Grazie clemenza
FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
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Vedolaneve
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
A me basta il quadro termico
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Grazie clemenza
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Vedolaneve
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Comunque dall howmoller sembra che ci sia qualche giorno di hp dopo la possibile fase artica .
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Diciamo che c'è un rischio con deriva orientaleVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:19 pm Comunque dall howmoller sembra che ci sia qualche giorno di hp dopo la possibile fase artica .
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Vedolaneve
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Non penso sia deriva orientale ma “ l onda che si organizza “ per una fase continentale tra il 2 e il 5 marzo circa .gandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:27 pmDiciamo che c'è un rischio con deriva orientaleVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:19 pm Comunque dall howmoller sembra che ci sia qualche giorno di hp dopo la possibile fase artica .
La possibile fase artica per howmoller è diretta .
Vedremo ma son certe che degnano interesse calendario a parte .
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Io parlo dell insieme dei modelli vedo...il rischio cè sia per la fase artica che per il dopo,spero di prendere un granchioVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:30 pmNon penso sia deriva orientale ma “ l onda che si organizza “ per una fase continentale tra il 2 e il 5 marzo circa .gandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:27 pmDiciamo che c'è un rischio con deriva orientaleVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:19 pm Comunque dall howmoller sembra che ci sia qualche giorno di hp dopo la possibile fase artica .
La possibile fase artica per howmoller è diretta .
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Gabriele_2021
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Ciao, anche secondo me la prima saccatura innescata dall’atr risulterebbe piuttosto orientale, con coinvolgimento soprattutto del profilo termico e meno di quello vbarico, ma abbastanza per far crollare le temperature dopo la fase attuale mite. Successivamente sembra probabile un arretramento della velocità di fase delle Rossby, con cresta divergente rimodulata più a ovest, tendente ad allungarsi verso nord-est e Rossby più convergente su di noigandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:33 pmIo parlo dell insieme dei modelli vedo...il rischio cè sia per la fase artica che per il dopo,spero di prendere un granchioVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:30 pmNon penso sia deriva orientale ma “ l onda che si organizza “ per una fase continentale tra il 2 e il 5 marzo circa .gandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:27 pm
Diciamo che c'è un rischio con deriva orientale
La possibile fase artica per howmoller è diretta .
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a inizio marzo
Poi dipendeva anche dal getto in uscita da usa se occidentalizzerà più o meno la Rossby retrograda.
Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
@cuotamare, discorso storico interessante, ma occhio che il paragone non regge del tutto: negli anni '60 avevamo un altro tipo di stazionarietà d'onda. Oggi con l'Artico che si scalda il triplo del resto del mondo (Arctic Amplification), i gradienti sono saltati. È proprio questo che rende i 'fiumi atmosferici' attuali così carichi: il sistema cerca di compensare l'eccesso di calore trasportandolo verso l'alto. La statistica del passato è utile, ma oggi siamo in un regime termodinamico completamente diverso, dove l'oceano bollente può diventare il nuovo innesco per disturbare il vortice.cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:17 pmRio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 4:30 pmVero cuotamare, sulla carta è un evento a bassa frequenza, ma è proprio quel surplus termico atlantico di cui parlavi che 'droga' i flussi di calore verso l'alto. Se i fiumi atmosferici continuano a sparare calore sensibile verso il polo, il disturbo al vortice polare diventa quasi una conseguenza fisica, altro che statistica. L'EA+ sarà pure il rumore di fondo annuale, ma in inverno basta un break stratosferico di dieci giorni per ribaltare il tavolo e mandare in soffitta tutti gli indici di circolazione.cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 4:24 pm
D'accordo Rio, ma la stratosfera che ci mette lo zampino è un eventualità statistica a bassa frequenza e che può rappresentare un uscita momentanea dalla tendenza maggioritaria, mentre l'EA si inserisce in un contesto generale e che non riguarda solo la stagione Invernale, bensì tutto l'anno.
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Frequenti eventi improvvisi di riscaldamento della stratosfera polare invernale nel trentennio 1951-1980, dunque in AMO- e surplus termico oceanico nord atlantico allora non ci stava, essendo lo stesso in raffreddamento.
In particolare Canadian Warming ben 16 CW tra il 1951 e il 1980, invece soltanto 5 CW tra il 1981 e il 2010, col Nord atlantico in riscaldamento.
Il freddo inverno 1962/63 segui ad un CW in Novembre 1962, per esempio.
https://www.geo.fu-berlin.de/en/met/ag/ ... index.html
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Come avevo accennato, se non si corica vola via!
Ma è ancora prestino. Si valuterà in seguito.
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Rio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:59 pm@cuotamare, discorso storico interessante, ma occhio che il paragone non regge del tutto: negli anni '60 avevamo un altro tipo di stazionarietà d'onda. Oggi con l'Artico che si scalda il triplo del resto del mondo (Arctic Amplification), i gradienti sono saltati. È proprio questo che rende i 'fiumi atmosferici' attuali così carichi: il sistema cerca di compensare l'eccesso di calore trasportandolo verso l'alto. La statistica del passato è utile, ma oggi siamo in un regime termodinamico completamente diverso, dove l'oceano bollente può diventare il nuovo innesco per disturbare il vortice.cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:17 pmRio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 4:30 pm
Vero cuotamare, sulla carta è un evento a bassa frequenza, ma è proprio quel surplus termico atlantico di cui parlavi che 'droga' i flussi di calore verso l'alto. Se i fiumi atmosferici continuano a sparare calore sensibile verso il polo, il disturbo al vortice polare diventa quasi una conseguenza fisica, altro che statistica. L'EA+ sarà pure il rumore di fondo annuale, ma in inverno basta un break stratosferico di dieci giorni per ribaltare il tavolo e mandare in soffitta tutti gli indici di circolazione.
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Frequenti eventi improvvisi di riscaldamento della stratosfera polare invernale nel trentennio 1951-1980, dunque in AMO- e surplus termico oceanico nord atlantico allora non ci stava, essendo lo stesso in raffreddamento.
In particolare Canadian Warming ben 16 CW tra il 1951 e il 1980, invece soltanto 5 CW tra il 1981 e il 2010, col Nord atlantico in riscaldamento.
Il freddo inverno 1962/63 segui ad un CW in Novembre 1962, per esempio.
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Ci sta
Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Anche se incuriosisce che il trasporto di maggior momento nella stratosfera artica ( prima immagine ) e/o nella zona tra la Groenlandia e il mare di Barents ( seconda immagine ) in Inverno dalla parte delle onde stazionarie e visibile tramite le anomalie nei dati che fanno seguito, presentano trend crescenti/decrescenti indipendenti dal trend delle SST oceaniche.Rio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:59 pm@cuotamare, discorso storico interessante, ma occhio che il paragone non regge del tutto: negli anni '60 avevamo un altro tipo di stazionarietà d'onda. Oggi con l'Artico che si scalda il triplo del resto del mondo (Arctic Amplification), i gradienti sono saltati. È proprio questo che rende i 'fiumi atmosferici' attuali così carichi: il sistema cerca di compensare l'eccesso di calore trasportandolo verso l'alto. La statistica del passato è utile, ma oggi siamo in un regime termodinamico completamente diverso, dove l'oceano bollente può diventare il nuovo innesco per disturbare il vortice.cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:17 pmRio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 4:30 pm
Vero cuotamare, sulla carta è un evento a bassa frequenza, ma è proprio quel surplus termico atlantico di cui parlavi che 'droga' i flussi di calore verso l'alto. Se i fiumi atmosferici continuano a sparare calore sensibile verso il polo, il disturbo al vortice polare diventa quasi una conseguenza fisica, altro che statistica. L'EA+ sarà pure il rumore di fondo annuale, ma in inverno basta un break stratosferico di dieci giorni per ribaltare il tavolo e mandare in soffitta tutti gli indici di circolazione.
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share images onlineSarà perchè esistono trend decadali o multi decadali e altre volte inter annuali nella produzione di onde atmosferiche atte a portar maggior momento ?
Visibili in un indebolimento/rafforzamento della BDC e dunque nel trasporto di ozono dalla stratosfera intertropicale a quella artica ?
Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 10:21 pmAnche se incuriosisce che il trasporto di maggior momento nella stratosfera artica ( prima immagine ) e/o nella zona tra la Groenlandia e il mare di Barents ( seconda immagine ) in Inverno dalla parte delle onde stazionarie e visibile tramite le anomalie nei dati che fanno seguito, presentano trend crescenti/decrescenti indipendenti dal trend delle SST oceaniche.Rio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:59 pm@cuotamare, discorso storico interessante, ma occhio che il paragone non regge del tutto: negli anni '60 avevamo un altro tipo di stazionarietà d'onda. Oggi con l'Artico che si scalda il triplo del resto del mondo (Arctic Amplification), i gradienti sono saltati. È proprio questo che rende i 'fiumi atmosferici' attuali così carichi: il sistema cerca di compensare l'eccesso di calore trasportandolo verso l'alto. La statistica del passato è utile, ma oggi siamo in un regime termodinamico completamente diverso, dove l'oceano bollente può diventare il nuovo innesco per disturbare il vortice.cuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:17 pm
Frequenti eventi improvvisi di riscaldamento della stratosfera polare invernale nel trentennio 1951-1980, dunque in AMO- e surplus termico oceanico nord atlantico allora non ci stava, essendo lo stesso in raffreddamento.
In particolare Canadian Warming ben 16 CW tra il 1951 e il 1980, invece soltanto 5 CW tra il 1981 e il 2010, col Nord atlantico in riscaldamento.
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@cuotamare mi piace interagire con te
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Effettivamente il rischio c ègandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:33 pmIo parlo dell insieme dei modelli vedo...il rischio cè sia per la fase artica che per il dopo,spero di prendere un granchioVedolaneve ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:30 pmNon penso sia deriva orientale ma “ l onda che si organizza “ per una fase continentale tra il 2 e il 5 marzo circa .gandalf il bianco ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:27 pm
Diciamo che c'è un rischio con deriva orientale
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Re: FEBBRAIO 2026-ANALISI MODELLI LIVE
Rio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 10:39 pmcuotamare ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 10:21 pmAnche se incuriosisce che il trasporto di maggior momento nella stratosfera artica ( prima immagine ) e/o nella zona tra la Groenlandia e il mare di Barents ( seconda immagine ) in Inverno dalla parte delle onde stazionarie e visibile tramite le anomalie nei dati che fanno seguito, presentano trend crescenti/decrescenti indipendenti dal trend delle SST oceaniche.Rio ha scritto: ↑ven feb 13, 2026 9:59 pm
@cuotamare, discorso storico interessante, ma occhio che il paragone non regge del tutto: negli anni '60 avevamo un altro tipo di stazionarietà d'onda. Oggi con l'Artico che si scalda il triplo del resto del mondo (Arctic Amplification), i gradienti sono saltati. È proprio questo che rende i 'fiumi atmosferici' attuali così carichi: il sistema cerca di compensare l'eccesso di calore trasportandolo verso l'alto. La statistica del passato è utile, ma oggi siamo in un regime termodinamico completamente diverso, dove l'oceano bollente può diventare il nuovo innesco per disturbare il vortice.![]()
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@cuotamare mi piace interagire con te... , grafici interessanti, ma occhio: la Brewer-Dobson non è un motore autonomo, è una circolazione 'forced'. Se vedi quei trend decennali nel trasporto di momento o dell'ozono, è perché è cambiata la spinta delle onde planetarie dalla troposfera. E cosa le genera quelle onde? I contrasti termici e i flussi di calore, che piaccia o no, sono influenzati dai pattern oceanici. Dire che sono indipendenti dalle SST è un po' azzardato: l'oceano è la caldaia, la stratosfera è il termostato che reagisce.
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Non intendevo fare intendere che la BDC è un sistema per così direi autonomo.
È un effetto dei forcing troposferici attraverso le onde planetarie che come remi penetrando in stratosfera portano o meno momento e ozono spostando aria stratosferica dalla stratosfera intertropicale a quella artica.
Come non intendevo dire che fossero sconnesse dalle SST oceaniche, ma intendevo dire con quelle nord atlantiche.
In tal senso la letteratura le mette in connessione con quelle Pacifiche, chiamare IPO ( Interdecadal pacific oscillation ).
https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com ... 20GL092162
Quanto all'indice EA, negativo in questo caso, non intendo iscriverlo alla tendenza o meno alla costruzione di dinamiche atte a generare relative ondate di freddo o relativamente fredde qui in Europa e sud Europa occidentali, compreso il mediterraneo e dunque anche l'Italia.
Ma intendo iscriverlo alla tendenza generale nel treno d'onda a generare in linea maggioritaria e spalmato su tutto l'anno, non essendoci un interruttore on/off, alte pressioni tra nord atlantico, UK ed Europa centro settentrionale.
Svolta questa, con la sua oraria rotazione dei venti, capace di scaricare aria da settentrione fin quaggiù rendendo il tempo più fresco.
Quest'ultima tendenza è osservabile in diminuzione e soprattutto sostituita in tendenza maggioritaria dal 98/99 ascrivibile ad uno scalino termico nell'oceano pacifico e di li in poi si è passati da un prevalente regime da segno - a quello +
Ora come ora, stando sul punto più alto, si rende chiara la bassa probabilità nel veder svilupparsi una dinamica a segno -
Molto ma molto rara.
Dunque, non solo gli Inverni sono più alti in T media per via che lo stato termico generale è più alto e sempre più alto ma anche per via nel depauperamento e ora quasi stabile assenza di circolazioni idonee a portar non solo in Inverno ma per tutto l'anno, circolazioni a stampo settentrionale.
Clima più caldo e circolazioni sfavorevoli non possono che rendere un hot spot del riscaldamento climatico le aree di nostra appartenenza.


