ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Avevamo nei giorni scorsi fatto cenno a una possibile nuova ondata di gelo sul nord america.
La previsione viene confermata. Contrasti molto molto accesi per l'avanzamento stagionale.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Fine settimana molto instabile sul nord ovest e Sardegna. Probabili accumuli importanti.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Mappe di correlazione:
Le mappe di correlazione mostrano che quando un indice si trova in una certa fase, mediamente si osserva un certo pattern. Si tratta di una associazione statistica, non di un rapporto causa–effetto.
Non esiste una direzione: il pattern osservato può anche non avere nulla a che fare con l’indice stesso.

Mappe composite:
Le mappe composite mostrano il pattern medio osservato quando una certa condizione è vera.
Sono medie climatologiche condizionate, non relazioni fisiche. Servono a capire cosa è accaduto più spesso in passato, non a dire cosa accadrà ora. Il singolo evento può discostarsi completamente dal pattern medio.

Mappe di regressione:
Le mappe di regressione servono a dirci che mediamente ( su tot casi) c'è quel tipo di pattern con la fase 5 ad esempio, ma se arriva la fase 5 non è detto che faccia quel pattern.

Tavole:
Le tavole ( es.Cassou) mostrano come cambiano le probabilità dei regimi di circolazione dato uno stato dell’indice. Un regime diventa più probabile degli altri, ma gli altri non vengono esclusi.Non dicono cosa succederà, ma cosa diventa più probabile.

Quindi, a cosa servono davvero questi indici? Non a dirci cosa accadrà, ma a spiegarci come cambiano le probabilità in gioco. Usarli come previsioni automatiche è un errore metodologico: l'indice non è la causa del tempo che farà, ma un sintetizzatore di una dinamica complessa e caotica. Il loro vero valore non sta nel fornire certezze, ma nel definire il contesto; ci indicano una predisposizione del sistema verso un certo scenario, senza però annullare il ruolo determinante dell'incertezza, capace in ogni momento di deviare il corso degli eventi.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Il centro, tolta la prossima fase evolutiva già esaminata, continua a mostrare un ultima parte
mensile e del nuovo mese entrante, abbastanza dinamica e interessante sotto il profilo delle
ondulazioni, che tendono a divenire più marcate.

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Solito processo di transizione anticiclonica che dopo la rottura e l'isolamento verso la Scandinavia, tende
sempre a dirigersi poi verso l'Islanda e la Groenlandia. Frangenti in cui potrebbe consolidarsi il Ridge atlantico,
o come atr da radice salda, o come Rex e passaggio a nao negativa. Al momento la maggioranza dei membri vede
più probabile un raffreddamento anche sensibile del mediterraneo ai primi giorni di Aprile.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Anomalie bariche e termiche viste al momento tra fine mese e prima settimana di aprile

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Questo l'ambito dei regimi in cui il determinismo tenderà a muoversi per fine mese

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Come si diceva prima, i primi due clusters ballano tra un ATR e un Rex blocking
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

La precedente stima dell'IPCC sul raggiungimento stabile della temperatura media globale a +1,5 °C, rispetto all'epoca preindustriale di riferimento (1850-1900), veniva fissata in una forbice temporale compresa tra il 2030 e il 2055. Gli ultimi 10 anni hanno stravolto e accorciato questa stima, spostandola, con l'attuale trend, a febbraio 2029 (Fig.1).
Questa stima varia continuamente, come si può facilmente intuire. Ciò è dovuto proprio al trend e all'andamento annuale e finanche mensile della temperatura media terrestre. Per facilitare la comprensione di questi scarti l'approccio visivo può venire in soccorso. Per esempio, prendendo come riferimento la proiezione a dicembre 2015 (Fig.2), si nota che la stima era fissata a marzo 2042. Dopodiché, a dicembre 2016, l'anno più caldo mai registrato sino a quel momento, nonché il primo a superare quella soglia fissata come limite negli Accordi di Parigi soltanto l'anno precedente, la proiezione ha subito un'accelerazione di quasi 4 anni, spostando la data a novembre del 2038 (Fig.3). Un'enormità per quanto riguarda la strima in sé, ma meno di un battito di ciglia da un punto di vista dei tempi geologici e climatici.
Attualmente, a febbraio 2026, la temperatura media terrestre è calcolata attestarsi su un valore di +1,42 °C. L'ultimo triennio (2023-2025) ha impennato la linea del grafico, confermando l'accelerazione del fenomeno in atto.
Sulla base del tasso attuale di emissioni climalteranti, è davvero difficile pensare che possa avverarsi un arresto di questo trend, anzi, è più logico aspettarsi un ulteriore incremento di questa allarmante stima. I prossimi anni saranno cruciali per comprendere meglio dove andremo a sbattere, malamente.


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Un occhio di riguardo per il ciclone previsto approfondirsi a sud della Sicilia.
Previsti accumuli importanti aggravati dall'occlusione del fronte successivamente. Venti forti e mareggiate.


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Questi cicloni possiamo definirli mesoscalare, perché confinati principalmente ai bassi strati troposferici (sotto i 500 hPa), con un minimo di pressione al suolo stimato intorno ai 997 hPa (Low level). Questo sistema è frutto di un'interazione tra un'onda corta in quota e una zona di instabilità baroclinica superficiale guidata da un flusso zonale intenso in quota con un getto polare che funge da "binario" per il suo spostamento.
Per comprendere come si formi un ciclone, piccolo, profondo ma superficiale, dobbiamo tuffarci nei meccanismi dinamici descritti nella letteratura scientifica sulle ciclogenesi di tale statura. Secondo studi classici come quelli pubblicati su riviste dell'American Meteorological Society (AMS) e su Weather and Climate Dynamics (WCD), la genesi di questi sistemi è spesso legata a processi che coinvolgono la potential vorticity (PV), una grandezza conservativa che combina vorticità e rotazione terrestre.
In particolare, cicloni mediterranei come questo sono supportati da due elementi chiave: un'intrusione di aria secca dalla stratosfera e una forte anomalia della tropopausa dinamica.
Il meccanismo specifico è il seguente: l'anomalia PV in quota crea un flusso indotto che favorisce la divergenza in alta troposfera e la convergenza al suolo. Questo squilibrio quasi-geostrofico porta a un'ascesa forzata dell'aria umida superficiale, amplificando l'instabilità baroclinica. Ma qui entra in gioco l'intrusione di aria molto secca dalla stratosfera. L'aria secca stratosferica, ricca di vorticità positiva (spesso >10 PVU), scende adiabaticamente, raffreddandosi e stabilizzando la colonna superiore, ma al contempo genera un forte gradiente termico orizzontale al suolo. Questo gradiente amplifica la baroclinicità superficiale, favorendo un rapido approfondimento del minimo.
Azzorriano D. O. C
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da Azzorriano D. O. C »

Super nevicate previste sul monte Etna a partire dai 1300 ma nei momenti in cui le correnti si disporranno più dai quadranti orientali anche sotto i 1000 metri..... Il monte Etna se non fosse attivo come vulcano 🌋 sarebbe un incredibile comprensorio sciistico, con piste dai 2000 ai 3000 metri e quindi fruibile più o meno da novembre alla fine di marzo se non oltre
cuotamare
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da cuotamare »

picchio70 ha scritto: sab mar 14, 2026 7:06 pm Un occhio di riguardo per il ciclone previsto approfondirsi a sud della Sicilia.
Previsti accumuli importanti aggravati dall'occlusione del fronte successivamente. Venti forti e mareggiate.


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Questi cicloni possiamo definirli mesoscalare, perché confinati principalmente ai bassi strati troposferici (sotto i 500 hPa), con un minimo di pressione al suolo stimato intorno ai 997 hPa (Low level). Questo sistema è frutto di un'interazione tra un'onda corta in quota e una zona di instabilità baroclinica superficiale guidata da un flusso zonale intenso in quota con un getto polare che funge da "binario" per il suo spostamento.
Per comprendere come si formi un ciclone, piccolo, profondo ma superficiale, dobbiamo tuffarci nei meccanismi dinamici descritti nella letteratura scientifica sulle ciclogenesi di tale statura. Secondo studi classici come quelli pubblicati su riviste dell'American Meteorological Society (AMS) e su Weather and Climate Dynamics (WCD), la genesi di questi sistemi è spesso legata a processi che coinvolgono la potential vorticity (PV), una grandezza conservativa che combina vorticità e rotazione terrestre.
In particolare, cicloni mediterranei come questo sono supportati da due elementi chiave: un'intrusione di aria secca dalla stratosfera e una forte anomalia della tropopausa dinamica.
Il meccanismo specifico è il seguente: l'anomalia PV in quota crea un flusso indotto che favorisce la divergenza in alta troposfera e la convergenza al suolo. Questo squilibrio quasi-geostrofico porta a un'ascesa forzata dell'aria umida superficiale, amplificando l'instabilità baroclinica. Ma qui entra in gioco l'intrusione di aria molto secca dalla stratosfera. L'aria secca stratosferica, ricca di vorticità positiva (spesso >10 PVU), scende adiabaticamente, raffreddandosi e stabilizzando la colonna superiore, ma al contempo genera un forte gradiente termico orizzontale al suolo. Questo gradiente amplifica la baroclinicità superficiale, favorendo un rapido approfondimento del minimo.

Mentre al Nord est goderemo del rientro dal primo quadrante
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Come atteso, una profonda depressione - battezzata "Jolina" dall'Istituto di Meteorologia della Libera Università di Berlino, si è sviluppata tra ieri e stanotte sulla Costa Azzurra e ora è traslata verso la Sardegna. Sul suo fianco anteriore, quello orientale, una massiccia risalita di aria umida mediterranea verso le Alpi (scirocco) ha prodotto rilevanti precipitazioni nelle ultime 36 ore soprattutto al Nord-Ovest, esaltate per sbarramento orografico a ridosso dei rilievi in particolare dell'alto Piemonte, della Valle d'Aosta orientale, e della Liguria, e causa di moderate piene dei corsi d'acqua e locali dissesti a bassa quota. In questi settori si rilevano apporti, finora, diffusamente superiori a 100 mm, con punte di 149 mm a Verbania-Pallanza (Arpa Piemonte) e 201 mm a Fiorino, nell'entroterra di Voltri, Genova (Arpa Liguria). Si tratta della più classica configurazione meteorologica favorevole a precipitazioni copiose sulle regioni nord-occidentali, più frequente in primavera e autunno. Inoltre, al transito del fronte freddo, molti temporali hanno interessato ieri pomeriggio-sera la Sardegna per poi raggiungere stamattina la Sicilia.
Sulle Alpi occidentali protagonista è stata la neve, con limite sceso mediamente fino a 700-1000 m tra ieri sera e stanotte al transito di un nucleo di aria più fredda, ma talora anche a quote ben più basse sull'Ossola, con il contributo dell'intensità delle precipitazioni. Ieri sera infatti 5 cm di neve fresca hanno imbiancato Domodossola, a 270 m (osservatorio centenario del Collegio Rosmini, gestito dal CNR Istituto di Ricerca Sulle Acque in collaborazione con SMI), fatto di per sé non anomalo a metà marzo (nel 2019 caddero 16 cm di neve perfino il 4 aprile, e la nevicata più tardiva nella serie dal 1871 fu di 2 cm il 12 maggio 1910). Ma in queste ore il limite pioggia-neve è in rapida risalita.
Sorprendente, invece, l'intensità dell'evento nevoso in montagna, specie nelle valli tra Biellese, Monte Rosa e Sempione, dove in circa 30 ore è caduto diffusamente un metro e più di neve fresca a partire dai 1200-1500 m, con interruzione di strade per cadute di alberi ed elevato pericolo di valanghe. La Valle Anzasca è tra le più intensamente interessate: il nivometro Arpa Piemonte di Macugnaga-Pecetto (1360 m) stamattina ha rilevato un massimo di 148 cm, tutti caduti nelle 24 ore precedenti, delineando forse un primato di intensità a scala pluridecennale.
Stamattina alle h 10, dall'osservazione via webcam, risultava uno spessore nevoso totale di 135 cm all'asta nivometrica, in sé non eccezionale per marzo, ma di cui circa 110 caduti da ieri mattina. Nell'intervallo h 08 (ieri) - h 08 (oggi) la neve fresca in 24 ore ammonta a 98 cm, valore che nella serie ininterrotta di misure nivometriche dal 1939 appare secondo solo ai 120 cm del 1° febbraio 1986 (quando però la nevicata a differenza di stavolta durò cinque giorni depositando in totale 220 cm di neve fresca e portando lo spessore al suolo a 290 cm). Altre nevicate di intensità analoga in 24 ore a Gressoney-D'Ejola si verificarono comunque anche il 10 marzo 1975 (90 cm), il 1° marzo 1993 e l'11 gennaio 1999 (93 cm in entrambi i casi).
Vale la pena ricordare che, in un quadro di generale riduzione dei parametri di nevosità in conseguenza di temperature più elevate, il verificarsi di nevicate estreme (peraltro ormai strettamente limitate a quote montane) non è in contraddizione con il riscaldamento globale. Anzi, è ormai riconosciuto che la maggiore cessione di vapore acqueo da parte dei mari troppo caldi (in questo momento il Mediterraneo in superficie è 1,2 °C più caldo della media 1982-2015 per questa data, fonte SOCIB - Balearic Islands Coastal Observing and Forecasting System), cui si aggiunge la maggiore capacità dell'atmosfera divenuta più calda di contenere vapore (+7%/1 °C di aumento termico, secondo la legge di Clausius-Clapeyron), può produrre, quando le configurazioni meteorologiche e le temperature lo permettono ancora, nevicate fin più intense rispetto al passato, cui seguono però più rapidi eventi di fusione nivale.
E a proposito di gw e anomalie e disagi a esso collegati, i dati dell'indice del clima 2026 fotografano una situazione critica per Torino, che si posiziona purtroppo tra le ultime citta in Italia nelle statistiche ambientali. analizzando i numeri emerge chiaramente come il capoluogo piemontese stia soffrendo piu di altri centri l'impatto delle anomalie termiche e della scarsità di ricambio atmosferico. Questi indicatori non sono solo record negativi da riportare in cronaca, ma segnali di un'urgenza climatica che richiede interventi strutturali basati su dati scientifici certi. La posizione di Torino in questa classifica deve spingerci a una riflessione profonda sulla vulnerabilità climatica delle aree urbane del nord Italia e sulle interazioni suolo atmosfera che determinano questi risultati. L'analisi dei dati è il primo passo fondamentale per pianificare strategie di adattamento efficaci.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Si chiamavano anche “blocchi a bicella”, ma nella forma più “internazionale” vengono indicati come Rex Block (Rex, 1950), in questo caso nella sua variante europea “Scandinavian Block” (ScBL, Grams et al. 2020).
Si tratta di figure tipicamente invernali (27,8% sul totale dei regimi) che però presentano parecchi “sottotipi” in base ai quali possono variare parecchio i riflessi sul tempo nell’area mediterranea.
In senso molto “generale” sono caratterizzati da: un’area anticiclonica alle alte latitudini; un’area ciclonica chiusa alle latitudini più basse, immediatamente a sud; una disposizione meridiana delle anomalie, con flusso zonale fortemente indebolito, deviato o anche invertito (flussi orientali o antizonali), tutto ciò al suolo.
In quota, e in termini di geopotenziale (tipicamente a 500 hPa) presentano un’anomalia positiva a nord e un’anomalia negativa a sud, con getto polare spezzato/deviato (split) ai lati del blocco. Perché insorgono? Faccenda complessa poiché dipendono da amplificazioni delle onde planetarie (orografia, gradienti termici, fenomeni di wavebreaking); interazioni con le correnti a getto, feedback diabatici.
In generale, le aree interessate dalle anomalie negative (bariche o di geopotenziale) o dai cut-off sperimentano un’evoluzione lenta con elevata probabilità di eventi precipitativi ripetuti, mentre i riflessi sul campo termico molto dipendono dai vari sottotipi prima menzionati e dalla latitudine delle aree interessate.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Sugli States la prima bella Heat Dome

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Buongiorno. Non ci sono variazioni significativi nell'ambito previsionale già discusso in precedenza
Alte pressioni che prendono la via settentrionale e al si sotto agisce un campo depressionario un cui trovano
sede cut off e flussi instabili anche freddi per il periodo. Questa situazione è destinata a perdurare e magari
amplificarsi nella prima settimana di aprile con la traslazione anticiclonica verso la Groenlandia.
Sembra che possano raggiungerci anche impulsi a carattere freddo dalla porta occidentale, ma come detto bisognerà
capire il tipo di rottura d'onda che si verrà a creare e se emergerà con forza la NAO negativa

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Messaggio da picchio70 »

Sino a 80° di differenza

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