su macro aree, seppur rimangono ancora insufficienti per quelli a carattere regionale.
Attualmente la penisola rimane contesa da due fasi d'onda di natura diversa, una a componente orientale più fredda e
una di origine atlantica polare. Quest'ultima acquisisce maggiore importanza rispetta alla prima che sta perdendo via
via credibilità, comunque la componente atlantica mostra altresì una certa difficoltà evolutiva in ambito mediterraneo.
Le due figure depressionarie in gioco, attualmente separate da una cresta anticiclonica, provano a entrare in fase.
In questi casi il forcing che spinge in senso antizonale finisce o può finire per alimentare il tipico cut-off anticiclonico o la tipica vorticità anticiclonica complementare, con la conseguenza della formazione di una struttura a dipolo. Le stesse strutture a dipolo caratterizzano un quadro stagnante, che poi è proprio quello che sembra frenare la segnalata azione retrograda, mentre tende a sopravanzare l’azione atlantica, pur se, come accennato, in uno scenario tutt’altro che semplice o lineare. Nel complesso si può osservare, tra le due grandi figure depressionarie, l’interazione positiva accennata, ma anche la persistenza di un certo disturbo anticiclonico che, tra il disegno bloccato continentale e quello più mobile oceanico, costringe il medesimo forcing atlantico ad avere una certa difficoltà nel progetto di detta fusione ed in quello di fare franca conquista euro-mediterranea, al punto tale da renderlo costretto a moderate infiltrazioni che potrebbero alimentare residue circolazioni a carattere chiuso sul basso mediterraneo. La tendenza mostra dunque una flessione dell’attuale campo barico verso un tempo meno stabile, più variabile o disturbato, e una diminuzione delle
temperature che dovrebbero portarsi su valori più consoni della climatologia dopo gli esuberi di questi giorni.





























