Beh, due inverni negli ultimi quindici anni indica che le configurazioni favorevoli sono diventate pochine... e non può essere solo una questione di probabilità.robert ha scritto:Sunspotless , ma una doverosa precisazione , configurazioni sinottiche favorevoli per il nord Italia con annesse nevicate di rilievo ci sono state nell Inverno del 2009 e 2013 .SOLESPOTLESS ha scritto:Devo concordare più con Vedolaneve e con Robert. Questi ultimi anni le incursioni meridiane sono molto più frequenti, semmai il problema è costituito dal fatto che spesso sprofondano troppo ad ovest in ATL o troppo ad est. In ogni caso frequentemente raggiungono latitudini meridionali inusuali. Di diverso c'è che, in presenza di flusso zonale, questo prima scorreva molto più a sud.picchio70 ha scritto: Avete ragione
Inverni 2009 e 2013 piuttosto nevosi al Nord Italia anche in pianura
annate che cmq. a livello Globale sono risultate mediamente piu calde
Per trovare un annata piu FRESCA a livello Globale dell ultimo ventennio,
bisogna risalire al 2008 .
Global Warming: una realtà accertata, quanto sappiamo su effetti e conseguenze?
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Tein80 ha scritto:Dati a supporto di quanto dite?robert ha scritto:bravo Vedolaneve , esattamente come hai detto , in questo decennio 2010/2019 ha nevicato di piu al Sud ItaliaVedolaneve ha scritto: Infatti le bordate di aria gelida non stanno più a nord al limite più ad est ma anche più a sud !
Nel decennio 2010-2020 ha nevicato in zone molto insolite del sud Italia ..
La cognizione di causa è questa ma fate come volete ..
Attendiamo speranzosi...
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Gli scenari climatici presentati nel report forniscono informazioni sul clima futuro atteso in Italia a seconda di come e quando verranno adottate politiche per la riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera.
Sono stati presi in considerazione tre scenari illustrati dall’IPCC nel penultimo report (AR5), rilasciato tra il 2013 ed il 2014, quali:
* RCP8.5 - scenario di business as usual, cioè crescita delle emissioni ai ritmi attuali;
* RCP4.5 - scenario di mitigazione intermedia;
* RCP2.6 - scenario di mitigazione aggressiva (emissioni dimezzate entro il 2050).
I primi due scenari sono concordi nel valutare un aumento della temperatura media italiana fino a 2°C nel periodo 2021-2050 rispetto al periodo 1981-2010; a fine secolo, la temperatura potrebbe arrivare a +5°C nello scenario business as usual. Un dato questo più accentuato rispetto alla media mondiale: infatti, la zona del Mediterraneo è considerata uno degli “hot spot” del cambiamento climatico, con un riscaldamento che supera del 20% l’incremento medio globale.

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Si profila un netto aumento di giorni con temperatura minima superiore a 20°C, dando origine in estate al fenomeno delle “tropical nights”, di particolare rilevanza nelle zone urbane.
L’impatto del cambiamento climatico si farà sentire anche su mari e coste: rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, per il periodo 2021-2050, lo studio riporta un incremento medio di 1,2°C delle temperature superficiali nel bacino del Mediterraneo, che faciliterà il verificarsi di alluvioni e altri eventi meteorologici estremi. Si avranno dunque un’ulteriore acidificazione delle acque marine e un incremento dell’erosione costiera dovuto all'aumento del livello del mare.

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I cambiamenti climatici attesi (aumento dei periodi prolungati di siccità, eventi estremi e cambiamenti nel regime delle precipitazioni, riduzione della portata degli afflussi) prospettano rischi sia per la qualità - con fenomeno di eutrofizzazione e variazione nel contenuto di ossigeno -, sia per la quantità di acqua disponibile, soprattutto nelle zone semi-aride. La poca acqua presente, e per di più trasportata da infrastrutture obsolete e in cattivo stato (si registrano perdite fino al 50%), sarà contesa tra l’uso civile e i settori agricolo, industriale, turistico e di produzione energetica.

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Lo studio del CMCC riporta infine un’accurata analisi dei costi dei cambiamenti climatici per la nostra economia. Per aumenti di temperatura inferiori ai 2°C, gli impatti economici dei cambiamenti climatici in Italia risultano essere ancora gestibili (si parla dello 0.5% del PIL nazionale).
Per incrementi di temperatura superiori, i costi aumenteranno rapidamente e in modo esponenziale. Ad esempio, nello scenario business as usual, le perdite di PIL pro-capite sarebbero superiori al 2,5% nel 2050 e tra il 7-8% a fine secolo.

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I cambiamenti climatici richiederanno numerosi investimenti e rappresentano un’opportunità di sviluppo sostenibile.
È il momento migliore in cui nuovi modi di fare impresa e nuove modalità per una gestione sostenibile del territorio devono entrare a far parte del bagaglio di imprese ed enti pubblici, locali e nazionali.
Qui possiamo apprezzare alcuni scenari previsti , e non sono tra i più cattivi.


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Detto questo, non serve urlare , usare termini catastrofici, al nome di moriremo tutti.
La sensibilizzazione non va strumentalizzata , va misurata nelle parole in modo che sia
percepita ed accolta dalla comunità positivamente così da prenderne coscienza.
L'urlo, l'esasperazione , è una condizione sgradevole a cui fanno seguito risultati opposti,
solitamente si è portati a girarsi di spalle .
Provate ad immaginare se ad un summit scientifico il primo scienziato a prendere parola
esordisse con toni apocalittici, che credibilità avrebbe?
Dobbiamo avere fiducia nella scienza , abbandonare queste tecniche medioevali
in cui prevalgono oscuri complotti che a nulla portano , ed abbandonarci alla cultura ,
l'unica arma che abbiamo per il progresso e la nostra sopravvivenza .
Il dibattito scientifico è un confronto tra risultati di ricerche e di esperimenti.
Il metodo è fondato sull'osservazione e sulla sperimentazione, e sulla conferma dei risultati
ottenuti attraverso un dato numero di verifiche .
Queste avvengono attraverso la valutazione paritaria di ogni singolo lavoro
presentato per la pubblicazione effettuata da esperti del settore.
Con tale metodo si firma il consenso scientifico, " non con io credo io penso" ,
ossia con la presenza di una percentuale maggioritaria di ricerca e sperimentazione
che raggiungono risultati concordanti.
Non c'è sempre bisogno del 100% affinché si decida di dare credito ad una ricerca
ed è stupido puntare il dito verso quelle situazioni in cui si fa luce un aspetto
non conforme propriamente alla sperimentazione fatta , per cancellare tutto con colpo di spugna e screditare per questo il 99% restante.
Se vai a casa e premi l'interruttore ma la luce non si accende, pensi che il sistema
sia un fallimento e quindi meglio tornare alle candele , o forse ad un semplice guasto della lampadina?
Moderazione, osservazione, sperimentazione, il resto è talk show.
Sono stati presi in considerazione tre scenari illustrati dall’IPCC nel penultimo report (AR5), rilasciato tra il 2013 ed il 2014, quali:
* RCP8.5 - scenario di business as usual, cioè crescita delle emissioni ai ritmi attuali;
* RCP4.5 - scenario di mitigazione intermedia;
* RCP2.6 - scenario di mitigazione aggressiva (emissioni dimezzate entro il 2050).
I primi due scenari sono concordi nel valutare un aumento della temperatura media italiana fino a 2°C nel periodo 2021-2050 rispetto al periodo 1981-2010; a fine secolo, la temperatura potrebbe arrivare a +5°C nello scenario business as usual. Un dato questo più accentuato rispetto alla media mondiale: infatti, la zona del Mediterraneo è considerata uno degli “hot spot” del cambiamento climatico, con un riscaldamento che supera del 20% l’incremento medio globale.

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L’impatto del cambiamento climatico si farà sentire anche su mari e coste: rispetto al periodo di riferimento 1981-2010, per il periodo 2021-2050, lo studio riporta un incremento medio di 1,2°C delle temperature superficiali nel bacino del Mediterraneo, che faciliterà il verificarsi di alluvioni e altri eventi meteorologici estremi. Si avranno dunque un’ulteriore acidificazione delle acque marine e un incremento dell’erosione costiera dovuto all'aumento del livello del mare.

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L'urlo, l'esasperazione , è una condizione sgradevole a cui fanno seguito risultati opposti,
solitamente si è portati a girarsi di spalle .
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Dobbiamo avere fiducia nella scienza , abbandonare queste tecniche medioevali
in cui prevalgono oscuri complotti che a nulla portano , ed abbandonarci alla cultura ,
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Il dibattito scientifico è un confronto tra risultati di ricerche e di esperimenti.
Il metodo è fondato sull'osservazione e sulla sperimentazione, e sulla conferma dei risultati
ottenuti attraverso un dato numero di verifiche .
Queste avvengono attraverso la valutazione paritaria di ogni singolo lavoro
presentato per la pubblicazione effettuata da esperti del settore.
Con tale metodo si firma il consenso scientifico, " non con io credo io penso" ,
ossia con la presenza di una percentuale maggioritaria di ricerca e sperimentazione
che raggiungono risultati concordanti.
Non c'è sempre bisogno del 100% affinché si decida di dare credito ad una ricerca
ed è stupido puntare il dito verso quelle situazioni in cui si fa luce un aspetto
non conforme propriamente alla sperimentazione fatta , per cancellare tutto con colpo di spugna e screditare per questo il 99% restante.
Se vai a casa e premi l'interruttore ma la luce non si accende, pensi che il sistema
sia un fallimento e quindi meglio tornare alle candele , o forse ad un semplice guasto della lampadina?
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C'è un problema di conoscenza climatica e circolatoria.Tein80 ha scritto:Tein80 ha scritto:Dati a supporto di quanto dite?robert ha scritto: bravo Vedolaneve , esattamente come hai detto , in questo decennio 2010/2019 ha nevicato di piu al Sud Italia
Attendiamo speranzosi...
È vero che in quel periodo le nevicate ed il gelo hanno fatto maggior comparsa
al sud Italia ed in particolare più ad est verso il medio oriente, ma per aspetti diversi
a quelli paventati, anzi sono proprio l'espressione del cambiamento , l'amplificazione,
e non un aspetto che controbilancia o che minimizza.
Ci sono ragioni specifiche dettate proprio dal GW a cui fanno da contraltare
situazioni opposte molto più esasperate ed estese.
Ci sono studi con tanto di papers a riguardo.
Si Picchio, ma dire "nel decennio 2010/2019 ha nevicato di piu al Sud Italia" non vuol dire nulla.picchio70 ha scritto:C'è un problema di conoscenza climatica e circolatoria.Tein80 ha scritto:Tein80 ha scritto: Dati a supporto di quanto dite?
Attendiamo speranzosi...
È vero che in quel periodo le nevicate ed il gelo hanno fatto maggior comparsa
al sud Italia ed in particolare più ad est verso il medio oriente, ma per aspetti diversi
a quelli paventati, anzi sono proprio l'espressione del cambiamento , l'amplificazione,
e non un aspetto che controbilancia o che minimizza.
Ci sono ragioni specifiche dettate proprio dal GW a cui fanno da contraltare
situazioni opposte molto più esasperate ed estese.
Ci sono studi con tanto di papers a riguardo.
Quanto di più? rispetto a che riferimento?
Oltretutto prendere come riferimento un decennio è molto fuorviante, basta che ci sia stato un anno molto sopra media per sballare i dati.
Picchio,
il problema è la tabella delle conseguenze socioeconomiche
Il punto debole dell'IPCC....
Si limitino a fornire i dati climatici ma il resto è frutto di correlazioni deboli
In primis e lo ripeto per l'ennesima volta la scienza al momento non può spingersi a dimostrare un nesso di causalità diretta e immediata tra GW e alluvioni o fenomeni di maltempo intensi...
la correlazione diventa soltanto di tipo speculativo ...più caldo, più energia in gioco, etc
Peccato però che i fenomeni stremi esistono da sempre nelle ere climatiche e sono sempre causate da un eccesso di energia
La solita obiezione che si sente sempre...si però in questi anni sono più frequenti, lascia il tempo che trova perché per stabilire la frequenza degli episodi estremi nel clima mondiali dovresti averli mappati tutti in uno spazio temporali di centinaia di anni cosa impossibile
se dal 1500 al 2023 ci sono state nel mondo 1 milioni di grandinate e di queste 100 mila sono accaduta tra il 2000 e il 2023 allora dimostro che in questi 20 anni ce ne sono state 1/10 rispetto ai 9/10 spalmanti in 520 anni..
peccato che non si abbia il dato complessivo delle grandinate, per cui non è possibile stabilirne l'aumentata frequenza o se e è possibile lo è per un arco temporale di pochi decenni, francamente modestissimo rispetto alla storia climatica
questo per dire che è giusto che lo Stato stanzi risorse per prevenire alluvioni, inondazioni etc. ma lo deve fare non perché lo dice l'iPCC e non per una correlazione con il GW ma semplicemente perché sono fenomeni possibili, d'altronde si fa prevenzioni e si stanziano risorse per i terremoti, a prescindere da un fenomeno che si osserva da qualche decennio
il dato sul turismo poi completamente sballato e aleatorio, il turismo si base su altre variabili, non correlate al GW, anzi in molti casi il GW può far aumentare la domanda di turismo
quella tabella quindi per me non è menomo da prendere in considerazione.
il problema è la tabella delle conseguenze socioeconomiche
Il punto debole dell'IPCC....
Si limitino a fornire i dati climatici ma il resto è frutto di correlazioni deboli
In primis e lo ripeto per l'ennesima volta la scienza al momento non può spingersi a dimostrare un nesso di causalità diretta e immediata tra GW e alluvioni o fenomeni di maltempo intensi...
la correlazione diventa soltanto di tipo speculativo ...più caldo, più energia in gioco, etc
Peccato però che i fenomeni stremi esistono da sempre nelle ere climatiche e sono sempre causate da un eccesso di energia
La solita obiezione che si sente sempre...si però in questi anni sono più frequenti, lascia il tempo che trova perché per stabilire la frequenza degli episodi estremi nel clima mondiali dovresti averli mappati tutti in uno spazio temporali di centinaia di anni cosa impossibile
se dal 1500 al 2023 ci sono state nel mondo 1 milioni di grandinate e di queste 100 mila sono accaduta tra il 2000 e il 2023 allora dimostro che in questi 20 anni ce ne sono state 1/10 rispetto ai 9/10 spalmanti in 520 anni..
peccato che non si abbia il dato complessivo delle grandinate, per cui non è possibile stabilirne l'aumentata frequenza o se e è possibile lo è per un arco temporale di pochi decenni, francamente modestissimo rispetto alla storia climatica
questo per dire che è giusto che lo Stato stanzi risorse per prevenire alluvioni, inondazioni etc. ma lo deve fare non perché lo dice l'iPCC e non per una correlazione con il GW ma semplicemente perché sono fenomeni possibili, d'altronde si fa prevenzioni e si stanziano risorse per i terremoti, a prescindere da un fenomeno che si osserva da qualche decennio
il dato sul turismo poi completamente sballato e aleatorio, il turismo si base su altre variabili, non correlate al GW, anzi in molti casi il GW può far aumentare la domanda di turismo
quella tabella quindi per me non è menomo da prendere in considerazione.
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Guarda Iniestas,
sinceramente se ad ogni lavoro proposto che presuppone un mare di impegno
e frutto di decine e decine di calcoli e variabili, bisogna sentirsi dire sempre
le medesime cose e cioè " si ma non si sa', bisogna vedere, la meteo varia, i cicli ...."
è inutile continuare una diatriba alla quale già si conosce a priori come va a finire.
Capisco la tua posizione ma ritengo sia troppo atta a normalizzare un fenomeno
che può avere conseguenze importanti soprattutto per le generazioni a seguire.
L'avevo appena scritto, con i " io credo e penso " ci fai il brodo
al pari di cui urla moriremo tutti.
sinceramente se ad ogni lavoro proposto che presuppone un mare di impegno
e frutto di decine e decine di calcoli e variabili, bisogna sentirsi dire sempre
le medesime cose e cioè " si ma non si sa', bisogna vedere, la meteo varia, i cicli ...."
è inutile continuare una diatriba alla quale già si conosce a priori come va a finire.
Capisco la tua posizione ma ritengo sia troppo atta a normalizzare un fenomeno
che può avere conseguenze importanti soprattutto per le generazioni a seguire.
L'avevo appena scritto, con i " io credo e penso " ci fai il brodo
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Tanto come la giri la giri non cambia nulla.Tein80 ha scritto:
Si Picchio, ma dire "nel decennio 2010/2019 ha nevicato di piu al Sud Italia" non vuol dire nulla.
Quanto di più? rispetto a che riferimento?
Oltretutto prendere come riferimento un decennio è molto fuorviante, basta che ci sia stato un anno molto sopra media per sballare i dati.
Ho preferito evidenziare che questa peculiarità espressa da Vedo e Robert
sono proprio frutto del gw , quindi un aggravante e non un qualcosa che riequilibria
o ridimensiona.
Ho capito Picchio ma l'IPCC non è mica un dittatore e la sua parola è inappellabile, né puoi pensare che i climatologi possono dettare legge governi nazionalepicchio70 ha scritto:Guarda Iniestas,
sinceramente se ad ogni lavoro proposto che presuppone un mare di impegno
e frutto di decine e decine di calcoli e variabili, bisogna sentirsi dire sempre
le medesime cose e cioè " si ma non si sa', bisogna vedere, la meteo varia, i cicli ...."
è inutile continuare una diatriba alla quale già si conosce a priori come va a finire.
Capisco la tua posizione ma ritengo sia troppo atta a normalizzare un fenomeno
che può avere conseguenze importanti soprattutto per le generazioni a seguire.
L'avevo appena scritto, con i " io credo e penso " ci fai il brodo
al pari di cui urla moriremo tutti.
E ricordati che nemmeno la scienza, che poi dire la scienza non significa nulla sembra una entità divinatoria, può imporre o indirizzare le policy governative ma soltanto fornire parere per la loro natura NON VINCOLANTI
Devi scendere su un discorso interdisciplinare, se invece per te quello che dice l'IPCC è la legge delle dodici tavole, allora nessun confronto sarà mai possibile sul tema del GW.
E ogni proposta è destinata a rimanere un intento, nella geopolitica si fanno tavoli e ci si siede a discutere, purtroppo a volte mi sembra che voi vi immedesimate nello scienziato di the day after Tomorrow che dice al presidente degli stati uniti quello che deve fare, è un film però, la realtà non funziona così
Pensa solo che per il COVID quante strategie diverse sono state applicate nelle varie parti del mondo , e parliamo di un pericolo reale, concreto, con nessi di causalità morte malattia immediati
E tu vorresti che i governi ascoltino l'IPCC senza fiatare perché le loro tabelle sono frutto di studi accurati?
Peccato che ogni Governo ha fior fiori di scienziati, medici, economisti, strateghi, consulenti che potrebbero comunque giungere a conclusioni (socioeconomiche) diverse dai climatologi
Medita.
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Siccome io sono contro l'esposizione dei " io credo"
preferisco avvalorare le tesi trattandole nel modo appropriato.
Si discuteva su queste nevicate aumentate di frequenza in sud oriente ed in parte
minoritaria al sud Italia
Cerchiamo di capirne le cause principalmente date dall’inclinazione nord-est-sud-ovest (NE-SW) del blocco europeo (EB) associato alla fase positiva Oscillazione del Nord Atlantico (NAO1). Esaminiamo l e condizioni del Nord Atlantico che determinano l'inclinazione dell'EB definita come perpendicolare all'orientamento dell'anomalia del dipolo.
Utilizzando i dati di rianalisi giornaliera nao, gli eventi sono classificati in tipi di getto Nord Atlantico forti (SJN) e deboli (WJN). Un'analisi composita mostra che il
EB è generalmente più forte e localizzato più a ovest e a sud durante gli eventi SJN che durante gli eventi WJN.
Durante gli eventi SJN, i dipoli NAO ed EB mostrano un’inclinazione NE–SW, che porta a una forte avvezione fredda e a grandi anomalie di temperatura negative sul Medio Oriente e sull’Europa sudorientale. Al contrario, nord-ovest-sud-est durante gli eventi WJN si osserva un’inclinazione (NW-SE) senza forti anomalie di temperatura negative sul Medio Oriente.
Un modello di interazione multiscala non lineare viene modificato per indagare il meccanismo fisico attraverso il quale il getto del Nord Atlantico (NAJ) colpisce l'EB con l'evento NAO È dimostrato che, quando il NAJ è più forte, si formano eventi EB amplificati a causa della maggiore dispersione di energia NAO. Per un NAJ forte l'EB
tende a verificarsi in una regione a latitudine relativamente bassa a causa del ruolo soppressivo (favorevole) di vento zonale intensificato alle alte latitudini. Presenta un'inclinazione NE-SW (NW-SE) a causa del blocco , la regione corrisponde ad anomalie del vento zonale negative-over-positive (opposte). I risultati suggeriscono che il
NAJ può modulare la direzione di inclinazione dell’EB, portando a effetti diversi sul Medio Oriente.
Negli ultimi decenni, la frequenza delle precipitazioni estreme e
eventi di tempeste di neve durante l’inverno sul Mediterraneo
il mare, l'Europa sud-orientale e il Medio Oriente hanno
riscontrato un aumento (Zolina et al. 2009; Krichak
Sono state esaminate le anomalie eurasiatiche (WACE). Si è scoperto che il longevo UB insieme all’Oscillazione Nord Atlantica positiva (NAO1) contribuisce in modo significativo all’amplificazione del WACE modello.
Un'analisi composita mostra che le anomalie QB-WACE associate all'UB che spesso si verificano con la NAO1 sono forti e influenzato dal getto del Nord Atlantico (NAJ) e dalla forza dei venti zonali sull’Eurasia. Per quelli correlati a NAO1 UB, l'anomalia QB-WACE dipende fortemente dalla posizione di UB e le anomalie di UB ritardano rispetto a
NAO1 di circa 4–7 giorni.
La forza del NAJ determina se le anomalie combinate di NAO1 e UB presentano un valore negativo tra Atlantico orientale/Russia occidentale (EA/WR2), mentre la regione dei venti zonali deboli sull’Eurasia e sull'estensione zonale del NAJ domina la posizione di UB.
La regressione analisi del geopotenziale invernale (DJF) medio di 500 hPa
anomalie di altezza, hanno rivelato che la perdita di ghiaccio marino invernale
sui mari di Barents e Kara (BKS) è associato il modello di blocco degli Urali (UB) e il Nord positivo Oscillazione Atlantica, ed è seguito da un inverno-medio caldo Artico-freddo Eurasiatico (WACE), mentre la risposta atmosferica complessiva alla perdita di ghiaccio marino artico ricorda un Artico negativo, modello di oscillazione della risposta (ARO2).
La perdita di ghiaccio marino sulla regione delle alte latitudini nordamericane (NAH)
(Baffin e Baia di Hudson, Stretto di Davis e Labrador Mare) corrisponde a una NAO in fase negativa (NAO2).
Detto questo , è fuorviante interpretare limitate zone in cui ricorrono
macchie blu , anche se spostate più a sud , per interagire sul GW
che si diffonde con aspetti ampliati ed estesi .
Queste traslazioni invernali sono proprio frutto dello sbilancio in atto
e rivisitabili solo attraverso consultazioni globali ed estese nel tempo
così da caratterizzarle come climatiche e non meteorologiche.
preferisco avvalorare le tesi trattandole nel modo appropriato.
Si discuteva su queste nevicate aumentate di frequenza in sud oriente ed in parte
minoritaria al sud Italia
Cerchiamo di capirne le cause principalmente date dall’inclinazione nord-est-sud-ovest (NE-SW) del blocco europeo (EB) associato alla fase positiva Oscillazione del Nord Atlantico (NAO1). Esaminiamo l e condizioni del Nord Atlantico che determinano l'inclinazione dell'EB definita come perpendicolare all'orientamento dell'anomalia del dipolo.
Utilizzando i dati di rianalisi giornaliera nao, gli eventi sono classificati in tipi di getto Nord Atlantico forti (SJN) e deboli (WJN). Un'analisi composita mostra che il
EB è generalmente più forte e localizzato più a ovest e a sud durante gli eventi SJN che durante gli eventi WJN.
Durante gli eventi SJN, i dipoli NAO ed EB mostrano un’inclinazione NE–SW, che porta a una forte avvezione fredda e a grandi anomalie di temperatura negative sul Medio Oriente e sull’Europa sudorientale. Al contrario, nord-ovest-sud-est durante gli eventi WJN si osserva un’inclinazione (NW-SE) senza forti anomalie di temperatura negative sul Medio Oriente.
Un modello di interazione multiscala non lineare viene modificato per indagare il meccanismo fisico attraverso il quale il getto del Nord Atlantico (NAJ) colpisce l'EB con l'evento NAO È dimostrato che, quando il NAJ è più forte, si formano eventi EB amplificati a causa della maggiore dispersione di energia NAO. Per un NAJ forte l'EB
tende a verificarsi in una regione a latitudine relativamente bassa a causa del ruolo soppressivo (favorevole) di vento zonale intensificato alle alte latitudini. Presenta un'inclinazione NE-SW (NW-SE) a causa del blocco , la regione corrisponde ad anomalie del vento zonale negative-over-positive (opposte). I risultati suggeriscono che il
NAJ può modulare la direzione di inclinazione dell’EB, portando a effetti diversi sul Medio Oriente.
Negli ultimi decenni, la frequenza delle precipitazioni estreme e
eventi di tempeste di neve durante l’inverno sul Mediterraneo
il mare, l'Europa sud-orientale e il Medio Oriente hanno
riscontrato un aumento (Zolina et al. 2009; Krichak
Sono state esaminate le anomalie eurasiatiche (WACE). Si è scoperto che il longevo UB insieme all’Oscillazione Nord Atlantica positiva (NAO1) contribuisce in modo significativo all’amplificazione del WACE modello.
Un'analisi composita mostra che le anomalie QB-WACE associate all'UB che spesso si verificano con la NAO1 sono forti e influenzato dal getto del Nord Atlantico (NAJ) e dalla forza dei venti zonali sull’Eurasia. Per quelli correlati a NAO1 UB, l'anomalia QB-WACE dipende fortemente dalla posizione di UB e le anomalie di UB ritardano rispetto a
NAO1 di circa 4–7 giorni.
La forza del NAJ determina se le anomalie combinate di NAO1 e UB presentano un valore negativo tra Atlantico orientale/Russia occidentale (EA/WR2), mentre la regione dei venti zonali deboli sull’Eurasia e sull'estensione zonale del NAJ domina la posizione di UB.
La regressione analisi del geopotenziale invernale (DJF) medio di 500 hPa
anomalie di altezza, hanno rivelato che la perdita di ghiaccio marino invernale
sui mari di Barents e Kara (BKS) è associato il modello di blocco degli Urali (UB) e il Nord positivo Oscillazione Atlantica, ed è seguito da un inverno-medio caldo Artico-freddo Eurasiatico (WACE), mentre la risposta atmosferica complessiva alla perdita di ghiaccio marino artico ricorda un Artico negativo, modello di oscillazione della risposta (ARO2).
La perdita di ghiaccio marino sulla regione delle alte latitudini nordamericane (NAH)
(Baffin e Baia di Hudson, Stretto di Davis e Labrador Mare) corrisponde a una NAO in fase negativa (NAO2).
Detto questo , è fuorviante interpretare limitate zone in cui ricorrono
macchie blu , anche se spostate più a sud , per interagire sul GW
che si diffonde con aspetti ampliati ed estesi .
Queste traslazioni invernali sono proprio frutto dello sbilancio in atto
e rivisitabili solo attraverso consultazioni globali ed estese nel tempo
così da caratterizzarle come climatiche e non meteorologiche.
Picchio sinceramente non si capisce nulla di questa analisi
Cmq non capisco chi avrebbe detto che le nevicate al sud siano correlate al GW?
E poi, lo dici tu stesso, servirebbe un intervallo di tempo molto ampio per inserirle in quadro climatico e non meteo
Infine per me qualsiasi analisi della cause di queste nevicate poiché intervenuta dopo e non prima va valutata per quello che è
prima nessuna l'aveva previste se non i calcolatori
Cmq non capisco chi avrebbe detto che le nevicate al sud siano correlate al GW?
E poi, lo dici tu stesso, servirebbe un intervallo di tempo molto ampio per inserirle in quadro climatico e non meteo
Infine per me qualsiasi analisi della cause di queste nevicate poiché intervenuta dopo e non prima va valutata per quello che è
prima nessuna l'aveva previste se non i calcolatori
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gemi65
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Papa Francesco un pericoloso comunista...
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