In realtà,se eccettuiamo fugaci apparizioni nell'inverno dello scorso anno,o in altri come in quello del'97,testimoniate da temporanei respiri freddi da est che hanno causato anche qualche bella nevicata,il vero mostro siberiano ormai è quasi sempre assente e rintanato sulle steppe al confine tra Siberia,Mongolia e Cina ed è un dato di fatto.
Ma vogliamo allora rispolverare la memoria e capire dov'è andato e di cosa era capace l'Orso,quello vero?
Qui di seguito,sperando di fare cosa gradita,allego i pareri di alcuni esperti,le cui fonti non posso citare per via del regolamento.
Buona lettura.

1)L'Anticiclone Russo Siberiano
Analisi di un fenomeno meteorologico sempre più raro negli ultimi anni.
di Alberto Fortelli
A parere di chi scrive l’anticiclone Russo-Siberiano vero, quello a Denominazione di Origine Controllata e Garantita, non fa la sua comparsa sullo scenario europeo da diversi anni. Le zone di alta pressione che vengono confuse con l’ “Orso”, sono anticicloni che hanno spesso una origine dinamica (espansioni verso NE dell’Anticiclone delle Azzorre) e che successivamente acquistano una componente termica (che tende poi, gradualmente, a prevalere) a seguito del loro stabilizzarsi sulle fredde masse continentali dell’Europa centro-settentrionale. Tipici sono quei periodi che vedono una diminuzione graduale delle temperature minime sulla mitteleuropa, giorno dopo giorno, sino ad arrivare a punte di –5°C /-10°C. Tali valori piuttosto bassi sono misurati in seno a stabili e forti inversioni termiche negli strati bassi dell’atmosfera (dello spessore di poche decine di metri). Tale freddo vive una esistenza caratterizzata dalla precarietà: basta, per esempio, che il cielo si copra di banchi di SC da scorrimento e/o che si inneschi una modesta ventilazione, e le temperature al suolo, a motivo del rimescolamento dell’aria, balzano all’insù portandosi a valori miti, spesso superiori alle medie.
Per testimoniare quello di cui è capace il vero anticiclone asiatico si riportano le temperature misurate nel corso di un memorabile, vasto e potente sfondamento sull’Europa da parte dell’Anticiclone Russo- Siberiano
Mosca - 55°C il 1° gennaio 1979
Stoccolma - 43°C il 1° gennaio 1979
Varsavia - 35°C il 1° gennaio 1979
Nei giorni seguenti le correnti siberiane investirono l’Italia. Il 3 gennaio 1979 vennero rilevate le seguenti temperature:
Bolzano - 10°C
Trieste - 5°C
Verona - 10°C
Venezia - 6°C
Milano - 9°C
Torino - 10°C
Genova - 3°C
Bologna - 12°C
Firenze - 8°C
Ancona - 8°C
Perugia - 9°C
Pescara - 8°C
Roma - 7°C
Campobasso - 10°C
Bari - 3°C
Napoli - 2°C
Potenza - 9°C
Nei giorni seguenti vennero misurate le seguenti temperature:
Pescara - 13°C il 4 gennaio 1979
Bologna - 17°C il 6 gennaio 1979
A Napoli tra le 18.30 dell’1 gennaio e le 18.30 del 2 gennaio si ebbe un calo termico da 13°C a 0°C, di cui circa 5°C istantanei, intorno alle ore 16.00 del 2, al transito del fronte freddo. L’arrivo dell’aria gelida si manifestò con l’improvvisa rotazione del vento da ONO a NE e da una parziale copertura del cielo per nubi medio basse da NNE. Verso le 18.50 una breve nevicata interessò Napoli, coinvolgendo anche le zone basse. Il mattino dopo (3 gennaio) c’erano solo –2°C, la temperatura più bassa che abbia mai registrato a Via S. Pasquale a Chiaia; il cielo era sereno ed il vento spirava forte da NE. La temperatura risalì oltre lo zero solo dopo mezzogiorno. Nel tardo pomeriggio il tempo peggiorò con la temperatura che, dopo un minimo di 1,5°C verso le 17.30, prese a risalire. Il 4 gennaio fu una giornata pessima, caratterizzata da venti da SE in continuo rinforzo, da pioggia e da una vero e proprio fortunale da S tra le 18.00 e le 21.00. La temperatura subì un aumento ininterrotto per tutta la giornata sino a raggiungere i 12°C intorno alle 21.00. Dopo le 22.00, improvvisamente, il tempo volse al miglioramento deciso: dalle 8.00 alle 21.30 erano caduti ben 55,5 mm. Il mattino dopo (5 gennaio) il cielo era sereno e la temperatura era scesa di nuovo a 7,5°C.
Il pomeriggio del 4 gennaio fu terribile anche per il Golfo di Salerno, flagellato da una violenta burrasca con mare forza 10 (così riportarono le cronache) che provocò il naufragio di un mercantile, con diverse vittime.
Quelli furono tre giorni caratterizzati da contrasti meteorologici estremi, come difficilmente è dato osservare. I dati in mio possesso non sono tali da poter fare analisi di dettaglio della situazione meteorologica di quei tre giorni ma, a sentimento, mi sento di poter affermare che il responsabile di tutto quanto accadde, in ultima analisi, fu Lui, il potente Anticiclone Russo Siberiano.
Dott.Alberto Fortelli
2)La progressiva scomparsa dell'Anticiclone Russo
di Marco Rossi
Nei mesi di Gennaio degli ultimi 17 anni, si rinforza l'Anticiclone europeo, sparisce quello Russo.
www.cdc.noaa.gov : La presenza dell'anticiclone europeo evidenziata dalle anomalie bariche a partire dal 1990, nel mese di Gennaio. Si nota la sparizione della figura anticiclonica russa sul nostro Continente.
Le mappe NCEP ci danno la possibilità di esaminare i cambiamenti climatici subiti dagli inverni europei e mediterranei negli ultimi anni.
La possibilità di esaminare le anomalie di pressione atmosferica, è di grande aiuto dal punto di vista climatologico, in quanto ci permette di evidenziare le tendenze invernali di lungo periodo.
Notiamo, innanzitutto, sul panorama europeo, un rinforzo della figura anticiclonica che porrebbe il proprio cuore appena a nord delle Alpi italiane, tra Svizzera, Francia e Germania meridionale.
Il rinforzo anticiclonico durante il mese di Gennaio è la causa anche delle frequenti siccità invernali sul Nord Italia, ed anche della frequenza delle condizioni di cielo sereno e clima mite sulla nostra Penisola.
Ed il freddo?
Esso veniva normalmente apportato da una espansione verso occidente dell'Anticiclone Russo.
La mappa delle anomalie bariche a partire dal Gennaio 1990, mostra che tale Anticiclone è progressivamente scomparso, per lasciare spazio ad un netto calo della pressione proprio sulla Russia europea, compreso tra i 2 ed i 3 hPa.
La circolazione prevalente di Gennaio vede dunque, negli ultimi 17 anni, un anticiclone posizionato sulle Alpi, e correnti atlantiche da nord nord ovest che attraversano la Russia, facendo scomparire quella figura barica apportatrice di freddo sulla nostra Penisola.
Ma dove è finito l'Anticiclone Russo?
La mappa relativa all'Asia mostra un suo netto indebolimento sulla Russia europea, ed un contemporaneo rinforzo nella Siberia orientale e sulla Mongolia, che restano i suoi baluardi durante la stagione invernale.
Donde la frequente presenza, in inverno, di temperature inferiori ai -50°, o addirittura -60°C come accaduto ad Ojmjakon durante questo mese, e la presenza, invece, di temperature miti nel comparto russo europeo.
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Marco Rossi
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16-01-2007 ore 08:19
3)Dove è finito l'Anticiclone Russo?
di Marco Rossi
L'Anticiclone Russo-Siberiano, tormento e delizia di tutti i meteoappassionati, è forse quella figura barica che più ha risentito del cambiamento climatico globale degli ultimi anni.
La figura dell'Anticiclone Russo è quasi scomparsa dai nostri inverni, sostituita spesso da quella dell'Anticiclone sub tropicale, la quale è quella che sta prendendo gradualmente il predominio sul nostro Bacino Centrale del Mediterraneo, almeno come linea di tendenza di questi ultimi decenni.
Ma, si sa, il clima varia, e la tendenza potrebbe anche invertirsi, riproponendoci di nuovo la figura dell'Alta Russa come dominante della Stagione Invernale.
A dire il vero, osservando la disposizione barica di questa mattina alle ore 06 UTC, sembrerebbe che l'Anticiclone Russo sia una figura piuttosto marginale sull'Asia, relegato ad interessare, con un massimo di 1038 hPa, la zona compresa tra la Mongolia e la Cina nord occidentale.
Tale zona anticiclonica tende a protendere un "cuneo" in direzione della zona di Werkojansk, ove permangono le attuali temperature più basse del Pianeta (si raggiungono circa 50°C sotto lo zero, stamani).
Più ad est, sulla Siberia nord Orientale, notiamo la presenza di una zona di bassa pressione centrata a sud dello Stretto di Bering, con minimo barico di 985 hPa, e consente nevicate su tutta la zona, anche se le temperature sono di 30-40 °C al di sotto dello zero.
Spostandosi verso ovest, invece, la profonda depressione centrata sulla Scandinavia, ed un minimo secondario di 1002 hPa situato sulla zona del Mare di Kara, determinano un potente afflusso di aria più mite da sud-ovest verso gli Urali, tanto che le temperature si sono fatte miti su tutta la Russia Europea.
Qui le temperature si sono fatte ovunque comprese tra 0° e -3°C, con deboli venti meridionali e nevicate sparse, mentre il freddo resta oltre gli Urali, ove si misurano valori termici di 10-15°C sotto lo zero.
Tuttavia, riscontriamo che le temperature sono, su tutta questa zona, tra i 10 ed i 15°C superiori alla norma di dicembre.
Per ora l'Anticiclone Russo si è riservato una piccola nicchia sulla Mongolia, non riuscendo a prevalere sotto la potente spinta delle correnti depressionarie miti provenienti da ovest.
Ne seguiremo l'ulteriore evoluzione nei prossimi giorni, quando sembra che la circolazione possa cambiare su scala planetaria.
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Marco Rossi
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28-12-2003 ore 12:13
4)mario.giuliacci
12/12/2005, 21:52
Ritengo che le cause di tale nota anomalia dell?”Orso” siano essenzialmente due:
1. Lo shift verso est delle anomalie (positive) invernali di pressione relative all’anticiclone delle Azzorre il quale, contrariamente a 30-40 anni fa, negli ultimi 20-25 anni, anzichè© rafforzarsi in loco, si è allungato molto spesso verso la Francia e il Nord Italia, contrastando in tal modo l’avanzata verso ovest dell’anticiclone russo;
2. Il surriscaldamento invernale della Siberia ( il più alto in assoluto di tutto il pianeta). Come dire che anche qui non fa più freddo come una volta!
5)mario.giuliacci
12/12/2005, 22:26
come noto, con NAO positiva, le perturbazioni atlantiche si muovono ad alte latitudini e quindi anche il trasporto di calore sottratto all'Oceano Atlantico - amplificato dall'intensificazione del flusso zonale ad alte latitudini - viene spalmato più intorno 50-70 gradi di latitudine piuttosto che intorno 40-50 gradi
6)L’anticiclone russo-siberiano
Come, quando e dove si forma? Come è strutturato? Perché in questi ultimi anni ha latitato sulla Russia europea?
Una classica irruzione fredda da Burian in intensificazione sull'Europa centrale; in questi casi molto spesso l'aria fredda arriva anche sull'Italia e porta temperature estremamente basse. Da notare la posizione e la forma dell'anticiclone sull'Europa orientale; si tratta in pratica della forma presa dalla massa di aria fredda in arrivo
E’ lui il protagonista dei veri inverni europei, il più amato dagli appassionati della neve e del freddo, il più ricercato negli ultimi anni.
L’anticiclone russo-siberiano è la figura termica per antonomasia; si genera in autunno (fra ottobre e novembre) nelle steppe siberiane più interne del continente asiatico, dove già in quel periodo la temperatura durante il giorno rimane di molti gradi al di sotto dello zero.
Il peso dell’aria fredda favorisce la nascita di questa figura così maestosa, duratura e stabile nella sua posizione, e la mantiene fino a primavera inoltrata, portando il gelo e il secco agli abitanti della Siberia.
Come tutti gli anticicloni termici la sua struttura si sviluppa fra il suolo ed i 2-3 km di quota, mentre più in alto è presente una struttura di bassa pressione o (più abitualmente) una "palude barica" (un’area molto vasta dove la pressione è livellata sugli stessi valori ovunque).
In alcune occasioni, a seconda del movimento delle depressioni atlantiche alle medie latitudini, parte di quest’aria fredda può "traboccare" oltre gli Urali, portando alla formazione di una cellula anticiclonica termica fra la Scandinavia e la Russia Bianca.
Se oltretutto questo rovesciamento avviene con violenza e rapidità, la spinta verso ovest può essere talmente intensa da permettere all’aria gelida di arrivare fin verso il Mediterraneo; in queste occasioni si genera il vento denominato "Burian", che ci ha fatto visita per l’ultima volta il 26 dicembre 1996 quando le temperature sono crollate sotto lo zero anche nelle ore più calde un po’ su tutto il centro-nord Italia.
In quella occasione l’aria fredda arrivò addirittura a sfociare fin sull’Atlantico, dove bloccò le perturbazioni, le portò ad occludersi e le costrinse ad aggirare l’anticiclone che si era formato.
Da quel momento però il nostro “Orso” (così viene chiamato dagli addetti ai lavori) non è più apparso sulla scena europea, e questo ha lasciato perplessi molti meteorologi, in quanto mediamente almeno una volta l’anno arrivava a far visita al Mediterraneo.
I motivi della sua latitanza non sono ancora stati individuati con precisione, ma chi studia il suo comportamento ha studiato alcuni fattori possibili, tutti a livello climatico ovviamente.
Ad esempio fra le varie cause ci potrebbe essere un rallentamento della Corrente del Golfo, un’azione indiretta derivante da episodi molto intensi di “El Nino” e così via.
Questi fenomeni infatti agiscono direttamente sulla formazione e la disposizione delle depressioni atlantiche sullo scacchiere europeo, quindi indirettamente potrebbero anche portare ad una mancata formazione della cellula termica (figlia dell'anticiclone siberiano) ad ovest degli Urali.
Fatto sta che gli appassionati dell’inverno e della neve stanno a guardare, in attesa che l’Orso torni a fare la voce grossa….
Alessio Grosso e Lorenzo Catania







