08: 1 - 1 - 1 - 0
2008-09: 6 - 7 - 25 - 9
2009-10: 10 - 10 - 57 - 48
MEDIE: 3,95 - 4,45 - 22,00 - 11,76
Balza subito all’occhio come non ci sia un rapporto strettissimo tra inverni freddi e inverni nevosi; l’inverno più freddo del periodo considerato è stato di gran lunga il MITICO 1984-85, ma ha primeggiato solo in una delle 4 classifiche, quella dei giorni con neve (11), assieme al ben meno freddo inverno 2005-06.
Il trionfo del “fenomeno neve” appartiene senza alcun dubbio, con 3 primi posti su 4, alla forse irripetibile ultima invernata 2009-10, che vince nel numero degli episodi nevosi (10), in quello delle ore di neve (57) e, stracciando ogni precedente record, in quello dei cm. di accumulo (48; la seconda invernata è il 2004-05, con 38 cm., ben 10 di meno, nonostante valori termici assai inferiori!). Incredibile, se pensiamo che l’inverno 2009-10 ha avuto su Venezia una temperatura media leggermente superiore alla norma trentennale! Superiore, ripeto, non inferiore!
Certo, abbiamo molte stagioni calde (o quasi... inesistenti, come il 2006-07 e il 2007-08) che in effetti hanno fatto registrare neve scarsissima o nulla, come il biennio infernale di cui sopra, ma anche il periodo 1972 – 1975, l’orrido decennio 1987 – 1997 (con 2 sole isolatissime e non eclatanti eccezioni, il 1990-91 e il 1995-96), nonostante eruzioni vulcaniche varie.
In conclusione, amici, si può dire che qua, nelle pianure del Nordest, freddo e neve hanno sì un collegamento di massima, com’è ovvio, ma esso ma non è così automatico come si potrebbe pensare.
In sostanza, per il fenomeno neve, è meglio un inverno che alterni molte fasi fredde a molte fasi calde (con un susseguirsi magari di depressioni mediterranee veicolatrici di volta in volta di avvezioni dal quadrante di Bora e di risalite sciroccali, oppure con un succedersi rapido e incalzante di fasi a circolazione meridiana a fasi prettamente zonali) piuttosto che una stagione spesso dominata dalle correnti settentrionali od orientali ma senza occasioni perturbatrici. Il primo tipo di inverno potrà concludersi con un valore termico medio normale o addirittura superiore alla norma, ma con molte visite della dama bianca, mentre il secondo tipo potrà far registrare delle belle anomalie termiche negative ma con la miseria di una o due nevicatine insignificanti o quasi.
Tutto ciò a cosa ci fa pensare? Non voglio indignare nessuno con questa mia osservazione, ma credo proprio che il Global Warming in corso (antropico o no, in questa sede non ci interessa), possa avere senza dubbio delle conseguenze anche importanti sugli ecosistemi, sull’ambiente, sui dati termometrici e statistici raccolti anno dopo anno, ma sulla nevosità in pianura nelle nostre zone credo possa influire ben poco. E se neve e freddo non sono così correlati da noi, forse non lo sono neppure in altre parti del mondo, e quindi potrebbe bastare una stagione non fredda ma molto nevosa per aumentare di un bel po’ po’ l’albedo...; e qui si entra nel territorio in cui non possono che trionfare i feedbacks negativi! Ma questa è un’altra storia...
P.S. Prossimamente vi proporrò a chiusura di questo post un ulteriore valore che non mi è venuto in mente di valutare finora in questo lavoro: il numero di giorni di permanenza al suolo del manto nevoso, sia come manto continuo che come tracce. In attesa poi di inaugurare il nuovo post, che spero sia davvero molto ma molto interessante; penso che lo chiamerò “Meteo stranezze”
o qualcosa di simile. A presto. Franco 
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1973-74: 2 - 2 - 2 - 0
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1975-76: 6 - 7 - 46 - 24
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1977-78: 5 - 5 - 23 - 6
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1981-82: 3 - 5 - 35 - 20
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1984-85: 9 - 11 - 46 - 28
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1990-91: 7 - 7 - 43 - 26
1991-92: 1 - 1 - 5 - 2
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MEDIE: 3,95 - 4,45 - 22,00 - 11,76
Balza subito all’occhio come non ci sia un rapporto strettissimo tra inverni freddi e inverni nevosi; l’inverno più freddo del periodo considerato è stato di gran lunga il MITICO 1984-85, ma ha primeggiato solo in una delle 4 classifiche, quella dei giorni con neve (11), assieme al ben meno freddo inverno 2005-06.
Il trionfo del “fenomeno neve” appartiene senza alcun dubbio, con 3 primi posti su 4, alla forse irripetibile ultima invernata 2009-10, che vince nel numero degli episodi nevosi (10), in quello delle ore di neve (57) e, stracciando ogni precedente record, in quello dei cm. di accumulo (48; la seconda invernata è il 2004-05, con 38 cm., ben 10 di meno, nonostante valori termici assai inferiori!). Incredibile, se pensiamo che l’inverno 2009-10 ha avuto su Venezia una temperatura media leggermente superiore alla norma trentennale! Superiore, ripeto, non inferiore!
Certo, abbiamo molte stagioni calde (o quasi... inesistenti, come il 2006-07 e il 2007-08) che in effetti hanno fatto registrare neve scarsissima o nulla, come il biennio infernale di cui sopra, ma anche il periodo 1972 – 1975, l’orrido decennio 1987 – 1997 (con 2 sole isolatissime e non eclatanti eccezioni, il 1990-91 e il 1995-96), nonostante eruzioni vulcaniche varie.
In conclusione, amici, si può dire che qua, nelle pianure del Nordest, freddo e neve hanno sì un collegamento di massima, com’è ovvio, ma esso ma non è così automatico come si potrebbe pensare.
In sostanza, per il fenomeno neve, è meglio un inverno che alterni molte fasi fredde a molte fasi calde (con un susseguirsi magari di depressioni mediterranee veicolatrici di volta in volta di avvezioni dal quadrante di Bora e di risalite sciroccali, oppure con un succedersi rapido e incalzante di fasi a circolazione meridiana a fasi prettamente zonali) piuttosto che una stagione spesso dominata dalle correnti settentrionali od orientali ma senza occasioni perturbatrici. Il primo tipo di inverno potrà concludersi con un valore termico medio normale o addirittura superiore alla norma, ma con molte visite della dama bianca, mentre il secondo tipo potrà far registrare delle belle anomalie termiche negative ma con la miseria di una o due nevicatine insignificanti o quasi.
Tutto ciò a cosa ci fa pensare? Non voglio indignare nessuno con questa mia osservazione, ma credo proprio che il Global Warming in corso (antropico o no, in questa sede non ci interessa), possa avere senza dubbio delle conseguenze anche importanti sugli ecosistemi, sull’ambiente, sui dati termometrici e statistici raccolti anno dopo anno, ma sulla nevosità in pianura nelle nostre zone credo possa influire ben poco. E se neve e freddo non sono così correlati da noi, forse non lo sono neppure in altre parti del mondo, e quindi potrebbe bastare una stagione non fredda ma molto nevosa per aumentare di un bel po’ po’ l’albedo...; e qui si entra nel territorio in cui non possono che trionfare i feedbacks negativi! Ma questa è un’altra storia...
P.S. Prossimamente vi proporrò a chiusura di questo post un ulteriore valore che non mi è venuto in mente di valutare finora in questo lavoro: il numero di giorni di permanenza al suolo del manto nevoso, sia come manto continuo che come tracce. In attesa poi di inaugurare il nuovo post, che spero sia davvero molto ma molto interessante; penso che lo chiamerò “Meteo stranezze”
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Forse sono riuscito anche a sistemare la descrizione delle nevicate dell'ultimo inverno 2009-10. Ho cancellato un neo che mi spiaceva davvero notare nel mio lavoro. Dategli un'occhiata! A presto. Francofranconeve ha scritto:A Jacky e a tutti gli altri amici: scusatemi tantissimo per il modo bestiale in cui mi è venuto impostato l'ultimo aggiornamento, proprio quello sull'inverno 2009 - 2010; praticamente l'ho ripetuto quasi 2 volte, non riesco a capire cosa sia successo, forse incollando sono andato a patrasso; comunque meglio un post doppio che uno a metà...; scusate ancora, e se volete che ci scambiamo impressioni, in attesa del GRAN FINALE, scrivetemi pure al mio indirizzo mail: tempofranco@inwind.itjacky_style90 ha scritto:Un promemoria sensazionale franco!!! E io che sono vicentino mi ritrovo in molte delle tue memorie, ma altre sono completamente diverse, questo sta a dimostrare come cambia il tempo a neanche 100 km di distanza!!! Comunque qui la nevicata più pesante di questo decennio è stata quella del 24-26 gennaio 2006 credo, quella che tu dici di non ricordare come significativa: beh, qui ha mollato giù dai 35 ai 40 cm di dama, ma eravamo al limite termicamente parlando, tanto che poi il richiamo sciroccale ha portato piogge per 2 giorni e tempo bagnaticcio per quasi una settimana. Poi quella mitica del 3 marzo 2005 e l'indimenticabile blizzard del 13 dicembre 2001 (sono uno tra quelli che tra qualche decennio, quando i nostri figli ce lo chiederanno, potremo rispondere: IO C'ERO!!!)![]()
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- franconeve
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ultimi dati
Come promesso, eccomi a esporre l’ultimo dato di questa mia chilometrica ricerca: qui di seguito vengono riportate, accanto alle singole invernate, due cifre; la prima indica il numero di giorni con copertura nevosa continua (almeno per qualche ora) sul territorio tra il mestrino e il sandonatese che costituisce l’oggetto dell’indagine; la seconda cifra invece comprende ANCHE le giornate con tracce di neve sul territorio; ho scritto “anche” con le lettere maiuscole proprio per sottolineare che questa seconda cifra è una sommatoria dei giorni con copertura continua e di quelli solo con tracce, cosicchè essa potrà essere soltanto >/= rispetto alla prima, costituendo la prima un sottoinsieme della seconda. Mi auguro di essere stato chiaro; ho ritenuto che affiancare alle giornate con copertura continua quelle con tracce E BASTA avesse poco significato, e comunque chi fosse interessato potrà facilmente ricavare questo valore sottraendo la prima cifra dalla seconda. Alla fine, come per ogni indagine statistico-matematica che si rispetti, ci sono le medie:
1972-73: 0 - 0
1973-74: 0 - 0
1974-75: 0 - 0
1975-76: 5 - 10
1976-77: 6 - 11
1977-78: 1 - 6
1978-79: 5 - 13
1979-80: 4 - 5
1980-81: 3 - 22
1981-82: 3 - 7
1982-83: 1 - 5
1983-84: 5 - 10
1984-85: 15 - 23
1985-86: 9 - 14
1986-87: 10 - 32
1987-88: 0 - 0
1988-89: 0 - 0
1989-90: 0 - 1
1990-91: 5 - 8
1991-92: 1 - 1
1992-93: 1 - 5
1993-94: 1 - 2
1994-95: 0 - 0
1995-96: 4 - 9
1996-97: 0 - 3
1997-98: 0 - 0
1998-99: 3 - 11
1999-00: 4 - 17
2000-01: 1 - 3
2001-02: 8 - 44
2002-03: 5 - 15
2003-04: 7 - 18
2004-05: 7 - 20
2005-06: 5 - 19
2006-07: 0 - 0
2007-08: 0 - 0
2008-09: 5 - 17
2009-10: 10 - 25
MEDIE: 3,53 - 9,89
Qui il mitico 1984-85 ha fatto valere i gradi da generale e ha conquistato il primo posto nella prima classifica, con ben 15 giornate con manto nevoso continuo sul territorio! Il supermitico inverno 2009-10, per dare un’idea, ne ha avute “solo” 10, ovviamente a causa delle ripetute alternanze freddo – caldo che ha manifestato. Basti pensare che il clamoroso Blizzard del dicembre 2009, la nevicata della vita per molti di noi, ha resistito al suolo per miseri 4 giorni, causa sciroccaccio arrembante; per contro, il primato nella seconda classifica, quella che forse maggiormente vale come spia di lunghe ondate di gelo, spetta all’inverno 2001-02, quando dopo il Blizzard di dicembre lo scarso manto nevoso al suolo (tracce per la maggior parte dei giorni) ha resistito praticamente fino a febbraio. Brutti poi, bruttissimi quegli “0 - 0”
che ogni tanto compaiono qua e là: speriamo di non doverli più registrare; ma sarà dura...
bene, amici, il mio lavoro espositivo sulla Neve a Nordest è finito, ma ovviamente se ci saranno interventi sul post sarò felicissimo di interagire ancora. E comunque, alla prossima!
Franco.
1972-73: 0 - 0
1973-74: 0 - 0
1974-75: 0 - 0
1975-76: 5 - 10
1976-77: 6 - 11
1977-78: 1 - 6
1978-79: 5 - 13
1979-80: 4 - 5
1980-81: 3 - 22
1981-82: 3 - 7
1982-83: 1 - 5
1983-84: 5 - 10
1984-85: 15 - 23
1985-86: 9 - 14
1986-87: 10 - 32
1987-88: 0 - 0
1988-89: 0 - 0
1989-90: 0 - 1
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1995-96: 4 - 9
1996-97: 0 - 3
1997-98: 0 - 0
1998-99: 3 - 11
1999-00: 4 - 17
2000-01: 1 - 3
2001-02: 8 - 44
2002-03: 5 - 15
2003-04: 7 - 18
2004-05: 7 - 20
2005-06: 5 - 19
2006-07: 0 - 0
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2009-10: 10 - 25
MEDIE: 3,53 - 9,89
Qui il mitico 1984-85 ha fatto valere i gradi da generale e ha conquistato il primo posto nella prima classifica, con ben 15 giornate con manto nevoso continuo sul territorio! Il supermitico inverno 2009-10, per dare un’idea, ne ha avute “solo” 10, ovviamente a causa delle ripetute alternanze freddo – caldo che ha manifestato. Basti pensare che il clamoroso Blizzard del dicembre 2009, la nevicata della vita per molti di noi, ha resistito al suolo per miseri 4 giorni, causa sciroccaccio arrembante; per contro, il primato nella seconda classifica, quella che forse maggiormente vale come spia di lunghe ondate di gelo, spetta all’inverno 2001-02, quando dopo il Blizzard di dicembre lo scarso manto nevoso al suolo (tracce per la maggior parte dei giorni) ha resistito praticamente fino a febbraio. Brutti poi, bruttissimi quegli “0 - 0”
bene, amici, il mio lavoro espositivo sulla Neve a Nordest è finito, ma ovviamente se ci saranno interventi sul post sarò felicissimo di interagire ancora. E comunque, alla prossima!