ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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CLEMENZA
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Pressoché confermata la tendenza già descritta: dopo questi 3 giorni di risalita sia termica che barica, da lunedì saremo coinvolti da un parziale abbassamento dei geopotenziali e, tra fine martedì e giovedì almeno, dall'ingresso di aria più fresca.
In generale l'andamento vede questo parziale coinvolgimento da parte di un nocciolo fresco sul Centro Europa, che subito dopo entra in fase con l'ondulazione artica orientale, andando ad interessare soprattutto il Triveneto e le Adriatiche (visto il posizionarmento del cuore anticiclonico tra Faer Oer, Scozia e Mar di Norvegia).
Ancora dopo - guidati da Ens e views - la transizione ancor più a nordovest delle alte pressioni, verso un Rex Block groenlandese (Groenlandia/Baffin/Labrador) e un'oscillazione nordatlantica negativa (il tutto visibile nell'EOF sottostante).

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Come già descritto da Clemenza, la circolazione fatica ancora ad assumere quelle caratteristiche più
statiche attraverso figure anticicloniche in pieno assetto sull'Europa centro meridionale. Altresì la circolazione tende ancora a mantenere in fase gli scambi meridiani atti a dissipare energia com moti retrogradi.
Dunque, terminata questa fase tipicamente primaverile in seno a una espansione di un promontorio afro-iberico,
i modelli ci propongono un deciso cambio della circolazione su scala europea. Infatti la velocità di fase atlantica che tenderà ad arretrare e attivare l'accennato promontorio, farà aumentare la pressione sul nord Europa agevolando la discesa di aria più fredda dal 1° quadrante. Al momento non risultano ancora chiarissimi gli esiti sulla penisola. Gli effetti più decisi saranno legati alla discesa delle temperature che tenderanno a portarsi verso le medie dopo gli esuberi di questi giorni, mentre la barica non pare coinvolgerci direttamente avendo una struttura che tende piuttosto a galleggiare che spingersi decisamente verso sud, comunque in grado di incentivare dinamiche di destabilizzazione, soprattutto tra il settentrione e la fascia adriatica.

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno, un breve resoconto dello stato del bilancio idrico-nivale sulla nostra penisola.

Dopo una fase di fusione intensa tra febbraio e inizio marzo, la seconda metà del mese di marzo ha riportato condizioni più fredde e nuove nevicate, introducendo una temporanea pausa nella discesa stagionale.
A metà aprile, a scala nazionale, la neve torna però a seguire il suo ciclo naturale di fusione, con un deficit di equivalente idrico nivale (SWE) pari a circa –11%. La stagione è entrata nella sua fase finale, ma non senza qualche sorpresa lungo il percorso.

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Marzo ha mostrato un comportamento meno lineare rispetto a quanto osservato nei mesi precedenti. Le temperature, su gran parte delle montagne italiane, sono risultate più basse della media, in particolare sulle Alpi e sugli Appennini centrali.
Questo raffreddamento ha temporaneamente rallentato la fusione del manto nevoso, soprattutto intorno alla metà del mese. Parallelamente, nuove precipitazioni, nevose in quota, hanno interessato diversi settori alpini, in particolare il Piemonte, e ampie aree appenniniche.
Il risultato è stato un breve ma significativo recupero dello SWE, osservabile fino all’inizio di aprile. Un esempio chiaro di come la risorsa nivale sia il risultato di un equilibrio continuo tra “quanto freddo fa” e quanto nevica.

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È proprio sugli Appennini che questo equilibrio ha prodotto gli effetti più evidenti. Le nevicate di fine stagione hanno portato il manto nevoso a raggiungere, all’inizio di aprile, il picco stagionale più alto dell’intero inverno (+59%).
Si tratta di un segnale positivo per le risorse idriche locali, ma che va interpretato con cautela. Come sottolinea l’esperienza di questa stagione, una rimonta tardiva non è sufficiente a compensare completamente i deficit accumulati nei mesi precedenti.
Nel bacino del Sangro, ad esempio, le recenti nevicate hanno riportato lo SWE vicino ai valori di picco (circa 100 milioni di metri cubi), ma le condizioni di sotto-media osservate fino a poche settimane prima hanno già avuto effetti su ecosistemi, ricarica delle falde e gestione delle risorse idriche.
Infatti la risorsa idrica nivale non è una fotografia di un singolo evento, ma la somma di tutta la stagione. Quando arriva tardi e tutta insieme, può cambiare il paesaggio in pochi giorni, ma non basta a riscrivere quello che è successo nei mesi precedenti. E questo si riflette inevitabilmente su quanta acqua sarà davvero disponibile a valle. Dal punto di vista idrologico, infatti, non conta solo quanta neve cade, ma anche quando si accumula e come evolve nel tempo: una stagione con accumuli tardivi modifica i tempi e i volumi di fusione, influenzando il deflusso e la disponibilità della risorsa idrica nei mesi successivi.
Spostandosi verso Nord, il quadro appare più stabile ma già avviato verso la fase finale della stagione. Le Alpi italiane si collocano attualmente leggermente sotto media, con un deficit di circa –16%, e risultano in fusione continua dalla fine di febbraio.


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Tra i grandi bacini italiani emergono differenze nette:

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Il bacino del Po continua a distinguersi per una condizione di sostanziale equilibrio: lo SWE si mantiene in linea con la media stagionale (–1%). Un dato particolarmente interessante se confrontato con la percezione mediatica.
La percezione diffusa è stata quella di un inverno eccezionalmente nevoso, in realtà i dati ci raccontano qualcosa di diverso: più che straordinaria, questa stagione è stata in gran parte in linea con la climatologia. È una normalità a cui non eravamo più abituati, soprattutto perché negli ultimi anni abbiamo osservato una progressiva riduzione della neve, in particolare alle quote medio-basse.

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Questa “normalità”, tuttavia, non è uniforme lungo il profilo altimetrico. Le condizioni risultano in linea con la media soprattutto oltre i 2500 metri, mentre permane una carenza di neve alle quote medio-basse, una caratteristica ormai ricorrente negli ultimi anni.

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Nel bacino dell’Adige, invece, il deficit resta significativo (–41%), con condizioni paragonabili a quelle del 2022. Anche qui la fusione è già in corso, ma su una base di accumulo inferiore rispetto alla norma

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Guardando alle prossime settimane, il ruolo principale sarà giocato dalla temperatura. Durante la fase di fusione, infatti, è questo il fattore dominante nel determinare la velocità con cui la neve si trasforma in acqua.
Le previsioni stagionali di ECMWF indicano una primavera più calda della media, suggerendo un’accelerazione del processo di fusione rispetto ai valori climatologici. Sul fronte delle precipitazioni, invece, il segnale resta incerto, e quindi non è possibile individuare con chiarezza eventuali opportunità di recupero

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Robur78
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da Robur78 »

Buongiorno!!
Interessanti questi dati, grazie Picchio
vignaiolo
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da vignaiolo »

picchio70 ha scritto: sab apr 18, 2026 8:00 am Buongiorno, un breve resoconto dello stato del bilancio idrico-nivale sulla nostra penisola.

Dopo una fase di fusione intensa tra febbraio e inizio marzo, la seconda metà del mese di marzo ha riportato condizioni più fredde e nuove nevicate, introducendo una temporanea pausa nella discesa stagionale.
A metà aprile, a scala nazionale, la neve torna però a seguire il suo ciclo naturale di fusione, con un deficit di equivalente idrico nivale (SWE) pari a circa –11%. La stagione è entrata nella sua fase finale, ma non senza qualche sorpresa lungo il percorso.

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Marzo ha mostrato un comportamento meno lineare rispetto a quanto osservato nei mesi precedenti. Le temperature, su gran parte delle montagne italiane, sono risultate più basse della media, in particolare sulle Alpi e sugli Appennini centrali.
Questo raffreddamento ha temporaneamente rallentato la fusione del manto nevoso, soprattutto intorno alla metà del mese. Parallelamente, nuove precipitazioni, nevose in quota, hanno interessato diversi settori alpini, in particolare il Piemonte, e ampie aree appenniniche.
Il risultato è stato un breve ma significativo recupero dello SWE, osservabile fino all’inizio di aprile. Un esempio chiaro di come la risorsa nivale sia il risultato di un equilibrio continuo tra “quanto freddo fa” e quanto nevica.

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È proprio sugli Appennini che questo equilibrio ha prodotto gli effetti più evidenti. Le nevicate di fine stagione hanno portato il manto nevoso a raggiungere, all’inizio di aprile, il picco stagionale più alto dell’intero inverno (+59%).
Si tratta di un segnale positivo per le risorse idriche locali, ma che va interpretato con cautela. Come sottolinea l’esperienza di questa stagione, una rimonta tardiva non è sufficiente a compensare completamente i deficit accumulati nei mesi precedenti.
Nel bacino del Sangro, ad esempio, le recenti nevicate hanno riportato lo SWE vicino ai valori di picco (circa 100 milioni di metri cubi), ma le condizioni di sotto-media osservate fino a poche settimane prima hanno già avuto effetti su ecosistemi, ricarica delle falde e gestione delle risorse idriche.
Infatti la risorsa idrica nivale non è una fotografia di un singolo evento, ma la somma di tutta la stagione. Quando arriva tardi e tutta insieme, può cambiare il paesaggio in pochi giorni, ma non basta a riscrivere quello che è successo nei mesi precedenti. E questo si riflette inevitabilmente su quanta acqua sarà davvero disponibile a valle. Dal punto di vista idrologico, infatti, non conta solo quanta neve cade, ma anche quando si accumula e come evolve nel tempo: una stagione con accumuli tardivi modifica i tempi e i volumi di fusione, influenzando il deflusso e la disponibilità della risorsa idrica nei mesi successivi.
Spostandosi verso Nord, il quadro appare più stabile ma già avviato verso la fase finale della stagione. Le Alpi italiane si collocano attualmente leggermente sotto media, con un deficit di circa –16%, e risultano in fusione continua dalla fine di febbraio.


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Tra i grandi bacini italiani emergono differenze nette:

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Il bacino del Po continua a distinguersi per una condizione di sostanziale equilibrio: lo SWE si mantiene in linea con la media stagionale (–1%). Un dato particolarmente interessante se confrontato con la percezione mediatica.
La percezione diffusa è stata quella di un inverno eccezionalmente nevoso, in realtà i dati ci raccontano qualcosa di diverso: più che straordinaria, questa stagione è stata in gran parte in linea con la climatologia. È una normalità a cui non eravamo più abituati, soprattutto perché negli ultimi anni abbiamo osservato una progressiva riduzione della neve, in particolare alle quote medio-basse.

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Questa “normalità”, tuttavia, non è uniforme lungo il profilo altimetrico. Le condizioni risultano in linea con la media soprattutto oltre i 2500 metri, mentre permane una carenza di neve alle quote medio-basse, una caratteristica ormai ricorrente negli ultimi anni.

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Nel bacino dell’Adige, invece, il deficit resta significativo (–41%), con condizioni paragonabili a quelle del 2022. Anche qui la fusione è già in corso, ma su una base di accumulo inferiore rispetto alla norma

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Guardando alle prossime settimane, il ruolo principale sarà giocato dalla temperatura. Durante la fase di fusione, infatti, è questo il fattore dominante nel determinare la velocità con cui la neve si trasforma in acqua.
Le previsioni stagionali di ECMWF indicano una primavera più calda della media, suggerendo un’accelerazione del processo di fusione rispetto ai valori climatologici. Sul fronte delle precipitazioni, invece, il segnale resta incerto, e quindi non è possibile individuare con chiarezza eventuali opportunità di recupero

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Ciao
A che annate si riferisce il picco grigio massimo di neve presente sulle nostre montagne?
Si riesce a capire?
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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Non è specificato, la banda grigia rappresenta i picchi over e under
della variabilità interannuale.
maurizio-boscaro
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da maurizio-boscaro »

Buongiorno
grazie Picchio una bella informazione sempre ben dettagliata e precisa.
CLEMENZA
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da CLEMENZA »

Andamento settimanale che rimane quello già descritto: cella positiva islandese, rientro fresco principalmente sulle Adriatiche specie tra mercoledì e giovedì, nel mentre si andrà a costruite un promontorio ad omega (un po' sbilenco) grazie al contributo della radice subtropicale nordafricana, come risposta dinamica al ciclone chiuso in area azzorriana.
Dopo l'instabilità di questi giorni, gia da mercoledì pomeriggio/sera per buona parte della Penisola sarà un ritorno a condizioni più stabili e secche.

A seguire vedremo se con un arretramento di fase ci sara ancora modo di vedere geopotenziali positivi in area britannica.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. L'analisi settimanale delle vicissitudini tropico-equatoriali, evidenzia una interferenza costruttiva tra la MJO e l'attività delle onde di Rossby equatoriali, che ha portato a un evento di raffiche di vento occidentale (WWB) eccezionalmente forte sul Pacifico occidentale, contribuendo allo sviluppo e all'intensificazione del super tifone
Sinlaku.
L'evento WWB e la continua attività delle onde di Kelvin oceaniche discendenti probabilmente rafforzeranno e/o intensificheranno un volume subsuperficiale anomalo caldo e favoriranno la transizione verso El Niño nei prossimi mesi.
Sia le osservazioni RMM che quelle del potenziale di velocità in quota continuano a mostrare una MJO ben organizzata, con la sua fase potenziata che si propaga verso est nell'emisfero occidentale, e soppressa sul continente marittimo ove guadagnava ampiezza durante la scorsa settimana
I modelli dinamici concordano nel favorire la continua attività sull'emisfero occidentale, ma variano per quanto riguarda la sua intensità e fase finale nelle prossime settimane. ECMWF rimane il modello più robusto e progressivo , con le sue soluzioni corrette per il bias che favoriscono una MJO coerente sull'Oceano Indiano e che potrebbe raggiungere il Continente Marittimo a maggio.
La continua propagazione verso est favorisce maggiori possibilità di sviluppo di cicloni tropicali (TC) sull'Oceano
Indiano e minori sul pacifico occidentale. Tuttavia, le probabilità di formazione di TC potrebbero essere contrastate da una climatologia meno attiva nell'emisfero meridionale e dall'emergere di un segnale a bassa frequenza che supporti la genesi nel Pacifico occidentale.


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Le condizioni sono passate a ENSO Neutrale, con un El Niño che probabilmente si stabilirà quest'estate (61% di probabilità per MJJ)
Favoriti da periodi di forti venti occidentali a bassa quota all'inizio di quest'anno, si osservano anomalie subsuperficiali fortemente positive tra 170°W e 120°W. Il più recente evento WWB sembra rafforzare questo volume di acqua calda nelle prossime settimane.

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Ne consegue una circolazione con attività d'onda predominante a conservare la tendenza a scambi meridiani atta
a disperdere energia. Le due velocità di fase depressionarie, ovvero la discesa fredda sull’europa orientale ed il cut-off oceanico, confermano di non voler interagire, ed anzi, di voler lasciare spazio al classico profilo in cui una figura anticiclonica allontana e pone in opposizione di fase le due circolazioni negative. Il cut-off atlantico, infatti, tende ad allontanarsi sempre di più dalle faccende continentali, orientato a muovere in senso retrogrado verso nord-ovest ed a essere inglobato dal flusso dominante oceanico tendente a correre sull’alto atlantico da sud-ovest a nord-est. E’ invece il flusso settentrionale della struttura dinamica depressionaria che coinvolge buona parte dell’europa centro-orientale, contestualizzabile in una ampia saccatura associata ad impulsi od onde secondarie successive che corrono da nord o nord-ovest verso sud o sud-est, a poter risultare influente, almeno marginalmente o in parte, per le nostre regioni. Tant’è che, a dispetto di una evoluzione che non vede relativi affondi diretti e che vede, invece, un’alta pressione decisa a mantenere ad est detto flusso settentrionale, avremo probabili disturbi su settentrione ed adriatico in primis, indicativi di dette infiltrazioni da nord, amplificati da un surplus energetico accumulatosi in questi giorni che ne esaltano la fenomenologia convettiva in seno a strutture grandinìgene , ma non certamente dei veri e propri guasti da decisi affondi sulla penisola. Le temperature subiranno un deciso calo sui versanti esposti e detta circolazione.
La tendenza non mostra particolari variazione dell'attività d'onda. Quella atlantica si mantiene in pieno atlantico contribuendo a gonfiare il piano troposferico sull'Europa occidentale, mantenendo attiva quella orientale e
contribuendo alla prosecuzione degli scambi meridiani. Il grafico sottostante evidenzia che detta attività torni a risultare più attiva sulle nostre regioni intorno alla seconda metà della prima decade di maggio. Eventualmente
vedremo come. Le temperature risulteranno particolarmente elevate ad ovest del continente , mentre tenderanno a mantenersi al di sotto ad est, con la penisola linea occasionale di confine tra le due opposte circolazioni: l'estate che avanza e rigurgiti invernali, in linea con il periodo climatologico. In un precedente aggiornamento si era messo in luce il rischio che un onda sub tropicale potesse farsi viva in terza decade e probabilmente interessarci. Al momento detta
onda sembra mantenersi più occidentale, interessando direttamente la penisola iberica e la Francia con valori EFI particolarmente elevati. Altrettanto estremi, ma opposti, su alcuni settori dell'Europa orientale/Asia


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da Rio »

picchio70 ha scritto: mar apr 21, 2026 8:53 am Buongiorno. L'analisi settimanale delle vicissitudini tropico-equatoriali, evidenzia una interferenza costruttiva tra la MJO e l'attività delle onde di Rossby equatoriali, che ha portato a un evento di raffiche di vento occidentale (WWB) eccezionalmente forte sul Pacifico occidentale, contribuendo allo sviluppo e all'intensificazione del super tifone
Sinlaku.
L'evento WWB e la continua attività delle onde di Kelvin oceaniche discendenti probabilmente rafforzeranno e/o intensificheranno un volume subsuperficiale anomalo caldo e favoriranno la transizione verso El Niño nei prossimi mesi.
Sia le osservazioni RMM che quelle del potenziale di velocità in quota continuano a mostrare una MJO ben organizzata, con la sua fase potenziata che si propaga verso est nell'emisfero occidentale, e soppressa sul continente marittimo ove guadagnava ampiezza durante la scorsa settimana
I modelli dinamici concordano nel favorire la continua attività sull'emisfero occidentale, ma variano per quanto riguarda la sua intensità e fase finale nelle prossime settimane. ECMWF rimane il modello più robusto e progressivo , con le sue soluzioni corrette per il bias che favoriscono una MJO coerente sull'Oceano Indiano e che potrebbe raggiungere il Continente Marittimo a maggio.
La continua propagazione verso est favorisce maggiori possibilità di sviluppo di cicloni tropicali (TC) sull'Oceano
Indiano e minori sul pacifico occidentale. Tuttavia, le probabilità di formazione di TC potrebbero essere contrastate da una climatologia meno attiva nell'emisfero meridionale e dall'emergere di un segnale a bassa frequenza che supporti la genesi nel Pacifico occidentale.


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Le condizioni sono passate a ENSO Neutrale, con un El Niño che probabilmente si stabilirà quest'estate (61% di probabilità per MJJ)
Favoriti da periodi di forti venti occidentali a bassa quota all'inizio di quest'anno, si osservano anomalie subsuperficiali fortemente positive tra 170°W e 120°W. Il più recente evento WWB sembra rafforzare questo volume di acqua calda nelle prossime settimane.

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Ne consegue una circolazione con attività d'onda predominante a conservare la tendenza a scambi meridiani atta
a disperdere energia. Le due velocità di fase depressionarie, ovvero la discesa fredda sull’europa orientale ed il cut-off oceanico, confermano di non voler interagire, ed anzi, di voler lasciare spazio al classico profilo in cui una figura anticiclonica allontana e pone in opposizione di fase le due circolazioni negative. Il cut-off atlantico, infatti, tende ad allontanarsi sempre di più dalle faccende continentali, orientato a muovere in senso retrogrado verso nord-ovest ed a essere inglobato dal flusso dominante oceanico tendente a correre sull’alto atlantico da sud-ovest a nord-est. E’ invece il flusso settentrionale della struttura dinamica depressionaria che coinvolge buona parte dell’europa centro-orientale, contestualizzabile in una ampia saccatura associata ad impulsi od onde secondarie successive che corrono da nord o nord-ovest verso sud o sud-est, a poter risultare influente, almeno marginalmente o in parte, per le nostre regioni. Tant’è che, a dispetto di una evoluzione che non vede relativi affondi diretti e che vede, invece, un’alta pressione decisa a mantenere ad est detto flusso settentrionale, avremo probabili disturbi su settentrione ed adriatico in primis, indicativi di dette infiltrazioni da nord, amplificati da un surplus energetico accumulatosi in questi giorni che ne esaltano la fenomenologia convettiva in seno a strutture grandinìgene , ma non certamente dei veri e propri guasti da decisi affondi sulla penisola. Le temperature subiranno un deciso calo sui versanti esposti e detta circolazione.
La tendenza non mostra particolari variazione dell'attività d'onda. Quella atlantica si mantiene in pieno atlantico contribuendo a gonfiare il piano troposferico sull'Europa occidentale, mantenendo attiva quella orientale e
contribuendo alla prosecuzione degli scambi meridiani. Il grafico sottostante evidenzia che detta attività torni a risultare più attiva sulle nostre regioni intorno alla seconda metà della prima decade di maggio. Eventualmente
vedremo come. Le temperature risulteranno particolarmente elevate ad ovest del continente , mentre tenderanno a mantenersi al di sotto ad est, con la penisola linea occasionale di confine tra le due opposte circolazioni: l'estate che avanza e rigurgiti invernali, in linea con il periodo climatologico. In un precedente aggiornamento si era messo in luce il rischio che un onda sub tropicale potesse farsi viva in terza decade e probabilmente interessarci. Al momento detta
onda sembra mantenersi più occidentale, interessando direttamente la penisola iberica e la Francia con valori EFI particolarmente elevati. Altrettanto estremi, ma opposti, su alcuni settori dell'Europa orientale/Asia


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Ciao @Picchio!
Lettura interessante, specie nella parte tropicale, dove il nesso MJO–WWB–Kelvin appare sensato. Quello che convince meno è il salto quasi diretto verso le conseguenze euro-mediterranee, come se il forcing tropicale bastasse da solo a spiegare assetto atlantico, saccature orientali e perfino dettagli previsivi sull’Italia.
Il punto, secondo me, è proprio questo: il collegamento tra segnale tropicale e pattern europeo, qui è dato un po’ troppo per acquisito, mentre andrebbe esplicitato molto meglio. Quale wave train, quale risposta del getto, quale passaggio dinamico rende davvero coerente quella traduzione?
Perché altrimenti il rischio è di prendere una teleconnessione probabilistica e raccontarla come una catena quasi deterministica. E infatti il testo prima ammette divergenze modellistiche sulla MJO, poi però diventa piuttosto assertivo quando arriva a descrivere infiltrazioni da nord, disturbi al Nord e sull’Adriatico, cali termici e convezione anche grandinigena.
Diciamo che alla fine del discorso: parte tropicale valida e interessante, ma raccordo con l’Europa ancora da dimostrare meglio. Senza quel passaggio, la sensazione è che ci sia più interpretazione che reale vincolo dinamico.


Si racconta..
Un abbraccio :wink:


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Infatti non c'è nessuna correlazione diretta in area euro-atlantica-mediterranea, come in tante occasioni ho più
volte ribadito e sottolineato. Il nesso era per la circolazione emisferica propensa a smaltire energia attraverso scambi
meridiani, coadiuvata dalla sorgente d'onda tropico-equatoriale.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da Rio »

picchio70 ha scritto: mar apr 21, 2026 10:02 am Infatti non c'è nessuna correlazione diretta in area euro-atlantica-mediterranea, come in tante occasioni ho più
volte ribadito e sottolineato. Il nesso era per la circolazione emisferica propensa a smaltire energia attraverso scambi
meridiani, coadiuvata dalla sorgente d'onda tropico-equatoriale.
Sì, ho capito cosa intendi, e infatti il punto non è negare che la sorgente d’onda tropico-equatoriale possa contribuire al quadro emisferico generale.
Però è proprio questo che, leggendo il testo, secondo me non emergeva con abbastanza chiarezza. Per come era scritto, il passaggio dal forcing tropicale alla parte euro-mediterranea sembrava molto più stretto e lineare, mentre adesso giustamente lo stai riportando su un piano più corretto, cioè quello di una semplice predisposizione di fondo della circolazione emisferica agli scambi meridiani.
Quindi in realtà la tua precisazione non smentisce l’obiezione, semmai la conferma: il problema non era tanto il concetto in sé, ma il modo in cui era stato formulato, perché lasciava spazio a un’interpretazione più diretta del nesso con il quadro europeo e mediterraneo.
Detta così, cioè come contributo al contesto generale e non come correlazione diretta sull’area euro-atlantica, la cosa è molto più condivisibile. Ma proprio per questo, rileggendo il passaggio, secondo me l’equivoco nasceva in modo abbastanza naturale.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Ok, l'importante che ora sia più chiaro.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

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picchio70 ha scritto: mar apr 21, 2026 11:36 am Ok, l'importante che ora sia più chiaro.
Ok, allora ci siamo capiti.

Io infatti ti avevo fatto quell’osservazione perché, letto così, il passaggio sembrava più diretto di quello che intendevi. Se il senso era quello che hai chiarito adesso, bene così. Meglio tardi che mai.
maurizio-boscaro
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da maurizio-boscaro »

Buongiorno
Rio penso che avremmo tutti piacere che anche tu pubblichi le tue aanlisi di tanto in tanto, da dare una mano a PICCHIO e CLEMENTE
noi osservatori ne saremmo molto contenti, sempre nel rispetto di tutti.
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