ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Io ci faccio una X ovvero "ci metto il crocione", come si dice da queste parti. 
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Per eventuali tentativi di split o altro, bisogna osservare le carte bariche, non termiche.
Si osserva solo un leggero disturbo a 2 onde

Quantunque fosse, non c'è trasmissione verticale, e quantunque fosse, occorre un segnale coerente
e persistente nell'ordine di settimane. Quantunque ci fossero questi segnali, occorrerebbe attendere dalle
due alle quattro settimane. Quantunque andasse in porto tutto alla perfezione, bisognerà sperare che il segnale
sia allineato alla guida troposferica. Nel caso il mediterraneo avrebbe un 10% di possibilità di esserne
coinvolto. Comunque il problema non sussiste.
Si osserva solo un leggero disturbo a 2 onde

Quantunque fosse, non c'è trasmissione verticale, e quantunque fosse, occorre un segnale coerente
e persistente nell'ordine di settimane. Quantunque ci fossero questi segnali, occorrerebbe attendere dalle
due alle quattro settimane. Quantunque andasse in porto tutto alla perfezione, bisognerà sperare che il segnale
sia allineato alla guida troposferica. Nel caso il mediterraneo avrebbe un 10% di possibilità di esserne
coinvolto. Comunque il problema non sussiste.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025

Il primo ammasso nuvoloso sul tirreno, coinvolgere a breve la Sardegna.
Il secondo si sta' strutturando sulla Tunisia e coinvolgerà più avanti la Sicilia e Calabria.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Nell'altra stanza avevamo già avanzato legittimi dubbi con Gabriele su queste visioni di "collasso" stratosferico.picchio70 ha scritto: ↑lun gen 19, 2026 2:09 pm Per eventuali tentativi di split o altro, bisogna osservare le carte bariche, non termiche.
Si osserva solo un leggero disturbo a 2 onde
Quantunque fosse, non c'è trasmissione verticale, e quantunque fosse, occorre un segnale coerente
e persistente nell'ordine di settimane. Quantunque ci fossero questi segnali, occorrerebbe attendere dalle
due alle quattro settimane. Quantunque andasse in porto tutto alla perfezione, bisognerà sperare che il segnale
sia allineato alla guida troposferica. Nel caso il mediterraneo avrebbe un 10% di possibilità di esserne
coinvolto. Comunque il problema non sussiste.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Ma non sono dubbi, semplicemente non c'è nulla al momento. Magari più in là, non saprei, ma adessoCLEMENZA ha scritto: ↑lun gen 19, 2026 2:46 pmNell'altra stanza avevamo già avanzato legittimi dubbi con Gabriele su queste visioni di "collasso" stratosferico.picchio70 ha scritto: ↑lun gen 19, 2026 2:09 pm Per eventuali tentativi di split o altro, bisogna osservare le carte bariche, non termiche.
Si osserva solo un leggero disturbo a 2 onde
Quantunque fosse, non c'è trasmissione verticale, e quantunque fosse, occorre un segnale coerente
e persistente nell'ordine di settimane. Quantunque ci fossero questi segnali, occorrerebbe attendere dalle
due alle quattro settimane. Quantunque andasse in porto tutto alla perfezione, bisognerà sperare che il segnale
sia allineato alla guida troposferica. Nel caso il mediterraneo avrebbe un 10% di possibilità di esserne
coinvolto. Comunque il problema non sussiste.
sono tutte speculazioni e forzature, dettate o dalla frenesia di vedere a tutti i costi qualcosa, o più ragionevolmente
perché non si ha chiaro come funziona, per essere educati.
Ripeto, ammesso che...ammesso lo split, ammesso che questo segnale sia dirompente e persistente, ammesso
che si propaghi, ammesso che sotto trovi uno stato accogliente, ammesso che ci vada di lusso, passerebbe all'incirca un mese e mezzo o due. Non riesco proprio a capire cosa si cerchi.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Questo non lo so. Bisognerebbe chiederlo a chi ne parla con una certa sicurezza. Ho scritto "legittimi" dubbi per non risultare troppo baldanzoso in una piazza affollata di menti alquanto variegate.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Tra l'altro c'è enorme discrepanza tra gfs ed ecmwf in merito alla rottura d'onda.
Il primo anticiclonica, ecmwf ciclonica. Al momento comunque non c'è nulla, neanche
riguardo ai zw , la maggior parte dell'energia riflessa va a modulare il flusso medio.
Se lo split fosse iniziato oggi e se tutto filasse liscio, eventuali risvolti a marzo.
Il primo anticiclonica, ecmwf ciclonica. Al momento comunque non c'è nulla, neanche
riguardo ai zw , la maggior parte dell'energia riflessa va a modulare il flusso medio.
Se lo split fosse iniziato oggi e se tutto filasse liscio, eventuali risvolti a marzo.
Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
no facciamo a maggio come risvoltipicchio70 ha scritto: ↑lun gen 19, 2026 4:42 pm Tra l'altro c'è enorme discrepanza tra gfs ed ecmwf in merito alla rottura d'onda.
Il primo anticiclonica, ecmwf ciclonica. Al momento comunque non c'è nulla, neanche
riguardo ai zw , la maggior parte dell'energia riflessa va a modulare il flusso medio.
Se lo split fosse iniziato oggi e se tutto filasse liscio, eventuali risvolti a marzo.
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Gabriele_2021
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Negli ultimi anni si osservano spesso configurazioni invernali “mancate per il Mediterraneo”, con irruzioni fredde rapide monche. Il freddo è sempre meno presente a causa dell’aumento entropico del calore nel sistema terrestre; questo calore non solo riscalda mediamente le masse d’aria, ma altera anche i regimi meteorologici e le innumerevoli variabili meteo, con effetti a cascata sul tempo atmosferico. Nell’ultimo periodo ho riflettuto su una possibile motivazione di questi scenari invernali: spesso, sia in Atlantico che in Pacifico, le onde anticicloniche risultano smorzate proprio sopra gli oceani, mentre sulla terraferma tali strutture altopressorie persistono più a lungo. Non si generano più onde lunghe stazionarie capaci di canalizzare i flussi verso l’alto, e prevalgono CWB, onde corte o “ciambelle” polari, con tutte le conseguenze del caso. ù
Questo sarebbe un aspetto interessante da approfondire in quanto la rottura delle onde di Rossby (RWB) rappresenta uno dei meccanismi fondamentali attraverso cui l’atmosfera ridistribuisce quantità di moto e vorticità potenziale. Le RWB sono associate a un’ampia gamma di fenomeni meteorologici, tra cui l’insorgenza e il mantenimento dei blocchi atmosferici: configurazioni in cui un anticiclone quasi stazionario distorce il flusso occidentale (Rex, 1950) e dà luogo a eventi persistenti come ondate di caldo o di freddo. In molti casi, tali blocchi sono alimentati dall’aria a basso contenuto di PV trasportata da ripetuti episodi di AWB, che prima instaurano la struttura bloccante e poi la rinforzano.
La struttura, la frequenza e la localizzazione delle RWB dipendono direttamente dalla configurazione dei jet stream e dai gradienti termici che li sostengono. In un clima che si riscalda, soprattutto a causa dell’aumento della temperatura superficiale degli oceani, l’intero sistema dinamico che governa la propagazione e la rottura delle onde subisce una trasformazione profonda.
Secondo un recente lavoro di Sara Tahvonen et el del 2025 ( Response of Northern Hemisphere Rossby wave breaking to changes in sea surface temperature and sea ice cover)
Quando le SST aumentano nelle fasce tropicali, la struttura dei jet stream cambia in modo sostanziale. La latitudine critica — il punto in cui la velocità di fase dell’onda coincide con quella del flusso medio — tende a spostarsi verso nord e verso est, poiché il getto subtropicale diventa più intenso e più zonale. In queste condizioni, la rottura anticiclonica diventa meno probabile: l’AWB richiede infatti un ambiente caratterizzato da forte shear antizonale e da un gradiente di PV ben definito sul lato equatoriale del jet. Un getto più forte e più rettilineo tende invece a “stirare” le onde, impedendo loro di amplificarsi fino all’inversione del gradiente di PV. Ne deriva una drastica riduzione degli eventi di AWB, soprattutto nel settore pacifico, dove il jet invernale si intensifica e si estende verso est.
Parallelamente, l’indice di rifrazione subisce variazioni significative. Sul lato equatoriale del jet, il riscaldamento riduce il gradiente meridionale di PV, rendendo la regione meno trasparente alla propagazione delle onde: l’indice refrattivo diventa più spesso negativo, trasformando aree che oggi fungono da waveguide in zone di evanescenza. Sul lato polare, invece, il gradiente rimane più marcato — riflesso di un maggiore shear orizzontale barotropico negativo — e la maggiore attività ciclonica extratropicale favorisce condizioni più adatte alla rottura ciclonica. Il CWB tende quindi ad aumentare, sebbene in modo più moderato e con una distribuzione spaziale meno uniforme. Questo spostamento relativo tra AWB e CWB modifica la struttura complessiva della surf zone, riducendo la capacità dell’atmosfera di generare rotture anticicloniche.
Lo studio evidenzia che la forte riduzione dell’AWB sul Pacifico settentrionale in DJF rappresenta un caso emblematico: essa è associata a un marcato aumento del vento zonale a 250 hPa e a uno spostamento verso ovest della exit region del jet, condizioni che risultano particolarmente sfavorevoli all’AWB (Abatzoglou e Magnusdottir, 2006). Il getto così modificato è affiancato a nord da un aumento del CWB, probabilmente legato a un incremento dello shear verticale ciclonico.
A tutto ciò si sovrappone la tendenza alla barotropizzazione del flusso. Una struttura del vento più uniforme con la quota favorisce la propagazione lineare delle onde, non la loro amplificazione. Questo rende ancora più difficile la formazione di AWB, mentre lascia relativamente intatte — e talvolta rafforza — le condizioni favorevoli al CWB sul lato polare del jet.
La combinazione di questi tre meccanismi produce una trasformazione profonda dei regimi atmosferici. La diminuzione dell’AWB riduce la frequenza dei blocchi anticiclonici, soprattutto nel settore euro‑atlantico e nel Pacifico settentrionale, mentre l’aumento relativo del CWB spinge la storm track verso latitudini più alte e favorisce configurazioni più cicloniche, mobili e dominate da onde corte a rapida velocità di fase, a scapito delle onde quasi stazionarie. Nel Pacifico, la perdita di AWB indebolisce la tendenza ai blocchi aleutinici, rendendo la circolazione più lineare e meno predisposta a configurazioni stazionarie.
Durante l’estate, la risposta è ancora più articolata. Il riscaldamento tropicale modifica la circolazione monsonica asiatica, indebolendo la regione di forte baroclinicità che sostiene la struttura a doppio jet sull’Asia orientale. Con un gradiente di temperatura potenziale meno marcato alla tropopausa dinamica, le onde hanno minore capacità di amplificarsi e di rompersi in modo anticiclonico. L’AWB estivo sul Pacifico occidentale diminuisce quindi in modo netto, mentre alcune regioni europee mostrano un lieve aumento, legato alla riorganizzazione del getto subtropicale e alla maggiore ondulazione del flusso in uscita dal continente africano.
Anche sull’Atlantico si osserva una trasformazione analoga, sebbene meno estrema. Il getto invernale si estende verso est e assume una struttura più zonale, riducendo la frequenza degli eventi di AWB e favorendo un ambiente più ciclonico. La rottura ciclonica aumenta sul lato polare del jet, coerentemente con un gradiente di PV più teso e con una maggiore prevalenza di configurazioni barocline. La surf zone atlantica si riorganizza, con una riduzione della capacità del sistema di generare blocchi anticiclonici e una maggiore propensione a configurazioni mobili e cicloniche.
Suffraga tale tesi anche A Synoptic Scale Perspective on Greenland Ice Core Variability and Related Teleconnection Patterns di Norel Rimbu et el agffermando che ' Le temperature superficiali del mare più elevate dell'Atlantico tropicale aumentano la convezione e le precipitazioni a nord dell'equatore. La convezione aumentata porta a una circolazione anticiclonica in quota, che sposta il massimo del getto verso sud. L'aumento del vento orizzontale barotropico negativo (shear) comporta un aumento della frequenza di rottura delle onde cicloniche nella regione della Groenlandia che sono dinamicamente correlati a greeland blocking '.
Un aspetto cruciale riguarda la relazione bidirezionale tra jet e RWB. La rottura delle onde contribuisce a spostare i jet, ma allo stesso tempo la posizione e l’intensità dei jet determinano dove e come le onde possono rompersi. In un clima più caldo, questo sistema di feedback si riorganizza: il getto pacifico diventa più forte e più zonale, quello atlantico si estende verso est e la struttura estiva del doppio jet asiatico si indebolisce. Ogni cambiamento nella struttura del jet modifica la propagazione delle onde, e ogni cambiamento nella propagazione delle onde modifica la struttura del jet.
La copertura di ghiaccio marino, pur avendo un ruolo potenzialmente importante nella modulazione dei gradienti termici artici, mostra un’influenza molto più debole sulla RWB rispetto al riscaldamento delle SST. Le variazioni del ghiaccio marino tendono a produrre segnali più rumorosi e meno coerenti, difficili da distinguere dalla variabilità interna della circolazione.
Nel complesso, emerge il quadro di un’atmosfera extratropicale che, in un clima più caldo, tende a favorire configurazioni più cicloniche e meno bloccate. La riduzione dell’AWB e l’aumento relativo del CWB ridisegnano la struttura dei regimi atmosferici, influenzando la frequenza delle ondate di calore, la traiettoria delle tempeste e la distribuzione delle precipitazioni estreme. La dinamica delle onde di Rossby non scompare, ma si riorganizza attorno a un sistema di jet più intensi, più zonali e più fortemente influenzati dal riscaldamento tropicale.
Gli autori sottolineano infine le difficoltà nel modellare la rottura d’onda di Rossby, in particolare nei climi futuri. Le climatologie del blocco dipendono fortemente dal metodo di rilevamento e dalla definizione adottata, e la frequenza storica del blocco è spesso sottostimata. Tale sottostima è stata attribuita a molte cause: risoluzione insufficiente del modello, orografia poco rappresentata, errori nello stato medio atmosferico e problemi nella parametrizzazione dei processi diabatici, come la convezione e le warm conveyor belts.
Cosa ne pensi, picchio?
Io ci provo ancora a riportarti tra noi di là, perché non ha più senso continuare qui, ma vedi tu.
Questo sarebbe un aspetto interessante da approfondire in quanto la rottura delle onde di Rossby (RWB) rappresenta uno dei meccanismi fondamentali attraverso cui l’atmosfera ridistribuisce quantità di moto e vorticità potenziale. Le RWB sono associate a un’ampia gamma di fenomeni meteorologici, tra cui l’insorgenza e il mantenimento dei blocchi atmosferici: configurazioni in cui un anticiclone quasi stazionario distorce il flusso occidentale (Rex, 1950) e dà luogo a eventi persistenti come ondate di caldo o di freddo. In molti casi, tali blocchi sono alimentati dall’aria a basso contenuto di PV trasportata da ripetuti episodi di AWB, che prima instaurano la struttura bloccante e poi la rinforzano.
La struttura, la frequenza e la localizzazione delle RWB dipendono direttamente dalla configurazione dei jet stream e dai gradienti termici che li sostengono. In un clima che si riscalda, soprattutto a causa dell’aumento della temperatura superficiale degli oceani, l’intero sistema dinamico che governa la propagazione e la rottura delle onde subisce una trasformazione profonda.
Secondo un recente lavoro di Sara Tahvonen et el del 2025 ( Response of Northern Hemisphere Rossby wave breaking to changes in sea surface temperature and sea ice cover)
Quando le SST aumentano nelle fasce tropicali, la struttura dei jet stream cambia in modo sostanziale. La latitudine critica — il punto in cui la velocità di fase dell’onda coincide con quella del flusso medio — tende a spostarsi verso nord e verso est, poiché il getto subtropicale diventa più intenso e più zonale. In queste condizioni, la rottura anticiclonica diventa meno probabile: l’AWB richiede infatti un ambiente caratterizzato da forte shear antizonale e da un gradiente di PV ben definito sul lato equatoriale del jet. Un getto più forte e più rettilineo tende invece a “stirare” le onde, impedendo loro di amplificarsi fino all’inversione del gradiente di PV. Ne deriva una drastica riduzione degli eventi di AWB, soprattutto nel settore pacifico, dove il jet invernale si intensifica e si estende verso est.
Parallelamente, l’indice di rifrazione subisce variazioni significative. Sul lato equatoriale del jet, il riscaldamento riduce il gradiente meridionale di PV, rendendo la regione meno trasparente alla propagazione delle onde: l’indice refrattivo diventa più spesso negativo, trasformando aree che oggi fungono da waveguide in zone di evanescenza. Sul lato polare, invece, il gradiente rimane più marcato — riflesso di un maggiore shear orizzontale barotropico negativo — e la maggiore attività ciclonica extratropicale favorisce condizioni più adatte alla rottura ciclonica. Il CWB tende quindi ad aumentare, sebbene in modo più moderato e con una distribuzione spaziale meno uniforme. Questo spostamento relativo tra AWB e CWB modifica la struttura complessiva della surf zone, riducendo la capacità dell’atmosfera di generare rotture anticicloniche.
Lo studio evidenzia che la forte riduzione dell’AWB sul Pacifico settentrionale in DJF rappresenta un caso emblematico: essa è associata a un marcato aumento del vento zonale a 250 hPa e a uno spostamento verso ovest della exit region del jet, condizioni che risultano particolarmente sfavorevoli all’AWB (Abatzoglou e Magnusdottir, 2006). Il getto così modificato è affiancato a nord da un aumento del CWB, probabilmente legato a un incremento dello shear verticale ciclonico.
A tutto ciò si sovrappone la tendenza alla barotropizzazione del flusso. Una struttura del vento più uniforme con la quota favorisce la propagazione lineare delle onde, non la loro amplificazione. Questo rende ancora più difficile la formazione di AWB, mentre lascia relativamente intatte — e talvolta rafforza — le condizioni favorevoli al CWB sul lato polare del jet.
La combinazione di questi tre meccanismi produce una trasformazione profonda dei regimi atmosferici. La diminuzione dell’AWB riduce la frequenza dei blocchi anticiclonici, soprattutto nel settore euro‑atlantico e nel Pacifico settentrionale, mentre l’aumento relativo del CWB spinge la storm track verso latitudini più alte e favorisce configurazioni più cicloniche, mobili e dominate da onde corte a rapida velocità di fase, a scapito delle onde quasi stazionarie. Nel Pacifico, la perdita di AWB indebolisce la tendenza ai blocchi aleutinici, rendendo la circolazione più lineare e meno predisposta a configurazioni stazionarie.
Durante l’estate, la risposta è ancora più articolata. Il riscaldamento tropicale modifica la circolazione monsonica asiatica, indebolendo la regione di forte baroclinicità che sostiene la struttura a doppio jet sull’Asia orientale. Con un gradiente di temperatura potenziale meno marcato alla tropopausa dinamica, le onde hanno minore capacità di amplificarsi e di rompersi in modo anticiclonico. L’AWB estivo sul Pacifico occidentale diminuisce quindi in modo netto, mentre alcune regioni europee mostrano un lieve aumento, legato alla riorganizzazione del getto subtropicale e alla maggiore ondulazione del flusso in uscita dal continente africano.
Anche sull’Atlantico si osserva una trasformazione analoga, sebbene meno estrema. Il getto invernale si estende verso est e assume una struttura più zonale, riducendo la frequenza degli eventi di AWB e favorendo un ambiente più ciclonico. La rottura ciclonica aumenta sul lato polare del jet, coerentemente con un gradiente di PV più teso e con una maggiore prevalenza di configurazioni barocline. La surf zone atlantica si riorganizza, con una riduzione della capacità del sistema di generare blocchi anticiclonici e una maggiore propensione a configurazioni mobili e cicloniche.
Suffraga tale tesi anche A Synoptic Scale Perspective on Greenland Ice Core Variability and Related Teleconnection Patterns di Norel Rimbu et el agffermando che ' Le temperature superficiali del mare più elevate dell'Atlantico tropicale aumentano la convezione e le precipitazioni a nord dell'equatore. La convezione aumentata porta a una circolazione anticiclonica in quota, che sposta il massimo del getto verso sud. L'aumento del vento orizzontale barotropico negativo (shear) comporta un aumento della frequenza di rottura delle onde cicloniche nella regione della Groenlandia che sono dinamicamente correlati a greeland blocking '.
Un aspetto cruciale riguarda la relazione bidirezionale tra jet e RWB. La rottura delle onde contribuisce a spostare i jet, ma allo stesso tempo la posizione e l’intensità dei jet determinano dove e come le onde possono rompersi. In un clima più caldo, questo sistema di feedback si riorganizza: il getto pacifico diventa più forte e più zonale, quello atlantico si estende verso est e la struttura estiva del doppio jet asiatico si indebolisce. Ogni cambiamento nella struttura del jet modifica la propagazione delle onde, e ogni cambiamento nella propagazione delle onde modifica la struttura del jet.
La copertura di ghiaccio marino, pur avendo un ruolo potenzialmente importante nella modulazione dei gradienti termici artici, mostra un’influenza molto più debole sulla RWB rispetto al riscaldamento delle SST. Le variazioni del ghiaccio marino tendono a produrre segnali più rumorosi e meno coerenti, difficili da distinguere dalla variabilità interna della circolazione.
Nel complesso, emerge il quadro di un’atmosfera extratropicale che, in un clima più caldo, tende a favorire configurazioni più cicloniche e meno bloccate. La riduzione dell’AWB e l’aumento relativo del CWB ridisegnano la struttura dei regimi atmosferici, influenzando la frequenza delle ondate di calore, la traiettoria delle tempeste e la distribuzione delle precipitazioni estreme. La dinamica delle onde di Rossby non scompare, ma si riorganizza attorno a un sistema di jet più intensi, più zonali e più fortemente influenzati dal riscaldamento tropicale.
Gli autori sottolineano infine le difficoltà nel modellare la rottura d’onda di Rossby, in particolare nei climi futuri. Le climatologie del blocco dipendono fortemente dal metodo di rilevamento e dalla definizione adottata, e la frequenza storica del blocco è spesso sottostimata. Tale sottostima è stata attribuita a molte cause: risoluzione insufficiente del modello, orografia poco rappresentata, errori nello stato medio atmosferico e problemi nella parametrizzazione dei processi diabatici, come la convezione e le warm conveyor belts.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Diteci qualcosa per favore 


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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
Ciao Gabriele e grazie del contributo.
Lo avevo già letto ed è molto esaustivo e preciso come studio. Si confà appieno con il sistema
e ciò che osserviamo. Ovviamente non sono regole, ma il succo è quello.
Mi piace molto il paragone che spesso cita Francesco a proposito di trend, sia esso climatico o barico.
Il sistema non detta regole su cui possiamo sempre fare affidamento, è come giocare a ping pong
su un tavolo inclinato. Non sai precisamente dove finirà la pallina, ma chiaramente la traiettoria risulta
pesantemente condizionata dalla pendenza. Il più delle volte seguirà la strada meno dispendiosa, perché
in natura funziona così. Quando vuoi che vada dall'altra parte, devi forzare pesantemente il gesto atletico.
È sostanzialmente il motivo che rende gli eventi freddi meno frequenti, non esclusi, soggetti a forzature sempre più marcate e ovviamente più di difficile realizzazione.
Questo è fondamentale. Bisogna rivedere alcune regolette che tanto vanno di moda sui forum e social.
Bisogna aggiornarsi. Metodo scientifico, no improvvisazione.
Lo avevo già letto ed è molto esaustivo e preciso come studio. Si confà appieno con il sistema
e ciò che osserviamo. Ovviamente non sono regole, ma il succo è quello.
Mi piace molto il paragone che spesso cita Francesco a proposito di trend, sia esso climatico o barico.
Il sistema non detta regole su cui possiamo sempre fare affidamento, è come giocare a ping pong
su un tavolo inclinato. Non sai precisamente dove finirà la pallina, ma chiaramente la traiettoria risulta
pesantemente condizionata dalla pendenza. Il più delle volte seguirà la strada meno dispendiosa, perché
in natura funziona così. Quando vuoi che vada dall'altra parte, devi forzare pesantemente il gesto atletico.
È sostanzialmente il motivo che rende gli eventi freddi meno frequenti, non esclusi, soggetti a forzature sempre più marcate e ovviamente più di difficile realizzazione.
Questo è fondamentale. Bisogna rivedere alcune regolette che tanto vanno di moda sui forum e social.
Bisogna aggiornarsi. Metodo scientifico, no improvvisazione.
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Re: ANALISI CIRCOLATORIE/VIEW/MJO/ENSO 2025
We Stau
che magari hai letto. Vorrei scrivere altro, davvero.
Vuoi la versione rapida, concisa e diretta, oppure un papiro tecnico?


