Tre anni fa moriva Marco Pantani

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lorenzolo
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Tre anni fa moriva Marco Pantani

Messaggio da lorenzolo »

C'è chi lo ricorda SOLO come uno dei tanti personaggi del jet-set che, travolto dall'onda del successo, si è lasciato andare ad eccessi che lo hanno portato a comportarsi come uno dei tanti drogati che vengono poi vinti dalla depressione e dalla paranoia.
C'è invece chi, ed è la maggior parte degli italiani, lo ricorda ANCHE e soprattutto per le sue imprese sportive, le sue arrampicate, i suoi scatti incontrollabili sulle salite più erte, la sua tenacia nel combattere contro tutto e contro tutti anche quando tutti gli altri avrebbero ceduto ed avrebbero detto: "No, così è troppo. Appendo la bici al chiodo".
Lui ha subìto infortuni gravi, è stato investito da un fuoristrada durante una gara ed ha avuto una gamba spappolata, è stato messo ko da un gatto che gli ha attraversato la strada nel bel mezzo di un Giro d'Italia, è caduto altre 2 volte in discesa ma ... niente da fare, nessuno lo fermava. Lui voleva vincere, voleva essere il primo della classe. E quando stava in forma ...beh, non ce n'era per nessuno.
Non mi vergogno a dire che già nel 94, quando vinse le prime tappe al Giro d'Italia sfiancando Indurain sul Mortirolo e nella tappa dell'Aprica, avevo la pelle d'oca a vedere quell'omino secco secco e spelacchiato danzare sui pedali così leggero e spontaneo, regolare, micidiale! E nel '98, quando vinse giro e Tour, ho seguito tutte le tappe con il cuore in gola ... addirittura una volta mi sono ritrovato ad urlare davanti allo schermo della TV in ginocchio, cercavo di spingerlo attraverso il pensiero, di dargli quel pochino di energia in più che poi gli arrivava effettivamente dall'affetto travolgente delle 2 ali di folla che lo accompagnavano su ogni salita.
Poi arrivò il 99 e, come sappiamo, il tracollo psicologico: arriva la cocaina, la depressione. Marco non è più lui, non riesce più a fare uno scatto, al più tenta delle progressioni ripetute, ma si rende conto di aver perso qualcosa di sé a Madonna di Campiglio.
Io però non ci volevo credere: il 22 maggio 2000 andai a vedere la tappa all'Abetone, nella speranza di vederlo volare davanti alle piramidi lassù, sul Passo. Per l'occasione avevo preso posto la mattina presto, proprio a 5 metri dalla linea del traguardo; fremevo, non vedevo l'ora di avere il mio idolo sportivo a pochi metri.
Invece andò diversamente: fu Casagrande a scattare ed a vincere. Marco arrivò tra il boato della folla, ma mestamente, ed accompagnato dal resto della squadra, 7 minuti dopo.
"Peccato" - dissi - "vediamo se perlomeno riesco a rimediare un autografo". Andai allora a cercare il suo campo base, a poche centinaia di metri dalla fine della gara, ma non riuscii a trovarlo subito. Lo vidi solo più tardi, quando ormai gran parte della gente se n'era andata. Era lì, seduto sulle scalette del suo camper, con una boccetta di vitaminici in mano e la testa bassa, gomiti appoggiati sulle ginocchia. Non me la sentii di chiamarlo per avere l'autografo, anche se sapevo che forse sarebbe stata la mia unica occasione, per svariati motivi: riuscii solo ad urlare un "Vai Marco, sei il migliore! Tornerai a vincere, vedrai!"
In realtà non ci credevo molto, figuriamoci lui ... fatto sta che si voltò verso di me, alzò la boccetta in alto, come per salutare, ed accennò un sorriso, sicuramente ben più convinto di quelli visti nei mesi precedenti.
Beh, ragazzi, con quel gesto mi piace pensare di essere riuscito ad entrare nel buio della sua mente ed avergli regalato un istante di serenità, anche se so che non è assolutamente così.
Marco infatti ormai era in totale debaclé psicologica, e non si sarebbe più rialzato: le vittorie che sono seguite, sporadiche, e che non hanno avuto il sapore del dominio come era stato fino al '99, non hanno contribuito al suo mito, e penso che difficilmente verranno ricordate fra le sue imprese più limpide.
Marco è morto il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati: forse perché ha ripensato alla sua vita con la ragazza con cui si era legato, e si è lasciato andare definitivamente.
Però bisogna ricordare che amore non significa solamente legame stretto fra partner, ma anche passione, sportiva e non. Io voglio quindi dedicare questo ricordo a Lui ed a tutti i ragazzi e le ragazze che come lui hanno perso la vita seguendo un sogno e ritrovandosi travolti dagli eventi, incapaci di reagire razionalmente, per colpa della loro fragilità di carattere. Nella speranza che cose del genere non si ripetano mai più.

Vola Pirata, vola!
Lorenzo
ciampinoi
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Messaggio da ciampinoi »

Ho il ciclismo nel sangue e proprio sapendo la sua durezza ed il suo fascino me lo fanno amare come nessuna altra disciplina. La tua descrizione Lorenzo parla da sola, non importa aggiurle altro. Voglio dirti che l'esultanza e la trepidazione con cui seguivo le sue imprese erano tali e quali alle tue. Un giorno non ricordo precisamente quando ma era il periodo che stava cercando di tornare il grande Marco, lo trovai insieme a tre suoi gregari (tra i quali Riccardo Forconi originario del mio paese) sulla salita del Goraiolo (sopra Montecatini Terme) ed immagina l'emozione. Io e gli altri ciclisti che eravamo assieme lo salutammo affettuosamente e lui ci disse scherzando "dai ragazzi cercate di stare a ruota e salire insieme a noi che poi in cima facciamo la volata" ma la salita non facile fece la "differenza". Purtroppo ha pagato per tutti perchè si tratti di cose lecite od illecite il mondo del ciclismo e dello sport in genere è questo e tutti gli atleti di livello compiono gli stessi gesti. E' stato preso lui per molte ragioni e la sua fragile personalità lo ha portato alla morte. Quindi per il sottoscritto indirettamente è stato ucciso!
Mai dimenticherò le sue imprese.
Andrea.
sheva78
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Re: Tre anni fa moriva Marco Pantani

Messaggio da sheva78 »

lorenzolo ha scritto:C'è chi lo ricorda SOLO come uno dei tanti personaggi del jet-set che, travolto dall'onda del successo, si è lasciato andare ad eccessi che lo hanno portato a comportarsi come uno dei tanti drogati che vengono poi vinti dalla depressione e dalla paranoia.
C'è invece chi, ed è la maggior parte degli italiani, lo ricorda ANCHE e soprattutto per le sue imprese sportive, le sue arrampicate, i suoi scatti incontrollabili sulle salite più erte, la sua tenacia nel combattere contro tutto e contro tutti anche quando tutti gli altri avrebbero ceduto ed avrebbero detto: "No, così è troppo. Appendo la bici al chiodo".
Lui ha subìto infortuni gravi, è stato investito da un fuoristrada durante una gara ed ha avuto una gamba spappolata, è stato messo ko da un gatto che gli ha attraversato la strada nel bel mezzo di un Giro d'Italia, è caduto altre 2 volte in discesa ma ... niente da fare, nessuno lo fermava. Lui voleva vincere, voleva essere il primo della classe. E quando stava in forma ...beh, non ce n'era per nessuno.
Non mi vergogno a dire che già nel 94, quando vinse le prime tappe al Giro d'Italia sfiancando Indurain sul Mortirolo e nella tappa dell'Aprica, avevo la pelle d'oca a vedere quell'omino secco secco e spelacchiato danzare sui pedali così leggero e spontaneo, regolare, micidiale! E nel '98, quando vinse giro e Tour, ho seguito tutte le tappe con il cuore in gola ... addirittura una volta mi sono ritrovato ad urlare davanti allo schermo della TV in ginocchio, cercavo di spingerlo attraverso il pensiero, di dargli quel pochino di energia in più che poi gli arrivava effettivamente dall'affetto travolgente delle 2 ali di folla che lo accompagnavano su ogni salita.
Poi arrivò il 99 e, come sappiamo, il tracollo psicologico: arriva la cocaina, la depressione. Marco non è più lui, non riesce più a fare uno scatto, al più tenta delle progressioni ripetute, ma si rende conto di aver perso qualcosa di sé a Madonna di Campiglio.
Io però non ci volevo credere: il 22 maggio 2000 andai a vedere la tappa all'Abetone, nella speranza di vederlo volare davanti alle piramidi lassù, sul Passo. Per l'occasione avevo preso posto la mattina presto, proprio a 5 metri dalla linea del traguardo; fremevo, non vedevo l'ora di avere il mio idolo sportivo a pochi metri.
Invece andò diversamente: fu Casagrande a scattare ed a vincere. Marco arrivò tra il boato della folla, ma mestamente, ed accompagnato dal resto della squadra, 7 minuti dopo.
"Peccato" - dissi - "vediamo se perlomeno riesco a rimediare un autografo". Andai allora a cercare il suo campo base, a poche centinaia di metri dalla fine della gara, ma non riuscii a trovarlo subito. Lo vidi solo più tardi, quando ormai gran parte della gente se n'era andata. Era lì, seduto sulle scalette del suo camper, con una boccetta di vitaminici in mano e la testa bassa, gomiti appoggiati sulle ginocchia. Non me la sentii di chiamarlo per avere l'autografo, anche se sapevo che forse sarebbe stata la mia unica occasione, per svariati motivi: riuscii solo ad urlare un "Vai Marco, sei il migliore! Tornerai a vincere, vedrai!"
In realtà non ci credevo molto, figuriamoci lui ... fatto sta che si voltò verso di me, alzò la boccetta in alto, come per salutare, ed accennò un sorriso, sicuramente ben più convinto di quelli visti nei mesi precedenti.
Beh, ragazzi, con quel gesto mi piace pensare di essere riuscito ad entrare nel buio della sua mente ed avergli regalato un istante di serenità, anche se so che non è assolutamente così.
Marco infatti ormai era in totale debaclé psicologica, e non si sarebbe più rialzato: le vittorie che sono seguite, sporadiche, e che non hanno avuto il sapore del dominio come era stato fino al '99, non hanno contribuito al suo mito, e penso che difficilmente verranno ricordate fra le sue imprese più limpide.
Marco è morto il giorno di San Valentino, il giorno degli innamorati: forse perché ha ripensato alla sua vita con la ragazza con cui si era legato, e si è lasciato andare definitivamente.
Però bisogna ricordare che amore non significa solamente legame stretto fra partner, ma anche passione, sportiva e non. Io voglio quindi dedicare questo ricordo a Lui ed a tutti i ragazzi e le ragazze che come lui hanno perso la vita seguendo un sogno e ritrovandosi travolti dagli eventi, incapaci di reagire razionalmente, per colpa della loro fragilità di carattere. Nella speranza che cose del genere non si ripetano mai più.

Vola Pirata, vola!
Lorenzo
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Indubbiamente uno dei giorni piu'tristi che lo sport abbia mai passato!!!
Un grande Mito dimenticato da tutti,e spesso scomodo x le verita'che diceva!

Grande Marco!X sempre il Numero 1!!!
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