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ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
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GELOSIBERIANO
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Mi basterebbero 48 ore consecutive costituite da neve e freddo, chiedo tanto?
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Credo che basterebbero un po' a tuttiGELOSIBERIANO ha scritto: ↑sab gen 24, 2026 1:42 pm Mi basterebbero 48 ore consecutive costituite da neve e freddo, chiedo tanto?
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GELOSIBERIANO
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Fino a un pò di anni fa si verificavano almeno una volta all'anno, adesso serve un miracolo divinopicchio70 ha scritto: ↑sab gen 24, 2026 3:22 pmCredo che basterebbero un po' a tuttiGELOSIBERIANO ha scritto: ↑sab gen 24, 2026 1:42 pm Mi basterebbero 48 ore consecutive costituite da neve e freddo, chiedo tanto?![]()
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
L'SPV è attualmente più debole della media ERA5 e si prevede che rimarrà più debole della media (secondo la media GEFS) 11 dei 31 membri hanno un vortice più forte della media nell'ultimo passaggio di previsione (2026-02-08 06:00:00) La probabilità SSW in GEFS è: 19%. Il vento zonale medio zonale a 10 hPa 60N è oggi (analisi GFS): 24,4 m/s Il vento zonale più debole a 10 hPa 60N nel record ERA5 per la data odierna è: -14,4 m/s 2006 Il vento zonale più forte a 10 hPa 60N nel record ERA5 per la data odierna è: 69,1 m/s 1984
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025



Le analisi tempo-longitudine del campo dei venti di livello superiore, incluse le anomalie del potenziale di velocità e del vento zonale, rivelano che il segnale intrastagionale non si è amplificato e risulta ostacolata la sua propagazione
verso est. Ciò è dovuto all'interferenza di altre modalità, tra cui l'attività delle onde di Rossby equatoriali e lo stato di base della Niña. Ai primi di febbraio il segnale si trasferisce con debole ampiezza verso l'oceano indiano.
Poi a fine stagione faremo un resoconto tra tutti gli occhi invitati a buttare e gli effettivi riscontri avuti.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Da letteratura uno split ( e in generale un MMW) è sempre preparato dalla troposfera anche se possono concorrere ad agevolarne l'esito o l'incipit condizioni che nascono in stratosfera e che coadiuvano l'azione di disturbo tramite un intenso apporto di ozono alle medie quote della stratosfera (funzione della Brewer Dobson Circulation) ma anche di una più efficace e meno dispersiva migrazione delle onde di Rossby con la traslazione della linea di vento zero verso nord (40/60N.) e verso quote più alte della stratosfera (fino 10/30 hpa) come la EQbo. Qui occorre fare una specifica:
L'ozono è un ottimo tracciante di isolamento e mixing stratosferico, ma non è una ‘spia’ predittiva dello split, come sappiamo lo split lo decide la dinamica d’onda (wave-2) e va quantificato nell’ensemble.
Detto questo senza l'apporto della troposfera questi disturbi restano relegati al ruolo di "facilitatori"
Pertanto forzanti troposferiche, a diverso livello e con diverse modalità, possono sviluppare tramite le fonti convettive, riserve e pacchetti di energia che si trasferiscono non solo verso latitudini più elevate ma anche verso quote più alte. La Mjo è una di questi fattori che interagendo nell'ambito delle condizioni al contorno possono sviluppare dinamiche di migrazione delle Rossby waves e a loro volta di interazione con le onde climatologiche della stratosfera, generando un disturbo all'attività del vortice polare. Le fasi Mjo ( e gli stage Gwo con le rispettive fasi) prevedono modalità che differiscono quanto ad intensità e ubicazione nello sviluppare calore ed eddy che possono interferire con il flusso medio, talvolta rinforzandolo talaltra commutando il momento rappresentato dai venti zonali.Nell'ambito delle fasi Mjo si valutano poi anche elementi di natura statistica i cui output tendono a favorire un certo tipo di circolazione, sviluppando alcune anomalie in troposfera se ce ne sono le condizioni dipendenti dal contesto e da altre forzanti che operano in remoto, ed è qui che nascono gli abusi d'uso.
L'ozono è un ottimo tracciante di isolamento e mixing stratosferico, ma non è una ‘spia’ predittiva dello split, come sappiamo lo split lo decide la dinamica d’onda (wave-2) e va quantificato nell’ensemble.
Detto questo senza l'apporto della troposfera questi disturbi restano relegati al ruolo di "facilitatori"
Pertanto forzanti troposferiche, a diverso livello e con diverse modalità, possono sviluppare tramite le fonti convettive, riserve e pacchetti di energia che si trasferiscono non solo verso latitudini più elevate ma anche verso quote più alte. La Mjo è una di questi fattori che interagendo nell'ambito delle condizioni al contorno possono sviluppare dinamiche di migrazione delle Rossby waves e a loro volta di interazione con le onde climatologiche della stratosfera, generando un disturbo all'attività del vortice polare. Le fasi Mjo ( e gli stage Gwo con le rispettive fasi) prevedono modalità che differiscono quanto ad intensità e ubicazione nello sviluppare calore ed eddy che possono interferire con il flusso medio, talvolta rinforzandolo talaltra commutando il momento rappresentato dai venti zonali.Nell'ambito delle fasi Mjo si valutano poi anche elementi di natura statistica i cui output tendono a favorire un certo tipo di circolazione, sviluppando alcune anomalie in troposfera se ce ne sono le condizioni dipendenti dal contesto e da altre forzanti che operano in remoto, ed è qui che nascono gli abusi d'uso.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
La meteorologia non è una profezia, ma una scienza probabilistica.
È importante ribadirlo con chiarezza: la meteorologia non fornisce certezze assolute, ma scenari probabilistici.
I modelli numerici elaborano migliaia di simulazioni (ensemble) che indicano una gamma di possibili evoluzioni, ciascuna con una probabilità diversa. Quando si parla di eventi estremi, questi rientrano quasi sempre:
nelle code più estreme degli scenari modellistici;
con bassa probabilità di realizzazione;
soggetti a forti variazioni anche a breve distanza temporale.
Presentare uno scenario marginale come se fosse imminente o altamente probabile è una forzatura che tradisce il metodo scientifico. Termini come “potrebbe”, “a un passo”, “storico” sono formalmente corretti, ma diventano fuorvianti se usati senza contesto. Un evento potrebbe sempre verificarsi, ma:
con quale probabilità?
rispetto a quali altri scenari?
su quale area geografica e con quale intensità?
Senza queste informazioni, il lettore viene naturalmente portato a credere che l’evento sia probabile o imminente, quando in realtà rappresenta solo una delle tante possibilità, spesso la meno realistica.
Un’analisi meteorologica corretta dovrebbe sempre chiarire:
il grado di affidabilità temporale della previsione;
la dispersione degli ensemble (spread);
la differenza tra scenario più probabile e scenario estremo.
Parlare di “ondata storica” a diversi giorni di distanza, senza una convergenza modellistica solida e persistente, non è informazione: è semplificazione estrema.
il lettore viene affascinato dall’ipotesi estrema, segue l’evoluzione con aspettative elevate.
Quando l’evento non si verifica, nasce la percezione di fallimento. In realtà, a fallire non è la meteorologia, ma il modo in cui viene raccontata.
Raccontare la meteorologia non significa inseguire il titolo più estremo, una gara a chi arriva primo, un fuorviante uso
delle teleconnesioni, ma aiutare il pubblico a capire cosa è davvero probabile, cosa è possibile e cosa è semplicemente suggestivo. Solo così si costruisce una cultura meteorologica matura, consapevole e utile alla collettività.
È importante ribadirlo con chiarezza: la meteorologia non fornisce certezze assolute, ma scenari probabilistici.
I modelli numerici elaborano migliaia di simulazioni (ensemble) che indicano una gamma di possibili evoluzioni, ciascuna con una probabilità diversa. Quando si parla di eventi estremi, questi rientrano quasi sempre:
nelle code più estreme degli scenari modellistici;
con bassa probabilità di realizzazione;
soggetti a forti variazioni anche a breve distanza temporale.
Presentare uno scenario marginale come se fosse imminente o altamente probabile è una forzatura che tradisce il metodo scientifico. Termini come “potrebbe”, “a un passo”, “storico” sono formalmente corretti, ma diventano fuorvianti se usati senza contesto. Un evento potrebbe sempre verificarsi, ma:
con quale probabilità?
rispetto a quali altri scenari?
su quale area geografica e con quale intensità?
Senza queste informazioni, il lettore viene naturalmente portato a credere che l’evento sia probabile o imminente, quando in realtà rappresenta solo una delle tante possibilità, spesso la meno realistica.
Un’analisi meteorologica corretta dovrebbe sempre chiarire:
il grado di affidabilità temporale della previsione;
la dispersione degli ensemble (spread);
la differenza tra scenario più probabile e scenario estremo.
Parlare di “ondata storica” a diversi giorni di distanza, senza una convergenza modellistica solida e persistente, non è informazione: è semplificazione estrema.
il lettore viene affascinato dall’ipotesi estrema, segue l’evoluzione con aspettative elevate.
Quando l’evento non si verifica, nasce la percezione di fallimento. In realtà, a fallire non è la meteorologia, ma il modo in cui viene raccontata.
Raccontare la meteorologia non significa inseguire il titolo più estremo, una gara a chi arriva primo, un fuorviante uso
delle teleconnesioni, ma aiutare il pubblico a capire cosa è davvero probabile, cosa è possibile e cosa è semplicemente suggestivo. Solo così si costruisce una cultura meteorologica matura, consapevole e utile alla collettività.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Assolutamente d'accordo. Non riuscirei ad "inventarmi" altro al momento.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Buongiorno ragazzi, seguo la meteo da 30 anni e devo dire che col tempo ho imparato molte cose, una su tutte....coloro che proclamano eventi a distanze temporali elevate sono solo acchiappa click perché Competenza, studio, esperienza e Quant altro non possono trasformarsi in certezze in una materia probabilistica che per una minima variazione può stravolgere un intera situazione anche a breve termine e soprattutto quando si parla di est e retrogressioni.
Come lo stesso non ha senso colui che dice fino a 3 settimane non farà nulla... Le certezze non le abbiamo in questa scienza ma è un piacere leggervi perché mettete a disposizione degli altri le vostre competenze e per questo vi ringrazio.
Buona giornata
Come lo stesso non ha senso colui che dice fino a 3 settimane non farà nulla... Le certezze non le abbiamo in questa scienza ma è un piacere leggervi perché mettete a disposizione degli altri le vostre competenze e per questo vi ringrazio.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Ciao Mik. Certo, spesso la nostra attenzione si sposta più verso quelli che annunciano ondate di gelo comeMik80 ha scritto: ↑dom gen 25, 2026 7:17 am Buongiorno ragazzi, seguo la meteo da 30 anni e devo dire che col tempo ho imparato molte cose, una su tutte....coloro che proclamano eventi a distanze temporali elevate sono solo acchiappa click perché Competenza, studio, esperienza e Quant altro non possono trasformarsi in certezze in una materia probabilistica che per una minima variazione può stravolgere un intera situazione anche a breve termine e soprattutto quando si parla di est e retrogressioni.
Come lo stesso non ha senso colui che dice fino a 3 settimane non farà nulla... Le certezze non le abbiamo in questa scienza ma è un piacere leggervi perché mettete a disposizione degli altri le vostre competenze e per questo vi ringrazio.
Buona giornata
se non ci fosse un domani, ma ovviamente vale la stessa cosa per coloro che predicono il nulla fino a data
da destinarsi.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Osservazione a 10 hPa che mostra ancora questa perplessità realizzativa dello split.
Gfs ed ecmwf si passano un po' la palla proponendo e disfacendo, o mostrando split non
canonici MMW. Come detto siamo ancora in alto mare e con una serie di "se" ancora eventualmente
da aggiungere. Le vorticita' potenziali ai 600 K si fermano al forte disturbo a due onde, ragionevolmente
occorrerebbe ancora molto tempo, mentre ai piani inferiori continuano queste pulsazioni atlantiche con una cresta
Alaskiana e affondi gelidi sul nord america. Nel 2018 l'evento fu conclamato il 12, con effetti abbastanza rapidi
nell'ordine di 16 giorni. Tecnicamente al 28 febbraio circa. Precedente feci riferimento in merito a questa eventualità,
con tutti i se del caso, al mese di marzo, suscitando molta ilarità..
Ovviamente le nostre speranze per un sussulto invernale non prescindono da queste evenienze.



Gfs ed ecmwf si passano un po' la palla proponendo e disfacendo, o mostrando split non
canonici MMW. Come detto siamo ancora in alto mare e con una serie di "se" ancora eventualmente
da aggiungere. Le vorticita' potenziali ai 600 K si fermano al forte disturbo a due onde, ragionevolmente
occorrerebbe ancora molto tempo, mentre ai piani inferiori continuano queste pulsazioni atlantiche con una cresta
Alaskiana e affondi gelidi sul nord america. Nel 2018 l'evento fu conclamato il 12, con effetti abbastanza rapidi
nell'ordine di 16 giorni. Tecnicamente al 28 febbraio circa. Precedente feci riferimento in merito a questa eventualità,
con tutti i se del caso, al mese di marzo, suscitando molta ilarità..
Ovviamente le nostre speranze per un sussulto invernale non prescindono da queste evenienze.



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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Ensemble a 10 giorni che non mostrano accenni di cambio.
Anche valutando lo spread, questo rimane molto molto basso sul flusso atlantico



Si nota un sottomedia isotermico sulla Scandinavia nell'ordine di 4°, fino a 6° in siberia, e lungo
il canale che lega gli states all'Atlantico.
Quindi e per il momento, considerata anche la convergenza degli altri strumenti già posti in essere, rimane
difficile, non impossibile, assistere a dinamiche invernali entro la prima decade di febbraio.
Poi e al momento, si nota un tentativo del flusso meridiano farsi più deciso. Le caratteristiche lo vedono
comunque legato a piegare oltralpe e interagire poi in atlantico. Deja vu?? Vedremo.
Chiaro che in assenza di blocchi più orientali e atr, al momento assenti e poco probabili in virtù dell'assetto,
le chanches diminuiscono. Questo non vuole dire che i GM escluderanno ipotesi più fredde anche nel
mediterraneo nelle loro migliaia di elaborazioni a lungo termine. L'equilibrio sta poi nel saper distinguere
la suggestione dalla probabile realtà, inserendo il tutto nel grado probabilistico.
Ma tanto so, nonostante i ripetuti non ci casco più, che saranno parole buttate al vento, basta un run e parte la giostra.
Se invece il segnale diverrà solido, ripetuto, vicino alle ens e ad altri strumenti idonei, allora varrà seriamente
la pena farci un pensierino.
Anche valutando lo spread, questo rimane molto molto basso sul flusso atlantico



Si nota un sottomedia isotermico sulla Scandinavia nell'ordine di 4°, fino a 6° in siberia, e lungo
il canale che lega gli states all'Atlantico.
Quindi e per il momento, considerata anche la convergenza degli altri strumenti già posti in essere, rimane
difficile, non impossibile, assistere a dinamiche invernali entro la prima decade di febbraio.
Poi e al momento, si nota un tentativo del flusso meridiano farsi più deciso. Le caratteristiche lo vedono
comunque legato a piegare oltralpe e interagire poi in atlantico. Deja vu?? Vedremo.
Chiaro che in assenza di blocchi più orientali e atr, al momento assenti e poco probabili in virtù dell'assetto,
le chanches diminuiscono. Questo non vuole dire che i GM escluderanno ipotesi più fredde anche nel
mediterraneo nelle loro migliaia di elaborazioni a lungo termine. L'equilibrio sta poi nel saper distinguere
la suggestione dalla probabile realtà, inserendo il tutto nel grado probabilistico.
Ma tanto so, nonostante i ripetuti non ci casco più, che saranno parole buttate al vento, basta un run e parte la giostra.
Se invece il segnale diverrà solido, ripetuto, vicino alle ens e ad altri strumenti idonei, allora varrà seriamente
la pena farci un pensierino.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Venti zonali a 10 hPa

Come leggerli:
È altamente improbabile che il vortice assuma caratteristiche di forza
È probabile che il vortice si mantenga al di sotto della media del periodo.
È molto probabile che la velocità westerlies si mantenga sui 10 m/s
È poco probabile che la solidità del segnale vada verso l'inversione
Di questi spaghi attualmente da inversione, non sappiamo quanti di loro esprimano realmente uno split
o sono frutto di altre dinamiche. Di più reale e concreto abbiamo un azione di disturbo a due onde
facilmente verificabile e solida. Il resto è ancora pregno di ???????

Come leggerli:
È altamente improbabile che il vortice assuma caratteristiche di forza
È probabile che il vortice si mantenga al di sotto della media del periodo.
È molto probabile che la velocità westerlies si mantenga sui 10 m/s
È poco probabile che la solidità del segnale vada verso l'inversione
Di questi spaghi attualmente da inversione, non sappiamo quanti di loro esprimano realmente uno split
o sono frutto di altre dinamiche. Di più reale e concreto abbiamo un azione di disturbo a due onde
facilmente verificabile e solida. Il resto è ancora pregno di ???????


