guardava il canale di lourousa all’argentera come si guarda qualcosa di bello e terribile insieme
stava lì dritto severo scolpito tra le pareti come un pensiero che non si lascia scacciare
le faceva un po’ paura sì, ma c’era qualcosa in quelle linee nette in quella salita che puntava dritta al cielo che chiamava forte
le piacevano le salite che non fanno perdere tempo nei pensieri, quelle che si infilano dritte nel respiro, nel battito del cuore, nel passo che affonda, mentre il corpo si solleva
per questo i canali le piacevano
e poi, per fare i canali si parte presto, molto presto e, mentre il mondo ancora dorme, tu già sei dentro dentro la montagna, dentro il silenzio
quella mattina cominciò con i primi passi sulla neve che era ancora buio
il cielo non aveva ancora scelto il suo colore
solo la frontale a disegnare piccoli cerchi di luce che danzavano sulla neve dura e i rumori dei ramponi
all’inizio il canale ti stringe, ti mette alla prova, sembra non volerti lasciare andare, ma poi si allarga e con lui si apre anche l’orizzonte e qualcosa dentro di te
e dopo mille e mille passi cadenzati, arrivò un momento
un momento breve e perfetto in cui il pendio si fece più dolce e il colle apparve davanti
si fermò, solo per un attimo
ed eccolo il primo raggio del sole: un filo d’oro sulla neve bianca
il freddo sembrò più leggero, il mondo più lontano, il cielo a un passo
e il lourousa che aveva sempre ammirato e temuto, ora era lì, ai suoi piedi
capì che anche ciò che sembra rigido e ostile può diventare luminoso
che basta continuare a salire passo dopo passo e che un muro può diventare una soglia
ci sono salite che ti fanno vivere sensazioni forti
e orizzonti che una volta visti non si dimenticano più, neanche dopo una vita

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