Po ghiacciato e racconto da un lontano passato

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giulys
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Po ghiacciato e racconto da un lontano passato

Messaggio da giulys »

Mentre su internet cercavo notizie sul Po ghiacciato nel 1929, mi sono imbattuto in questo spezzone di racconto, che lascio alle vostre profonde rioflessioni.
Potrebbe benissimo essere il racconto di mia madre o di mio padre, gente che ha conosciuto periodi di lavori e sacrifici difficilmente immaginabili al giorno d'oggi, paragonabile a quello che tocca oggi agli immigrati più sfortunati; un periodo in cui i bambini a 6/8 max 10 anni già andavano a lavorare.
E' solamente grazie ai loro sacrifici se noi oggi abbiamo raggiunto un livello di vita inimmaginabile solamente 50 anni fa.



“Mi chiamo Zerbin Elena, sono nata a Porto Tolle il cinque agosto del millenovecentoventuno-Ho ottantacinque anni..
Questo mio libro (quaderno) chi lo raccoglierà spero lo tenga per una memoria. Come chiamarlo? Diario, ma non so. Vorrei scrivere un po’ della mia vita, da quello che mi ricordo.
Ero una bambina nel 1929, in pieno inverno, freddo, il Po ghiacciato, la gente andava qua e là sopra il ghiaccio del Po di Gnocca.
Tempi duri, non si conosceva nemmeno cosa fosse una stuffa a legna, bruciavamo canna e paglia, nel camino, per scaldarsi.
Nel 1930 mio fratello era andato a prestare il servizio militare, mia mamma e mio papà e mia sorella lavoravano in risaia. Me, andavo a scuola, ma in questo periodo mio papà si ammalò di una malattia piuttosto brutta: il tinfo nero. Una malattia contagiosa: eravamo con il filo tirato intorno casa. Non poteva entrare nessuno, si potevano prendere la malattia.
Mio papà si fece ottanta giorni in letto e, io, me lo custodivo.
Allora si pagava tutto, medicine e pure l’ospedale.
Tempi duri, tempi neri, si lavorava tanta terra, dieci campi di risaia, come dire, melma si zappava! Non ci conoscevamo se eravamo persone o bestie: tutti pieni di terra sporca. E a fine anno quando si andava a fare i conti col padrone, eravamo rimasti in debito quaranta lire. A quel tempo erano tante; si portava a casa riso e formentone (granoturco) per tutto l’anno, ma non bastava. Solo quello! Il pane, vino, solo una volta alla settimana. Ho lavorato!
Nel tempo del fascismo, se volevo guadagnare la giornata, dovevo andare a marciare, come dire: fando (facendo) uno-due il sabato fascista!
I tempi purtroppo erano così, ma dentro me non mi sentivo per quel fare, mi sentivo ad essere alleata con tutti e aiutarsi nel modo più umano della nostra vita. Quello per me lo trovavo più importante.
Nel 1940 eravamo in guerra, avevamo la tessera per comprare quel po’ che si trovava. Poco zucchero, poco di tutto, non si trovava il sale. Il mangiare lo facevamo con l’acqua salata che andavamo prenderla nelle valli. Tutto era razionato.
Nel 1943 l’otto settembre avvenne l’armistizio, entrarono i tedeschi, ci facevano il coprifuoco. Alle otto di sera tutti chiusi dentro casa. Rastrellamenti. Venivano alle case con fucile e mitra per vedere se trovavano qualcuno che fosse scappato dalla guerra per portarli in Germania.
Aeroplani che bombardavano. Andavo a lavorare. Mi nascondevo in mezzo il riso, nei fossi pieni d’acqua, appena fuori con la bocca per respirare, piena di paura. Buttavano giù spezzoni. Dove andavano giù facevano delle buche tanto larghe e di tanta profondità; mi trovai in mezzo la risaia a cento metri di distanza dal spezzone, per fortuna la risaia era tenera, altrimenti non so come mi avrebbero trovata: o ferita, o morta. Ancora mi sento i brividi, che ho ottantacinque anni. Tutto è passato, ma lo si ricorda!
Nel 1945, il 25 aprile è finita la guerra e ai 15 di dicembre mi sono sposata.”
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FALCO
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Messaggio da FALCO »

Molto bello :wink:
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tamburi
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Messaggio da tamburi »

Da pelle d'oca questi racconti!
Bisognerebbe leggerli piu spesso, ma dove li trovo? :roll:
adriano
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Re: Po ghiacciato e racconto da un lontano passato

Messaggio da adriano »

giulys ha scritto:Mentre su internet cercavo notizie sul Po ghiacciato nel 1929, mi sono imbattuto in questo spezzone di racconto, che lascio alle vostre profonde rioflessioni.
Potrebbe benissimo essere il racconto di mia madre o di mio padre, gente che ha conosciuto periodi di lavori e sacrifici difficilmente immaginabili al giorno d'oggi, paragonabile a quello che tocca oggi agli immigrati più sfortunati; un periodo in cui i bambini a 6/8 max 10 anni già andavano a lavorare.
E' solamente grazie ai loro sacrifici se noi oggi abbiamo raggiunto un livello di vita inimmaginabile solamente 50 anni fa.
bellissimo il racconto, che vita dura!

comunque credo che il miglior periodo per l'Italia è stato dai tardi 50 ai tardi 80

prima e dopo solo sfaceli

guarda caso tale periodo è coinciso con la seconda repubblica, e non ce n'è più di me che aborrisce il magna magna di quei tempi...

eppure erano tempi in cui l'Italia si tasformò da paese agricolo a paese industriale e poi terziaro e poi ancora il 5° paese più industrializzato del mondo (i più vecchietti ricorderanno il sorpasso da 6° a 5° ai danni della Gran Bretagna nel, mi sembra, 1984)

la gente si rimboccò le maniche e pensò solo a lavorare per il proprio bene e il bene del proprio paese, facendo risorgere una nazione dalle sue stesse macerie

c'è di che andarne orgogliosi

e ora invece.. lasciamo perdere....

povera amata Italia
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giulys
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Messaggio da giulys »

Ecco come inizia il racconto della sua vita che ha scritto mia madre.

Mi chiamo Laura ......., figlia di Eugenio e di ........... Maria, sono nata il 27 febbraio 1927 alle ore 10 a Costigliole Saluzzo in provincia di Cuneo, in una cascina di nome Campolungo, da una famiglia contadina.
Di quel periodo ricordo poco, ho solamente un vago ricordo del nonnetto paterno, nonnetto Domenico; ricordo la sua corporatura un po’ robusta, i suoi baffi, il suo viso severo ma buono, un bell’uomo.
Il ricordo che più mi è rimasto impresso, sono i salassi che il medico gli praticava a domicilio tutti gli anni. Ricordo la sua malattia, il tetano, partito da un callo al piede, estirpato da forbici prese a caso, poi finito in cancrena, che con atroci sofferenze lo portò alla morte.
Mi rimase impresso il tintinnio della campanella, che un ragazzino suonava per strada, accompagnando il sacerdote che portava l’olio Santo al nonnetto in fin di vita. A quei tempi, le voci, i rumori si sentivano a distanza, non c’erano auto, non vi erano trattori, per cui regnava un silenzio assoluto.
Il nonnetto nacque il 30 ottobre 1860 ore 10 a Lagnasco (CN) e morì in cascina a Costigliole il 15 gennaio 1934 (a 73 anni e 76 giorni).
La nonna Laura, la ricordo un po’ meglio, perché rimanemmo ancora insieme. Una donna un po’ robusta, molto bella, un viso dolce.
Della nonna mi sono rimaste impresse le sanguisughe, che il medico ogni tanto veniva a casa ad applicargli; queste bestioline, forse tanto utili, mi facevano ribrezzo.
Mia mamma, andava a lavorare in campagna con mio padre, mio zio e un garzone e la nonna accudiva noi bambini, specialmente mio fratello Beppe che era nato il 24 ottobre 1932 ed era il più piccolo, in quel periodo aveva due o tre anni. Io, ancora piccolina, mi mandavano aiutare al pascolo delle mucche, avrò avuto cinque o sei anni. Ricordo quando all’imbrunire della sera, scendeva sull’erba la rugiada ed il sole era da tempo tramontato, io incominciavo avvicinarmi ai più grandi perché avevo paura del lupo, a quei tempi le storielle erano sempre sul lupo cattivo.
Un brutto ricordo: il pianto disperato di mia mamma, nel 1930 per la morte della mia sorellina di soli 70 giorni, per broncopolmonite.
Un altro brutto episodio, non ricordo in che anno, mamma salì sulla scala a pioli per fissare una persiana alla finestra, le sfuggi di mano il martello che cadde sull’alveare; come una furia uscirono sciami di api, in un attimo mamma fu coperta dallo sciame, urlava terrorizzata e dolorante, corsero in aiuto mio padre e la nonna Laura, che con sacchi di juta picchiarono su mia mamma per liberarla e allontanare quella furia di api, impresa molto difficile, perché aggredivano anche i soccorritori.
Mamma ne uscì molto mal conciata e molto scioccata, credo che ne ebbe per parecchi giorni. Questo episodio mi aveva molto colpita e spaventata, tant’è che oggi che sono adulta mi piace il miele, ma le api mi terrorizzano.

Saluti.
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cerex
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Messaggio da cerex »

Bei racconti giulys :wink: :wink:
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