STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Discussioni meteorologiche sul tempo previsto nei prossimi giorni ma anche climatologia e discussioni sui run dei vari modelli: è la stanza principale, quella più affollata e seguita.

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picchio70
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

IL MITICO FEBBRAIO 2012

Dal 31 gennaio al 20 febbraio l'aria continentale invade l'Italia

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Neve copiosa a Torino il 28 gennaio 2012: la prima di una serie di nevicate
In Italia l'ondata di freddo ha provocato gravi disagi ed almeno 57 vittime accertate.

A partire dalla fine di gennaio, un flusso di aria artica continentale raggiunse la penisola. In un primo momento furono interessate soltanto le regioni del nord (a Torino e Milano la minima crollò a -13 °C,successivamente il freddo si estese anche alle regioni centro-meridionali con L'Aquila che raggiunse i -7 °C, ed infine l'aria artica invase alcune regioni del sud, in particolar modo quelle tirreniche.Queste ultime, grazie alla formazione di una bassa pressione proveniente da ovest in contrasto con l'aria gelida proveniente dai Balcani, vennero imbiancate più volte. Fuori dalle nevicate le coste calabresi, siciliane e del Salento dove la neve cadde solo sulle cime più alte dei rilievi. Nel messinese, il 13 febbraio, un'intensa grandinata che durò quasi un'ora provocò disagi alla circolazione stradale; particolarmente colpita fu l'A20, dove si formarono lunghe code a causa del ghiaccio presente sull'asfalto. Nello stesso giorno una violenta grandinata imperversò anche su Catania, facendo registrare accumuli consistenti. Le temperature più fredde nell'estremo sud vennero registrate sulla Sila cosentina, con punte fino a -11 °C.

La neve cadde su gran parte dell'Italia, soprattutto in Emilia-Romagna, nella Repubblica di San Marino e nelle province di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata e Fermo sulle regioni centrali, e soltanto alcune zone della Puglia, della Sicilia e della Calabria vennero escluse da questa improvvisa ondata di aria gelida. In molte zone del sud la neve raggiunse anche le quote di bassa collina o di pianura, come a Cosenza, dove in città l'accumulo fu di 15 cm circa, mentre l'hinterland ed il resto della provincia furono interessati da accumuli oltre i 20-30 cm; la zona ionica della provincia fu interessata addirittura da accumuli di oltre un metro; nevicò a Vibo Valentia e persino nelle Isole Eolie. Come già accennato precedentemente, nel Salento ed in alcune zone della Sicilia e della Calabria le temperature rimasero su valori anche superiori alla media stagionale, come testimoniano i 17 °C misurati nel leccese ed i 18 °C avuti nel messinese. La causa di ciò fu l'approfondimento della suddetta depressione mediterranea sul basso Tirreno, poiché l'intensa ciclogenesi ad essa associata innescò un richiamo di correnti miti sciroccali provenienti da sud.

L'ondata di freddo ebbe inizio il 28 gennaio, quando il gelo si concentrò soprattutto al centro-nord. Le prime regioni ad imbiancarsi furono quelle del nord-ovest, in particolare Piemonte e Liguria, con accumuli fino a 70 cm nel cuneese e neve a Torino.

Il 1º febbraio nevicò su gran parte della Toscana fino in pianura e sulle città di Pisa, Lucca, Viareggio. Le nevicate, tuttavia, non riuscirono a produrre accumuli omogenei su tutte le zone di pianura interessate, a causa degli intensi venti secchi di grecale e della conseguente compressione adiabatica dell'aria in caduta dal versante appenninico. Questo effetto è risultato particolarmente evidente ad ovest del Monte Pisano e nella città di Firenze, dove è stato coadiuvato dall'isola di calore locale. Altrove nevicò a tratti anche abbondantemente, con 10 cm misurati ad Empoli, con 20-25 cm misurati a Livorno ed i 27 cm cumulati a Siena. Scarsi furono invece gli accumuli fra Prato (dove si registrarono solo lievi accumuli temporanei nel centro storico e accumuli temporanei maggiori nelle periferie settentrionali ed occidentali) e Pistoia, dove furono imbiancate temporaneamente solo le periferie settentrionali a ridosso dei rilievi; accumuli furono inizialmente nulli in Maremma, zona in cui la neve arrivò invece il 10 febbraio con accumuli di alcuni centimetri fino al livello del mare. Neve abbondante invece cadde fra Viareggio e le Cinque Terre, dove il manto nevoso è stato ovunque spesso oltre i 10 cm.

In Emilia Romagna la neve cadde in maniera molto abbondante su tutta la pianura a est di Parma e successivamente più a sud, verso il litorale tirrenico.Nell'area di Forlì-Cesena, Rimini e Pesaro-Urbino non si raggiungeva un tale picco di nevosità da almeno 100 anni, con accumuli fino a 4,5 metri in collina, 200 cm a Cesena città, 170 cm a Forlì città, 327 cm a Urbino città, mentre sulla costa romagnola ovunque si raggiungevano almeno i 75 cm dopo il 12 febbraio.Il 14 febbraio, tra Forlì e Faenza si raggiunse il picco del freddo con la temperatura minima di -19,2 °C rilevata dalla stazione amatoriale a norma (Davis Vantagre Pro 2) della località di San Biagio (nella pianura tra Forlì e Faenza - RA), mentre la temperatura minima ARPA-SIMC è stata registrata nella località di Granarolo Faentino (RA) con -17.9 °C.

Ma fu nella pianura Piemontese tra Torinese e Cuneese che il gelo ebbe il suo apice: in questa zona infatti i termometri rimasero perennemente sottozero anche nei valori massimi dal 29 gennaio al 13 febbraio e le temperature minime scesero sotto i -20 °C dal 4 al 7 febbraio toccando le punte di -23,9 °C a Candiolo il giorno 7 (rete RAM) e -23,8 °C a Villanova Solaro il giorno 6 (rete ARPA), e persino in Liguria, a Sassello, il termometro precipitò fino a -22,1 °C: un primato per questa regione in precedenza sempre risparmiata dalle ondate di freddo importanti. Il primato di temperature più basse va tuttavia all'Abruzzo: il giorno 15 febbraio infatti si sono misurati ben -28,6 °C a Tagliacozzo, -35,8 °C sull'Altopiano di Marsia e, record assoluto di temperatura più bassa dell'intera Italia, -37,4 °C ai Piani di Pezza (Rocca di Mezzo).


Piazza Regina Margherita (L'Aquila) dopo la nevicata
In Umbria nell'altopiano di Castelluccio di Norcia a 1350 m s.l.m. le temperature scesero ogni notte costantemente sotto i -25 °C con punte più basse degli irraggiungibili -30 °C e sul monte Vettore la neve rimase per tutta l'estate sciogliendosi definitivamente solo a metà settembre.

Nelle Marche la neve cadde pressoché su tutto il territorio regionale a partire dal 1º febbraio. Dopo una breve pausa, la precipitazione nevosa riprese a cadere dal tardo pomeriggio del 2 febbraio e si protrasse per circa 72 ore con la quota neve che scese progressivamente fino a raggiungere la costa. Nella provincia di Ancona caddero lungo la costa dai 25 ai 40 cm di neve, mentre immediatamente più all'interno nelle campagne l'altezza media della neve fu di 1 metro e mezzo con accumuli fino a 3 metri e mezzo nei rilievi più alti o nelle vallate strette dove il vento ammucchiava la neve; sempre sulla costa le temperature tra il 5-6 febbraio scesero come minimo fino a -5 °C con punte di -10 °C nelle zone più esposte al gelo, il mare non gelò. Nei paesi collinari e appenninici si registrarono il giorno più freddo di questo inverno temperature notturne anche di -18,5 °C raggiunte solamente nel lontano inverno del 1985. La provincia di Pesaro e Urbino risultò fra le più colpite dal maltempo. Nel comune di Mondavio, a Sant'Andrea di Suasa, domenica 5 febbraio c'era una media di 70 cm di neve al suolo, con accumuli di oltre 2 metri nelle zone più esposte ai venti di grecale. Le temperature rimasero sottozero per tre giorni. Dopo una tregua di 72 ore, la neve riprese a cadere la notte del 10 febbraio. Il 12 febbraio, quando la nevicata terminò, si misurò un'altezza media del manto nevoso di 130 cm, con cumuli di 2,50 m nelle zone più esposte e temperature comprese fra 1 °C e -2,5 °C. A Montecopiolo, nel Montefeltro, nevicò incessantemente per ben 18 giorni. In tale località il manto nevoso raggiunse un'altezza di 3,5 m con picchi alti fino a 6 metri, nella città di Urbino caddero 318 cm di neve nel corso delle due settimane interessate dal maltempo, a memoria d'uomo non si ricorda una nevicata tanto copiosa, le stazioni di servizio non avevano più carburante, i supermercati completamente vuoti di generi alimentari, i disagi furono molti per la mancanza di energia elettrica e molte case rimasero con i riscaldamenti spenti per colpa del soffocamento dei camini, ci vollero due settimane per tornare alla normalità.

In Abruzzo il manto nevoso ricopri dal 29 gennaio tutto il territorio regionale, con accumuli sulla costa che raggiunsero i 40 cm. Durante la notte del 10 febbraio, nell'arco di 6 ore, caddero 60 cm di neve sulla spiaggia nei pressi di Silvi Marina (record di accumulo sulla costa). Sui monti la situazione fu peggiore: sulle cime del Gran Sasso e della Maiella si accumularono ben 5 metri di neve, facendo rimanere centinaia di paesetti del tutto isolati. Le temperature minime sulla costa arrivarono a sfiorare i -5 °C, mentre nella Marsica si raggiunsero punte di -25 °C fino ai 700 m di quota. In Lazio, Molise, Campania, Basilicata ed in alcune zone dell'Umbria il maltempo creò forti disagi con accumuli di neve diffusi dai 70 cm fino ad oltre i 1,5-2 metri in montagna ed isolamento di diversi centri montani. In molti centri di queste regioni venne meno l'elettricità. A Venafro (IS) e dintorni, in Molise, mancò l'energia elettrica per 2 giorni. A Tricarico in Basilicata nevicò per ben 90 ore e si raggiunsero accumuli minimi di 150cm, e accumuli eolici superanti i 3 metri nel centro storico.
Mentre sul Monte Croccia, nel comune di Oliveto Lucano (MT) caddero più di 4 metri di neve. Le nevicate interessarono pressoché tutto il territorio regionale abruzzese già dal 2 febbraio e si protrassero quasi ininterrottamente per diversi giorni. Le precipitazioni si intensificarono a partire dal 3 febbraio e crearono forti problemi alla viabilità, con le autostrade A24 e A25 che rimasero chiuse tra molte polemiche per due giorni. All'Aquila il centro storico, puntellato in seguito al terremoto del 2009, venne chiuso in via cautelativa per paura di nuovi crolli.Al Sud le nevicate più abbondanti interessarono l'Irpinia, con ben 115 cm accumulatisi nella città di Avellino, e il Beneventano, ove il manto nevoso superò il metro e mezzo di altezza. Nei monti del Sannio la temperatura scese di molto sotto lo zero e l'altezza della neve superò i 3 m. La notte tra il 6 e il 7 febbraio nevicò lievemente anche a Napoli (non più di 5 cm) al centro, sul lungomare a 0 metri nevicava con circa 0 °C, nel cuore della notte Napoli si imbiancò per alcuni minuti, alle 6 di mattina la neve rimase dai 50 metri in su sui tetti delle abitazioni, la collina dei Camaldoli rimase imbiancata al lato che affaccia su Pianura, a valle del Vesuvio dai 120 metri in su la neve rimase al suolo per giorni.... a San Sebastiano al Vesuvio e San Vito nevicò molto, ai 180 metri la neve arrivò fino a 35 cm, la temperatura su alcuni paesi vesuviani più in rilievo scese a - 5 °C. In Irpinia si misurarono mediamente 200 cm di neve (con accumuli massimi di ben 400 cm di neve in alcune località montane irpine come al piano Laceno, situato a 1000 metri di quota nell'Irpinia meridionale) che causarono l'isolamento di numerosi comuni.

Nel Lazio la neve cominciò a cadere la sera del 2 febbraio sulla parte sud-orientale della regione in particolare nella Media Valle Latina, in Provincia di Frosinone, a quote molto basse. La notte tra il 2 e il 3 febbraio i fiocchi raggiunsero anche le zone di pianura e il capoluogo Frosinone. Sempre la notte tra il 2 e il 3 febbraio fiocchi di neve misti a pioggia raggiunsero alcuni quartieri di Roma (specie l'estremo nord capitolino) mentre fuori dal Raccordo dei deboli accumuli si registrarono a partire dai 150 m di altitudine. Il giorno seguente, venerdì 3 febbraio, la città di Roma (tranne i quartieri meridionali e litoranei) poco prima dell'ora di pranzo venne interessata da una nevicata con accumulo di circa 5/10 cm nelle zone Nord, che si protrasse dalle 11.45 fino alle 16 circa. I quartieri romani più meridionali e litoranei videro cadere diversi millimetri di pioggia mista a neve (a tratti anche solo neve), a causa di un temporaneo richiamo di aria mite in quota. Nella notte tra il 3 ed il 4 febbraio, la neve finì per interessare tutto il territorio comunale, accumulando 5 cm ad Ostia sin sulla spiaggia, 10 cm nelle zone Sud della città, 20 cm in centro e fino a mezzo metro appena fuori dal Raccordo. Tale evento creò numerosi disagi alla popolazione romana e sfociò in un violento scontro verbale tra il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli ed il sindaco della capitale Gianni Alemanno, sotto accusa per non aver gestito al meglio l'emergenza. Il 10 febbraio e 11 febbraio Roma fu nuovamente interessata da intense precipitazioni nevose a carattere temporalesco, con accumuli fino a 15-20 cm registrati in alcune zone settentrionali ed orientali della città. Il 10 febbraio i fenomeni nevosi colpirono, per la seconda volta dopo il 3 febbraio, anche il litorale laziale (a Civitavecchia la neve cadde dal mattino sino a tarda sera con accumuli fino a 10 cm nei quartieri più alti). Il giorno 4 febbraio la temperatura media su Roma fu di 0 °C e nei giorni successivi le temperature massime non superarono i 7-8 °C. Nel resto della regione il 3 febbraio al mattino la neve ha continuato a cadere tra il debole e moderato fino a quote molto basse e localmente in pianura escluso il Pontino e la costa in genere. In particolare, le aree collinari della Provincia di Frosinone contavano già accumuli importanti anche di 20-30cm, come Ferentino a 395 metri sul livello del mare, nella Media Valle Latina, a fine evento conterà oltre un metro di neve entro il giorno 4 febbraio. Mentre nei centri montani la neve raggiungerà anche i 150 cm come il centro di Acquafondata a 926 metri sul livello del mare[24] al confine con il Molise. Più in basso la neve riuscirà ad accumulare anche centri di pianura a macchia di leopardo con accumuli che variavano anche a pochi chilometri di distanza ed addirittura durante tutto il giorno del 3 febbraio in alcuni settori del Sorano e Cassinate cadde mista o pioggia anche a quote intorno ai 250 metri, e mentre a centri come Pontecorvo a 97 metri sul livello del mare cadevano 20 cm di neve circa e Colfelice a 158 metri sul livello del mare con circa 50 cm, centri come Isola del liri a 217 metri la precipitazione a volte assente cadeva sotto forma liquida o mista fino alla notte tra il 3 e il 4 febbraio quando girò definitivamente a neve, mentre nella città di Cassino la neve cadde solo per alcune ore il mattino del 4 febbraio regalando solo una imbiancata sciolta in poche ore. Frosinone fu investita tra il 2 tutto la giornata del 3 e le primissime ore del giorno 4 febbraio da un manto di oltre 60 cm di neve fresca. In seguito molti centri rimasero isolati per diversi giorni e senza energia elettrica ed acqua potabile. Qui le temperature medie giornaliere rimasero intorno allo 0 °C in pianura il giorno 3 febbraio. La neve nel Frusinate tornò a cadere anche il 5 febbraio con una temperatura intorno allo 0 °C già dal mattino anche se in maniera lieve e cumulando pochi cm dalle 9:45 del mattino 13:40, mentre fiocchi caddero in alcuni settori anche il giorno 7 febbraio. nella seconda ondata del 10 febbraio la neve interessò principalmente il nord della provincia e accumuli modesti.

In provincia di Bari, in particolare nelle città di Corato, Andria, Ruvo di Puglia, Terlizzi, ed in tutta la Murgia, caddero più di 30 cm di neve tra il 6 e 7 febbraio, e nuovamente nevicò il 14 febbraio nel sud-est barese e nel nord brindisino. Sulla Murgia rimasero isolati per giorni sia numerose "masserie" di Corato e Ruvo di Puglia che i comuni di Gravina di Puglia, Poggiorsini e Spinazzola. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani cadde qualche cm di neve fin sui litorali. Nella provincia di Foggia, invece, caddero almeno 10 centimetri di neve in tutti i comuni, ad eccezione delle zone costiere, dove l'accumulo si mantenne sui 2-3 centimetri. Sui comuni dei monti della Daunia caddero oltre 50 centimetri di neve e alcuni centri abitati rimasero isolati nei giorni più nevosi. Nei comuni di Lucera, San Severo e Foggia l'accumulo nevoso arrivò ai 10-15 centimetri, causando molti disagi alla circolazione stradale, anche a causa della caduta di molti alberi per l'eccessivo peso della neve. In Friuli Venezia Giulia in particolare a Trieste le temperature nel periodo compreso tra 1º febbraio e 4 febbraio scesero sulla costa a minime di -10/-12 gradi e massime di -6 (oltre i -10 fuori città sul Carso, toccando i -15 a 350 metri di quota), dovute alla presenza della Bora particolarmente gelata e forte che spirò per settimane oltre i 100 km/h. I moli marittimi della città furono invasi dal ghiaccio marino alto decine di centimetri dovuto alla forza del vento e al gelo intenso in grado di congelare il mare e tenerlo congelato anche sotto il sole e nelle ore più calde
I fenomeni nevosi della prima metà del mese hanno a tratti assunto delle spiccate condizioni di persistenza. Essi tuttavia sono stati preceduti da una stagione autunnale caratterizzata da una scarsa piovosità su buona parte del territorio italiano con l'eccezione delle zone alluvionate di Liguria e Sicilia, e da una precedente fase invernale non particolarmente fredda e scarsamente nevosa specie su Alpi (con l'eccezione delle Alpi di confine), Prealpi ed Appennino.


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Dal punto di vista sinottico due potenti irruzioni di aria fredda di matrice artica continentale provenienti dalla Russia e dalla Siberia, favorite dall'unione tra l'anticiclone delle Azzorre e l'anticiclone russo-siberiano (ponte di Voejkov), si sono abbattute sul territorio italiano a distanza di una settimana l'una dall'altra generando ciascuna una ciclogenesi sul Mediterraneo per contrasto con l'aria mite e umida preesistente. Ciò ha dato origine alla grande fase precipitativa unita al brusco abbassamento delle temperature con termiche a 850 hPa di -15 °C sulle Alpi e -10 °C sulle regioni centrali italiane. Si sono avute nevicate molto abbondanti fino in pianura soprattutto sul versante adriatico ed in parte anche su quello tirrenico, con annessi fenomeni di burian e di tormente di neve. Ad innescare una tale configurazione barica-sinottica è stato un evento di riscaldamento stratosferico occorso nella stratosfera a metà gennaio 2012 , tale fenomeno ha contribuito al rafforzamento dell'anticiclone russo-siberiano dal quale sono giunte masse d'aria gelide di matrice continentale. Configurazioni sinottiche simili si ebbero anche nelle celebri ondate di freddo del 1956 e 1985.

Da punto di vista statistico l'ondata di freddo del febbraio 2012 in alcune località italiane, soprattutto tra Romagna e Marche, ha assunto il carattere di evento estremo ed eccezionale, paragonabile alle storiche nevicate del 1929 e del 1956, per il periodo relativo alla prima parte del mese. Rispetto al febbraio 1956 che si mantenne molto freddo fino alla fine del mese, seppur con gelo in attenuazione nella parte finale, il febbraio 2012 a livello complessivo mensile non può però reggere completamente il paragone sia per la minore estensione delle aree colpite dalle nevicate e dal gelo della prima metà del mese che per la fase con temperature nettamente al di sopra delle medie del periodo che si è verificata in terza decade, quando negli ultimi giorni del mese si sono verificati anche alcuni nuovi record di temperatura massima mensile sulle regioni settentrionali italiane (nuovi record di massima mensile alle stazioni ufficiali di Bolzano, Dobbiaco e Mondovì e record di massima mensile eguagliato a Grottaglie). Analizzando l'andamento complessivo mensile, vi è una similitudine maggiore del febbraio 2012 con il febbraio 1991, anch'esso caratterizzato dalla prima parte con gelo e neve e dalla terza decade con temperature ben superiori alle medie del periodo.

Record di temperature minime mensili registrati in Italia
Presso le stazioni meteorologiche ufficiali della rete WMO presenti in Italia, gestite dall'Aeronautica Militare o dall'Enav, nel corso della prima metà di febbraio 2012 le temperature minime più basse si sono registrate alla stazione automatica dell'aeroporto di Torino Venaria Reale con -22,3 °C il 6 febbraio, alla stazione automatica di Cuneo Levaldigi con -22,1 °C il 7 febbraio e alla stazione automatica di Casale Monferrato con -21,3 °C il 6 febbraio: le tre suddette stazioni hanno però una serie storica breve o frammentaria da non rendere statisticamente rilevanti le temperature minime sopra citate.

Sono stati tuttavia registrati vari record di temperatura minima mensile presso la stessa rete di stazioni meteorologiche ufficiali con alle spalle serie storiche almeno cinquantennali:

6 febbraio 2012
Milano Malpensa -17,8 °C: eguagliato il record di temperatura minima mensile del 13 febbraio 1956; record di temperatura minima assoluta -18,0 °C il 7 gennaio 1985.
Novara Cameri -15,2 °C: precedente record di temperatura minima mensile -14,6 °C l'11 febbraio 1969; record di temperatura minima assoluta -19,4 °C il 18 gennaio 1960.
Trieste Ronchi dei Legionari -12,1 °C: precedente record di temperatura minima mensile -11,0 °C il 1º febbraio 1987 e il 4 febbraio 1991; record di temperatura minima assoluta -15,5 °C il 20 dicembre 2009.
Radicofani -9,8 °C: precedente record di temperatura minima mensile -9,7 °C il 6 febbraio 1991; record di temperatura minima assoluta -13,3 °C il 2 gennaio 1979.
Monte Argentario -6,2 °C: precedente record di temperatura minima mensile -6,0 °C il 1º febbraio 1962; record di temperatura minima assoluta -11,7 °C il 23 gennaio 1963.
7 febbraio 2012
Novara Cameri -15,2 °C: eguagliato il nuovo record di temperatura minima mensile del giorno precedente; record di temperatura minima assoluta -19,4 °C il 18 gennaio 1960.
Cagliari Elmas -3,2 °C: eguagliato il record di temperatura minima mensile del 3 febbraio 1956; record di temperatura minima assoluta -4,8 °C il 10 gennaio 1981.
10 febbraio 2012
Elba-Monte Calamita -4,6 °C: precedente record di temperatura minima mensile -4,4 °C il 22 febbraio 1982 e il 17 febbraio 1983; record di temperatura minima assoluta -9,9 °C il 23 gennaio 1963.
11 febbraio 2012
Elba-Monte Calamita -5,0 °C: precedente record di temperatura minima mensile -4,6 °C il giorno precedente; record di temperatura minima assoluta -9,9 °C il 23 gennaio 1963.
Capo Mele -3,0 °C: eguagliato il record di temperatura minima mensile del 10 febbraio 1986; record di temperatura minima assoluta -4,5 °C il 7 gennaio 1985.
12 febbraio 2012
Perdasdefogu -4,4 °C: precedente record di temperatura minima mensile -4,3 °C il 19 febbraio 1965; record di temperatura minima assoluta -6,8 °C il 23 gennaio 1963.
13 febbraio 2012
Gavoi (NU) -17 °C record assoluto in Sardegna
Alghero Fertilia -3,8 °C: precedente record di temperatura minima mensile -3,5 °C il 15 febbraio 2009; record di temperatura minima assoluta -4,8 °C il 10 gennaio 1981.
14 febbraio 2012
Rieti -14 °C: precedente record di temperatura minima mensile -8 °C il 28 febbraio 1975, il 3 febbraio 1982 e il 18 febbraio 2008; record di temperatura minima assoluta -20 °C l'11 gennaio 1985.
15 febbraio 2012
Roma Urbe -7,4 °C: precedente record di temperatura minima mensile -7,0 °C il 9 febbraio 1964; record di temperatura minima assoluta -9,8 °C l'11 gennaio 1985.

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Rodigino04
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da Rodigino04 »

Picchio 10 e lode per questa stanza, complimenti per il tempo che dedichi e la ricerca che ci
metti per la nostra passione. Che dire vista l'occasione concedimi questa mia parentesi più umorale (per stavolta :wink: ).
Oltre alle letture e alle testimonianze di parenti e altri che hanno vissuto le celebri ondate di gelo del Novecento,
vista la mia giovane età non ho mai potuto toccare con mano qualcosa di davvero eclatante dal punto di vista invernale.
Ho fatto appena in tempo da bambino ad assaporare (seppur con la consapevolezza appunto di un bambino) inverni
perlomeno ancora dignitosi con nevicate decenti.
Mi ricordo bene, anche riguardando alcune foto personali, quelle sensazioni. Il celebre febbraio 2012
è nella mia memoria perfettamente con le sue nevicate anche a Rovigo e nostalgicamente lo ricordo
in compagnia dei miei nonni mentre nevicava. Sono ormai ricordi, appunto.
Togliendo il 2018 (e i 3-4 cm del dicembre 2019, capirai, durati 1 giorno) non ho più vissuto altro. Niente di niente.
E quindi rileggendo alcune di queste pagine, mi ricordo appunto qualche storia di un clima passato.

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La neve a Rovigo in quel febbraio 2012, ricordo prezioso.
daveAP
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da daveAP »

Ricordi indelebili, 2 settimane in cui si sono alternate nevicate da moderate e fortissime con episodi di tormenta (in particolare 3-7-11 febbraio). Accumulo totale ad Ascoli Piceno centro 120 cm. Sembra un' altra epoca.
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6Gennaio2017
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da 6Gennaio2017 »

picchio70 ha scritto: gio gen 18, 2024 5:19 pm Da ricordare anche le forti bufere che hanno colpito l'entroterra barese, con Santeramo in Colle e Altamura completamente isolate dalle forti nevicate, oltre che Matera in Basilicata. In queste zone il manto nevoso arrivó anche ad 1 metro di altezza e fu necessario l’intervento dell’esercito. Avvenne anche un fenomeno raro in Europa meridionale: quello dei temporali di neve, con quest'ultima accompagnata da tuoni e fulmini.
Ciao Picchio,
sarà che ho una "meteo-vita" ancora molto piccola, ma giuro che quella ondata di freddo non me la
potrò mai scordare, ho ancora impresso in testa ogni minuto che vissi di quelle giornate. Non ero ancora
abbastanza grande da capire danni e relativa entità, quei giorni li vissi molto felicemente, la bellezza di
7 anni fa! Mio nonnetto e mio padre mi dissero che roba del genere non si vedeva da decenni.
E pensare che mi sembra ieri...
Ammetto di avere un po' di nostalgia di quei giorni e di come li vissi :( ,
6Gen
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picchio70
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

IL GRANDE GELO DEL GENNAIO 1709 IN ITALIA NEI GIORNALI DELL' EPOCA.

GENOVA 12 GENNAIO
"Mercoledì (9 Gennaio) per detto freddo furono condotti in questo Ospitale molti marinai mezzi gelati, sopra i loro bastimenti in porto, e il Giovedì maggior numero, oltre le persone trovate morte in città "

MILANO 16 GENNAIO
"La quantità di nevi e di ghiacci, che sono universali, non permisero l' arrivo dei corrieri, in particolare di Venezia, Roma e Genova".

NAPOLI 22 GENNAIO
"Continuano li tempi cattivi, che impediscono l' arrivo dei soliti corrieri, e per li freddi rigorosi patiscono gli animali, morendone molti, e si sente la morte di anco più persone in diverse parti"

MILANO 23 GENNAIO
"Il rigore del gelo e del freddo si aumenta, e siamo anche questa settimana privi dei soliti corrieri"

ROMA 26 GENNAIO
"Non è giunta alcuna posta ordinaria per li ghiacci e le nevi cadute in gran copia, così che resta impedito il commercio, con più di questi vicini castelli, e si dice perito nel fiume Arno il Procaccio di Firenze con alcuni passeggieri"

VENEZIA 26 GENNAIO
"Sono cresciuti a tal segno i freddi in questi giorni, che non vi è memoria in questa città che se ne ricorda, avendo ripigliati li ghiacci in tutte le lagune che circondano la città, sono agghiacciate a tal segno, che impediscono il transito delle barche, permettendosi essere calpestati dalla gente, che va e viene, massime da Mestre distante di qua sette miglia, conducendo varie commestibili, col trasportarli sopra il detto ghiaccio, per profittarsi del vantaggio di tal congiuntura, riducendo per l' altro d' incomodo a questa città per la mancanza di barche da più luoghi con commestibili.
Per tale causa ritarda l' arrivo dei corrieri, non essendo arrivati quelli di Milano e Roma, il primo il Lunedì,, il secondo Martedì, e quello di Vienna Mercoledì.
Il Re di Danimarca resta per detti ghiacci privo di divertimenti destinatgli, e differito quello della festa dei tori, fin tanto che rallentino li ghiacci... e si possano far condurre i tori *

*( Il Re di Danimarca trascorse quasi tutto il mese di Gennaio 1709 a Venezia).

GENOVA 27 GENNAIO
" Continuano li geli con inesplicabili danni, e rovina delle piante, massime delle ulive, montando a milioni il danno, oltre di che si intendono naufragi in mare di una nave francese con grano, con perdita di tutta la gente, e di un Feluccone Liparotto Corsaro......"

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picchio70
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

Neve caduta a Milano dal 1922 al 1938

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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

LA PROFONDA DEPRESSIONE DEL 1° FEBBRAIO 1953 CHE PROVOCO' UNA MAREA DEVASTANTE IN OLANDA, INGHILTERRA E BELGIO CAUSANDO 2551 MORTI.

La depressione era profonda, raggiungendo 976 hPa a nordest dell' Olanda, la linea tratteggiata rappresenta il percorso del sistema depressionario, che il 30 Gennaio si trovava a sud dell'Islanda, il minimo passò a nord dell Scozia, e quindi si gettò verso sudest, sul mare del Nord.
Nella notte tra il 31 Gennaio è il 1° Febbraio con i suoi venti tempestosi provoco' un aumento del livello del mare, che unito ad un intensa alta marea ,colpì l'Olanda , l'Inghilterra e il Belgio provocando morti e devastazioni .
In Olanda il crollo delle dighe provocò una spaventosa inondazione che causò 1836 morti, mentre sulle coste inglesi del Mare del Nord ci furono 326 morti, 28 vittime si verificarono nel Belgio.
A causa della violenza della tempesta affondò un traghetto e molti pescherecci provocando 361 morì in mare.
Complessivamente le vittime furono 2551.
Nel passato queste violente tempeste sull 'Europa nord occidentale provocarono vere e proprie catastrofi, come quella del Dicembre 1703 che in Inghilterra avrebbe causato quasi 10'000 morti .

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cuotamare
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da cuotamare »

Cicloni extra tropicali così profondi sono tipici di un raffreddamento.
Sia stagionale che climatico
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picchio70
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

70 ANNI FA, IL 2 FEBBRAIO 1954, L'ULTIMA NEVICATA CON ACCUMULO A SIVIGLIA (SPAGNA)


Ricorrono oggi settanta anni esatti dall'ultima nevicata con accumulo a Siviglia, in Andalusia, sud della Spagna.
Era il 2 Febbraio 1954 quando la città si vestì per l' ultima volta di bianco, si trattò di una nevicata importante per questa località con un accumulo al suolo di oltre 10 centimetri, e fino a quasi 15 in alcune zone, mentre fuori di Siviglia il manto bianco si avvicinò a 20 centimetri.
Le nevicate in questa città spagnola sono rarissime, recentemente è nevicato anche nel Gennaio 2010 , ma non c'è stato nessun accumulo.
Ripercorriamo brevemente la storia delle principali nevicate a Siviglia negli ultimi 500 anni, secondo il giornale La Razon una grande nevicata colpì la città andalusa il giorno dell'Epifania del 1505, quel 6 Gennaio tantissima neve cadde su questa località, e fu la nevicata più importante del XVI secolo
Particolarmente tardiva la nevicata del 20 Aprile 1641, siamo nel pieno della Peg , e le ondate di freddo primaverili erano frequenti e spesso anche intense, si trattò comunque di una nevicata moderata, con accumulo, ma non abbondante.
Un altra nevicata viene segnalata il 20 Gennaio 1691, inizio' a nevicare dopo le 7,30 del mattino e continuò fino a circa le 17,00.
Nel 700 viene riportata notizia di una grande nevicata che sommerse la città il 13 Marzo 1754, mentre non si hanno notizie di particolari nevicate nel 1726 quando l'Algeria e alcune zone del sud della Spagna e del Marocco ricevettero grandi quantità di neve.
Un altra nevicata del 700 è quella del 10 Gennaio 1789, il 7 Gennaio era nevicato molto a Barcellona, e nei giorni successivi la neve arrivò anche nel sud della Spagna, compresa Siviglia, la nevicata fu seguita nei giorni successivi da un deciso rialzo della temperatura che unito alle piogge, e allo scioglimento della neve caduta provocò allagamenti e vere e proprie inondazioni.
Nel secolo XIX la neve a Siviglia viene segnalata nel Febbraio 1874, ma soprattutto il 17 Gennaio 1885 quando la nevicata fu particolarmente intensa.
E veniamo al 900, il 13 Marzo 1914 si verificò una forte nevicata, con accumulo di oltre 40 centimetri.
Altre nevicate di minore entità, ma sempre con accumulo al suolo sono segnalate per 22 Febbraio e il 24 Marzo 1905, mentre modesta fu la nevicata del 10 Gennaio 1945, anche se di verificò un debole accumulo al suolo, fino poi ad arrivare alla nevicata del 2 Febbraio 1954 della quale oggi ricorrono 70 anni esatti, sembra che altri fiocchi di neve siano caduti anche nel 1956, ma non ci fu accumulo, fino all'ultima volta nella quale furono visti fiocchi cadere sulla città spagnola nel Gennaio 2010.
Questo elenco non esclude che si siano verificate nevicate di minore entità nel corso dei secoli, che comunque non ha dato un accumulo rilevante.
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

LA GRANDE NEVICATA DI INIZIO FEBBRAIO 1950 IN ISRAELE /PALESTINA .

Si trattò di una nevicata eccezionale che coprì quasi tutto il paese, eccetto la parte estrema meridionale.
La neve cadde non solo in montagna e in collina, ma anche in pianura e sulle coste mediterranee, fenomeno rarissimo , praticamente storico per le zone sul mare .
Già alla fine del mese di Gennaio le condizioni meteorologiche avevano assunto carattere invernale, con maltempo diffuso, e una progressiva diminuzione della temperatura.
Il 27 Gennaio la neve cadde a Gerusalemme, a Betlemme , e a nord sulle zone montane e collinari della Galilea, compresa la città di Nazareth, scendendo sempre più in basso durante le ore serali e nella notte successiva.
Il 28 Gennaio la neve cadde a Haifa, una città sul mare nel nord del paese, e nel corso della mattinata, verso le 8,15, i fiocchi cominciarono a cadere anche su Tel Aviv tra lo stupore degli abitanti, si trattò di una nevicata breve, che secondo le testimonianze durò non più di 15/20 minuti a seconda delle zone.
Il giorno successivo il quotidiano Al Hamishmar scriveva :
"La neve è stata un evento particolarmente piacevole per i Sabra e per gli scolari che non avevano mai visto la neve vera "
I Sabra sono gli ebrei nati in Palestina, che non provenivano da paesi europei o da altre zone, e che nella città di Tel Aviv e in tutta la zona costiera vedevano la neve per la prima volta nella loro vita.
Ma questo era solo l' antipasto di quello che sarebbe successo, qualche giornata più clemente a inizio di Febbraio fece credere che tutto fosse finito, ma stava invece per arrivare la nevicata record, la nevicata del secolo.
Una massa di aria gelida proveniente dalla Russia raggiunse la Turchia, e dilagò nel Mediterraneo orientale, dove a contatto con le tiepide acque del Mar di Levante provocò forte maltempo. temporali intensi e forti grandinate, poi con l' arrivo del nucleo più gelido in quota , tutte le precipitazioni si trasformarono in neve tra il 6 e il 7 di Febbraio.
In quei giorni Israele fu letteralmente sommersa dalla neve tra lo stupore degli abitanti, tanti problemi, intere zone rimasero completamente isolate, e si verificarono blocchi dell' energia elettrica.
A Gerusalemme cadde quasi un metro di neve, ma in alcuni punti a causa del vento i cumuli superavano il metro.
Nella città di Hebron, in Giudea, località di montagna a circa 900 metri di altezza cadde addirittura oltre un metro di neve e tutto rimase completamente paralizzato.
La neve cadde ovunque, ad eccezione dell' estremo sud del paese, tutta la fascia costiera fu imbiancata, caddero quasi 15 centimetri a Tel Aviv e nella vicina città di Jaffa, 15 centimetri a Lod, quasi 18 centimetri a Haifa, in Galilea, mentre Nazareth la neve fu ancora più abbondante.
Caddero oltre 60 centimetri a Safed, e anche tutta la Samaria fu coperta da un abbondante strato nevoso.
Per Gerusalemme fu forse la nevicata più abbondante degli ultimi 300 anni, paragonabile solo a quella che si verificò nel Febbraio del 1920.
Mercoledì 8 Febbraio la neve cadde anche nel deserto di Giuda, e sulla zona de Mar Morto, secondo testimonianze dei giornali dell' epoca ci fu un accumulo di 8 centimetri e localmente fino a 10 centimetri.
Le estreme regioni meridionali di Israele furono interessate da temporali e grandinate, e durante questi fenomeni cadde anche qualche fiocco di neve nel Negev, ma non ci fu accumulo al suolo.
Nei giorni successivi un lento aumento della temperatura e un miglioramento delle condizioni atmosferiche permisero di raggiungere centri isolati da giorni da muraglie di neve, e ristabilire i collegamenti e l' energia elettrica dove questa era venuta a mancare.
Si trattò di una situazione eccezionale che coinvolse un paese da clima invernale molto mite, che ha poca dimestichezza con la neve, a parte località situate a quote superiori ai 600/700 metri, una situazione a questi livelli estremi non si è più verificata in 70 anni.
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da well-done »

Questo TD è una meraviglia!
Faccio i complimenti a Picchio per la dedizione e la cura nel riportare i dati.
Neanche a volermi mettere online a fare ricerche, sarei riuscito a raccogliere tutto con lo stesso risultato.
:D
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picchio70
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

IL GELIDO GENNAIO 1709 A PISTOIA NELLE MEMORIE DI JACOPO MARIA FIORAVANTI

Anche a Pistoia il Gennaio 1709 fu caratterizzato da grandi nevicate, e sopratutto da una dura ondata di gelo che provocò grandi sofferenze nella popolazione, e danni immensi all'agricoltura.
Nelle sue memorie Jacopo Maria Fioravanti racconta come il grande gelo sconvolse la vita dei pistoiesi e i danni che provocò.

"Dopo una precedente continua pioggia, principiò alli sei di Gennaio a nevicare si strabocchevolmente, che alzandosi la neve da per tutto più di un braccio, fu necessario fare spalare i tetti delle case, acciò non succedessero notabili rovine, e si fece sentire un freddo si atroce, che durando per due mesi continui, incessantemente crescendo, le persone più vecchie non tenevano memoria di così rigido inverno.
Non solo tutti i fiumi e le acque stagnanti si agghiacciarono con ghiaccio grossissimo e durissimo, ma diacciarono ancora per le case. l'uova, la frutta,il pane,il vino, l'aceto e le acque stillate, e per le case medesime e fuori da per tutto altro non si vedeva che neve e diaccio, dimodochè seccarono non solo le piante delicate dei giardini, ma anche tutti gli ulivi, e parecchi alberi da frutto si guastarono fino alla radice e gli animali selvatichi morirono dal freddo a centinaia, e avendo molti per quella durazione del freddo si eccessivo rifinite le legna, convenne loro per liberarsi in parte dalla tanta rigidezza del medesimo, bruciare molti arnesi di casa, perché non essendo le strade praticabili non era chi portasse la legna alla piazza, liquefacendosi poi nel principio della Primavera il ghiaccio e la neve, nacquero tali e tante inondazioni che niuna penna può esprimere abbastanza quel danno e quella miseria che ne successe"
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

IL GRANDE GELO DEL GENNAIO 1709 TRA PISA E LIVORNO NEI RICORDI DI BARTOLOMEO LASAGNINI

Bartolomeo Lasagnini nacque probabilmente nel 1665, anche se la data non è certa, vicino agli ambienti della corte granducale della Toscana, visse molti anni, superando la soglia dei 90, un fatto raro a quell'epoca, in una lettera che scrisse da Firenze il 28 Febbraio 1755 al medico Giuseppe Saverio Bertini, suo amico personale, traendo spunto dal freddo del Gennaio 1755, si abbandona ai ricordi del Gennaio 1709, quando visse l'esperienza della grande ondata di gelo che in quel mese colpi gran parte dell'Europa e anche l'Italia . Domenica 6 Gennaio nel giorno della festa dell'Epifania si trovava a Pisa, da dove parte il suo racconto, che prosegue con il suo viaggio verso Livorno, in un crescendo di neve e gelo che trasformarono questo lembo della Toscana in un ambiente siberiano, seguiamo il suo racconto:
" Nell'anno 1709 saranno molti che potranno raccontare ciò che è successo, ..... nel giorno dell'Epifania dello stesso anno (1709) per comando di Sua Altezza Reverendissima il Signor Cardinale dei Medici, mio padrone, mi convenne di passare per Pisa, dove mi trovavo, a Livorno, in tutto il ristretto del viaggio mi venne in faccia la neve, di piccola grossezza, come gli anati confetti, la quale veniva trasportata da un orribile Libeccio, e la seguente mattina (7 Gennaio) si risenti' altrettanto spaventevole la Tramontana, che nell'uscire dalla casa dove la sera mi ero posato, trovai la fonte del Signor Governatore con grossi diaccioli, senza gettare stilla d'acqua, e la strada adiacente a detta fonte, era tutta un lastrico di diaccio ( ghiaccio), e la stessa mattina del di' 7, comparve di Pisa il Serenissimo Gran Principe Ferdinando, serrato in un carrozzino a sei cavalli, con i suoi cortigiani, Marchese Gerini, il Marchese Filippo Niccolini, Ferdinando Ridolfi, e nel mezzo di essi il favorito Francesco de Castris, tutti rinvolti nelle pellicce di orso e di volpe, ma con tutto ciò nel calare di detto carrozzino, si trovavano talmente indiacciati, che con difficoltà salirono le scale del palazzo per mettersi al camminetto, e non era ancora finita di comparire tutta la di lui corte, alla quale convenne fermarsi al luogo detto Stagno, per la continua caduta delle nevi, le quali si fecero universali per la Toscana, ed altrove ancora.
Le nevi rimanevano sopra gli alberi, ed in modo particolare sui rami degli ulivi, le quali nevi all'alzare del sole venivano a struggersi ( sciogliersi), e dopo le ore 22,00 tornavano a diacciare in guisa tale, che ne seguì un gran precipizio di ulivi, finché in Buti, Calci, e altri luoghi del Pisano dettero la mano al taglio, e sparsasi la voce di quello sventurato rimedio, fu fatto lo stesso nei territori di altre città della Toscana ".
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da Scighèra »

picchio70 ha scritto: gio feb 01, 2024 5:56 pm Neve caduta a Milano dal 1922 al 1938

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Bella questa cronistoria Picchio, disarmante il paragone con l' era attuale..immagino i cuscini di freddo e le configurazioni dell' epoca e mi viene il magone!..penso che l' isola di calore odierna sarebbe stata ridicolizzata a parità di sinottiche ormai estinte..
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Re: STORIE DI UN CLIMA PASSATO

Messaggio da picchio70 »

Scighèra ha scritto: ven feb 09, 2024 11:36 am Bella questa cronistoria Picchio, disarmante il paragone con l' era attuale..immagino i cuscini di freddo e le configurazioni dell' epoca e mi viene il magone!..penso che l' isola di calore odierna sarebbe stata ridicolizzata a parità di sinottiche ormai estinte..
Ciao,
si è corretto . L'isola di calore avrebbe solo potuto ritardare di qualche ora il raffreddamento
nei bassi strati.
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