ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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Rio
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da Rio »

maurizio-boscaro ha scritto: mar apr 21, 2026 12:26 pm Buongiorno
Rio penso che avremmo tutti piacere che anche tu pubblichi le tue aanlisi di tanto in tanto, da dare una mano a PICCHIO e CLEMENTE
noi osservatori ne saremmo molto contenti, sempre nel rispetto di tutti.
Grazie mille, apprezzo davvero che tu abbia pensato a me. L'idea di collaborare sarebbe anche bella, ma la vedo un po' come un 'vorrei ma non posso': ci sono dinamiche e personalità ormai così consolidate che aggiungere il mio punto di vista rischierebbe solo di creare confusione. Credo sia meglio che ognuno prosegua con il proprio metodo, proprio per il bene di chi ci legge.

Anche se ogni tanto si invade😉

Un abbraccio!

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Anche l'ultimo aggiornamento opta per la continuazione di questo schema euro-atlantico classico
delle irruzioni di aria fredda verso il mediterraneo orientale, balcani e l'Europa orientale. Si mantiene attiva una dorsale
atlantica protesa verso il nord Europa, favorendo appunto la discesa di aria dal primo quadrante verso le suddette aree.
Aria mite tenderà a interessare l'Europa centro occidentale con prevalenza di bel tempo, mentre nell'altro versante
il clima sarà più instabile e fresco. Quando durerà? Al momento tale schema circolatorio è visto protrarsi anche nella prossima settimana, mentre successivamente dovrebbe crollare la dorsale con aree di bassa pressione che proveranno a insinuarsi in area iberica attivando una circolazione diametralmente opposta, e con essa le aree soggette a precipitazioni.

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Studi emergenti a proposito del fattore Enso vanno ad illustrare teleconnessioni sempre più forti che lavorano all'interno di un clima cambiato dal riscaldamento globale i cui effetti operano in modo sempre più stringente:
1) Cambia lo stato medio del sistema oceano-atmosfera
• SST globali più alte
• gradienti termici e di umidità modificati
• background Atlantic/Pacific diverso

2) Cambia la risposta tropicale ai forcing interannuali
• ENSO tende ad avere un’impronta SST globale più ampia/efficace
• la convezione tropicale e i venti associati possono teleconnettersi più fortemente

3) L’Atlantico entra come modulatore attivo
• AMOC più debole / variabile modifica SST atlantiche
• cambia la posizione/intensità dell’ITCZ
• cambia il Tropical North Atlantic (TNA)

4) Cambiano le sorgenti d’onda tropicali
• diversa convezione tropicale
• diverso forcing di Rossby waves
• diversa interazione tra Pacifico, Atlantico e Indian Ocean

5) Cambiano le teleconnessioni extratropicali
• risposta diversa di NAO / EA / storm track
• pattern spaziali non stazionari
• prevedibilità diversa da un clima all’altro

6) Effetti europei
• variazioni in jet, blocchi, storm track, precipitazioni e temperature
• maggiore dipendenza dal “background state”

La maggior attenzione che merita oggi il fenomeno de El Nino è direttamente collegata agli aspetti sopra indicati


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CLEMENZA
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Qui a raffronto le anomalie geopotenziali di questa settimana e della prossima, a palesare grosso modo la recrudescenza del pattern.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Gli ultimi ricalcoli effettuati, irrobustiscono ulteriormente lo schema circolatorio euro-atlantico
che già abbiamo avuto di mettere in evidenza nei precedenti aggiornamenti. Permane una tendenza altopressoria
sul nord Europa con prevalente rotture anticicloniche da cui scaturiscono dorsali atlantiche che agevolano discese
di aria fredda dal primo quadrante. Parziali rotture cicloniche che favoriscono a fasi alterne distensioni anticicloniche
dal vicino atlantico-europa occidentali, riportando condizioni di bel tempo e un aumento delle temperature.
Questo schema è destinato a protrarsi ancora per un'altra settimana/dieci giorni circa e avremo una nuova
recrudescenza tra fine mese e i primi di maggio con nuovo calo delle temperature e episodi instabili sulla falsa riga di quelli già sperimentati recentemente. Successivamente il quadro barico dovrebbe cambiare. L'anticiclone sul nord
Europa tenderà ad arretrare verso la Groenlandia con un moto antizonale, agevolato da rotture d'onda cicloniche, che scivolerà più alto di latitudine entrando in fase con depressioni che inizieranno a formarsi in atlantico. Le correnti tenderanno a disporsi dal terzo quadrante apportando un guasto del tempo sull'Europa e mediterraneo occidentale.
Sostanzialmente è previsto un cambio del dipolo. Schema in atto:


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Il probabile cambio:


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Ipotesi evolutiva che a larghe spanne è inquadrata dalle views:

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Poi le peculiarità contingenti (ingerenze umide di cut-off sul Mediterraneo occidentale, con prefrontali caldi, come una situazione a curvatura quasi anticiclonica se le depressioni rimanessero più occidentali) le scopriremo avvicinandoci al periodo considerato.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Aggiornamenti che virano più verso la 2' ipotesi, quindi ancora anomalie positive sul nostro comparto ma senza escludere qualche ingerenza umida dalle lacune o cut-off in ingresso dall'Atlantico portoghese.

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vignaiolo
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da vignaiolo »

CLEMENZA ha scritto: lun apr 27, 2026 11:54 pm Aggiornamenti che virano più verso la 2' ipotesi, quindi ancora anomalie positive sul nostro comparto ma senza escludere qualche ingerenza umida dalle lacune o cut-off in ingresso dall'Atlantico portoghese.

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Come dicevo ciclo secco di non immediata risoluzione per il nord
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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buonasera. All'inizio di questo mese, l'interferenza costruttiva tra la MJO e l'attività delle onde di Rossby equatoriali ha portato a un evento di raffiche di vento occidentale (WWB) eccezionalmente forte sul Pacifico occidentale, contribuendo la continua attività delle onde di Kelvin che probabilmente rafforzeranno e/o intensificheranno un volume subsuperficiale anomalo caldo e favoriranno la transizione verso El Niño nei prossimi mesi.
Sia le osservazioni RMM che quelle del potenziale di velocità in quota continuano a mostrare una MJO ben organizzata, con la sua fase potenziata che si propaga verso est sull'Africa mantenendo un'ampiezza e una velocità di fase piuttosto elevata.
I modelli dinamici concordano nel favorire la continua attività sull'Oceano Indiano, ma generalmente indicano un rapido calo dell'intensità del segnale man mano che il segnale si sposta nel Continente Marittimo durante la seconda settimana. Questa riduzione dell'intensità del segnale potrebbe essere collegata a una forzante a bassa frequenza emergente, poiché le acque del Pacifico tropicale continuano a riscaldarsi.
Arriva El Nino dunque, probabilmente con intensità forte, ma come nasce questo fenomeno? Tutto parte dalle onde equatoriali che rappresentano uno dei meccanismi più affascinanti e cruciali nella dinamica del clima tropicale. Si formano proprio in prossimità dell’equatore e, man mano che si allontanano verso nord o sud, perdono intensità e rallentano la loro propagazione, rimanendo più persistenti nelle fasce tropicali.
Queste onde non sono solo un fenomeno atmosferico. Difatti esistono sia onde atmosferiche che onde oceaniche, e giocano un ruolo determinante nell’evoluzione di El Niño e La Niña, i due estremi del fenomeno ENSO.
Studi recenti hanno evidenziato come, anche lungo la fascia equatoriale tra l’alta troposfera e il basso strato della stratosfera, si generino onde planetarie analoghe alle classiche onde di Rossby delle medie latitudini. Queste onde equatoriali si propagano prevalentemente da est verso ovest, creando aree di disturbo che influenzano la circolazione atmosferica e lo stato del tempo su scala regionale e globale.
Le onde equatoriali si dividono in diverse tipologie. Tra le più importanti abbiamo le onde di Kelvin, le onde di Yanai e le più famose onde di Rossby. Le onde di Kelvin equatoriali (oceaniche e atmosferiche) si propagano velocemente verso est lungo l’equatore. Le onde di Rossby equatoriali si muovono verso ovest, più lentamente. Poi abbiamo pure le onde di Yanai, un tipo ibrido caratteristico della fascia equatoriale.
Queste onde decadono rapidamente allontanandosi dall’equatore, ma proprio questa caratteristica le rende fondamentali per confinare gli effetti dei fenomeni ENSO nella zona tropicale.
Le onde di Kelvin oceaniche sono spesso il segnale precursore della nascita di un El Niño. Uno studio sul potente evento 1997-98 ha dimostrato come l’attivazione di venti occidentali (westerly wind bursts), spesso legati al transito della MJO, generino onde Kelvin di downwelling (che abbassano il termoclino) che si propagano verso est attraverso il Pacifico a circa 2,5 m/s.
La MJO, un’oscillazione intrastagionale con ciclo di 30-60 giorni, agisce come innesco quando è attiva sull’Oceano Indiano o sul Pacifico occidentale, producendo una intensa attività convettive che libera calore latente, generano venti occidentali anomali. Questi venti inibiscono gli Alisei (venti orientali regolari) e spingono una grande “striscia” di acqua calda verso est, a profondità intorno ai 150 metri.
Quando questa onda Kelvin raggiunge le coste del Sud America (Ecuador e Perù), l’acqua calda sovrasta la fredda Corrente di Humboldt, riducendo l’upwelling di acque profonde e fredde.
Il risultato è un rapido aumento della temperatura superficiale del mare nel Pacifico orientale. Un aumento superiore a +1,5°C rispetto alla media per tre mesi consecutivi segnala ufficialmente l’inizio di un El Niño, come monitorato dalle boe del sistema TAO/TRITON, gestito dal NOAA.
In superficie, l’onda si manifesta con un lieve innalzamento del livello del mare (circa 8-10 cm) e un’espansione delle acque calde verso nord, fino al Golfo di Panama e alle coste della California e del Messico, favorendo un aumento dell’attività convettiva e delle precipitazioni. La controparte, le onde di Rossby e la transizione verso La Niña
Mentre le onde Kelvin attivano El Niño, le onde di Rossby equatoriali giocano un ruolo chiave nella sua terminazione e nella transizione verso La Niña.
Queste onde raggiungono il confine occidentale del Pacifico (vicino all’Indonesia e alla Nuova Guinea), si riflettono e generano onde Kelvin che tornano verso est dopo alcuni mesi. Questo “ritardo” (tipicamente 6-9 mesi per il ciclo completo) porta al sollevamento del termoclino nel Pacifico orientale, favorendo il ritorno di acque fredde e l’instaurarsi di La Niña.
Un modello complementare, il recharge-discharge oscillator di Jin (1997), sottolinea invece il ruolo del “ricarico” di calore nel Pacifico occidentale durante La Niña (tramite onde Rossby di downwelling) e il successivo “scarico” equatoriale durante El Niño. Entrambe le teorie evidenziano come le onde equatoriali siano il meccanismo che collega le anomalie di vento alla risposta oceanica su scala interannuale.
Le onde equatoriali permettono ai modelli di previsione di anticipare l’evoluzione di ENSO con alcuni mesi di anticipo. Il monitoraggio tramite boe oceanografiche, satelliti altimetrici e reanalisi (come quelle dell’Australian Bureau of Meteorology o del NOAA) rileva in tempo reale la propagazione di queste onde.
Inoltre, interazioni con altri fenomeni come la Pacific Meridional Mode o i venti intrastagionali modulati dalla MJO, possono amplificare o modulare questi processi, rendendo alcuni eventi di El Niño “costieri” particolarmente intensi.

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La circolazione europeo risente ancora della presenza di strutture anticicloniche sul nord del continente. Schema
idoneo affinché aria piuttosto fredda riesca a scivolare sul bordo orientale e portare a più riprese un tipo di tempo tipicamente invernale sulle aree russe e dell'Europa orientale in genere, apportando anche nevicate tardive sino in
pianura. Un ultima fase avente queste caratteristiche, si farà strada anche nei prossimi giorni con effetti anche sulla
nostra penisola nei pressi del fine settimana, soprattutto dal punto di vista isotermico.

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Le proiezioni iniziano però a mostrare un cambio di passo. Il blocco tenderà a crollare e le correnti inizieranno a
disporsi da ovest sud ovest apportando un clima più umido sulle aree più occidentali del continente. Campi ciclonici
inizieranno ad agire in medio atlantico in regime di antiblocco, con una velocità di fase che però tende a mantenersi piuttosto arretrata e ciò pone a rischio di rimonte sub tropicali le nostre regioni centro meridionali, in particolar modo, mentre il nord e il medio-alto tirreno risentiranno maggiormente della vicina attività ciclonica atlantica.

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

RAPPORTO SULLO STATO DEL CLIMA EUROPEO NEL 2025

Oggi, 29 aprile, è stata diffusa la nuova edizione riferita al 2025 dell'ESOTC/European State of the Climate, a cui ha lavorato un centinaio di ricercatori sotto il coordinamento di Copernicus ECMWF e della World Meteorological Organization.
La pubblicazione è una miniera di informazioni sui segnali delle diverse variabili climatiche, idrologiche e ambientali (temperature di aria e mari, precipitazioni e umidità dei suoli, innevamento, ghiacciai, portate fluviali, incendi boschivi, gas serra...) e degli estremi meteo-climatici osservati nell'anno scorso in Europa, ed evidenzia le criticità di un clima in accelerato cambiamento. Ecco alcuni tra i dati principali.
Nel 2025 almeno il 95% dell'Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media, e nell'insieme del continente è stato il terzo anno più caldo almeno dal 1950 (dati reanalisi ERA5, anomalia +1,17 °C rispetto al trentennio 1991-2020) dopo i casi recenti del 2024 (+1,47 °C) e 2020 (+1,19 °C); ma si è trattato perfino dell'anno più caldo considerando il settore n. 6 della partizione WMO che, oltre all'Europa in senso stretto, comprende anche il Medioriente.
A livello regionale, è stato l'anno più caldo mai registrato nel Regno Unito, in Islanda (Paese che non a caso ha pure sperimentato la seconda maggiore perdita di massa dei ghiacciai dopo quella record del 2010), Norvegia e Kazakistan; quarto anno più caldo invece in Italia. In particolare un'ondata di calore eccezionale durata tre settimane ha colpito la Fennoscandinavia subartica in luglio con temperature oltre 30 °C (e fino a 34,9 °C a Frosta, presso Trondheim, Norvegia).
Peraltro l'Europa, intesa come regione WMO n. 6, è la regione del mondo che si sta riscaldando maggiormente (+2,6 °C negli ultimi 5 anni rispetto alla media 1850-1900), a velocità circa doppia rispetto alla media globale (+1,4 °C).
I ghiacciai in tutte le regioni europee hanno registrato una perdita netta di massa, con il maggiore contributo da parte delle isole Svalbard, circa -39 Gt di ghiaccio (gigatonnellate, o miliardi di tonnellate); inoltre la calotta della Groenlandia ha perso 139 Gt di ghiaccio (pari a 1,5 volte tutto il ghiaccio delle Alpi). In marzo, a fine stagione di innevamento, la copertura nevosa nel continente era sotto media del 31% (come se mancasse una superficie innevata pari all'area di Francia, Italia, Svizzera, Austria e Germania messe insieme), terzo valore più negativo in oltre un quarantennio dopo i casi di marzo 2020 (-36%) e marzo 1990 (-32%).
A ottobre 2025, terminata la stagione di scongelamento della banchisa, il volume di ghiaccio marino nell'Artico europeo era molto sotto media, soprattutto nel Mare di Barents (-98%).
La temperatura media annua della superficie dei mari circostanti l'Europa è stata la più alta mai registrata, stabilendo un nuovo record per il quarto anno consecutivo (anomalia +0,65 °C), e le acque del Mediterraneo (anomalia +1,0 °C) sono rimaste solo poco sotto al loro primato del 2024. L’86% della regione ha subito ondate di calore marine “forti”, "severe" o "estreme".
Gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.034.550 ettari di vegetazione (= 10345 km2, circa pari all'area della Basilicata), la superficie più estesa mai registrata. Il contributo maggiore è venuto dai roghi divampati in agosto in Spagna e Portogallo. Di conseguenza anche le emissioni di carbonio da incendi sono state a livelli record (circa 13,5 milioni di tonnellate) nella serie di monitoraggio avviata nel 2003.
Nell'insieme d'Europa le portate dei fiumi sono state inferiori alla media per 11 mesi nel corso del 2025 (specie tra aprile e luglio), e il 70% dei corsi d'acqua, per lo più nel centro-est del continente, ha registrato portate medie annue inferiori alla norma, mentre portate superiori al consueto hanno caratterizzato la Penisola Iberica e in parte l'Italia. Tempeste e alluvioni hanno colpito migliaia di persone (come a metà novembre dalle isole britanniche al Portogallo durante la tempesta "Claudia"), sebbene in modo assai meno diffuso rispetto agli anni precedenti.
In un contesto di progressivo disseccamento a scala pluridecennale, il 2025 è stato uno dei tre anni con la minore umidità dei suoli a scala europea, in gran parte a causa delle siccità che hanno colpito vaste regioni, dal Regno Unito alla Turchia.
Almeno una buona notizia: nel 2025 le fonti rinnovabili hanno fornito quasi la metà (46,4 %) dell’elettricità europea, con il fotovoltaico che ha raggiunto un nuovo record di contributo pari al 12,5% dell'elettricità totale prodotta (inoltre, eolico 18%, idroelettrico 15,9%). Solare ed eolico da soli (30,5%) superano ormai le fonti fossili (27,5%) nella generazione elettrica.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Gli aggiornamenti confermano il cambio circolatorio alla conclusione di quest'ultima avvezione
di carattere invernale sull'est Europa e marginalmente sulla nostra penisola. Cede il blocco nord europeo e le
correnti inizieranno a curvare da ovest sud ovest in seno all'attività ciclonica in progressiva formazione in est atlantico.
In questo letto di correnti atlantiche si inseriranno perturbazioni che riporteranno la pioggia sull'ovest Europa e anche
nel mediterraneo centro occidentale. La media dei scenari per la prossima settimana, disegnano un flusso occidentale
con piegamenti da sud che stuzzicheranno il sub tropicale con onde che potrebbero lambire il nostro meridione in particolar modo. La velocità di fase delle onde tende a invertire il segno sulla nostra verticale con l'oscillazione
pacifica e atlantica verso la neutro-negativita', ed è vista permanere sin verso la seconda decade del mese di maggio.
Le temperature risulteranno prossime alla media o poco sopra al nord, mentre tenderanno ad aumentare al centro,
specie in adriatico, e al sud, con particolare attenzione alla Sicilia.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Anche le uscite serali ripropongono il tipo di circolazione già prefigurato: dopo l'interlocutoria fase stabile di questi 2-3 giorni, da lunedì - a partire da ovest - un cavo d'onda dal Golfo di Biscaglia si avvicinerà attraverso quello del Leone.
Più in generale, dopo questa fase, l'onda negativa andrà rafforzandosi sull'Est Atlantico, praticamente condizionando il tempo su buona parte del Continente Marittimo, con quella curvatura che però "stuzzicherà il subtropicale" (come scriveva Picchio) nel dominio Mediterraneo centrale (precipuamente tra sponde nordafricane e mari meridionali)
Penisola iberica che dovrebbe sperimentare una fase termica un po' sottomedia nel complesso.
I forecast questo ci raccontano:

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Gli ultimi rilevamenti climatici globali.
l'Europa si scalda a velocità doppia, mentre l'Artico quasi a velocità tripla per decade rispetto al resto del globo.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Le ultime indicazioni previsionali rimangono in linea e coerenti con le descrizioni circolatorie che
già abbiamo avuto modo di commentare. Cambia la disposizione barica in area euro atlantica e le correnti tendono
a disporsi dal terzo quadrante dopo una prolungata fase di origine artica, in seguito alla destrutturazione del blocco
nord europeo. In soldoni questo si traduce sostanzialmente con il ritorno delle correnti atlantiche sul continente
europeo centro occidentale con associati fronti e precipitazioni.
La velocità di fase si instaura in est atlantico con saccature decise a guadagnare terreno sia verso ovest che verso sud.
Il cammino delle perturbazioni atlantiche non sarà però così agevole, e questo anche al netto di una evoluzione destinata a riportare tempo variabile, a tratti perturbato. Nel complesso tutto questo ci segnala dunque una fase tutta nuova, di matrice certamente oceanica, ma anche nel segno di un profilo delle onde che non esclude l’azione del sub-tropicale su basso mediterraneo centro-orientale ed europa orientale, che, oltre a far impennare le temperature, farà da
azione frenante al suddetto flusso perturbato alle medio-basse latitudini. Dopo una prima fase in seno al peggioramento del 5/6 maggio, si può considerare la possibilità che gli affondi atlantici tendano a maturare in un profilo più meridiano, con una ampia saccatura estesa dall’islanda all’oceano afro-iberico e con un promontorio sub-tropicale ben disposto su mediterraneo meridionale centro-orientale e penisola balcanica. In questo contesto configurativo associato a un deciso flusso in quota sud-occidentale, più o meno influente sulla nostra penisola a seconda della sua posizione in latitudine e in longitudine, c'è sempre da considerare l’opposizione del promontorio dinamico ad est. Il consolidamento di tali anomalie sull’europa occidentale, ci suggerisce il transito di onde successive, in un percorso a pendolo, a interessare o lambire il nostro centro-nord anche per il lungo termine.


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

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Volume ed estensione dei ghiacci artici al 30 aprile 2026

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