Ciao @cuotamarecuotamare ha scritto: ↑ven mar 13, 2026 12:35 pmRio ha scritto: ↑ven mar 13, 2026 11:58 amIl punto non è se l'aria provenga dall'Atlantico o meno, ma con quale 'efficienza' termica arrivi. Dire che è 'Atlantico' perché viene dall'oceano è una tautologia geografica che ignora la dinamica: un flusso zonale teso (Vortice Polare compatto) è un nastro trasportatore che minimizza i tempi di transito e massimizza l'avvezione di calore latente e sensibile verso le latitudini temperate, impedendo il bilanciamento termico attraverso le onde di Rossby.cuotamare ha scritto: ↑gio mar 12, 2026 5:10 pm
Si dice Atlantico in quanto la provenienza delle correnti viene dall'oceano atlantico.
Possono essere più o meno zonali o più o meno meridiane e provenire dunque dal centro o centro sud o centro nord atlantico ed essere polari marittime calde e/o subtropicali marittime o polari marittime fredde.
Quanto allo zero termico più alto non lo si deve tanto alla sinottica o al pattern bensì al fatto che col riscaldamento climatico, cioè superfici oceaniche che riscaldandosi evaporano maggiormente, riscaldando sempre più l'aria sovrastante alzano zero termico, Gpt e dunque la quota media ove la neve sostituisce le piogge.
A parità di origine della massa d'aria, gli effetti son diversi oggi rispetto a ieri, che non significa che non sia normale, anzi, lo è , dal momento che stiamo in un pianeta più caldo..
Sullo zero termico, c'è un'imprecisione di fondo:
Non è solo il 'pianeta più caldo': Se avessimo avuto un'ondulazione meridiana pronunciata, avresti avuto impulsi di aria artica che, pur nel contesto di un pianeta più caldo, avrebbero contrastato localmente il rialzo dello zero termico. Il fatto che lo zero termico sia rimasto costantemente a quote estive per settimane è la prova provata che il pattern zonale ha 'piallato' ogni tentativo di scambio di calore latitudinale.
Invece la differenza tra 'normale' e 'anomalo': Dire che è 'normale' perché il pianeta è più caldo è una semplificazione pericolosa. La climatologia studia le variazioni rispetto alla media corrente. Un'anomalia di +10°C sopra la media su scala mensile non è 'normale' in un pianeta in riscaldamento, è una configurazione barica estrema che sta diventando la nostra nuova normalità a causa del forcing del Vortice Polare.
In un discorco sommario: tu stai parlando del riscaldamento dell'oceano (il serbatoio), io ti sto parlando del Vortice Polare (il rubinetto). Se il rubinetto resta aperto h24 in posizione zonale, non stupirti se il serbatoio svuota il calore sopra le nostre teste. Confondere la causa termodinamica con la dinamica sinottica significa non vedere che il pattern è ciò che decide se l'anomalia deve essere estrema o solo moderata.
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In un pianeta più caldo non è più calda solo l'aria che viene da sud o da ovest ma anche quella che viene da nord o da est.
Tutto è più caldo.
Quanto alla variabilità meteorologica gli estremi ci stanno, son sempre esistiti.
Sia per quanto riguarda le precipitazioni, cioè alluvioni o secche forti.
Lo stesso dicasi per la temperatura.
Quanto alla prevalenza di un certa ridistribuzione del calore individuabile tramite posizioni dei centri di moto delle alte e delle basse pressioni non credo sia facilmente liquidabile le anomalie termiche con il flusso zonale teso.
Dipende sempre dalla sua provenienza e direzione.
Se più alto a generar alte pressioni in area UK ed Europa settentrionale si assiste allo scarico di aria più fredda in moto anti zonale verso il mediterraneo mentre se più basso correnti da SW si impadroniscono del Mediterraneo.
È tutto relativo.
Parlare di vortice polare e zonalita' così a livello generale rientra si questa in una semplificazione e standardizzazione della visione delle cose ..
Non'è che stai confondendo, la tendenza climatica di lungo periodo con la dinamica sinottica di breve/medio termine?
Comunque stai facendo un ragionamento termodinamico corretto nel 'lungo periodo', ma stai applicando una visione macroscopica a un problema di dinamica della circolazione.
A intenderci, parli della 'globalità' del riscaldamento: È vero che l'aria che arriva da nord è più calda rispetto a 50 anni fa (l'Artico si scalda più velocemente delle medie latitudini), ma negare che la direzione e la velocità della corrente (la cinematica) determinino il risultato finale, significa ignorare l'essenza della meteorologia. Se il flusso è zonale, la distanza che l'aria percorre dall'oceano verso di noi è breve e il tempo di 'raffreddamento' lungo il percorso è ridotto al minimo. Se il flusso è meridiano, l'aria subisce una traiettoria più lunga e complessa, interagendo con orografia e superfici continentali più fredde. Non sono 'tutte uguali': la traiettoria decide l'identità termica della massa d'aria.
Invece, sulla semplificazione del Vortice Polare: Definisci 'semplificazione' il riferimento alla zonalità, ma in realtà è lo strumento standard con cui la comunità scientifica analizza l'indice AO (Arctic Oscillation). Se il Vortice è compatto (zonalità tesa), la correlazione con le anomalie termiche positive nel Mediterraneo non è una mia opinione, ma un dato di fatto osservato per gran parte dell'inverno. Negare il legame tra la stabilità del VPT e le mancate irruzioni fredde in Europa è come negare che il motore di un'auto influenzi la velocità del veicolo.
Vengo ora al succo: Dici 'è tutto relativo', ma proprio per questo esiste la deviazione standard. Un conto è un inverno con variabilità intra-stagionale, un altro è un blocco zonale che dura mesi. La 'sostituzione' di un pattern dinamico con uno statico-zonale non è 'normale variabilità meteorologica', è un cambiamento di regime.
Ti faccio un paralelismo: Se guardi la luna (il reset del pattern, come le ondate di Rossby che iniziano a vedersi ora), vedrai che la dinamica è tornata a fare la differenza. Se guardi solo il dito (l'aumento termico globale), vedrai solo una linea che sale, perdendo completamente la capacità di prevedere o spiegare i singoli eventi.
Ciao
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