ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Mentre le temperature degli oceani mostrano una media globale che oscilla su valori che probabilmente risentono a ancora dell'influenza della Niña, l'attuale tendenza della SST media globale, denota un incremento preoccupante.
I modelli indicano una rapida conversione dell'ENSO a condizioni neutre entro aprile. Situazione che, con una probabilità del 56%, persisterà fino ad agosto.
Come termine di paragone si potrebbe indicare il 2023, ove sino a giugno non emergevano valori di record assoluti, dopodiché subentrò un forte fenomeno di El Niño che stravolse le medie fino alla fine dell'anno, preannunciando un 2024 "fuori scala".
Con questa premessa, un'insorgenza di un forte El Niño entro il prossimo autunno potrebbe indicare un 2027 pieno di sorprese. In negativo, ovviamente. Il 2026 si preannuncia come un anno "sperimentale" sotto vari aspetti.
I modelli indicano una rapida conversione dell'ENSO a condizioni neutre entro aprile. Situazione che, con una probabilità del 56%, persisterà fino ad agosto.
Come termine di paragone si potrebbe indicare il 2023, ove sino a giugno non emergevano valori di record assoluti, dopodiché subentrò un forte fenomeno di El Niño che stravolse le medie fino alla fine dell'anno, preannunciando un 2024 "fuori scala".
Con questa premessa, un'insorgenza di un forte El Niño entro il prossimo autunno potrebbe indicare un 2027 pieno di sorprese. In negativo, ovviamente. Il 2026 si preannuncia come un anno "sperimentale" sotto vari aspetti.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Buongiorno. Le indicazioni per il proseguo del mese, rimangono costanti e coerenti con quanto
già preventivato attraverso l'osservazione degli strumenti idonei. Progressiva rottura della cresta
anticiclonica con invadenza atlantica sempre più pronunciata da metà mese. La portante sarà dunque occidentale
o sud occidentali al sud e adriatico, con il ritorno dei fronti e delle precipitazioni. L'aspetto termico è visto
permanere su canoni miti.



Le ultime indicazioni stagionali propongono un mese di aprile con la fase d'onda atlantica più attiva sull'Europa
centro occidentale e alte pressioni a prediligere il nord Europa e l'est europeo.

già preventivato attraverso l'osservazione degli strumenti idonei. Progressiva rottura della cresta
anticiclonica con invadenza atlantica sempre più pronunciata da metà mese. La portante sarà dunque occidentale
o sud occidentali al sud e adriatico, con il ritorno dei fronti e delle precipitazioni. L'aspetto termico è visto
permanere su canoni miti.



Le ultime indicazioni stagionali propongono un mese di aprile con la fase d'onda atlantica più attiva sull'Europa
centro occidentale e alte pressioni a prediligere il nord Europa e l'est europeo.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Il clima delle ultime settimane è stato caratterizzato da una robusta cresta anticiclonica che progressivamente
ha preso possesso dell'Europa e del mediterraneo.

Nonostante questa ingombrante figura, il tempo al suolo non ha rispecchiato ciò che tendenzialmente sarebbe
lecito attendersi da queste condizioni anticicloniche. Infatti ha generalmente regnato un clima uggioso, umido e a
tratto anche piovoso. Questo perché la struttura non si è consolidata a tutte le quote.

Abbiamo uno strato limite molto umido e quasi saturo (tra il suolo e 1000 m circa), condito da gradiente termico debole o quasi isotermico. Ciò facilita la formazione di nubi basse stratiformi con base molto bassa o nebbia sollevata.
Il discreto spessore dello strato umido è compatibile con una copertura nuvolosa persistente.
Il tutto incoperchiato da quell’inversione termica da subsidenza che si rintraccia poco sopra i 1000 m, sopra la quale aumenta la temperatura con la quota; scende il punto di rugiada e diminuisce l’umidità relativa.
È proprio l’inversione a sopprimere il rimescolamento verticale creando stabilità marcata, e di conseguenza: le “termiche” non riescono a superarla (se non temporaneamente); lo strato limite rimane dinamicamente disaccoppiato dall’atmosfera libera.
Ovviamente il vapore acqueo rimane confinato sotto il “tappo” di subsidenza, impedendo la ventilazione verticale.
Il top dello strato nuvoloso coincide all’incirca con questa quota, dove l’aria sopra è molto più secca e l’entrainment favorisce evaporazione stabilizzando ulteriormente il limite superiore.
Il tutto tipico di condizioni anticicloniche e avvezione secca in quota, anche perché l’aria subsidente si riscalda adiabaticamente, rafforza l’inversione e mantiene il “coperchio”.
Venti deboli e poco shear nello strato limite comportano scarso rimescolamento meccanico con lo strato umido che rimane quasi laminare e stabile e quindi le nubi stratiformi non si rompono, salvo quando scalda un po’ dal basso nelle ore pomeridiane.
In gergo questa robaccia viene definita”boundary layer stratiforme “chiuso”.
Come se ne esce? Dobbiamo indebolire o erodere l’inversione da subsidenza, per quale servono: avvezione calda nei bassi strati, oppure un maggiore riscaldamento diurno, oppure turbolenza meccanica da vento più forte, o ancora indebolimento della subsidenza anticiclonica.
Insomma, il coperchio deve diventare permeabile al mixing, sennò nisba, a meno che non si vada sui 16-18°C (grosso modo).
Oppure potremmo diminuire l’umidità nello strato limite, ma è impresa quasi titanica, ci vorrebbe una “sgarbinata”.
O infine potremmo ridurre lo spessore dell’aria quasi satura di un 500-600 m in modo da bucherellare più facilmente la polenta. Meglio provarci dall’alto con un entrainment di aria un po' più secchina o con un rinforzo del vento.
Probabilmente questa condizione è destinata comunque a cessare nei prossimi giorni.
ha preso possesso dell'Europa e del mediterraneo.

Nonostante questa ingombrante figura, il tempo al suolo non ha rispecchiato ciò che tendenzialmente sarebbe
lecito attendersi da queste condizioni anticicloniche. Infatti ha generalmente regnato un clima uggioso, umido e a
tratto anche piovoso. Questo perché la struttura non si è consolidata a tutte le quote.

Abbiamo uno strato limite molto umido e quasi saturo (tra il suolo e 1000 m circa), condito da gradiente termico debole o quasi isotermico. Ciò facilita la formazione di nubi basse stratiformi con base molto bassa o nebbia sollevata.
Il discreto spessore dello strato umido è compatibile con una copertura nuvolosa persistente.
Il tutto incoperchiato da quell’inversione termica da subsidenza che si rintraccia poco sopra i 1000 m, sopra la quale aumenta la temperatura con la quota; scende il punto di rugiada e diminuisce l’umidità relativa.
È proprio l’inversione a sopprimere il rimescolamento verticale creando stabilità marcata, e di conseguenza: le “termiche” non riescono a superarla (se non temporaneamente); lo strato limite rimane dinamicamente disaccoppiato dall’atmosfera libera.
Ovviamente il vapore acqueo rimane confinato sotto il “tappo” di subsidenza, impedendo la ventilazione verticale.
Il top dello strato nuvoloso coincide all’incirca con questa quota, dove l’aria sopra è molto più secca e l’entrainment favorisce evaporazione stabilizzando ulteriormente il limite superiore.
Il tutto tipico di condizioni anticicloniche e avvezione secca in quota, anche perché l’aria subsidente si riscalda adiabaticamente, rafforza l’inversione e mantiene il “coperchio”.
Venti deboli e poco shear nello strato limite comportano scarso rimescolamento meccanico con lo strato umido che rimane quasi laminare e stabile e quindi le nubi stratiformi non si rompono, salvo quando scalda un po’ dal basso nelle ore pomeridiane.
In gergo questa robaccia viene definita”boundary layer stratiforme “chiuso”.
Come se ne esce? Dobbiamo indebolire o erodere l’inversione da subsidenza, per quale servono: avvezione calda nei bassi strati, oppure un maggiore riscaldamento diurno, oppure turbolenza meccanica da vento più forte, o ancora indebolimento della subsidenza anticiclonica.
Insomma, il coperchio deve diventare permeabile al mixing, sennò nisba, a meno che non si vada sui 16-18°C (grosso modo).
Oppure potremmo diminuire l’umidità nello strato limite, ma è impresa quasi titanica, ci vorrebbe una “sgarbinata”.
O infine potremmo ridurre lo spessore dell’aria quasi satura di un 500-600 m in modo da bucherellare più facilmente la polenta. Meglio provarci dall’alto con un entrainment di aria un po' più secchina o con un rinforzo del vento.
Probabilmente questa condizione è destinata comunque a cessare nei prossimi giorni.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Se fosse estate con questo tipo di tempo non basterebbero quattro docce al giorno per togliersi l'appiccicaticcio di dosso...

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Alcuni ultimi studi accertano per la prima volta un’accelerazione statisticamente significativa del riscaldamento atmosferico: dopo aver rimosso il “rumore” delle fluttuazioni naturali di breve periodo dovute ai cicli El Niño/La Niña, alle eruzioni vulcaniche e all’attività solare che disturbano l’identificazione di cambiamenti nelle tendenze di lungo termine, gli scienziati hanno riscontrato un’accentuazione dell’aumento di temperatura da 0,2 °C/decennio nel periodo 1970-2015 a 0,35 °C/decennio in seguito, con risultati simili in tutte e cinque le serie termometriche globali e indipendenti considerate. Esistono dunque parecchie ragioni che devono indurre a non considerare eventuali fasi fredde, anche estreme, espressione di qualcosa che sconfessi il GW e quanto la scienza ha da tempo ben dimostrato. E se una rondine non fa primavera, ovverosia non è l’andamento di una stagione a decidere dove va il clima, nel caso degli inverni mediterranei gli anni associati ad inverni parecchio blandi e miti, cominciano ad essere parecchi e tali da rappresentare un campione di un certo valore statistico significativo. Anche l’inverno appena terminato, non è che abbia detto molto e può essere tranquillamente aggiunto al campione. Una sbuffata in gennaio e niente di più, con un febbraio davvero bollente, e che, dopo aver regalato una lunga fase zonale perturbata, è sfociato nella primavera in un contesto addirittura di matrice sub-tropicale. Un contesto di matrice sub-tropicale non così marcato ma neanche trascurabile, tra l’altro protagonista non solo nel mediterraneo ma anche in tante altre aree. Un ulteriore gradino climatico iniziato con il 2014 , a cui potrebbe seguirne un altro al compimento della prossima fase Enso positiva.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
È solo l'inizio del riscaldamento
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
picchio70 ha scritto: ↑lun mar 09, 2026 4:44 pm Alcuni ultimi studi accertano per la prima volta un’accelerazione statisticamente significativa del riscaldamento atmosferico: dopo aver rimosso il “rumore” delle fluttuazioni naturali di breve periodo dovute ai cicli El Niño/La Niña, alle eruzioni vulcaniche e all’attività solare che disturbano l’identificazione di cambiamenti nelle tendenze di lungo termine, gli scienziati hanno riscontrato un’accentuazione dell’aumento di temperatura da 0,2 °C/decennio nel periodo 1970-2015 a 0,35 °C/decennio in seguito, con risultati simili in tutte e cinque le serie termometriche globali e indipendenti considerate. Esistono dunque parecchie ragioni che devono indurre a non considerare eventuali fasi fredde, anche estreme, espressione di qualcosa che sconfessi il GW e quanto la scienza ha da tempo ben dimostrato. E se una rondine non fa primavera, ovverosia non è l’andamento di una stagione a decidere dove va il clima, nel caso degli inverni mediterranei gli anni associati ad inverni parecchio blandi e miti, cominciano ad essere parecchi e tali da rappresentare un campione di un certo valore statistico significativo. Anche l’inverno appena terminato, non è che abbia detto molto e può essere tranquillamente aggiunto al campione. Una sbuffata in gennaio e niente di più, con un febbraio davvero bollente, e che, dopo aver regalato una lunga fase zonale perturbata, è sfociato nella primavera in un contesto addirittura di matrice sub-tropicale. Un contesto di matrice sub-tropicale non così marcato ma neanche trascurabile, tra l’altro protagonista non solo nel mediterraneo ma anche in tante altre aree. Un ulteriore gradino climatico iniziato con il 2014 , a cui potrebbe seguirne un altro al compimento della prossima fase Enso positiva.
O meglio dire che i cambiamenti nel trend delle T , siano essi dei riscaldamenti come nella nostra epoca o dei raffreddamento, non sono distribuiti uniformemente su tutto il globo.
Sono dei trend dagli effetti disomogenei con una forte variabilità geografica.
Per esempio, l'area Euro mediterranea occidentale e dunque anche l'Italia vive un amplificazione dovuta alla circolazione prevalente.
Avere prettamente a livello annuale circolazioni di tipo occidentale/sud occidentale amplifica il riscaldamento.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Certo, ci si riscalda tutti , magari chi più chi meno in base alla variabilità circolatoria.picchio70 ha scritto: ↑lun mar 09, 2026 5:50 pmCredo che ciò riguardi più l'ambito meteorologico, o comunque un osservazione "breve", poiché se vai a vedere
gli sbalzi delle temperature osservate su decenni, noterai una certa omogeneità in cui spiccano alcune
area più sensibili: l'Artico, l'Europa e mediterraneo, i tropici.
![]()
Per esempio, l'EA , che non è variabilità circolatoria ma un pattern che può essere anche irreversibile in versione positiva se prosegue il riscaldamento, è ben evidente tramite le aree che spiccano in versione positiva.
Vedi l'area che riguarda la piscina calda atlantica o detta anche western hemisphere tropical warm pool, è ben correlata con l'EA, così come il pacifico, come se ci fosse un ponte tele connettivo unico.
Osservando i dati satellitari, le anomalie su base media 81/10 alle SST della piscina calda atlantica, stessa base media su cui è mediato l'EA, coincidono, seguendo il trend negli anni.


Così ugualmente risalendo fino al 1950


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Concordo, ho da poco letto gli ultimi papers che trovano correlazioni solide tra aumento delle temperature dei tropici,
modifiche del getto e EA.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026

Queste carte indicano una variazioni medie della variabilità della temperatura DJF a 850 hPa 2065–2099 rispetto al valore storico 1980–2014. I valori positivi indicano concordanza tra i modelli che mostrano aumenti nella variabilità della temperatura, mentre i valori negativi indicano concordanza tra i modelli che mostrano diminuzioni nella variabilità della temperatura.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/MJO/ENSO/VIEW - 2026
Penso infatti che se si prosegue col riscaldamento, la quasi totalizzante positività dell'indice, annualmente parlando e visibile negli ultimi dieci anni , dal post 2016 ma sopra tutto dal post 2023 , è solo un assaggio di quello che sarà il futuro.





