Negli ultimi 15 anni,e ce ne siamo accorti tutti ormai,la circolazione atmosferica a livello delle nostre latitudini ha subito progressivi ma inequivocabili cambiamenti rispetto alla letteratura meteorologica degli anni 60-70:in questa sede vorrei porre particolare attenzione al regime pluviometrico della nostra penisola,mutato notevolmente e quasi capovolto rispetto ai decenni precedenti.
Il trend che si è andato ad instaurare penalizza sistematicamente le regioni settentrionali e segnatamente il NW,che ha visto diminuire drasticamente sia gli apporti precipitativi che i giorni di pioggia,mentre le regioni meridionali,specie quelle che si affacciano sul versante adriatico e le isole,hanno registrato un aumento globale degli accumuli,seppur di limitata entità.
Un primo dato di fatto è l’indebolimento della portanza a livello del flusso zonale atlantico;le grandi perturbazioni non entrano più decise sul bacino del Mediterraneo e,se lo fanno,vi giungono spompate attraverso il passaggio in campi anticiclonici o costrette a sprecare energia per contorcersi attorno agli stessi.
La seconda causa,correlata alla prima,è da ricercarsi in una progressiva espansione della fascia anticiclonica subtropicale,a sua volta strettamente legata all’andamento della NAO,che costringe il treno delle westerlies a scorrere su latitudini più alte,con conseguente spostamento a nord della cella di Hadley e relativo allontanamento del core zonale dalle nostre regioni.
In altre parole le perturbazioni,già indebolite,giungono sul Settentrione d’Italia trasportate da correnti che provengono esclusivamente tra SW e NW,le quali poi,anziché rinforzarsi in virtù delle classiche ciclogenesi del Golfo Ligure e dell’Alto Adriatico,sono costrette a modificare ulteriormente le loro traiettorie a causa dell’ostacolo orografico alpino perdendo ulteriore energia.
La terza causa è proprio da ricercarsi nella complessa orografia del nostro territorio che influisce negativamente su tutte quelle regioni che rimangono in costante ombra pluviometrica rispetto al flusso atlantico,vale a dire Piemonte,parte della Lombardia,Romagna e in genere il versante adriatico,sul quale soffia sempre più frequentemente il Garbino,vento secco prodotto dal fohn appenninico.
Da aggiungere anche che,a scapito del flusso zonale,va instaurandosi sempre più di frequente una disposizione meridiana delle correnti,con particolare prevalenza della direzione nord-sud la quale,se da un lato in questo caso interessa direttamente i versanti adriatici,dall’altro penalizza invece notevolmente e ancora una volta tutto il nord Italia che rimane costantemente sottovento dalla catena alpina.
La quarta causa è sicuramente da ricercarsi nella comprovata perdita di energia da parte del nastro trasportatore atlantico,ovvero della circolazione termoalina e,in particolare,della celeberrima Corrente del Golfo.
Il progressivo scioglimento dei ghiacci a livello dell’Artico impoverisce le acque della salinità necessaria allo sprofondamento della corrente,indebolendone notevolmente la portata a partire dai 45° di latitudine e causando un generale inceppamento della stessa lungo i meridiani.
Considerando che i grandi sistemi nuvolosi atlantici sono frutto del contrasto tra gli apporti freddi della Corrente del Labrador e quelli caldi e umidi della Corrente del Golfo si può ben comprendere il motivo di questa alterazione.
In altre parole la superficie oceanica non fornisce più l’umidità,il calore latente e la quantità di moto sufficienti all’innesco della intensa fenomenologia tipicamente associata a tali perturbazioni.
Per contro il Meridione d’Italia,che in passato è stato sempre coinvolto in misura minore dai fronti atlantici,ha sofferto meno questa modifica climatica,assistendo ad un certo incremento,seppur non eclatante,delle precipitazioni.
La prima causa va ricercata nella benefica influenza diretta delle acque del Mediterraneo divenute più calde e quindi con una riserva potenziale umido/energetica maggiore.I contrasti sono divenuti di conseguenza più accesi sia al sopraggiungere di correnti meridionali,che di quelle settentrionali.
La seconda condizione favorevole è legata alla posizione geografica del territorio,direttamente coinvolto dalle depressioni e dai sistemi nuvolosi nord africani i quali subiscono poi un ulteriore apporto di umidità nel loro transito sul Mare Nostrum.
La terzo motivo va ricercato nella sempre più frequente dislocazione meridiana della circolazione (a scapito della zonale come detto prima) che consente l’affondo di numerosi cut-off ciclonici provenienti dal nord Europa i quali non trovano ostacoli,come le Alpi,ma condizioni estremamente favorevoli al loro insediamento e approfondimento.
La quarta causa infine(escludendo la Sardegna dal discorso)è a volte legata alla precedente e riguarda,specie nel periodo invernale,le irruzioni di aria fredda proveniente dai Balcani il cui contrasto estremamente acceso con l’improvviso scorrimento sulle calde acque mediterranee agevola l’insorgenza di precipitazioni che coinvolgono tutto il settore peninsulare,parte della Calabria e della Sicilia.
A seconda delle zone di origine delle masse d’aria sopraggiunte e della curvatura più o meno ciclonica delle stesse,si possono anche verificare precipitazioni nevose a quote modeste in particolare lungo il versante adriatico dove non di rado vengono imbiancati i litorali marchigiani,abruzzesi,molisani e pugliesi,proprio mentre le regioni settentrionali italiane vivono una contemporanea situazione soleggiata e secca:l’ennesima occasione che dimostra l’attuale capovolgimento pluviometrico italiano.
Nella sequenza di immagini è riprodotta la portata della Corrente del Golfo nel 2003,nel 2005 e nel febbraio del 2007:si nota subito che dal 2005 il core della corrente non raggiunge più il 45° parallelo ma,spezzettandosi,tende a deviare verso est.



Le tre immagini seguenti mostrano l’anomalia pluviometrica sull’Europa negli inverni 2004,2005 e 2006.Notiamo in particolare una penisola italiana divisa in due.



Le tre immagini seguenti mostrano l’anomalia pluviometrica sull’Europa nelle estati 2004,2005 e 2006.Situazione analoga a quella invernale che dimostra il preoccupante perdurare del fenomeno sul Nord Ovest.









