ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da CLEMENZA »

Infatti è quanto avevo inteso pure io.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da CLEMENZA »

Picchio, se posso, ti riporto i dubbi manifestati da questo mio amico (non c'entra nulla con questa piazza, è un amico locale): se vuoi dirmi la tua. Perché a me pare strano non vedere queste dinamiche in maniera univoca.
Pour parler, come ben sai. È solo un mio "cruccio".

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picchio70
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Facciamo che domani entrerò più nel dettaglio 😂😂😂
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Queste le proiezioni per i prossimi 10-15 giorni

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Sulla circolazione abbiamo già descritto praticamente tutto, evidenziamo solamente le due onde
lunghe stazionarie atlantiche e pacifico-siberiane. Il complesso non si confà per ciò che più generalmente
si ambisce. Queste al momento sono le indicazioni più valide, più solide, con maggiori possibilità di realizzazioni.
L'ambito è sempre probabilistico sia chiaro. Personalmente, nella mia visione d'insieme, ritengo che queste
evenienze siano abbastanza veritiere, seppur possano presentare sfumature diverse ma nel medesimo
contesto non idoneo per ciò che più si vuole. Difficilmente potremo attenderci grosse variazioni almeno sino
alla prima decade di febbraio, almeno. Sperando di non urtare la sensibilità di nessuno.


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Vedremo se per metà febbraio le cose cambieranno.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Durante il semestre invernale possono accadere un certo numero di fenomeni legati al riscaldamento, al
raffreddamento e a repentine modifiche sinottiche. Nella loro accezione generale, lo stratwarming e lo
stratcooling sono opposti fenomeni termici che si attuano sui piani isobarici superiori e si trasferiscono verso
gli strati inferiori. Questi fenomeni sono in grado di modificare repentinamente il gradiente verticale di
temperatura e di altezza geopotenziale. Gli estremi di anomalia termica avvengono ai alla più alta superficie isobarica
e si trasferiscono riducendosi progressivamente alle quote inferiori. Talvolta e sotto determinate condizioni favorevoli, tale processo può continuare oltre la tropopausa, fino alla media troposfera.
Uno dei più importanti meccanismi di interazione è relativo alla presenza di pattern a due o
tre onde planetarie stazionarie in troposfera (2-wave, 3-wave o particolari 4-wave pattern asimmetrici),
con persistenza di configurazioni di blocco che sviluppano forcing tendenti a propagare massa e
quantità di moto in bassa stratosfera secondo il meccanismo dell’E-P flux (flusso di Eliassen and Palm) e
della sua divergenza.
L’E-P flux può essere visto come una misura dell’attività dell’onda planetaria, tramite la convergenza della
sua componente verticale su un punto a livello della tropopausa, e la sua divergenza osservabile dalla sua
componente meridionale, mostra la tendenza allo sviluppo di forcing ciclonici alla circolazione zonale.
Questo forcing presente in troposfera, in casi importanti di coupling riesce a penetrare in bassa o fino in
media stratosfera.
Durante la stagione invernale quindi, si può assistere ad un riscaldamento stratosferico principalmente in risposta a
forcing dal basso, ossia troposferici, per effetto della propagazione verticale di onde planetarie che
presentano determinate caratteristiche, quali stazionarietà, profondità ed elevata anomalia nel campo
geopotenziale.
In determinate situazioni, la stratosfera opera a sua volta una risposta inversa cioè dall'alto amplificando il
gradiente verticale di temperatura sull'area in cui l'onda si infrange. Questa concatenazione di eventi va sotto
il nome di Troposphere-to-Stratosphere-to-Troposphere (TST) event.

Come dimostrato da una simulazione di Kushner, Reichler e Polvani, il TST event si attua in 5 fasi. La prima
consiste nella perturbazione della troposfera ad opera dell’impulso indotto da un onda planetaria dalle
caratteristiche precedentemente descritte. Nelle fasi successive, l’onda si propaga verticalmente verso l’alto
(2) e va ad infrangersi nella stratosfera (3), causando dapprima una risposta da parte della stratosfera (4) e,
successivamente, della troposfera (5).
Passiamo ora alla classificazione degli eventi stratosferici successivi ai fenomeni di riscaldamento
stratosferico in cui si registra una significativa amplificazione del gradiente verticale di temperatura:
Midwinter Major Warming (MMW): oltre al riscaldamento della regione polare boreale e
all'inversione del gradiente meridionale della temperatura, si associa la rottura del vortice polare che
viene sostituito da un anticiclone polare. Quindi la definizione di Major Warming richiede non solo
un riscaldamento, ma anche un cambio totale di circolazione. La definizione di rottura del vortice
polare è data dalla sostituzione delle normali correnti occidentali a 10 hpa con correnti orientali, con
il centro del vortice polare spostato a Sud del 60-65°N. I mesi in cui è più probabile avere un MMW
sono Gennaio e Febbraio. Il vortice polare può traslare verso Sud nel suo complesso o dividersi in
due vortici separati.
Minor Warming: può anch'esso essere intenso e talvolta invertire il gradiente meridionale di
temperatura, ma non provoca l'inversione di circolazione a 10hpa.
Canadian Warming (CW): si presenta spesso ad inizio inverno. Si verifica come evento di tipo TST,
allorquando un'onda planetaria si stabilisce sull'Oceano Pacifico settentrionale generando un forcing
alla circolazione zonale con E-P flux divergente al limite della tropopausa aleutinica o del Golfo
d'Alaska, portando alla nascita di un anticiclone delle Aleutine in bassa stratosfera che si propaga
verticalmente rafforzandosi e spostandosi verso nord nei giorni a seguire.
I Canadian Warming possono causare l’inversione del gradiente meridionale di temperatura e persino
provocare per un breve periodo la sostituzione delle westerlies con correnti orientali all’interno del Circolo
Polare Artico, ma non portano mai ad una rottura del vortice polare.
Final Warming: si tratta del riscaldamento finale, che segna la transizione tra il vortice ciclonico
freddo invernale e l’alta pressione centrata sul Polo durante l’estate (sempre a livello stratosferico).
Ciò comporta la sostituzione delle westerlies invernali da parte delle correnti orientali caratterizzanti
l’estate. I FW si suddividono in due categorie, Early (cioè precoci) e Late (tardivi), a seconda del
momento in cui hanno luogo.
A questo punto passiamo ad analizzare più nello specifico l’influenza che gli episodi di riscaldamento e
raffreddamento stratosferico possono esercitare sulle configurazioni troposferiche. Il punto di partenza di
questa analisi deriva dallo studio effettuato da Baldwin e Dunkerton su di un campione di eventi
stratosferici estremi (ESEs), ossia quegli eventi stratosferici seguiti dalla persistenza di condizioni anomale
in troposfera, che si manifestano nella modifica del pattern precedentemente in essere.
Nel dettaglio, è stata individuata una soglia del NAM oltre la quale l’anomalia si “espande” a livello
troposferico in 10-15 giorni, andando a condizionare il segno dell’AO che rimarrà persistentemente nella
modalità assunta (all’incirca due mesi). Esaminando i 18 casi in cui il VPS è stato particolarmente debole
(caso A) e i 30 casi in cui il VPS è stato particolarmente forte (caso B), è emerso che:
A) se al momento X (lag 0) il NAM a 10 hPa è negativo, sinonimo di VPS debole con anomalie di
altezza geopotenziale che in modulo sono superiori a 3 in un range normalizzato [0, 4], allora per i
prossimi 2 mesi è probabile si assista ad una fase di AO-.
B) se al momento Y (lag 0) il NAM a 10 hPa è positivo, sinonimo di VPS forte con anomalie di altezza
geopotenziale che in modulo sono superiori a 1.5, allora è probabile che nei prossimi mesi si assista
ad una fase di AO+.
Waugh e Polvani hanno successivamente ampliato lo studio compiuto da Baldwin e Dunkerton, dimostrando
come eventi stratosferici estremi siano preceduti da un’anomala propagazione verticale del flusso di calore
(Heat Flux), identificabile mediante l’osservazione dell’EP Flux, che comprende sia la parte dinamica
(Momentum Flux) che termodinamica (appunto l’Heat Flux).
Esaminando il campione di ESEs, è stato riscontrato come eventi caratterizzati da un VPS intenso, siano
preceduti, secondo un preciso lag temporale, da un trasferimento di Heat Flux superiore alla norma verso la
medio-alta stratosfera. Un trasporto minore si ha invece durante gli episodi caratterizzati da VPS debole.
Lo studio pone altresì l’attenzione su un altro aspetto non considerato inizialmente da Baldwin e Dunkerton,
ossia che possa esistere una sorta di “precondizionamento” stratosferico, per cui gli eventi caratterizzati da
VPS debole siano preceduti da un periodo più o meno prolungato (solitamente da situarsi nella stagione
autunnale) in cui il vortice polare sia più forte della norma, e viceversa nel caso opposto.
Concludendo, bisogna rimarcare come le esemplificazioni qui presentate non debbano insinuare
l’idea errata che il responso troposferico sia lo stesso per tutti gli episodi di Stratwarming. Come simulato da
Kushner, Reichler e Polvani nel loro esperimento legato al TST, la risposta dell’atmosfera ad una stessa
perturbazione iniziale è molto differente da caso a caso, rendendo ogni evento unico. A ciò si aggiunge la
peculiare “trama” teleconnettiva caratterizzante ogni singolo anno, per cui determinati schemi configurativi
risultano favoriti rispetto ad altri, anche, e soprattutto, a livello troposferico.

Qui nascono le facili correlazioni di automatismi che legano ogni riscaldamento a precise ripercussioni, senza che
siano contestualizzati altri parametri necessari per lo sviluppo determinato del pattern troposferico, che a seconda
dei casi può amplificare determinate condizioni non per forza e necessariamente positive per le nostre sorti.
E credo che questo sia facilmente riscontrabile nei tanti anni sottoposti a maniacale osservazione delle vicende
stratosferiche da parte degli appassionati, e quanti dei proclami fatti si siano poi realmente realizzati, e quanti di
questi ci abbiano realmente interessati.
Ed ora passiamo al nostro caso specifico:
Osservando le mappe dei flussi e quelle delle zw, salta all'occhio un forcing troposferico ancora carente delle peculiarità
necessarie affinché la dinamica vada a completamento. Il forcing agisce prevalentemente in media stratosfera causando
solo uno stretching della struttura, senza che vi siano quelle condizione atte all'inversione.
Le mappe ep, osservando le frecce, mostrano più che altro un erosione sui bordi con le massime evidenze che si manifestano alle quote più alte per poi attenuarsi in quelle inferiori. Disturbi seguiti da ferite e riorganizzazioni.
Scusate la terminologia spiccia, ma per capirci meglio. Quindi se da un lato compare il disturbo con riscaldamento
e subsidenza, d'altro canto U tende a rimanere ancora confinato

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Medesima situazione possiamo riscontrarla osservando le zw. Tutto ancora molto Easy. Il vortice subisce si
dei tentativi di frenata, ma non sono ancora presenti quelle caratteristiche da inversione. Si deforma ma non
si rompe, ancora lontani dai tipi Major insomma.

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Discorso più maturo e evidente se osserviamo invece l'aspetto termico, ma questo vuol dire poco o nulla, seppur
sia quello oggetto di maggiore osservazione. Chiaro che questo calore sia indice di un disturbo, ma finché il
gradiente resta negativo, non ci sono i margini per discutere di evento. La palla si deforma, si allunga ma non si
spezza. Se, e dico se, prossimamente osserveremo una persistenza e un accenno di propagazione "seria" verso
il basso, allora un pensierino si potrebbe pure farlo e magari attendere il lag necessario ai piani bassi.
Se la dinamica "balla" ancora con questo tira e molla, allora le evenienze deterministiche troposferiche rimarranno
deboli, alternate e confinate. Solo tanto fumo, la troposfera rimarrà libera di fare il suo, come lo sta facendo.
Il che non vuol dire che non accadrà nulla.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Clusters a 10 giorni che avallano ed esemplificano la circolazione nelle sue caratteristiche principali

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Il segnale dominante è il medesimo, le sfumature che questo può determinare possono essere diverse
e rappresentative dell'effettiva ingerenza del treno atlantico in seno ai flussi più o meno tesi, più
o meno a curvatura, più o meno accostati, con risvolti sulla collocazione dei minimi al suolo.
Da qui le zone maggiormente interessate, la quantità di piogge e nevicate, la persistenza e magnitudo delle
medesime.
Possiamo dunque, in virtù di questi segnali univoci e convergenti, che la definizione data una decina di giorni fa'
Autunno e atlantico in pompa magna, possa ritenersi la più valida e veritiera, a fronte di svariate ipotesi di invasioni
siberiane, neve, gelo, orsi. Gli scritti dovrebbero prevaricare le aspettative e il filo conduttore che lega e accomuna gli
appassionati di gelo e neve. D'altronde queste informazioni certamente non mancano, quindi se le si cerca le si trovano
sempre. Ognuno è libero di cliccare dove vuole e scegliere cosa leggere per informarsi.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Spaghetti Italia centrale

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Come già si accennava, permane una decisa frequentazione a stati isotermici più rappresentativi
della primavera, o dell'autunno fate voi, che dell'inverno, sin verso la fine prima decade di febbraio
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Queste mappe invece descrivono le anomalie bariche, termiche e precipitative, delle evenienze post evento,
e dove queste statisticamente si concentrano. Gentilmente offerte da Francesco.

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Risulta evidente, pur precisando e rimarcando l'unicità dei casi singoli, la marginalizzazione della penisola dalle
evenienze più fredde e significative.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da Gelo Etna. »

Ciao picchio più passano i giorni e più credo che anche per questa stagione resteremo con la bocca asciutta per quanto riguarda un episodio di freddo con la F maiuscola
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da GELOSIBERIANO »

picchio70 ha scritto: gio gen 22, 2026 11:36 am Spaghetti Italia centrale

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Come già si accennava, permane una decisa frequentazione a stati isotermici più rappresentativi
della primavera, o dell'autunno fate voi, che dell'inverno, sin verso la fine prima decade di febbraio
Penso che per qualcosa di invernale se ne riparli direttamente verso la seconda decade di febbraio.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Non lo so ragazzi. Esprimersi categoricamente non è mai conveniente e poco vicino al metodo scientifico,
seppur oggi vediamo e verifichiamo uno stato non certo promettente. Quindi capisco perfettamente ciò che dite.
Io sono per l'equilibrio. Non mi sono mai piaciuti i proclami, ne verso chi ripete a nastro inverno finito, ne verso
chi annuncia ogni sei ore gelo e neve. Atteniamoci ai fatti e alle evidenze e poniamoci sempre rispettando la materia
e l'ambito in cui essa si esemplifica: il probabilismo.
Il segnale più solido, più probabile, più frequentato, lo vedo io e lo vedete anche voi, questo ad oggi.
Domani è un altro giorno.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da CLEMENZA »

Poi rileggo tutto.
Per me rimane sempre il miglior approccio. Il che non c'entra nulla col rischiare o meno; o col "saper rischiare". Questi a mio parere sono verbi inutili. Come quando - data per buona ormai a breve termine la nevicata fino alle quote della mia città - la gente esige profezie sui cm accumulati.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da Paolo86 »

Picchio scusami
Quello che mi fà drizzare le antenne è il riscaldamento stratosferico sull'atlantico che dovrebbe portare allo spilt i primi di febbraio. Non è il classico warming siberiano visto anche negli anni passati che porta solo al dispacement del VP a nomi quasi sempre deleterio per lo stretching dello stesso che fà quasi sempre a livello troposferico allungare il getto in uscita dall'america.
Ho detto castronerie ?
Cioè per lo meno è qualcosa di diverso da quello visto negli anni passati
Grazie per la risposta in anticipo
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

CLEMENZA ha scritto: gio gen 22, 2026 3:52 pm Poi rileggo tutto.
Per me rimane sempre il miglior approccio. Il che non c'entra nulla col rischiare o meno; o col "saper rischiare". Questi a mio parere sono verbi inutili. Come quando - data per buona ormai a breve termine la nevicata fino alle quote della mia città - la gente esige profezie sui cm accumulati.
Io preferisco tacere.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Messaggio da picchio70 »

Paolo86 ha scritto: gio gen 22, 2026 4:53 pm Picchio scusami
Quello che mi fà drizzare le antenne è il riscaldamento stratosferico sull'atlantico che dovrebbe portare allo spilt i primi di febbraio. Non è il classico warming siberiano visto anche negli anni passati che porta solo al dispacement del VP a nomi quasi sempre deleterio per lo stretching dello stesso che fà quasi sempre a livello troposferico allungare il getto in uscita dall'america.
Ho detto castronerie ?
Cioè per lo meno è qualcosa di diverso da quello visto negli anni passati
Grazie per la risposta in anticipo
Ciao Paolo. Si hai scritto delle inesattezze. Non è la collocazione termica che genera lo split o lo favorisce .
Ambedue i casi possono finire in semplici displacement o comunque disturbi anche forti ma non definitivi.
L'unica differenza è l'asse, questo si. Nel 2012 fu displacement ad esempio e comunque le congetture favorevoli
portarono quel che portarono. Casi molto rari.
Lo split NON SI VEDE E SI DETERMINA DALLE CARTE TERMICHE e non basta solo l'inversione, che tra l'altro non c'è.
Di certo e chiaro sappiamo che il vortice polare è disturbato, ma mancano ancora alcuni elementi affinché
si possa affermare con sicumera che la dinamica andrà in porto, tanto meno per eventuali esiti positivi.
Vortice debole vuol comunque dire che possiamo aspettarci maggiori allentamenti, probabili anticicloni
alle alte latitudini e basse pressioni al di sotto. Maggiore elasticità, maggiori ondulazioni, quadro che i centri
indicano per tutto febbraio. Poi se tutto questo offrirà anche a noi qualcosa di interessante, lo vedremo.
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