Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.
Ciao Kekko.
Grazie. Attività dinamica artica che comunque regala temperature molto rigide, ma il termico
è un'altra cosa. Anche in ECMWF a metà settimana si posizionerà in estrema Siberia, tra l'altro
con valori medi, mentre in Europa c'è un ramo dinamico, comunque rigido.
Buongiorno e buona domenica.
Ieri sera abbiamo brevemente commentato il diagramma di Hovmoller e in modo lapidario
è stato scritto che, nel caso mantenesse questa linea, sarebbero infranti i sogni di neve e gelo
per altre settimane. Stamane osservando anche le anomalie, direi che questa tendenza inizia ad acquisire
un segnale abbastanza solido seppur ovviamente non definitivo, attraverso una fase di velocità d'onda stazionaria in atlantico e il termico ad est via via ricacciato a 5.000 km da nostri territori.
Confermata la naturale tendenza del blocco a regredire verso la Groenlandia con il classico scema Rex
e Nao negativa.
Come già scritto giorni fa' al rientro sul forum: Atlantico in pompa magna per assetto deleterio a veicolare
aria fredda sul nostro bacino. E così è, al dei sogni, dei se, dei run a millanta ore, dei leciti desideri, della Nao,
Ao, Mjo e altre sfaccettature scollegate come sempre dal driver troposferico. L'unica notizia davvero reale e pericolosa
da segnalare, è e rimane quella relativa all'intenso maltempo al sud e Isole, come già ampiamente descritto e anticipato.
La " buona notizia " almeno per gli amanti della dinamicità , è che si prevede una lunga assenza di anticicloni. Clima più consono al nord, mite al centro sud, ove si sta registrando un inverno davvero sopra le righe. Ampi spazi per le precipitazioni.
Se confermate dunque queste proiezioni, sarà da valutare anche, oltre i ripetuti ingressi atlantici, la barriera
dinamica vista appena a est, che potrebbe esaltare la persistenza configurativa attraverso stazionarietà
e lentezza dei centri depressionari.
Spesso si fatto cenno e letto di quel fenomeno orografico chiamato " CAD " visto interessare le alte marche
inibendo i venti dal mare e attivando una ventilazione al suolo nord occidentale, a favorire nevicate e travaso freddo
seppur in presenza di isoterme intorno alla 0°. Ma perché? Come avviene?
Dobbiamo analizzare ciò che accade aldilà della barriera orografica romagnola ( barrier jet ) e travaso (cold air dammig)
che si verifica allorquando le correnti si dispongono da Nord-Est o da Nord (sopra lo strato limite).
Sappiamo che, in assenza di topografia complessa e attrito, il flusso aereo mostrerà un equilibrio quasi geostrofico.
Per la presenza di un rilievo, il vento che gli soffia contro perpendicolarmente ( nel caso tra Nord e Nord-Est) rallenta, l'accelerazione di Coriolis diminuisce (essendo proporzionale alla velocità del vento) e si sviluppa uno squilibrio tra la forza di Coriolis e la forza del gradiente di pressione. Il flusso viene quindi deviato a sinistra.
Allo stesso tempo, la decelerazione del flusso provoca un accumulo di massa sopravvento e genera la formazione di una cresta di pressione alla mesoscala vicino al rilievo nella fascia sopravvento (aggiustamento reciproco di massa e quantità di moto).
La risultante è un flusso che da perpendicolare diviene parallelo alla catena montuosa (in Appennino, versante E-R, orientato da WNW verso ESE).
In pieno inverno il lago freddo prodotto dallo sbarramento sulle correnti da NE fa aumentare la pressione atmosferica alla mesoscala, si sviluppa il relativo vento di barriera che si somma alla circolazione tipica dello strato limite invernale padano (stesso orientamento), il quale può estendersi parecchio a valle arginando le correnti da nord est.
Anche i modelli numerici, specie ad area limitata, vedono quell’aumento di pressione alla mesoscala descrivendo un “naso anticiclonico” che costeggia tutta la fascia collinare e pedecollinare fino al riminese.
È la sentinella della diga di aria fredda e dello sviluppo del vento di barriera appenninico.
Un banale esempio di quanto possa influire l'orografia complessa nella circolazione dei medi e bassi strati.
Ventaglio probabilistico isotermico che avvalora un periodo senza grossi scossoni delle temperature.
Al nord come detto più in linea stagionale, altrove faccia autunnale.
Anche attraverso il supporto deterministico mediato sino a fine mese, prevale la tendenza
che vede il mediterraneo sotto il frequente tiro degli impulsi atlantici, e di conseguenza l'assenza di esuberi
pressori e gpt. Di anticicloni non ne se ne vedono e certamente non è questo il problema o il punto
su cui focalizzare l'attenzione, anzi tutt'altro.
Anticicloni che tendono a permanere sul nord Europa. Si nota anche quella barriera dinamica a est di cui si faceva
cenno prima.
Ai piani più alti continua questo patto di non belligeranza. Aldilà di indici buttati un po' così
senza contestualizzazione, permane questa riflessione che si limita ai piani più bassi ( com'è logico
in ottica di permeabilità ) con accenno a w2 pattern. Lo stesso che salendo di quota diventa inesorabilmente w1
Questo solo in ottica descrittiva e sintetica senza annoiare con altre descrizioni tecniche e magari incomprensibili.
Perché nel 95% dei casi le dinamiche t s t rimangono ininfluenti, a meno che, ma solo perché salgono le probabilità
e non perché abbiamo causa-effetto ) non si verifichino grossi sconquassi reiterati e prolungati.
Ovviamente non è questo il caso, essendo lontani anni luce al momento.
Di norma quando si inizia a guardare su, è perché giù c'è poco da dire. Allora ci si aggrappa a tutto, anche ai fantasmi.
Vedremo se tra una decina di giorni si potrà parlare d'altro osservando il proseguo di febbraio, almeno
questa è la mia speranza.
Non è semplice trovare dei punti in comune nella circolazione che ha preceduto eventi rilevanti e
significativi in Europa meridionale, data la complessità e la variabilità insita nella troposfera.
Comunque c'è un aspetto che accomuna questi episodi: l'energia del sistema.
Il numero d'onda è fondamentale.
Quando abbiamo dispersione è un problema. Dinamicità sì, per altre cose manca il carburante.
Buchi, ciambelle e quant'altro che se collocati nelle aree di osservazione teleconnettive, possono anche
far crollare alcuni indici, ma resta un racconto a metà, di parte, non contestualizzato, inutile.
Capisco che osservare la palla che gira desta preoccupazione, ma tant'è.
Un ultima cosa. La stratosfera può al massimo compartecipare alla partita, amplificando ciò che già è
predisposto in basso. Se la predisposizione è buona ok, altrimenti amplifica il peggio.
Il consiglio spassionato è quello di concentrarsi sempre sul concreto, sulla solidità previsionale.
Lo chiameranno Harry, e creerà non pochi disagi.
Questa era ed è la notizia da diffondere da giorni, non altro. Fate attenzione voi delle zone a rischio, specie etnea.
Meglio perdere un appuntamento che la vita.